=Bratsberg, Monsen.=
MONSEN. Vi chiedo scusa, signore.
BRATSB. Avanti, avanti! Che cosa desiderate?
MONSEN. Non posso dirvelo così subito. Per conto mio veramente possiedo
tutto ciò che potrei desiderare.
BRATSB. È una bella cosa, eh?
MONSEN. Sono stato fortunato: sono riuscito a ciò che volevo; ne ho fin
troppo, quasi!...
BRATSB. Me ne congratulo con voi, e con altri.
MONSEN. E se potessi offrire la mia servitù alla signoria vostra....
BRATSB. A me?
MONSEN. Ascoltatemi. Cinque anni fa, quando i boschi del comune furon
messi all’incanto, voi avete alzati i prezzi.
BRATSB. Sì, e voi più di me, tanto che vi furono aggiudicati.
MONSEN. Voi potrete acquistarli oggi, dopo le migliorie che ci sono
state fatte.
BRATSB. Dite piuttosto che sono stati tagliati in modo vergognoso.
MONSEN. Hanno un grande valore ugualmente: e, con un po’ di cura, fra
qualche anno....
BRATSB. Grazie tante. Mi dispiace, ma non posso occuparmi di
quest’affare.
MONSEN. Eppure sarebbe un bell’affare, vedete, signor Bratsberg;
per conto mio, a dirvi il vero, ho in vista una grossa speculazione.
È un affare che renderebbe molto, moltissimo.... qualche cosa come
duecentomila corone.
BRATSB. Duecentomila! eh, non c’è male!
MONSEN. Ah, ah, non starebbe male assieme al resto! Ma, sapete, ci sarà
una gran battaglia da vincere: ci vorranno delle truppe di rinforzo.
Non è tanto il denaro che è necessario in queste faccende, quanto un
bel nome, capite.... un nome che serva di garanzia....
BRATSB. Sì, sì, so bene che certa gente fa di questi affari..
MONSEN. Una mano lava l’altra.... Dunque, lo firmiamo questo contratto?
Avrete i boschi per un prezzo minimo....
BRATSB. Non li voglio a nessun prezzo, signor Monsen.
MONSEN. Io vi ho fatto una proposta vantaggiosa; pazienza! Ma aiutate
almeno me!
BRATSB. Che cosa intendete di dire?
MONSEN. Offro naturalmente la maggior garanzia, sono ricco abbastanza:
guardate queste carte....
BRATSB. (_respingendo le carte_). Ma è un aiuto in denaro che volete?
MONSEN. Non denaro contante, no: solamente il vostro avallo, dietro
indennizzo, si capisce, con le maggiori garanzie....
BRATSB. Ed è per farmi simile proposta che siete venuto qui?
MONSEN. Sì. (_Movimento di Bratsberg_). Signor Bratsberg, vorreste
dirmi che cosa avete contro di me, perchè mi trattate sempre con tanta
asprezza? Io non vi ho fatto nulla che possa dispiacervi.
BRATSB. No, ebbene ve ne dirò una, subito. Per aiutare i miei operai,
io ho fondata la cassa di previdenza delle ferriere: ma ecco che voi
subito avete aperto una banca, e tutti hanno portato a voi i loro
risparmi.
MONSEN. Naturalmente: io do un interesse maggiore.
BRATSB. Ma ne ritenete per voi uno più forte ancora.
MONSEN. Scusate, ma invece io faccio pochissime difficoltà per le
cauzioni, e per tutto ciò che riguarda questi depositi.
BRATSB. Purtroppo! Ed è per questo appunto che si vedono contrattare
dei terreni per trenta, quarantamila lire, quando si sa che quello
che compera e quello che vende non possiedono uno zero! Ecco quello
che m’indispone contro di voi, signor MONSEN. E poi c’è ancora
qualcos’altro, che mi tocca più da vicino. Credete voi che io abbia
veduto con piacere mio figlio gettarsi in quelle pazze speculazioni?
MONSEN. Ma non ne ho nessuna colpa, io.
BRATSB. Siete voi, col vostro esempio, che avete scaldata la testa, a
lui e ad altri. Perchè non vi siete limitato al vostro commercio?
MONSEN. Sì, avrei dovuto, come mio padre, trasportar legna sulle
zattere per tutta la mia vita?
BRATSB. Vi sembrava forse un disonore d’essere al mio servizio? Vostro
padre guadagnava onestamente da vivere, ed era stimato da tutti.
MONSEN. Sì, per arrivare alla bella conclusione di rovinarsi la
salute, e di annegarsi poi nel passar la corrente col suo carico!
Voi non conoscete la vita grama che conduce questa gente, trascinante
qui grossi pezzi di legname sul fiume, malgrado il vento, malgrado il
freddo e la pioggia.... voi che ve ne state in una bella camera calda a
godervi il frutto del loro lavoro! Non dovreste dunque disapprovare se
un povero diavolo cerca di sottrarsi a quella vita meschina, creandosi
una posizione migliore. Capirete; io avevo studiato, non ero un
cretino....
BRATSB. Benissimo: ma con quali mezzi siete salito? Con un commercio di
liquori sul principio: poi avete comperate delle cambiali, che avete
girate senza riguardo per nessuno, e così di seguito. Pensate un po’
quanta gente avete rovinato per far la vostra fortuna!
MONSEN. È la sorte dei negozianti: uno sale e l’altro scende!
BRATSB. Ma come, e con che mezzi? Lo sapete bene quante famiglie
rispettabili sono ora per colpa vostra, ridotte alla miseria.
MONSEN. Daniele Hejre è su questa strada, anche lui.
BRATSB. Vi capisco.... sì, sì. Ma il caso è assai diverso. Di ciò che
ho fatto posso rispondere innanzi a Dio e innanzi agli uomini. Quando
il paese, dopo la separazione dalla Danimarca, si trovò in ristrettezze
finanziarie, mio padre volle soccorrerlo più di quanto i suoi mezzi
glielo avrebbero permesso. E fu così che gran parte dalle nostre
terre passò alla famiglia Hejre. Ma venne poi Daniele a prenderne
l’amministrazione; e accadde che molti operai e impiegati ebbero non
poco a soffrire della insufficiente direzione di costui. Nel medesimo
tempo egli compieva la più sciocca e la più dannosa impresa per tutto
il paese: il taglio dei boschi, come egli lo fece. Non era forse mio
sacrosanto dovere d’impedire che le cose continuassero così? Io potevo
farlo, la legge era per me ed io rientrai in possesso delle mie terre,
com’era mio diritto.
MONSEN. Ma neppur io non ho mai infranto la legge!
BRATSB. Ma voi avete agito contro la vostra coscienza.... un po’ di
coscienza l’avete, non è vero? Avete messo il disordine dovunque,
compromesso la fortuna e l’onore di tante famiglie. Adesso nessuno
bada più all’onoratezza, alla nascita della tale o tal’altra persona:
il denaro conta soltanto adesso! Si parla di qualcheduno, subito si
chiede: «È ricco? quanto avrà?» e a seconda della cifra, esso è o non
è una persona per bene. Perchè adesso noi due siamo qui a discorrere
come due camerati? Perohè voi ed io siamo i più grandi possidenti del
paese.... Ma io mi ribello, no, non lo voglio più! Ed ora sapete ciò
che avevo contro di voi!
MONSEN. Signor ciambellano, io mi ritirerò dagli affari, vi darò tutte
le soddisfazioni che chiederete, ma per carità, venite in mio aiuto.
BRATSB. No.
MONSEN. Sono pronto a pagare ciò che....
BRATSB. Pagare? E voi osate?...
MONSEN. Se non lo volete fare per me, fatelo per vostro figlio.
BRATSB. Mio figlio?
MONSEN. Sì, è interessato anche lui nell’affare: per parte sua gli
frutterà circa ottantamila lire.
BRATSB. Di beneficio?
MONSEN. Sì.
BRATSB. Ma, Dio mio, e chi perde dunque questo denaro?
MONSEN. Che volete dire?
BRATSB. Ma sì. Se mio figlio guadagna tutto questo denaro, bisognerà
bene che ci sia qualcuno che lo perda!
MONSEN. È un affare vantaggioso.... io non posso dirvene di più.
L’importante si è che mi occorre una firma onorata, ed è perciò che vi
chiedo la vostra.
BRATSB. La mia firma? Su delle carte?...
MONSEN. Solo dieci o quindicimila corone....
BRATSB. E voi avete potuto credere? Il mio nome, in un simile affare?
il mio nome?... Come responsabile, allora?
MONSEN. Soltanto per la forma.
BRATSB. Per una frode? Il mio nome! A nessun prezzo! Non ho mai firmato
carte di questo genere.
MONSEN. Mai?
BRATSB. Mai.
MONSEN. Hum! Eppure l’ho veduto coi miei occhi.
BRATSB. Non è vero; voi non l’avete mai veduto.
MONSEN. Sì, ho visto la vostra firma su una cambiale di diecimila
corone, vi ricordate?
BRATSB. Nè per dieci, nè per centomila! Sul mio onore, mai!
MONSEN. Allora è un falso?
BRATSB. Un falso?
MONSEN. Hanno imitato la vostra firma: l’ho veduta io.
BRATSB. Dove? in casa di chi?
MONSEN. Non posso dirvelo.
BRATSB. Ah, ah, la vedremo!
MONSEN. Ve ne prego!
Bratsb. Tacete! Ah, non credevo che si potesse arrivare a questo punto.
Un falso! Immischiarmi in questi affari loschi! Trattarmi come uno
qualunque! Ma questa volta, mi farò sentire....
MONSEN. Signor ciambellano, nel vostro interesse, nell’interesse di....
BRATSB. Tacete! Andatevene! Siete voi la causa di tutto! Sì, voi, che
conducete una vita disonesta, e che rovinate il vostro prossimo. La
vostra casa è il convegno di quanto v’ha di indecoroso e di ignobile;
gente di Cristiania, che non pensa che a mangiare e bere, e ha la
moralità sotto i piedi. Ho visto io stesso i vostri nobili invitati
passare per la via, come una banda di zingari, ubbriachi fradici.
E la condotta scandalosa, che tenete in casa colle vostre serve? E
vostra moglie, povera donna, che perdette quasi la ragione, pei vostri
maltrattamenti?
MONSEN. Questo è troppo! Voi passate la misura! Vi pentirete di queste
parole!
BRATSB. Andate al diavolo colle vostre minaccie! Che cosa potete fare a
me, voi? Volevate sapere che cosa avevo contro di voi! Ve l’ho detto! e
capirete così perchè non vi ho mai ammesso nella mia società.
MONSEN. Ebbene, io la farò scendere sino a me, la vostra società.
BRATSB. Andatevene, uscite!
MONSEN. So dov’è la porta, signor Bratsberg. (_Esce_).
BRATSB. (_va alla porta di destra_). Ringdal, Ringdal, venite!