Dato sesto alle mie faccende per un pezzo, mi dimisi da un ufficio
pubblico cui più avrei mancato e ne ritenni alcuni altri senza
importanza, per non dar luogo a troppi commenti. Partii quindi per
Milano e presi la linea del Gottardo. Fui a Magonza il 21 giugno,
avendo in animo di partirne la mattina del 25 col battello a vapore
discendente che tocca Rüdesheim, sulla destra del Reno, alle nove.
Arrivai a Magonza di sera, da Francoforte. M'ero messo in testa che
Violet dovesse passare di là e avevo pigliato quel giro vizioso per
fare, almeno in parte, la stessa via. Giungendo al ponte di ferro sul
Reno, una gran commozione mi prese. Avevo veduto il Reno molti anni
prima, alle radici del Rheinwaldhorn. Ero allora giovanissimo, avevo
la testa piena dei versi di Heine, delle ballate del Wunderhorn e di
figure tedesche, da Criemhilt e Hagen al Trompeter von Säkkingen. Per
me le acque del Reno celavano un tesoro di fantastica poesia oltre a
quello dei Nibelunghi; il suo nome solo m'inebbriava ed era stato il
mio sogno di vederlo nel tratto più glorioso, fra Worms e Colonia. Non
so cosa festeggiassero, quella sera, a Magonza. Il famoso fiume era
zeppo di barche, sparso di lumi erranti; vapori andavano, vapori
venivano, lentamente, con musiche o fuochi artificiali a bordo; la
luce argentea di un faro elettrico batteva da lontano e oscillava
sulle case della città, sulle rive gremite di popolo. Non credevo che
il Reno fosse già così ampio a Magonza, e la mia prima impressione fu
di stupore; ma poi dimenticai subito lo spettacolo, pensai solo che
quella gran corrente mi avrebbe portato laggiù, oltre i lumi e le
barche, al mistero delle ombre lontane, a questo ignoto Rüdesheim, a
lei.
La sera stessa passeggiai lungo il Reno. Il nero spaventoso del cielo,
i lumi del fiume, la folla silenziosa e ferma sulle rive, le musiche
trionfali cui si mescevano di quando in quando da un vicino serraglio
ruggiti di belve irritate, facevano uno spettacolo festoso e lugubre a
un tempo che mi metteva sinistri pensieri. Me ne partii presto, mi
misi a caso per viuzze deserte e mi trovai improvvisamente a fianco
del Duomo colossale, cinto di silenzio. Mi fermai a contemplare la
incerta enormità delle cupole e delle torri nelle tenebre. Là ritrovai
la mia profonda gioia e me ne ritornai all'albergo.