Con questo fatto si poneva finalmente un termine alla violenta
persecuzione informata della ferocia del medio evo; ma ne sottentrava
un'altra più o meno aperta ed ostile, secondo il diverso carattere degli
Stati e dei Governi Europei: persecuzione, come abbiamo osservato, assai
più fatale ad un popolo, e più efficace a condurlo ad una morale e
materiale dissoluzione.
Questa persecuzione non è però generale ora in Europa, ed anzi è quasi
cancellata dalle leggi e dalle tradizioni popolari in molti Stati.
In Inghilterra gl'Israeliti hanno superato ormai ogni difficoltà. Essi
ottennero la facoltà di venir nominati alla carica d'_Alderman_ e di
Sceriffo, e la pienezza del diritto municipale. Il primo collegio
elettorale del regno ha ora presentato uno di loro alla camera de' Comuni:
fatto gravissimo, se si consideri il vincolo che stringe la Chiesa
stabilita col potere sovrano.
L'Olanda appena sottrattasi alla dura dominazione spagnuola, era stata
agli Israeliti larga de' suoi favori. Mentre ancora durava nel resto
d'Europa la loro oppressione, ottennero quivi gradi, uffici e titoli di
nobiltà; e all'occasione si mostrarono buoni cittadini, ponendo le
sostanze e la vita in difesa di quella terra che tanto s'era loro mostrata
ospitale. Il nuovo regno de' Paesi Bassi si attenne riguardo ad essi alla
medesima politica.
In Francia, dalla Rivoluzione in qua, agli Israeliti sono concessi que'
diritti medesimi che possiede ogni altro cittadino.
La Spagna ed il Portogallo, che più d'ogni altro Stato si mostraron
crudeli contro gl'Israeliti, seguono ora l'esempio de' più civili popoli
dell'Europa occidentale; ed è fatto curioso il vedere l'Ordine d'Isabella
la Cattolica, di quella regina che tanto inesorabile si mostrò contro
gl'Israeliti del suo tempo, appeso ora sul petto d'un Toscano di loro
fede.
Il resto dell'Europa, che pur finalmente anch'essa si veste di più giusto
e mite animo verso gli Israeliti, offre nonostante ancor molti esempi
d'oppressione e d'ingiuste esclusioni.
In Prussia, al tempo della guerra sostenuta con tanto onore per
l'indipendenza contro Napoleone, gl'Israeliti al par de' Cristiani
adempirono al primo fra i doveri del cittadino, combattendo
virtuosamente l'invasione. I principi germanici, ed il re di Prussia in
particolare, ebbero grandemente a lodarsi di loro; e con editti ad essi
favorevoli, ne premiarono i portamenti, e vieppiù ne accesero lo zelo.
Ma venuta la pace, ristabilito l'antico stato, si mancò a questa come ad
altre promesse: si tolse agli Israeliti il poter occupare altri uffici
oltre quelli ottenuti nell'ora del pericolo, e il venire ammessi come
professori nell'università. Queste esclusioni si vennero tuttavia a mano a
mano temperando; ed ora, combattute dalla stampa e dall'opinione, posson
tenersi come totalmente cessate.
Negli Stati ereditari austriaci, ed in alcune delle parti che compongono
l'impero, le condizioni degl'Israeliti son sempre poco liete. Il marchese
di Saint-Aulaire dovette interporsi per liberare i sudditi francesi dalla
tassa di soggiorno in Vienna, e dalla giurisdizione del _Judem-Bureau_. In
Gallizia soggiacciono a molte vessatorie restrizioni, qual è l'antico
balzello posto sovra ciascuna famiglia in ragione del numero de' lumi
accesi da essa sulla lampada Sabatica.
Gl'Israeliti di Cracovia hanno inutilmente implorata dal Consiglio Aulico
la continuazione di quelle leggi che li reggevano sotto la spenta
repubblica; e si trovan ridotti a circostanze peggiori.
In Boemia, contro il voto dell'alta cittadinanza, il governo rese più miti
le leggi sugli Israeliti, che poteron persino acquistare titoli di
nobiltà, e vennero liberati dalle imposte eccezionali che gli aggravavano.
Una cattedra di lingua e letteratura Rabbinica venne istituita in Praga.
In Ungheria invece, ha opposto il _veto_ al desiderio della Dieta di
accordar loro l'emancipazione.
Il re di Baviera si mostra avverso alla rigenerazione degli Israeliti: la
qual cosa è cagione di numerose emigrazioni.
In Sassonia vengon loro concessi molti diritti civili. Nell'università di
Lipsia non occorre abiurare l'Ebraismo per occupare una cattedra.
I granduchi di Sassonia-Weimar e di Mecklemburgo hanno francato
gl'Israeliti dalle tasse eccezionali.
Nel Wurtemberg sono pressochè emancipati: possono esser eletti deputati, e
divenire anco ministri.
Nel Ducato di Baden si sta consultando e discutendo sulla loro intera
emancipazione. La città d'Amburgo si dispone anch'essa ad ammetterli nel
diritto comune: e nel regno di Annover vennero accettati al servizio
militare.
La Svezia e la Norvegia si vengono disponendo ad una riforma delle leggi
sugli Israeliti. Il ministero ha ordinata un'inchiesta sulla loro
condizione; e lo Storthing di Norvegia, sovra 81 voti, n'ebbe 58 (fra'
quali ve n'eran tre di Vescovi) in favor loro. A questi atti d'ammenda e
di riconciliazione in Boemia, in Svezia ed in Amburgo, corrisposero tosto
gli Israeliti. Zeda Kaucer, Heim e Benedictus, disposero per testamento di
varj milioni in favore delle città alle quali appartenevano; e vollero che
fossero applicati ad istituzioni utili, senza differenza di fede.
Il partito preso dall'imperatore Niccolò sul fatto degli Israeliti, mentre
per un lato appare enorme e crudele, mostra per l'altro l'intento di
toglierli ai traffici ed all'usure che esercitarono da tempi antichissimi
in quelle regioni, e ne furono un grave flagello, onde renderli invece
agricoltori e possidenti. Non ho dati bastanti per farmi un'idea chiara
della questione; ed il darne anche un breve, ma determinato cenno, come ho
procurato trattando d'altri Stati, sarebbe avventato, e perciò me ne
astengo.
Il Sultano Abdul Medjid si mostra favorevole agli Israeliti, e tende ad
assimilarli ai Cristiani di tutte le comunioni, in ogni loro contatto col
Governo. Essi sono ammessi nel nuovo istituto di pubblica istruzione.
Venendo ora all'Italia, dobbiam riconoscere che se essa si mostrò meno
avversa delle altre nazioni agli Israeliti nel medio evo, non si può darle
il medesimo vanto ne' tempi moderni; ed ora soltanto, grazie al Pontefice
riformatore, spunta per quel popolo perseguitato un primo albore di
miglior avvenire.
Ciò mostra che i modi tenuti cogli Israeliti furono e sono in ragione
della maggior o minore civiltà de' popoli. L'Italia perchè più civile
delle altre nazioni nel medio evo, fu con essi meno crudele; rimasta in
seguito addietro, giunse più tarda a sentire la giustizia e il dovere
della loro emancipazione.
In Piemonte la più antica legge che si conosca risguardante gli Israeliti,
è del 1430. Si vede però dal suo contesto, che doveano esistere
provvedimenti anteriori. Nel 1551 gli statuti permisero agl'Israeliti di
prestar denaro sovra stabili, che alla scadenza potevano anco ritenere in
pagamento, soddisfacendo alle tasse comuni. Nel 1576 Emanuele Filiberto
permetteva di più; ed era loro lecito esercitar medicina e chirurgia, col
consenso dell'Arcivescovo e del protomedicato. _(Editto 5 Giugno 1576.)_
Carlo Emanuele confermava le dette concessioni nel 1603; e sin qui la
condizione degli Israeliti era in Piemonte assai più comportabile che in
altre parti d'Europa.
Le regie costituzioni promulgate nel 1723-29-70, toglievano le concessioni
di Emanuele Filiberto e di Carlo Emanuele, e stabilivano vessazioni non
usate sino a quel tempo. Divieto di fondare od ingrandir sinagoghe, e
soltanto licenza di racconciar le esistenti. Divieto di posseder beni
stabili, salvo quelli ad uso di propria dimora, e di cimiterj. Ove un
Israelita venisse ad occupare stabili in estinzione d'un debito, dovea
venderli dopo un anno.
La Repubblica e l'Impero francese restituirono agli Israeliti i diritti
civili, e li resero eguali agli altri cittadini.
La Restaurazione del 1814 richiamò in vita le antiche costituzioni, e le
loro condizioni divennero più che mai triste. Gli studenti vennero espulsi
dalle università e dalle scuole; i laureati dovettero scegliere tra l'ozio
e l'esilio; i possidenti ebbero cinque anni di tempo a vendere i loro
stabili; ed ogni ufficio, sì comunale che governativo o militare, fu
negato agli Israeliti, che vennero di nuovo rinserrati nel Ghetto. Quivi
ridotti, per campar la vita, al più abbietto commercio, vennero al tempo
stesso esclusi da ogni pubblica beneficenza: dovettero da sè pensare ai
loro poveri, validi od infermi che fossero; all'educazione de' loro
fanciulli, limitata alla più elementare istruzione; poichè, esclusi dalle
università e dall'esercizio d'ogni professione, non avean nè modi nè
scopo, onde divenir esperti in scienza od arte veruna.
Alcuni possidenti ottennero però, per grazia del re Carlo Alberto, una
proroga al termine fissato per la vendita de' loro stabili; nè venne loro
mai negato di fondar nuove sinagoghe, quando ne occorse il bisogno.
Credo si possa affermare, essere gl'Israeliti del Piemonte al momento
presente in peggior condizione di tutti gli altri loro correligionarj
Italiani; ma l'esempio di Pio IX, ed il nobile assunto preso dal re Carlo
Alberto di rinnovare e riformare lo Stato, promette prossimo il termine
d'una tanto vecchia ed anticristiana ingiustizia.
In Toscana sino dal 1593 venne concesso agli Israeliti di poter
liberamente esercitare il traffico, le arti ed ogni industria; e vennero
fatti sicuri nella libera osservanza del loro culto, e ne' sacri diritti
di famiglia.
Nello scorso secolo ebbero da Leopoldo I di poter godere dei diritti
municipali.
Nel 1814 Ferdinando III abolì le loro giurisdizioni eccezionali, e li
sottopose agli ordini ed alle leggi comuni, tutelandoli con speciali
provvedimenti nell'esercizio del loro culto.
Leopoldo II gli ammise alla milizia cittadina.
Essi, ciò nondimeno, sono ancora soggetti alle seguenti esclusioni.
Non sono accettati nell'esercito; e nella _tratta_ estraendo un numero
_marciante_, debbono mandare un altro in vece loro.
Sono esclusi dalla professione forense; ed è da notarsi che la Laurea che
vien loro concessa, non è però punto eccezionale nè limitata.
Sono parimenti esclusi dagli impieghi governativi; quantunque neppur in
ciò vi sia legge espressa che lo vieti, come per quegli uffici ove è
espressamente voluta la condizione di professare la religion cattolica.
Non pertanto, il Governo in alcuni casi ha introdotte eccezioni a questa
consuetudine.
La nuova vita data ora all'Italia da' suoi Principi riformatori, s'è anco
manifestata nel fatto degli Israeliti, rendendo generale tra' Cristiani il
desiderio della loro rigenerazione, e più viva tra' primi la speranza e
l'operosità per ottenerla. Il giorno 3 novembre una loro deputazione,
presieduta dal signor Pardo-Roques, presentò all'ottimo Principe una
domanda d'assoluta emancipazione, accolta paternamente dal Gran Duca, e
confortata di buone speranze, che non saranno certamente vuote ed
illusorie lusinghe.
Nel Regno Lombardo-Veneto e nel Ducato di Parma assai mite è la condizione
degli Israeliti. Essi sono ammessi nella milizia, all'esercizio di molti
pubblici impieghi, alla professione legale, e ne' consigli municipali.
Ad un dipresso, le medesime leggi li reggono nel Ducato di Modena.
Nel Regno delle Due Sicilie non sono Comunità Israelitiche.
Passo ora agli Israeliti di Roma, che furono principale ed immediata
cagione che io dessi opera a questo breve cenno; e dai quali, condotto
dall'argomento e dalle attuali tendenze dell'opinione, mi son poscia
esteso a parlare anco degli altri, tanto esteri che Italiani, e a trattare
con qualche maggior larghezza la questione di principio, che si connette
alla loro causa.