Il 25 mattina, alle sette e mezzo, partivo da Magonza sul vapore
_Loreley_. Pioveva e tirava vento; le umili rive e le isole del fiume
con i loro grandi pioppi sfumavano nella nebbia. I gioghi del Taunus
non si vedevano affatto; ad un certo punto poco più si vedeva che i
fiotti giallastri rotti dal piroscafo. Finalmente dietro i grandi
alberi d'un'isola, al piede di fosche alture, ci apparve Rüdesheim.
Discesi all'Hôtel Krass. Sapevo che Violet non era a Rüdesheim, ma
pure la sola aspettazione della venuta sua, un presentimento di ore
felici, una incertezza del dove, del come, del quando le avrei
parlato, mi fecero battere il cuore appena messo piede a terra.
Guardavo avidamente le case, il fiume, le colline di questo paese che
doveva diventarmi familiare e caro quanto altro mai. All'Hôtel Krass
mi diedero una cameretta piccina, presso la sala da pranzo. L'unica
finestra guardava il giardinetto a pergolati dell'albergo, un piccolo
dado di ombra, di verde e di rose; di là dal giardinetto la ferrovia,
il gran fiume verdognolo, le alture del Rochusberg. Tutto era nuovo
per me, nulla mi pareva straniero.
Chiesi subito al cameriere, un gobbo chiacchierino, se vi fosse a
Rüdesheim una famiglia Steele. Quegli mi rispose, spalancando gli
occhi per la meraviglia, che sì. Il signor Paul Steele e la sua
signora erano tra le persone più distinte del paese. Avevano degli
ottimi vigneti sotto il Niederwald e sul Rochusberg, un gran palazzo a
Magonza. Viaggiavano assai; il cameriere credeva che in quel momento
fossero assenti; mi promise, a ogni modo, informazioni esatte. Seppi
infatti da lui, più tardi, ch'erano a Francoforte e che quel mattino
stesso avevano telegrafato di mandar loro certi oggetti a Magonza,
dove intendevano trattenersi alcuni giorni. Non perdetti un minuto e
scrissi a Violet per farle sapere dov'ero. Nella incertezza, feci due
lettere; ne indirizzai una a Norimberga e l'altra a Magonza. Poi mi
feci indicare la casa degli Steele, un villino elegante nello stile
tedesco antico, alla estremità orientale del paese, presso
all'incontro della strada di Geisenheim con la ferrovia.
La sera del secondo giorno dal mio arrivo ebbi questo biglietto da
Magonza:
«Dovevamo restar qui una settimana, ma ho ottenuto che si parta
domani. Oh non posso, non posso più stare lontana da Lei! L'anima mia
è più che mai Sua, tutta Sua, ma, nella lontananza, le antiche
obbiezioni mi combattono ancora. Io non voglio più ascoltarle, però
soffro, soffro, ho infinitamente bisogno di esser con Lei. La mia
amica desidera viaggiare di notte; così partiremo col treno della riva
sinistra che arriva a Bingen prima dell'alba. Gli Steele hanno molte
cose a fare colà e non si sa ancora quando tragitteremo a Rüdesheim.
Se Lei ode il treno, metta un lume alla sua finestra; credo che lo
vedrò benissimo anche dalla sponda opposta del Reno e sarò tanto
felice di vederlo! Non venga a Bingen e neanche cerchi di vedermi nel
passaggio dallo sbarco di Rüdesheim al villino Steele. Venga al
villino alle cinque; allora ci troverà di sicuro.
«Addio, addio. _I love you._
«V. Y.»