SCENA VI.

=Bratsberg, Monsen.=

MONSEN. Vi chiedo scusa, signore.

BRATSB. Avanti, avanti! Che cosa desiderate?

MONSEN. Non posso dirvelo così subito. Per conto mio veramente possiedo

tutto ciò che potrei desiderare.

BRATSB. È una bella cosa, eh?

MONSEN. Sono stato fortunato: sono riuscito a ciò che volevo; ne ho fin

troppo, quasi!...

BRATSB. Me ne congratulo con voi, e con altri.

MONSEN. E se potessi offrire la mia servitù alla signoria vostra....

BRATSB. A me?

MONSEN. Ascoltatemi. Cinque anni fa, quando i boschi del comune furon

messi all’incanto, voi avete alzati i prezzi.

BRATSB. Sì, e voi più di me, tanto che vi furono aggiudicati.

MONSEN. Voi potrete acquistarli oggi, dopo le migliorie che ci sono

state fatte.

BRATSB. Dite piuttosto che sono stati tagliati in modo vergognoso.

MONSEN. Hanno un grande valore ugualmente: e, con un po’ di cura, fra

qualche anno....

BRATSB. Grazie tante. Mi dispiace, ma non posso occuparmi di

quest’affare.

MONSEN. Eppure sarebbe un bell’affare, vedete, signor Bratsberg;

per conto mio, a dirvi il vero, ho in vista una grossa speculazione.

È un affare che renderebbe molto, moltissimo.... qualche cosa come

duecentomila corone.

BRATSB. Duecentomila! eh, non c’è male!

MONSEN. Ah, ah, non starebbe male assieme al resto! Ma, sapete, ci sarà

una gran battaglia da vincere: ci vorranno delle truppe di rinforzo.

Non è tanto il denaro che è necessario in queste faccende, quanto un

bel nome, capite.... un nome che serva di garanzia....

BRATSB. Sì, sì, so bene che certa gente fa di questi affari..

MONSEN. Una mano lava l’altra.... Dunque, lo firmiamo questo contratto?

Avrete i boschi per un prezzo minimo....

BRATSB. Non li voglio a nessun prezzo, signor Monsen.

MONSEN. Io vi ho fatto una proposta vantaggiosa; pazienza! Ma aiutate

almeno me!

BRATSB. Che cosa intendete di dire?

MONSEN. Offro naturalmente la maggior garanzia, sono ricco abbastanza:

guardate queste carte....

BRATSB. (_respingendo le carte_). Ma è un aiuto in denaro che volete?

MONSEN. Non denaro contante, no: solamente il vostro avallo, dietro

indennizzo, si capisce, con le maggiori garanzie....

BRATSB. Ed è per farmi simile proposta che siete venuto qui?

MONSEN. Sì. (_Movimento di Bratsberg_). Signor Bratsberg, vorreste

dirmi che cosa avete contro di me, perchè mi trattate sempre con tanta

asprezza? Io non vi ho fatto nulla che possa dispiacervi.

BRATSB. No, ebbene ve ne dirò una, subito. Per aiutare i miei operai,

io ho fondata la cassa di previdenza delle ferriere: ma ecco che voi

subito avete aperto una banca, e tutti hanno portato a voi i loro

risparmi.

MONSEN. Naturalmente: io do un interesse maggiore.

BRATSB. Ma ne ritenete per voi uno più forte ancora.

MONSEN. Scusate, ma invece io faccio pochissime difficoltà per le

cauzioni, e per tutto ciò che riguarda questi depositi.

BRATSB. Purtroppo! Ed è per questo appunto che si vedono contrattare

dei terreni per trenta, quarantamila lire, quando si sa che quello

che compera e quello che vende non possiedono uno zero! Ecco quello

che m’indispone contro di voi, signor MONSEN. E poi c’è ancora

qualcos’altro, che mi tocca più da vicino. Credete voi che io abbia

veduto con piacere mio figlio gettarsi in quelle pazze speculazioni?

MONSEN. Ma non ne ho nessuna colpa, io.

BRATSB. Siete voi, col vostro esempio, che avete scaldata la testa, a

lui e ad altri. Perchè non vi siete limitato al vostro commercio?

MONSEN. Sì, avrei dovuto, come mio padre, trasportar legna sulle

zattere per tutta la mia vita?

BRATSB. Vi sembrava forse un disonore d’essere al mio servizio? Vostro

padre guadagnava onestamente da vivere, ed era stimato da tutti.

MONSEN. Sì, per arrivare alla bella conclusione di rovinarsi la

salute, e di annegarsi poi nel passar la corrente col suo carico!

Voi non conoscete la vita grama che conduce questa gente, trascinante

qui grossi pezzi di legname sul fiume, malgrado il vento, malgrado il

freddo e la pioggia.... voi che ve ne state in una bella camera calda a

godervi il frutto del loro lavoro! Non dovreste dunque disapprovare se

un povero diavolo cerca di sottrarsi a quella vita meschina, creandosi

una posizione migliore. Capirete; io avevo studiato, non ero un

cretino....

BRATSB. Benissimo: ma con quali mezzi siete salito? Con un commercio di

liquori sul principio: poi avete comperate delle cambiali, che avete

girate senza riguardo per nessuno, e così di seguito. Pensate un po’

quanta gente avete rovinato per far la vostra fortuna!

MONSEN. È la sorte dei negozianti: uno sale e l’altro scende!

BRATSB. Ma come, e con che mezzi? Lo sapete bene quante famiglie

rispettabili sono ora per colpa vostra, ridotte alla miseria.

MONSEN. Daniele Hejre è su questa strada, anche lui.

BRATSB. Vi capisco.... sì, sì. Ma il caso è assai diverso. Di ciò che

ho fatto posso rispondere innanzi a Dio e innanzi agli uomini. Quando

il paese, dopo la separazione dalla Danimarca, si trovò in ristrettezze

finanziarie, mio padre volle soccorrerlo più di quanto i suoi mezzi

glielo avrebbero permesso. E fu così che gran parte dalle nostre

terre passò alla famiglia Hejre. Ma venne poi Daniele a prenderne

l’amministrazione; e accadde che molti operai e impiegati ebbero non

poco a soffrire della insufficiente direzione di costui. Nel medesimo

tempo egli compieva la più sciocca e la più dannosa impresa per tutto

il paese: il taglio dei boschi, come egli lo fece. Non era forse mio

sacrosanto dovere d’impedire che le cose continuassero così? Io potevo

farlo, la legge era per me ed io rientrai in possesso delle mie terre,

com’era mio diritto.

MONSEN. Ma neppur io non ho mai infranto la legge!

BRATSB. Ma voi avete agito contro la vostra coscienza.... un po’ di

coscienza l’avete, non è vero? Avete messo il disordine dovunque,

compromesso la fortuna e l’onore di tante famiglie. Adesso nessuno

bada più all’onoratezza, alla nascita della tale o tal’altra persona:

il denaro conta soltanto adesso! Si parla di qualcheduno, subito si

chiede: «È ricco? quanto avrà?» e a seconda della cifra, esso è o non

è una persona per bene. Perchè adesso noi due siamo qui a discorrere

come due camerati? Perohè voi ed io siamo i più grandi possidenti del

paese.... Ma io mi ribello, no, non lo voglio più! Ed ora sapete ciò

che avevo contro di voi!

MONSEN. Signor ciambellano, io mi ritirerò dagli affari, vi darò tutte

le soddisfazioni che chiederete, ma per carità, venite in mio aiuto.

BRATSB. No.

MONSEN. Sono pronto a pagare ciò che....

BRATSB. Pagare? E voi osate?...

MONSEN. Se non lo volete fare per me, fatelo per vostro figlio.

BRATSB. Mio figlio?

MONSEN. Sì, è interessato anche lui nell’affare: per parte sua gli

frutterà circa ottantamila lire.

BRATSB. Di beneficio?

MONSEN. Sì.

BRATSB. Ma, Dio mio, e chi perde dunque questo denaro?

MONSEN. Che volete dire?

BRATSB. Ma sì. Se mio figlio guadagna tutto questo denaro, bisognerà

bene che ci sia qualcuno che lo perda!

MONSEN. È un affare vantaggioso.... io non posso dirvene di più.

L’importante si è che mi occorre una firma onorata, ed è perciò che vi

chiedo la vostra.

BRATSB. La mia firma? Su delle carte?...

MONSEN. Solo dieci o quindicimila corone....

BRATSB. E voi avete potuto credere? Il mio nome, in un simile affare?

il mio nome?... Come responsabile, allora?

MONSEN. Soltanto per la forma.

BRATSB. Per una frode? Il mio nome! A nessun prezzo! Non ho mai firmato

carte di questo genere.

MONSEN. Mai?

BRATSB. Mai.

MONSEN. Hum! Eppure l’ho veduto coi miei occhi.

BRATSB. Non è vero; voi non l’avete mai veduto.

MONSEN. Sì, ho visto la vostra firma su una cambiale di diecimila

corone, vi ricordate?

BRATSB. Nè per dieci, nè per centomila! Sul mio onore, mai!

MONSEN. Allora è un falso?

BRATSB. Un falso?

MONSEN. Hanno imitato la vostra firma: l’ho veduta io.

BRATSB. Dove? in casa di chi?

MONSEN. Non posso dirvelo.

BRATSB. Ah, ah, la vedremo!

MONSEN. Ve ne prego!

Bratsb. Tacete! Ah, non credevo che si potesse arrivare a questo punto.

Un falso! Immischiarmi in questi affari loschi! Trattarmi come uno

qualunque! Ma questa volta, mi farò sentire....

MONSEN. Signor ciambellano, nel vostro interesse, nell’interesse di....

BRATSB. Tacete! Andatevene! Siete voi la causa di tutto! Sì, voi, che

conducete una vita disonesta, e che rovinate il vostro prossimo. La

vostra casa è il convegno di quanto v’ha di indecoroso e di ignobile;

gente di Cristiania, che non pensa che a mangiare e bere, e ha la

moralità sotto i piedi. Ho visto io stesso i vostri nobili invitati

passare per la via, come una banda di zingari, ubbriachi fradici.

E la condotta scandalosa, che tenete in casa colle vostre serve? E

vostra moglie, povera donna, che perdette quasi la ragione, pei vostri

maltrattamenti?

MONSEN. Questo è troppo! Voi passate la misura! Vi pentirete di queste

parole!

BRATSB. Andate al diavolo colle vostre minaccie! Che cosa potete fare a

me, voi? Volevate sapere che cosa avevo contro di voi! Ve l’ho detto! e

capirete così perchè non vi ho mai ammesso nella mia società.

MONSEN. Ebbene, io la farò scendere sino a me, la vostra società.

BRATSB. Andatevene, uscite!

MONSEN. So dov’è la porta, signor Bratsberg. (_Esce_).

BRATSB. (_va alla porta di destra_). Ringdal, Ringdal, venite!

La lega dei giovani · 第 34 / 69 题