SCENA IX.

=Stensgard, Fieldbo.=

STENSG. Dimmi un po’ Fieldbo, come ti spieghi tutto questo?

FIELDBO. Ci sono delle cose che mi spiego ancora meno. In che modo tu

sei venuto qui?

STENSG. Come gli altri; sono stato invitato.

FIELDBO. Sì, ieri sera, non è vero, dopo il tuo discorso.

STENSG. Ebbene?

FIELDBO. E tu hai accettato l’invito?

STENSG. Eh diavolo, e che dovevo fare? Non potevo essere sgarbato con

persone così educate.

FIELDBO. Davvero, eh? ma nel tuo discorso tale scrupolo non l’hai avuto

peraltro!

STENSG. Via, via, nel mio discorso attaccavo i principii e non le

persone.

FIELDBO. Va bene.... ma come interpreti tu l’invito...?

STENSG. Oh, ma ciò è molto naturale....

FIELDBO. Vuoi forse dire che il ciambellano Bratsberg abbia paura di te?

STENSG. Non ci sarebbe ragione: egli è un uomo d’onore.

FIELDBO. Perfettamente.

STENSG. Non è forse nobile, da parte sua, d’aver presa la cosa in

questo modo? E la signorina Bratsberg com’era graziosa quando mi portò

la lettera!

FIELDBO. E, dimmi, non si accennò per niente al discorso d’ieri sera.

STENSG. Non c’è pericolo: sono tutti troppo bene educati per toccare un

tasto falso: però ne ho un po’ di rimorso, e una volta o l’altra, dovrò

pur fare le mie scuse.

FIELDBO. Non te lo consiglio, tu non conosci il ciambellano Bratsberg!

STENSG. E allora farò sì che le mie azioni parlino per me!

FIELDBO. Sì, ma tu non puoi abbandonare il partito del proprietario di

Storli.

STENSG. Cercherò di venire a una conciliazione. Non ho dalla mia la

società che ho fondata? È una potenza, come vedi.

FIELDBO. Permetti.... E il tuo amore per la signorina Monsen? Ieri mi

parve che il tuo progetto fosse giusto e ragionevole; ma pensandoci

meglio, ho cambiato idea: e trovo che sarebbe più opportuno che tu non

ci pensassi più.

STENSG. Forse hai ragione. Quando ci si sposa in una casa di gente

maleducata, si sposa, per così dire, tutta la famiglia.

FIELDBO. Giusto: e poi.... ci sono degli altri motivi.

STENSG. Monsen non ha proprio nessuna educazione. Egli sparla delle

persone che riceve in casa sua, ciò che è sconvenientissimo. A Storli,

tutte le stanze puzzano di tabacco vecchio.

FIELDBO. Ma, caro mio, come va che non l’hai sentito prima questo odor

di tabacco?

STENSG. Certe cose si capiscono col confronto. Appena arrivato qui, ho

cominciato subito a trovarmi in una falsa posizione: sono caduto nelle

mani di faziosi, che m’han riempita la testa dei loro pettegolezzi.

Adesso è finita. Non voglio essere lo strumento del loro egoismo e

della loro vanità.

FIELDBO. Bene, ma che ne farai poi della tua società?

STENSG. Oh, essa è stata fondata su basi così larghe che non c’è

bisogno di modificarla: è stata fondata per lottare contro le influenze

cattive, ed ora comprendo da che parte vengono.

FIELDBO. E pensi che gli altri membri della Lega vedranno le cose sotto

questo aspetto?

STENSG. Oh certamente, io sono in diritto di esigere che questa gente

insignificante dica e faccia quello che voglio io!

FIELDBO. E se essi rifiutassero?

STENSG. Ognuno andrà per la sua strada: io non ho più bisogno di essi.

Credi tu che per una cieca ostinazione o pel futile piacere di sembrar

logico, io voglia impegnare il mio avvenire su una cattiva china, e

rinunciare così al mio scopo?

FIELDBO. Qual è dunque il tuo scopo?

STENSG. Una vita che mi offra l’occasione di far valere il mio ingegno

e di soddisfare la mia ambizione.

FIELDBO. Lascia queste frasi vaghe... vediamo: qual è il tuo scopo?

STENSG. Il mio scopo, a te posso confidarlo, è di diventare col tempo

deputato e magari ministro, e di fare un buon matrimonio con una

ragazza ricca e di buona famiglia.

FIELDBO. Ah, perciò tu calcoli sull’aiuto del Bratsberg?

STENSG. Io non calcolo che su me stesso. Io sono abbastanza forte

per riuscire da solo, e ho del tempo innanzi a me. Per ora lasciatemi

godere della bellezza del paesaggio e della luce del sole.

FIELDBO. Qui?

STENSG. Sì, qui, perchè la vita in questo luogo è deliziosa, perchè

la gente è cortese, la conversazione facile e brillante, come una

pioggia di perle. Ah, Fieldbo, solamente qui ho capito che cos’è

la distinzione! La gente rifatta è tutta diversa. Quando penso alle

ricchezze di Monsen, mi si affaccia alla mente una visione di biglietti

di banca unti, di sudice ricevute di pegno: mentre qui, si tratta di

metallo, di argento sonante e lucente. Lo stesso è delle persone. Il

ciambellano Bratsberg, che ottimo vecchio!

FIELDBO. È vero.

STENSG. E il figlio! Svelto, sincero, attivo....

FIELDBO. È vero.

STENSG. E la nuora! Una perla! che splendidi doni ha avuto da madre

natura!

FIELDBO. E Dora.... la signorina Dora è stata del pari dotata....

STENSG. Sì, non così splendidamente, però.

FIELDBO. Oh, tu non la conosci! Tu non sai quant’è saggia, buona e

leale!

STENSG. Ma la nuora! Così franca! quasi impertinente! e così

intelligente, così graziosa!

FIELDBO. Parola d’onore, si direbbe che ne sei innamorato!

STENSG. Innamorato d’una donna maritata? Ma sei pazzo? Del resto, mi

vedrai cadere quanto prima in altri lacci amorosi! Sì, lo sento: essa è

veramente saggia, buona e leale!

FIELDBO. Chi?

STENSG. La signorina Bratsberg.

FIELDBO. Ma come?... tu non pensi?...

STENSG. Sì, ci penso.

FIELDBO. Ma è impossibile.

STENSG. Eh caro mio, la volontà è una gran forza! Vedrai se non sarà

possibile!

FIELDBO. Ma questa è una pazzia addirittura; è una leggerezza

incredibile, poichè ieri ti sentivi innamorato della signorina Monsen!

STENSG. Già.... avevo avuto troppa fretta.... poi tu stesso me n’hai

sconsigliato.

FIELDBO. E adesso ti consiglio, nel modo più assoluto, di non pensare a

nessuna delle due!

STENSG. Davvero! vorresti forse pronunciarti tu stesso per l’una o per

l’altra?

FIELDBO. No, t’assicuro.

STENSG. Ciò non varrebbe a trattenermi, del resto: guai a chi viene a

mettersi sulla mia strada e ad intralciarmi il cammino!... Allora non

tengo più conto di nulla.

FIELDBO. Bada, che io non dico altrettanto!

STENSG. Tu? Ma con quale diritto ti atteggi tu a protettore della

famiglia Bratsberg?

FIELDBO. Io nutro dell’amicizia per loro.

STENSG. Che! non credere di tenermi a bada con simili sofismi. Da parte

tua, è tutta questione d’egoismo. La tua piccola vanità è lusingata

perchè qui ti accarezzano e ti fan mille moine. E per questo vuoi

allontanarmi.

FIELDBO. Ciò sarebbe assai meglio per te. Tu ti trovi qui su un terreno

pericoloso.

STENSG. Davvero? Grazie mille: io saprò puntellare il terreno.

FIELDBO. Ebbene, provati! Ma ti predìco che quanto prima esso

sprofonderà sotto i tuoi piedi.

STENSG. Bene! Tu mi prepari qualche trabocchetto: preferisco saperlo.

Ora ti conosco, so che sei mio nemico: forse il solo che io abbia qui.

FIELDBO. No, non sono tuo nemico.

STENSG. Sì, sì, lo sei sempre stato, fin da quando eravamo in collegio

insieme. Tutti qui, perchè io non sono del paese, mi guardano ancora

con una certa diffidenza..... Tu che mi conosci, non hai detto mai

nulla in mio favore. Del resto è sempre stato il tuo difetto quello di

non riconoscere negli altri merito alcuno. Tu sei andato a Cristiania,

ti sei associato a tutti i club, e non hai imparato che a denigrar

la gente. Tutto ciò guasta il cuore; si perde il senso del bello,

dell’entusiasmo, e si diventa inetti e buoni a nulla.

FIELDBO. Ah, io non sono buono a nulla?

STENSG. Tu non sei mai stato capace di rendermi giustizia.

FIELDBO. Ma che cosa debbo stimare in te?

STENSG. Ciò che almeno apprezzano tutti, indiscutibilmente, la mia

forza di volontà....

FIELDBO. Sì, tutti.... il possidente Monsen, suo figlio.... Oh diavolo,

a proposito, lo dimenticavo. Ce n’è uno lì fuori che t’aspetta.

STENSG. Uno, di che?

FIELDBO. Uno di quelli che ti apprezzano. (_Apre la porta_) Entrate,

Aslaksen.

STENSG. Aslaksen!

La lega dei giovani · 第 23 / 69 题