NOTE:

[1] Giovanni Tolu, fatalmente, morì a Portotorres, di carbonchio, nel

pomeriggio dei 4 luglio 1896 — circa un mese dopo che avevo consegnato

il mio manoscritto all’Editore Dessì. A proposito della sua morte il

lettore troverà un’appendice in fondo a questo libro.

[2] È ancor viva nel popolo la famosa carestia nel 1780, che provocò da

per tutto disordini, specialmente a Sassari.

[3] Nella famiglia di Giovanni Tolu furono comunissimi i parti doppi.

Anche la figlia del bandito n’ebbe parecchi.

[4] Florinas, a 15 Chilometri da Sassari, è un ameno paesello di circa

2200 abitanti. Dicesi costrutto sulle rovine di _Figulina_, oppido

romano. Posto in altura, sopra un gruppo di pittoresche colline, vi

si gode di un orizzonte vastissimo. Gli abitanti, industriosi, attivi,

intelligenti, sono per la maggior parte dediti all’agricoltura. Questo

comune, uno dei più lindi dell’isola, ha fatto notevoli progressi

in questi ultimi tempi. Dal 1849 ed oggi il suo piano topografico

si è quasi trasformato, poichè molte case furono demolite per la

sistemazione delle vie e delle piazzette, che vi sono spaziose,

arieggiate, pulitissime.

[5] Non so a quali malifizî qui accenni il Tolu. Certo è, che prima del

1848 (ed anche dopo!) il volgo si lasciava trascinare a superstiziose

credenze, alimentate dall’ignoranza o dalla furberia di chi aveva il

dovere di combatterle.

[6] Giovanni Tolu mi citava assai spesso i personaggi della Storia

sacra e quelli dei _Reali di Francia_ — letture sue predilette, dopo

che fu bandito, come vedremo in seguito.

[7] Era questa l’abituale espressione dell’ex bandito. Per _mia

opinione_ egli intendeva dir tutto: il _mio parere_, il _mio

desiderio_, la _mia volontà_, il _mio intendimento_, la _mia

decisione_, ecc. ecc.

[8] La chiesa di _Bonuighinu_ (Buon vicino) è sacra alla Vergine

addolorata. Ha un bell’atrio quadrato, ed è costrutta su di un monte

conico di difficile accesso, circondato da foreste, con ruderi di

mura antiche, di una torre, e di due cisterne appartenenti al famoso

castello omonimo, pur detto di _Bonvhei_. Questo castello, eretto dai

Doria, fu da questi venduto a Mariano di Arborea; il quale, dopo averlo

ceduto nel 1355 al re di Aragona, lo riebbe nel 1364. Tornò in seguito,

nel 1388, agli aragonesi, e poi di nuovo ai Doria nel 1436.

La festa di N. S. di _Bonuighinu_, con fiera, ha luogo nella terza

domenica di settembre, e vi accorre molta gente da ogni parte

dell’isola, sebbene in minor numero e con minor entusiasmo di quella

che vi accorreva prima del 1850.

[9] Noti il lettore questo curioso amor proprio rusticano. La povertà

era ritenuta un’umiliazione, anche dalla classe dei contadini!

Ha dell’incredibile la felice memoria di Giovanni Tolu sui fatti

accaduti da oltre quarant’anni! Egli mi narrò molti altri particolari,

che ho taciuto perchè insignificanti. Ripeto che l’ex bandito fu

scrupolosissimo nella sua narrazione, nè accennò mai a fatti, senza

declinare nomi di persone e di località.

[10] Ricordi il lettore, che io riporto fedelmente, quasi parola per

parola, la narrazione dell’ex bandito. Parrà certamente incredibile,

che un uomo come Giovanni Tolu, assennato, pieno di buon senso, e d’una

istruzione non comune, potesse prestar fede alle _legature_ e ad altre

simili fandonie. Eppure è così! Era una sua debolezza a molti ignota,

e appena sfiorata nel processo svolto nelle Assise di Frosinone. Il

Tolu mi parlava delle _fattucchierie_ con profonda convinzione, e si

mostrava offeso ogni qualvolta io le metteva in dubbio od in ridicolo.

Rileverà il lettore, andando innanzi nella narrazione, altre stranezze

dello stesso genere, ch’io riporterò fedelmente, senza commenti.

[11] Non dovremo noi scusare la superstizione di Giovanni Tolu, quando

la vediamo condivisa, o alimentata da sacerdoti così credenzoni? Poveri

paesi, e poveri tempi!

[12] Una volta per sempre devo dichiarare, che io riporto fedelmente la

narrazione dell’ex bandito, e che non aggiungo una parola ai dialoghi,

che sono tutti tuoi. Ripeto che non volli alterare l’originalità delle

scene rusticane con slanci di rettorica convenzionale.

[13] Forse l’avv. Racca, reggente allora l’intendenza Generale, dopo

la partenza di De Monale. Il Racca fu Intendente di Alghero nel 1855, e

Vice Governatore di Sassari dal 1859 al 1862.

Erano tempi d’inimicizie e di fucilate, e le Autorità cercavano

ogni mezzo per togliere il pretesto ai sanguinosi conflitti, allora

frequentissimi.

[14] Specie di guardaboschi. Si era da un solo anno sotto la

Costituzione, ma pare si continuasse a governare coll’autoritarismo del

regime assoluto!

[15] Lungo questa scarpa fu di recente costruito un parapetto.

[16] Recipiente di forma cilindrica, intessuta di canne, per custodirvi

il grano quando si ritira dall’aia.

[17] Era allora Luogotenente, non Maggiore di piazza.

[18] Pare che i preti e i frati d’allora attingessero la potenza

dell’esorcismo alle illecite relazioni. È cosa che io ignoravo fino ad

oggi!

[19] Giovanni Tolu chiamava _Perpetue_ tutte le serve dei preti.

[20] Lo ripeto. Dovremo noi ridere della superstizione di Tolu, quando

la vediamo incoraggiata in siffatta guisa da preti così ignoranti, o

così furbi? Rimando il lettore alla nota apposta appiè della pagina 99.

[21] Lascio a Giovanni Tolu tutta la responsabilità delle _biografie_

contenute nella presente storia. Per quanto scrupoloso e veritiero egli

fosse, noi dobbiamo pure ammettere che qualche volta l’ex bandito avrà

giudicato gli uomini attraverso la lente del propri odî o delle proprie

simpatie. D’altra parte il lettore non deve mai dimenticare il tempo in

cui i nostri fatti accadono!

[22] Badi il lettore che io riporto fedelmente, senza rispondere dei

giudizi e delle asserzioni di Giovanni Tolu.

[23] Fra Tolu e i Dore pare vi fosse ruggine antica. Vi ha un processo

contro Tolu per _insulti_ fatti a Giuseppe Dore mediante arma da fuoco,

il 1. Giugno 1850 (era ammogliato da un mese e mezzo). — Gio. Tolu non

me ne parlò; e forse l’accusa gli venne dal prete, indispettito per il

matrimonio della sua servetta.

[24] Narro il fatto colle precise parole del bandito, che non aggiunse

altro. Era facile intendere, com’egli avesse preso di mira il suo

nemico, fingendo far fuoco al par degli altri in direzione della

costiera. Fu questo il primo uomo ucciso da Giovanni Tolu.

Quest’omicidio fu commesso il 19 maggio 1851, come risulta dal processo

indiziario, che fu istruito a carico di Tolu.

[25] La fede nei sogni era un’altra superstizione del Tolu.

[26] Il ferimento avvenne il 19 aprile 1851. I sospetti caddero su

Tolu, come mi risulta da un processo; però, con ordinanza del 17

dicembre 1852 fu dichiarato _non farsi luogo a procedere_. Sapremo più

tardi la verità!

[27] Pare che questa punizione fosse adottata nella sola Diocesi di

Sassari.

[28] Morì a Sassari il 21 agosto 1851, in età di 56 anni.

[29] Il Tolu leggeva spesso i _Reali di Francia_, come vedremo in

seguito.

[30] Francesco Rassu fu ucciso il 4 gennaio 1853. Aveva 39 anni, come

rilevai dai registri parrocchiali di Florinas.

[31] Salvatore Rassu venne ucciso il 23 settembre 1854. Tolu mi fece

comprendere di averlo ucciso lui, quantunque non si fosse istruito

alcun processo, e molti ne dubitassero.

[32] Altri disse, che una donna, complice del progettato assassinio,

a un certo punto si era alzata dal tavolo per aggiustare il lucignolo

di una lucerna, impedendo così all’Alvau di vedere Antonio Sento che

armava il grilletto. Credo più veridica la versione del Tolu, che

l’apprese della bocca degli stessi aggressori.

[33] Il cadavere di Alvau fu portato sulle fascine a Sassari; venne

subito esposto fuori Porta Sant’Antonio, e l’indomani in Piazza

Castello.

[34] Non era certamente il diavolo, ma era il dolore e l’onta per la

condanna infamante, che avevano fulminato quel poveretto. Valga anche

questo fatto per farci deplorare le pratiche edificanti di quei tempi!

[35] Questa raffinatezza di ghiottoneria, inferocendo sulle povere

bestie, farà arricciare il naso alla società protettrice degli animali,

per i quali i pastori non nutrono certo la tenerezza dei cittadini

civili. Questi, nondimeno, non cessano dal lagnarsi quando le carni non

sono saporite!

[36] Siamo giusti. Se la denuncia all’autorità giudiziaria fosse stata

fatta da altri in odio a Tolu, non so se costui l’avrebbe trovata

encomiabile!

[37] _Mancamento_ dicesi in sardo il bestiame mancante, denunziato ai

barracelli dai proprietari.

[38] Noti il lettore il prestigio che esercitavano i banditi sui

pastori, e lo studio di questi per ingraziarseli.

[39] Avrà notato il lettore i buoni accordi che correvano fra banditi e

barracelli. Gli uni servivano gli altri.

[40] Il fatto avvenne il 16 Settembre 1852. Fu ferito con arma da fuoco

il brigadiere del cavalleggieri Giuseppe Andorno. Vi ha processo;

ma con ordinanza del 30 dicembre si dichiarò _non farsi luogo a

procedimento_.

[41] Riassumo dagli atti del processo i fatti, secondo la relazione dei

carabinieri e dei due contadini presenti.

«Il maresciallo dei cavalleggieri Teodoro Prelato, della stazione di

Osilo, informato che Cambilargiu vagava nei dintorni, e specialmente a

Nuzzi, il 10 giugno 1853 capitò nella vigna del medico Giorgio Vacca

(figlio della vedova Chessa) insieme al brigadiere Gio. Leoni ed ai

cavalleggieri Angelo Coas, Paolo Achenza, Giuseppe Dasara e Giuseppe

Sassu. Entrarono nella casa rustica, dove subito accorsero i contadini

Antonio e Francesco Vacca (fratelli del medico) che lavoravano nella

vigna.

Il cavalleggiero Dasara aveva scaricato poco prima la canna del fucile,

che teneva per dubbia. (Era questo lo sparo avvertito in precedenza dai

due banditi).

Il maresciallo, udendo abbaiare il cane ed aprirsi il cancello,

(distante dalla casa un 27 passi) era uscito fuori, seguito da

Francesco Vacca, ed aveva riconosciuto, in uno dei due che entravano,

Pietro Cambilargiu.

— Sei barracello, forse? — gli gridò.

— E tu sei maresciallo?

— Sì, lo sono!

— Vieni, cane, che ti metto la medaglia d’oro!

La lotta si era impegnata fra i due, che si fecero fuoco a vicenda.

Il maresciallo ebbe spezzato da una palla il calcio della pistola.

(Nessuno conosceva Tolu di persona.)

Corso il maresciallo dietro la casa per ricaricare l’arma, aveva

gridato ai compagni: — Coraggio, c’è Cambilargiu!

Fu allora che i banditi uscirono prestamente dal cancello, lo

rinchiusero, e vi appoggiarono un grosso sasso. Di là fecero due spari

ed uccisero il cavalleggiere Sassu (con cinque ferite).

Fatti gli spari, i cavalleggieri corsero al cancello, ma non potendolo

aprire, saltarono dall’alta siepe. I banditi si erano dileguati nè

poterono inseguirli, poichè dinanzi alla vigna vi erano tre viottole,

nè sapevano quale avessero presa.

Uno dei contadini disse, che Tolu fu ferito ad un dito ed ebbe spezzata

la bacchetta del fucile.

Tolu niega che avessero messo il sasso dinanzi al cancello.

[42] Vi ha processo per l’omicidio del carabiniere Antonio Rebichesu di

Sassari, in atto di ribellione e resistenza; più per ferimento di altri

due carabinieri, Antonio Contu e Francesco Sperone, mediante sparo.

Si allude forse al carabiniere ferito accidentalmente al labbro dal

maresciallo, ed a qualche altro colpito dal Tolu coi due spari fatti.

Come mai costui, scaricando le due canne del fucile, poteva colpire

tre persone in tre tempi diversi? C’è imbroglio nel processo; ed è

forse perciò che si tacque di esso, mentre si portò alle Assise il

solo scontro di _Nuzzi_, avvenuto due giorni prima di quello di _Monte

Fenosu_.

[43] Riporto le credenze di Tolu, senza commenti.

[44] Anche gli Arcivescovi avevano paura dei banditi e cercavano di

amicarseli!

[45] L’anno del barracellato comincia coll’agosto, e termina collo

stesso mese dell’anno susseguente.

[46] La narrazione di Tolu, a proposito dei barracelli non deve

sorprendere il lettore, poichè è un fatto che si verifica con molta

frequenza. Certi latitanti (parrà strano!) erano, e sono tuttora

ritenuti come una garanzia per le compagnie barracellari.

E fu così in ogni tempo. Il 6 dicembre 1730 (per citare un esempio)

il Vicerè scriveva al Governatore di Sassari, autorizzandolo alla

nomina di Francesco Farru a capitano della Compagnia, colla condizione

imposta, di accettare i barracelli scelti da costui. Il Vicerè notava

solo, che essendovi fra essi alcuni _reos de delictos_, non era bene

accoglierli in un Corpo incaricato dell’estirpazione dei malandrini.

— Eppure si doveva chiudere un occhio, e accettare i ladri per

scongiurare i furti!

Della compagnie barracellarie si hanno nozioni fin dal tempo dei

Giudici (nei secoli XII e XIII). Esse vennero stabilite in ciascun

villaggio coll’obbligo di ricompensare, mediante retribuzione,

qualunque danno sopportato nelle proprietà. Fu questa una delle ottime

istituzioni sarde, conservate fino ad oggi, con qualche modificazione.

Dopo il 1848 divennero _volontarie_, ed oggi sono rette dalla legge 22

maggio 1853.

[47] Lo scambio delle due cavalle è un fatto misterioso; ma non

posso fornire maggiori schiarimenti, poichè Tolu non me ne diede.

Valga questa nota per altri punti un po’ oscuri della narrazione.

L’ex bandito s’imbronciava quando io l’interrompevo per chiedere

spiegazioni. Egli mi diceva secco:

— Scriva quanto le dico. Gli _interessati_ mi comprenderanno!

Era un uomo singolare, un po’ testardo, e non bisognava insistere.

[48] Fu ucciso nel pomeriggio del 23 giugno 1856 (vigilia di San

Giovanni). L’indomani il municipio di Sassari fece un rapporto al

Ministero, annunciando la morte di Cambilargiu, (_pernicioso anche

col solo prestigio del nome_) ucciso da pochi carabinieri dopo _viva

resistenza_. I cinque carabinieri, oltre lo Scaniglia, furono: Usai,

Vargiu, Porqueddu, Pugioni e Catte.

Giovanni Tolu, vol. 1/2 · 第 59 / 60 题