Io so bene nobilissima e virtuosissima Signora Duchessa, che quanto la
bassezza della condizion mia è men degna della altezza di quella di
V. Eccell. tanto la rozzezza de' componimenti miei è minore dello
ingegno e giudicio suo; e per questa cagione, sono stata in dubbio
gran tempo se io dovessi indirizzare a così grande e così onorato nome
quanto è quello di V. Eccell., così picciola e così ignobile fatica,
come è quella de' sonetti composti da me più tosto per fuggir l'ozio
molte volte, o per non parer scortese a quelli che i loro mi aveano
indirizzati, che per credenza di doverne acquistar fama o pregio
alcuno appresso le genti. Ma desiderando io di mostrare in qualche
modo qualche parte della devotissima servitù mia verso V. Eccell. per
gli obblighi che le ho molti e grandissimi sì a lei, e sì a quella
dello invitto e gloriosissimo consorte suo, presi ardimento, e mi
risolsi finalmente di non mancare a me medesima, ricordandomi che i
componimenti di tutti gli scrittori hanno in tutte le lingue, e
massimamente quegli de' poeti, avuto sempre cotal grazia e preminenza,
che niuno quantunque grande, non solo non gli ha rifiutati mai, ma
sempre tenuti carissimi. Perchè io ancorchè, come ho detto, conosca
benissimo così l'altezza dello stato suo, come la bassezza della
condizione mia, presento umilmente con devotissimo cuore queste mie
poche, basse e picciole fatiche, alle moltissime, grandissime e
altissime virtù di lei, pregandola con tutto l'animo non al dono
voglia nè a chi dona, ma a sè medesima riguardare.