TULLIA D'ARAGONA

Io so bene nobilissima e virtuosissima Signora Duchessa, che quanto la

bassezza della condizion mia è men degna della altezza di quella di

V. Eccell. tanto la rozzezza de' componimenti miei è minore dello

ingegno e giudicio suo; e per questa cagione, sono stata in dubbio

gran tempo se io dovessi indirizzare a così grande e così onorato nome

quanto è quello di V. Eccell., così picciola e così ignobile fatica,

come è quella de' sonetti composti da me più tosto per fuggir l'ozio

molte volte, o per non parer scortese a quelli che i loro mi aveano

indirizzati, che per credenza di doverne acquistar fama o pregio

alcuno appresso le genti. Ma desiderando io di mostrare in qualche

modo qualche parte della devotissima servitù mia verso V. Eccell. per

gli obblighi che le ho molti e grandissimi sì a lei, e sì a quella

dello invitto e gloriosissimo consorte suo, presi ardimento, e mi

risolsi finalmente di non mancare a me medesima, ricordandomi che i

componimenti di tutti gli scrittori hanno in tutte le lingue, e

massimamente quegli de' poeti, avuto sempre cotal grazia e preminenza,

che niuno quantunque grande, non solo non gli ha rifiutati mai, ma

sempre tenuti carissimi. Perchè io ancorchè, come ho detto, conosca

benissimo così l'altezza dello stato suo, come la bassezza della

condizione mia, presento umilmente con devotissimo cuore queste mie

poche, basse e picciole fatiche, alle moltissime, grandissime e

altissime virtù di lei, pregandola con tutto l'animo non al dono

voglia nè a chi dona, ma a sè medesima riguardare.

Rime di Tullia d'Aragona, cortigiana del secolo XVI · 第 8 / 142 题