NOTE.

[1] Diritto accordato agli Israeliti di non dover esser soggetti ad

aumenti di pigione.

[2] Durante il tumulto avvenuto in Firenze all'occasione de' birri, sul

finir d'ottobre, il cav. Basevi, israelita, capitano della Civica, si

trovò avere il comando d'un posto, ebbe a dar ordini, prender

disposizioni, e si portò, a detta di tutti, con prudenza e vigore. Egli,

parlandomi di questo fatto, mi diceva: Se io ho potuto far nulla di buono,

è stato perchè mi vedevo secondato, non incontravo visi e sguardi di

disprezzo, _non mi sentivo sulla spalle l'anatema dell'Ebreo_!—Qual

dolorosa verità, e qual giusto ed amaro rimprovero sta scolpito in queste

parole!

[3] L'autore del _Chassidim_, vivente circa il 1200 in Francia, dichiara

peccatore chi, nel salutare il non Israelita, gli dice sottovoce villania,

che l'altro suppone parole amorevoli.

[4] Ciò appare dagli atti dell'assemblea degli Israeliti di Francia, e del

regno d'Italia, convocata in Parigi da Napoleone con decreto del 30 maggio

1806.

[5] In una delle ultime Sedute della Camera dei Pari, una voce rispettata

proclamava Roma centro della libertà: e non intendeva certo parlare di

quella del 93. E qui accade l'osservare, che molti i quali amano e

vorrebbero veder rinnovati gli antichi sistemi perchè facevan loro pro,

rappresentano il grido e l'Inno di Pio IX quale istrumento di sedizione o

rivoluzione. Sappiano costoro, come sa l'intera Europa, e sanno coloro che

non hanno interesse a chiuder gli occhi al vero, che quel grido o

quell'Inno invocano non il disordine ma la sua fine; invocano giustizia,

perchè il nome del gran Pontefice n'è divenuto sinonimo. E siccome v'è

stato un tempo in Italia (e questo tempo non è, purtroppo, finito in ogni

sua parte) nel quale il chieder ordine e giustizia, era delitto da punirsi

colla prigione, col patibolo o colla mitraglia; i popoli hanno cercato

modo di presentar la medesima domanda facendosi scudo col nome del

Pontefice, il quale così s'è trovato scelto dagli afflitti quale rifugio e

protettore: e certo nessuna scelta potea immaginarsi più gloriosa e degna

del Vicario di Gesù Cristo. E sfido costoro a citare un sol caso nel quale

il grido e l'Inno di Pio IX si siano fatti segnale di disordini, o

rivoluzione violenta. Chi vuole il disordine e spinge alla rivoluzione,

sono quelli i quali, temendo la luce che scuopre le opere loro, tentano

persuadere al Pontefice che la via in che s'è messo, è dannosa alla fede

ed alla religione: mentre invece il senso religioso intiepidito e quasi

assiderato per l'addietro, perchè il Cattolicismo, fattosi setta politica,

una cosa prometteva in parole, un'altra ne atteneva in fatti; perchè

Cattolicismo voleva dire dipendenza dallo straniero, sperpero della cosa

pubblica, commissioni speciali, giandarmi e spie; il senso religioso,

dico, s'è ad un tratto riacceso, appunto perchè, grazie a Pio IX,

_Cattolicismo_, Papato, vuol dire ora indipendenza al di fuori, ordine,

giustizia, onesta libertà in casa. Quella setta che per trent'anni ha

travagliata l'Italia, ha interesse a confondere i termini, le cause, gli

effetti; spezzar quel nuovo e santo vincolo che lega insieme popoli e

principi; e dopo avere eccitato disordini, e tentate trame di violenza,

visti falliti i primi disegni, ne tenta ora de' nuovi più coperti, e

vieppiù pericolosi; ed è dovere di tutti gridare all'erta e mettersi in

guardia contro essa. Popoli e Principi ne sono minacciati egualmente. La

loro concordia, sola tavola di salute all'Italia, potrebbe venir meno; ed

in Roma è maggiore il pericolo, perchè in Roma, come in luogo ove sta il

palladio delle sorti italiane, più lavora e fa ogni suo potere tentando

stillare nel santo ed illibato cuore di Pio il sospetto più atto a

turbarlo: quello (non so saziarmi di ripeterlo) che il liberalismo

italiano abbia mire avverse alla Religione.

Ma egualmente ripeto, e non dobbiamo stancarci di dichiararlo,

quest'accusa è menzogna e pretta frode.

Tra i liberali italiani, che sono non una setta, ma la moltitudine, come

s'è veduto nelle dimostrazioni di Roma, Firenze, Genova e Torino, saranno

uomini più o meno convinti in fatto di religione; e di tali se ne trovano

non solo in ogni massa, ma in ogni ceto, e perfino nel clericale.

Qualunque sia però la loro opinione personale, nessuno è avverso alla

religione, e molto meno ha disegni ostili contr'essa; e si può dimostrarlo

in modo che non ammette dubbio o sospetto. La moltitudine è composta di

credenti, di vacillanti o indifferenti, e di non credenti: i primi per

coscienza e convincimento sono amici e fautori della Religione; gli altri

non le sono ostili, anzi la rispettano, e la promuovono, perchè la

religione, il papato, il clericato (non parlo della setta che vuol farsi

credere una cosa sola con loro) sono alleati, sono forza necessaria al

trionfo della Causa Italiana; perchè si sono avveduti del grand'errore

commesso pel passato coll'inimicarsi il Sacerdozio, e quella tanto

numerosa e potente clientela che sta con lui.

Perchè conoscono qual immensa potenza aggiunga all'Italia il pontificato,

e l'autorità del suo grado: e certo non occorre gran perspicacia per

conoscere, verbigrazia, che se gli Austriaci non sono venuti avanti dopo

l'occupazion di Ferrara, e se anzi l'hanno evacuata, ciò non è accaduto in

virtù del campo di Forlì.

Questi son motivi senza replica, perchè motivi d'interesse; si aggiungono

poi, e si verranno aggiungendo sempre più, motivi di coscienza, d'affetto

e di convincimento, quanto più i non credenti o i vacillanti si faranno

sicuri che la Religione, il papato, è amico e protettore

dell'indipendenza, dell'ordine, dell'onesta libertà; e non è per riporre

nuovamente le sue forze a' servigi di quella setta che fu cagione si

smarrissero tutti questi beni, e perciò rese odiosa agli uomini la

Religione, che scambiaron con essa.

Per essa, pe' suoi continui sforzi, per le sue frodi che non mai vengon

meno, il Pontificato è posto a rischio di perdere la luminosa occasione

che gli è posta innanzi; la Religione, di venir calunniata di nuovo come

nemica all'indipendenza, alla libertà, e ad ogni viver civile. Ma la

Provvidenza ha troppo chiaramente mostrato ch'essa vuol salva l'Italia;

essa ci salverà dalle costoro frodi. Se tale non fosse il suo disegno, ci

avrebbe essa dato Pio IX?

[6] Queste linee furono scritte prima del fatto de' Collegi Irlandesi, e

forse ora non sono più l'esatta espressione della verità. Non intendo

entrare nella discussione dei respettivi diritti; e mi contento

d'esprimere il voto, senza dubbio egualmente sentito dagli uomini

illuminati ed imparziali d'ambedue le nazioni, che queste differenze

abbiano una saggia ed amichevole soluzione.

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PROPOSTA D'UN PROGRAMMA

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*MASSIMO D'AZEGLIO.*

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*NICCOLÒ TOMMASÉO.*

_Firenze. Gennaio 1848._

Dell'Emancipazione civile degl'Israeliti · 第 11 / 13 题