Il padre Anacleto era parso assai disumano ad Anselmo; ma nei suoi
panni, avrebbero avuto il capo alle opere di misericordia ben pochi.
Quel mattino egli aveva appena finito di cingersi il cordone, e già il
laico portinaio gli aveva battuto all'uscio della cella, dicendo che
il signor Fedele lo voleva giù sul piazzale. Disceso in fretta, aveva
trovato costui venuto a cavallo per menarselo a D...; ed egli pensando
che s'andasse a fare un po' di buon tempo dagli sposi, fatta mettere
la bardella all'asina della comunità, vi s'era accomodato sopra alla
meglio: ma nè partendo, nè tra via quando incontrarono il calesse, nè
dopo, il signor Fedele gli aveva detto la cagione vera di quella gita.
Chiacchierando della signora Maddalena, e compiangendola d'essere
madre di quel Giuliano, sui fatti del quale tiravano giù a distesa;
giungevano a piè del castello, che già l'Alemanno aveva accompagnata
in chiesa la povera Bianca, come ogni mattina, a udire la messa. E
venutosi a sedere colle gambe spenzolate dal muricciolo del sagrato,
stava osservando certe nuvolette, che parevano proprio nascere sulle
lontane cime dei monti verso il mare. Erano le stesse nuvolette, che
avevano fatto fare ad Anselmo l'improvvisa fermata, che abbiamo
veduto. Capiva l'Alemanno che quello era il fumo d'una battaglia, e
guardando pensava: «ieri il sagrestano ha pur detto il vero; lassù i
miei amici combattono, ed io sto qui inoperoso! Ma questi sono tutti
luoghi fatti a posta perchè gli uomini vi si ammazzino tra loro; e un
palmo di terra per esservi sepolto, ve lo posso trovare anch'io da
oggi a domani. Così resta finita ogni cosa.» Assorto in questi
pensieri, egli non aveva badato ai due strani cavalieri, che venivano
su per la via torta del castello; e non li vide se non quando furono
lì, per arrivare sulla spianata. All'agitarsi delle loro mani levatesi
a salutarlo; alla vista del padre Anacleto, che gli sorrideva con aria
paterna; il sangue gli andò da capo a piedi come un fuoco; dovè fare
uno sforzo per rattenersi dal maltrattarlo; e toltosi dal muricciolo,
aiutò lo suocero a smontare, ma al frate non disse nulla, nè lo guardò
punto.
«O che non mi conosce più?--sclamò questi stendendogli la mano. Allora
l'Alemanno si fece più torvo, e rispose asciutto: No!
«Come!--disse il signor Fedele, guardando il genero ma dal naso in giù
soltanto, perchè fissarlo negli occhi non avrebbe potuto:--che non
conosciamo più il padre Anacleto?
«Che siamo già sulle baie così di buon'ora?--aggiunse il frate, sul
medesimo tono del signor Fedele.
«Io,--gli rispose l'Alemanno severo--non credeva mai di trovare in
Italia un frate della sua sorta. La prego di lasciarmi in pace.»
E preso il suocero pel braccio, lo trasse con sè. Questi teneva la
testa bassa più che non la tenesse il muletto che si menava dietro a
cavezza; e quando osò alzarla un tantino, fu per dare alla sfuggita
un'occhiata al frate, quasi per dirgli che per carità se n'andasse.
Non gli pareva manco vero di non sentirsi anch'esso scacciato; e gli
si accaponì la pelle, quando il genero di su la soglia della chiesa,
additandogli Bianca inginocchiata dentro gli disse: «Essa è là, ma in
questo momento non prega per me!»
Non sapendo che rispondere a questo lamento, il signor Fedele si volse
a guardare indietro, ma il padre Anacleto non v'era più. Costui aveva
capito che proprio l'Alemanno non faceva per celia; e indovinando così
alla grossa la cagione del suo cruccio, s'era ingegnato a voltare
l'asina, la quale dopo molte strappate, riuscita a porsi cogli orecchi
a quella volta dove aveva la coda; discese di castello con molto
travaglio; trapassò il borgo a pie' di questo; e infilò la via che non
credeva dover rifare così presto, con quel po' di peso sopra la
groppa.
«Ah! l'ingrato scortese!--borbottava il frate fuggendo--se questa è la
creanza che t'hanno insegnata dalle tue parti, tu devi essere uno di
quei baroni, che in dodici non ne fanno uno dei nostri! Io mi sono
stillato il cervello per darti una moglie, mi metto a questi passi col
po' di sole che c'è, con questo po' di marrani paesani tuoi che
farebbero ingiuria al paradiso; tutto per venirti a vedere...: e tu mi
fai l'accoglienza del lupo? Scacci come uno straccione un frate, che
ha dette per te tante bugie...? vai, che ho lavato la testa all'asino;
ma nulla nulla che la palla mi balzi destra, se io non le do mio
danno, vedrai!»
Facendo queste ed altre querele, il frate s'allontanava da D...,
invelenito per quell'accoglienza inattesa. Tirava anche i suoi conti
sul bel guadagno avuto in quel negozio; e oltre l'ingratitudine
dell'Alemanno, gli sommavano l'inimicizia di quel Giuliano, il quale
avrebbe potuto trarlo chi sa in che guai, massime se le cose dei
giacobini finivano a bene... Questo pensiero gli faceva sudare le
tempia; e Marta che lo credette occupato d'alte cose, quando lo vide
la seconda volta passare vicino al calesse, senza dire nè ai nè bai;
forse gli fu più giusta di Anselmo, che gli tirò dietro a campane
doppie, come abbiamo visto! Al primo guado che trovò varcò il
torrente; e maledicendo la propria ventura, e macchinando di
ricattarsi sul signor Fedele, si ridusse mortificato al convento.
Intanto il padre di Bianca, rimasto sulla porta della chiesa di D...
se la discorreva col genero, che gli aveva fatto riporre il muletto da
quel suo servitore, il quale diveniva sempre più afflitto e taciturno,
a misura che gli pareva di vedersi dar ragione dal tempo, su quel
matrimonio riuscito male. Aspettavano essi che la sposa uscisse di là
dentro, dove non erano che due altre donne, inginocchiate lontane tra
loro, quasi fossero state gelose di non far indovinare l'una
all'altra, la grazia che chiedevano al cielo. L'Alemanno non aveva
detto parola sul fatto della sera innanzi, e il signor Fedele non era
stato sì matto da entrargliene; anzi temendo d'esservi alfine tirato,
finse di spazientirsi del vedere la figliuola star tanto in chiesa; e
chiese licenza di salire dal pievano, per una ambasciata che disse
d'avergli a fare. Dando gli ultimi tocchi ad un suo disegno, fatto lì
per lì, s'avviò frettoloso al presbiterio.
Don Apollinare aveva finito allora la colazione, facendosi dire da
Mattia, la terza o la quarta volta, quel che gli era seguito in tanti
mesi; e parlando di Giuliano, tanto gli tirava su le calze colle
dimande, che il sagrestano per ricattarsi di quella noia, pigliava un
diletto crudele a narrargli quanto il giovane fosse ben voluto dai
Francesi. Accertava che egli non era buono a far male a un pulcino, ma
mostrava di conoscere certi suoi sdegni, certi nemici che l'avrebbero
visto all'opera, se mai gli riusciva di tornare a D..., con una mano
di quei Sanculotti, i quali parevano pronti a servirlo in ogni suo
volere. Il pievano avrebbe voluto mentir per la gola Mattia, delle
lodi che dava al giovane; ma sentendosi il cuore appeso a un filo, si
ratteneva; e si sarebbe acconciato a barattare i panni con lui, se coi
panni avesse potuto pigliarne la sicurtà, e la buona grazia che egli
mostrava d'avere da Giuliano.
Donna Placidia ascoltando anch'essa quei racconti, se ne stava colle
mani appaiate fra le ginocchia, cogli occhi nel fratello tra pietosa e
annoiata: e pensando che i Francesi potevano capitare dall'oggi al
domani; lasciava sul tavolino la chicchera, il bricco, tutte le cose
di cui il pievano s'era servito; perchè le pareva tempo perduto
rigovernarle, avendo forse ad essere uccisa fra un par di giorni, e
sentendosi dentro un'anima da salvare.
Mattia era in sul bello delle sue spacconate; quando s'intese su per
la scala un passo domestico, e subito apparì sull'uscio del salotto il
signor Fedele.
«Ohe!--esclamò balzando ritto il pievano--che sono già a C...?
«Chi?
«I Francesi!
«Manco per sogno!
«Dio lodato!--sospirò il pievano dando un'occhiata di traverso a donna
Placidia, la quale nè s'era turbata prima, nè rassicurata poi; e
ripigliato animo, tirò l'amico a sedere, in sulla sua poltrona,
soggiungendo:--allora segga qui, dove siede sempre la sua figliuola...
«Appunto sono venuto a vederla per essa, e mi abbisogna un servizio...
«Ma due, se posso!--rispose don Apollinare; e allo sguardo dato
intorno dal signor Fedele, avendo capito che costui voleva non essere
ascoltato da altri, fece un cenno a donna Placidia e a Mattia, i quali
se ne andarono di là in cucina.
«Ecco!--prese a dire il signor Fedele, tenendo la persona sporta un
tantino verso il pievano, come soleva tenerla verso i clienti, che
sempre si faceva sedere di faccia:--jeri sera al tardi capitò a C...
mio genero, a farmi una mezza scenata; e ripartì piantandomi come un
matto. Io voleva venire qua subito, ma ho aspettato fino a stamane,
perchè mi sarebbe parso di dargli appicco a credere che io credessi,
quel che egli crede... cioè... che la mia figliuola... basta!
Brevemente... questa mia figliuola voleva bene ad uno quaggiù di D...
«Lo so! lo so! lo so! Il figlio della signora Maddalena!--disse il
pievano facendo una brutta smorfia, in cui compendiò tutto quel male,
che per prudenza non aveva detto, parlando del giovane con Mattia.
«Appunto! Ma io l'aveva promessa, e sebbene essa in sulle prime si
mostrasse restìa, si mise di mezzo il padre Anacleto...
«Ma se so tutto!...» tornò a dire il pievano.
«Tanto meglio! Si fecero le nozze... le feste parevano voler durare un
anno e un giorno, come quelle dei principi...: ma to! il diavolo se ne
immischia, lo sposo porta qui mia figlia... e chi sa? Qualche
occhiata, qualche rossore... siamo deboli..., e tra persone che
s'abbiano voluto bene... Insomma... signor pievano, ella può rimediare
a tutto... quel suo parrocchiano, me lo disse il padre Anacleto, è un
giacobino...: se ella lo chiamasse... se lo ammonisse... e sin che mia
figlia sta in D... gli vietasse d'uscir di casa...
«E temo che egli chiuderà noi in casa nostra:... e ci brucierà corpo,
beni, e ogni cosa...!» sclamò il pievano levandosi in piedi.
«Corpo, beni, ogni cosa!--proruppe il signor Fedele, levandosi
anch'esso, cogli occhi strabuzzati e col fiato grosso.
«Egli verrà coi Francesi che se l'han pigliato per guida! Ah! amico,
lo vuole un consiglio da fratello? stia pronto a fuggire..... o si
tenga l'olio santo in tasca..... chè s'egli viene quaggiù e ci
acchiappa, guai!
«Grazie, signor pievano,--disse tremando il signor Fedele, e uscito a
furia dal presbiterio, per poco non montò sul muletto tenuto là pronto
dal vecchio servitore, senza risovvenirsi di Bianca nè dello sposo. Ma
questi discendeva appunto, ed appariva sulla porta del suo quartiere,
respingendo dolcemente la giovane donna, la quale si teneva stretta a
lui, e pareva non lo voler lasciare. Egli si spazientiva, e chiamò il
suocero, vergognando d'essere veduto in quell'imbarazzo dai
commilitoni, che cominciavano a passare frettolosi e affaccendati, e
si raccoglievano intorno a una casa, sulla quale sventolava un'ampia
bandiera imperiale.
«E adesso che c'è?--sclamò il signor Fedele, correndo verso il genero.
«I Francesi hanno assalito i nostri sui monti del Finale....
«O Dio!--soggiunse il signor Fedele--e farò a tempo a correre insino a
C...?
«Purchè si spicci...» disse l'Alemanno scioltosi alfine da Bianca; la
quale s'avvinghiò al padre, per non cadere di sfascio: e «deh! gridava
dietro lui, non andare, non andare!» ma il marito disparve.
Allora essa si volse a pregare il signor Fedele, ed egli invece
facendo ogni sforzo per levarsela dai panni, rispondeva:
«O tua sorella, tua zia, ti pare che le possa lasciar sole...? Non sai
chi viene coi Francesi? quel giacobino rabbioso che tu stimavi un
santo...! E ci vuole tutti morti, ci scannerà tutti...! m'hanno
avvisato...»
Bianca udendo rammentare Giuliano, rimase spossata. Ond'egli riuscito
a sciogliersi dalle braccia di lei, corse al muletto, vi fu sopra
aiutato alla meglio dai soldati che arnesavano in fretta pei loro
ufficiali; e giù pel colle senza badare a pericoli, fu al piano
appunto in quella che il calesse della signora Maddalena tornava nel
borgo. Non si fermò coi curiosi, ma lavorando di garetto contro i
fianchi della povera bestia, prese la via di C... così di buon passo,
che se al generale Alemanno fosse bisognato spacciare un messo a
quella volta, in gran diligenza; niuno l'avrebbe potuto servire meglio
di lui. A mezza via abbattutosi in un ulano che veniva da C... a
briglia sciolta; egli ebbe tanta paura del rumor della spada, del
lucicar della lancia nel nembo di polvere che si levava attorno a quel
cavaliero, che fu a un pelo dal ribaltare; e se il muletto avesse
assentito alla strappata che gli diede per cansarsi, sarebbe andato a
fiaccarsi il collo giù dalla ripa. Ma come Dio volle, giunse a C...
sano e salvo, a vi trovò un bolli bolli mai più veduto. Già n'erano
partiti il parroco, il clero, i maggiorenti, e per le vie la folla era
stupefatta, come tribù di selvaggi che stesse guardando un eclisse.
Smontato alla porta di casa sua, legò il muletto al martello
dell'uscio, e salì tempestando la scala. Appena fu dentro, e vide ogni
cosa a suo posto, egli che aveva temuto di trovar la casa già
saccheggiata dai birboni del borgo; diede una grande rifiatatona, e
chiamò damigella Maria con tal voce, che i vetri delle finestre
n'ebbero a stridere come per uno squillo di tromba. La cieca e
Margherita comparvero, ed egli affannato: «animo, mettete insieme un
po' di roba, e si parte... son qua i Francesi.
«E Bianca?--chiese damigella Maria.
«Sta meglio di noi! animo! la roba e si parte!--e così dicendo passò
difilato nello studiolo; ivi aperse un armadio, ne cavò l'oro, i
fogli, le cose di prezzo, e messo ogni cosa in un sacchetto, se lo
nascose sotto l'abito, stringendolo al petto come un bambino.
«Eccole qui!--sclamò tornando in sala, e vedendo che la cognata e la
figliuola non s'erano mosse--eccole qui, che stanno a fare le
scimunite...! animo, a chi dico? chi comanda qui? Partiamo senza roba!
«Cognato--rispose la cieca dolcemente--io e Margherita si resta in
casa.
«Ma non sapete che coi Francesi, viene pure quello scellerato di D...»
In quel momento s'udì un suono di tamburi che schiantò le viscere del
signor Fedele, e fece impallidire Margherita e la zia.
«O Dio!--disse egli affacciandosi alla finestra--ed io sto qui
predicando ai porri...! Se vorrete seguirmi fino a stassera, sarò al
Convento.... più in là non so....
E infilata la scala, in un lampo fu al fondo, a cavallo, in cammino; e
il passo del muletto, si perse lontano negli altri rumori. Margherita
s'affacciò per vederlo, e ruppe in pianto.
Passavano per la via maestra i fanti di Türkeim e di Colloredo, bella
e grossa schiera che da quasi un mese alloggiava nel borgo. Usciti in
armi all'alba di quel giorno, avevano corsa per tutti i versi la
campagna; adesso coperti di polvere, mezzi morti dalla fame,
attraversavano il borgo colle bagaglie, coi carri, colle vivandiere,
strascico infinito e molesto.
«Se tu piangi--disse la cieca alla nipote--vai pure con tuo padre: ti
farò accompagnare da qualcuno...
«Ma non si poteva andare con esso anche noi?
«L'ho obbedito una volta, e mi basta... Così non l'avessi fatto, e
Bianca sarebbe forse felice. Io di qui non mi muovo, fossi certa di
dovervi morire.
«O zia, io morirò con lei! sclamò Margherita, stringendosi alla cieca.
«Eh via che non moriremo...! I Francesi non saranno peggiori degli
Alemanni. Andiamo a chiudere la porta, e niuno ci darà noia.»
I fanti continuavano a passare, facendo rimbombar le volte della scala
in guisa lugubre; ma il loro aspetto non aveva ancora nessun segno di
rotta patita. Soltanto gli uffiziali, vedendo chiudersi le case, e le
genti del borgo fuggire, parevano addolorati di non poterle difendere.
Poi fu silenzio sin verso l'ora di desinare; silenzio, dico, d'armi e
d'armati, perchè i borghigiani rimasti tirarono innanzi a fare per le
vie, i capannelli, i lamenti, i sinistri presagi. Ma più sul tardi
furono viste altre schiere, venire innanzi spingendo sui muli, sulle
barelle, una moltitudine di feriti; e a mirare come erano scomposte, e
come correvano ora alla sfilata, ora affollandosi, si capiva che
tornavano dalla battaglia seguita il mattino verso Settepani.
Affrontate dai Francesi furiosamente, avevano abbandonato le difese
dei monti; e rotte, perseguitate, afflitte di molte morti, si
rivolgevano anch'esse a D..., dove il generale Alemanno, chiamava
tutto l'esercito per messi a cavallo, che venivano come razzi; avendo
egli disegnato di far la massa in quel luogo.
Così dalle creste più alte dell'Apennino al piano di C.., la via
rimaneva aperta ai Francesi, i quali parevano risoluti di ferire
qualche gran colpo in val di Bormida; e calavano con ardire
inestimabile, rapidi, improvvisi, nuovi nei modi di guerra, come se il
fulmine li guidasse.
Finito lo strascico degli infermi, dei malconci, degli spedati, le vie
di C... rimasero mute davvero e deserte. Le famiglie rimaste, si
turarono in casa, aspettando ogni minuto di udire i Francesi sfondar
le porte. Ma passa un'ora, passane un'altra, questi non arrivavano; nè
i più animosi affacciatisi all'abbaino dei proprii tetti, videro gente
venire giù per la valle, o polverio o altro segno che l'annunziasse. A
poco a poco qualche finestra s'aprì, qualche porta stridè sui cardini,
qualche domanda fu scambiata da casa a casa; poi alcuni monelli furono
visti farsi cenni da via a via, correre, raccogliersi camminando in
punta di piedi, e parlar basso tra loro, come temessero di turbare il
sonno a qualcuno. Si consigliavano, s'animavano, facevano alle
pagliuzze chi dovesse andare fuori le mura, fino ad un certo punto, a
scoprir paese: e uno, due, tre partivano, sparivano, tornavano,
recando nulla. Allora presero a lagnarsi ad alta voce degli Alemanni
partiti, e dei Francesi non venuti; e fatto gruppo intorno al pozzo
della piazza, parevano essi i padri del villaggio, deputati a far le
accoglienze alla soldatesca nemica.
Di questo andare il giorno volgeva alla bassa ora; e già nelle case si
pensava con più spasimo, al gran tafferuglio che sarebbe stato, se i
Francesi fossero capitati di notte: quando tra quei fanciulli del
pozzo, qualcuno con viso maravigliato, additò il castello; e tutti si
volsero a guardare da quella parte, con tanto d'occhi, silenziosi, gli
uni accostandosi agli altri, come i pulcini all'apparire del nibbio.
Tra i ruderi di lassù, si vedevano uomini strani, sporgere il capo,
mostrarsi dal petto in su, arrampicarsi fin sugli alti comignoli,
agitando armi e fogli che spiegavano al vento, chiamando coi cenni i
monelli. Questi consigliatisi tra loro un poco; parte spulezzarono
paurosi, parte confortati da qualche adulto, che parlava dalle
finestre socchiuse, mossero verso il colle, dapprima alla sfilata,
quindi pigliando sicurtà; da ultimo facendo a chi arrivasse primo.
Pareva che andassero non a vedere quegli stranieri, creduti mangiatori
di bimbi, ma a far galloria; come i dì della settimana santa, che dopo
gli uffizi, solevano salire in castello a frotte, suonando un
diavoleto di nicchi, di tabelle, di raganelle, per imitare i Giudei
andati dietro Gesù in sul Calvario.
Accozzatisi con quei soldati, che erano scorridori Francesi, venuti
lassù a spiare la terra; alcuni rimasero sul ciglio del colle a
chiaccherare e a ricevere carezze; altri tornarono al basso a portare
certi fogli, che, letti dai sapienti, dicevano ai popoli delle Langhe
stessero di buon animo, accogliessero i repubblicani per fratelli,
perchè tali essi volevano essere a tutte le genti, cui portavano
libertà e pace.
Rinfrancatisi alle belle parole del generale Francese, alcuni
borghigiani si fecero cuore e salirono in castello. Chi l'avrebbe mai
pensato? Di lassù guardando verso mezzogiorno, le colline popolate qua
di vigneti baldanzosi, là di castagni antichissimi, scintillavano
d'armi percosse dal sole che andava sotto. Il bagliore di quelle armi
atterriva; ma se quei Francesi che le portavano, erano come quelli
venuti sino al castello, gente più cortese e alla buona, non si poteva
immaginarla mai più. Le accuse che loro si facevano da parecchi anni,
erano adunque fatte a torto; e così pensando, quei borghigiani si
lasciavano menare verso le alture, dove le bande appena arrivate, già
lavoravano a far terrati, abbattute, ripari; allegre, pronte,
maravigliose a vedersi tanto erano industri.
Su d'una collina, alla quale alcune case leggiadre davano aspetto più
domestico; i Francesi avevano fatto sosta in gran numero, e ponevano
il campo. Una di quelle casette, ornata la porta e le finestre d'un
bugnato di pietra verdastra, e cinta di mortelle che facevano siepe
alla spianata; era la villa di don Marco. Il poderetto che le si
stendeva a piè giù pel colle, formava il patrimonio ecclesiastico del
povero prete; il quale lo coltivava a sue mani, coll'aiuto di qualche
giovane dei dintorni, chiamato a far giornata. Egli soleva ritirarsi
in quella casetta alla stagione dell'uve; ma quest'anno vi si era
confinato già da due mesi, proprio quel giorno, in cui era tornato da
D.... dopo aver data alla signora Maddalena la trista nuova del
mutamento di Bianca. Quei mesi erano passati; della signora e di
Giuliano, non aveva più risaputo nulla; del matrimonio di Bianca
gliene avevano parlato i villici, ma egli non ci badò; e siccome
quell'anno i vicini non erano venuti a villeggiare lassù, perchè coi
tempi che correvano si stava più sicuri nel borgo, pareva al buon
vecchio d'essere in una solitudine, proprio come l'aveva sempre
desiderata.
Quel giorno della venuta dei Francesi, egli se ne stava, sul vespro,
leggendo nel breviario, e pascendo il cuore nella mestizia dei salmi,
coll'animo più nell'altro mondo che in questo.... A un tratto udì un
vocìo intorno alla casa, e affaciatosi vide sulla spianata una mano di
soldati, nuovi all'assise, all'armi, al portamento leggiadro e
guerriero.
«Chi siete?--chiese don Marco un po' turbato.
«Viva la repubblica! viva la Francia!--urlarono quei soldati agitando
le armi, e levando in alto i loro cappelli a due punte.
«Viva l'umanità!--rispose don Marco, alzando le mani e gli occhi al
cielo; e i soldati a coro--«viva l'umanità!»
Allora il prete discese, portando le chiavi di certo ripostiglio dove
teneva in serbo un po' di vino. Ed ebbe da fare un bel che, cogli
abbracciamenti, colle strette, coi baci di quei soldati; i quali,
sebbene l'avessero riconosciuto ai panni per un prete, l'acclamavano
di gran cuore, e qualcuno forse per canzonatura. Frattanto i più
ghiotti invasero la casetta; tra quattro o cinque tirarono fuori un
caratello dal ripostiglio, e postolo sulla tavola di pietra in mezzo
alla spianata, vi furono attorno avidi, come uno sciame d'api ad un
alveare.
Don Marco guardava sorridendo, quando fu visto aprirsi un varco fra i
mirti della siepe, un giovane che gli si strinse al collo dicendo:
«Buon dì, maestro, mi dia nuove di mia madre!
«Tu?--sclamò don Marco rivenendo dalla sorpresa, e ravvisando a fatica
Giuliano che s'era lasciata crescere la barba, e si aveva tagliata la
coda;--Tu? Meno male che non entri nel tuo paese coll'armi alla mano!
Ma donde vieni.... dove sei stato sino ad ora, che cosa sei?
«Servo da chirurgo la repubblica francese. Mi dica per carità, di mia
madre sa nulla?
«Nulla, ma ne sapremo, e come ci stai con costoro? e quelli là chi
sono?»
«Sono uffiziali che accompagnano un generale.....
«Andiamo da loro.....»
E tirando Giuliano, s'avviò con lui verso una vetta, alla quale saliva
una brigata di cavalieri, alcuni con sì bei pennacchi sui cappelli,
che dal tempo dei feudatari i boschi di lassù non avevano più veduto
nulla di sì leggiadro.
Quei cavalieri andavano a porsi su d'un poggio, donde si scopriva
tutta la valle sino a D....., di cui si vedevano biancheggiare
nell'ultima luce del giorno i tre vichi. E guardando verso quelli con
grossi cannocchiali, gesticolavano parlando tra loro, forse del
brulichìo d'Alemanni, che coll'aiuto di quegli strumenti, vedevano
farsi in quel luogo.
Giuliano giunto sul poggio con don Marco, subito pose l'occhio su quei
lembo di terra. Ah! lo scoprire da lontano la casa paterna, e colla
fantasia e colla memoria figurarsi quello che vi si fa dentro, è pure
la dolce cosa! Ed egli volò laggiù coll'anima, e quasi s'inginocchiava
colle mani giunte; ma in quella don Marco mettendogli la mano sul
braccio, gli accennò di porgere l'orecchio a quel che si diceva da
quei cavalieri.
Esplorando coi cannocchiali la valle, essi avevano visto alcuni uomini
armati di schioppi, entrare ed uscire dal convento dei Minori
Osservanti, lontano di lassù meno che un miglio; e accompagnati da
frati che spiccavano bruni sul tufo biancheggiante dei colli, quegli
uomini andavano e tornavano con portamenti sospettosi.
«Spacciate una compagnia a quel covo di ladri laggiù!--diceva il capo
della brigata, levandosi il cannocchiale dall'occhio e segnando con
quello il convento:--fucilino quanti coglieranno armati, monaci o
villani. Le donne, i vecchi, i fanciulli, se ve ne saranno, guai a chi
torce loro un capello!»
Un cavaliere partì come un razzo, a far l'ambasciata.
Quel fiero comando, quel pronto obbedire, posero don Marco in gran
turbamento.
«Faranno davvero?--chiese egli a Giuliano spasimando la risposta.....
--Sicuro!--rispose Giuliano--ma non dubiti, correrò io al
convento......
«Bravo!--proruppe don Marco--io t'accompagnerò.....
«Che! bisogna andar cauti, chè costoro non sono gente da pigliar a
gabbo. Piuttosto ella se ne vada giù nel borgo, persuada gli anziani a
mostrarsi amici ai Francesi. Fra poco arriverà il grosso dell'esercito
che lasciammo a due miglia di qui.....: vada, ma cauto, le ripeto; al
convento ci penso io.»
Mentre essi parlavano, la cavalcata s'era tolta dal poggio; i colli si
coprivano di fuochi; e i repubblicani cominciavano a cantare la
Marsigliese, salutando la sera e la vigilia d'una battaglia odorata
nell'aria.
Don Marco pareva ringiovanito, e separandosi da Giuliano, si fece
promettere che si sarebbero riveduti nel borgo. Il giovane partì;
pigliando cautamente la via dei boschi, e ora giù per una ripa, ora su
per una costa, giunse vicino al convento, certo d'avere fatto assai
presto. Ma udendo, nell'arrivare, a un trar di schioppo, un rumore di
lamenti, di guai, di voci irate e minacciose, s'arrestò ad ascoltare.
Che vi fossero gli Alemanni? Tutt'altro! Lo colse un brivido, gli
rimorse d'essere venuto per un giro troppo lungo, si slanciò innanzi
risoluto, seguisse quel che poteva seguire. Infilando i pergolati,
s'udì spianare in faccia uno schioppo, e una scolta francese gridargli
chi fosse.
«Viva la repubblica!--rispose Giuliano cogliendo a fatica fiato
bastante, e passò. Giunto in cima di corsa, per la porta allato alla
chiesa entrò nell'orto, donde il rumor delle voci veniva più alto;
scantonò dietro il coro, e là come un baleno che gli desse negli
occhi, vide tre uomini legati in fascio da una grossa fune, un
drappello di soldati spianar gli schioppi, una vampa, una nube, e col
tuonar di quell'armi udì un grido alto: «oh signor Giuliano!»
Dall'orlo d'un calcinaio dov'erano stati posti, i tre caddero sugli
avanzi della calce spenta, e la tinsero di sangue: il lume delle torce
prese in sagrestia e portate da' soldati, rischiarava in funebre guisa
quei corpi, le mura del refettorio, della chiesa, del campanile che
dal mezzo in su torreggiava nel bujo; e sulla cima, allo scoppio delle
moschettate, un gufo s'era taciuto, senza osare, povera bestia,
pigliare il volo.
Giuliano si arrestò, si asciugò la fronte, e gli parve di sentirsela
fra uno strettoio. Di chi era quel grido che più doloroso non lo
avrebbe potuto gettare un'anima, voltasi addietro dalla soglia
dell'inferno, a chiedergli aiuto? Passò dinanzi ai soldati che
ricaricavano l'armi severi, balzò nella fossa, e guardò i morti. Un
d'essi era Mattia.
«Che fate?--gridò l'ufficiale francese, correndo verso il calcinaio
colla spada sguainata.--Ah! chirurgo, siete voi? Vi paiono morti per
bene?
«Sì.....--ma..... e quello lì che cosa aveva fatto?--chiese Giuliano
additando Mattia.
«Costui? Era uno spione cui abbiamo già perdonata la vita una volta.
Fuggì dal nostro campo due giorni or sono; fu colto qui, i nostri
l'hanno riconosciuto..... e si capisce.....»
Questo era un fatto da perderci la mente. Ma come mai Mattia s'era
fatto cogliere in quel convento? Era o non era ancora stato a D.....?
O forse non poteva essere venuto di là mandato dalla signora
Maddalena? Oh! avesse potuto dare metà degli anni che gli rimanevano,
per averlo vivo un'altr'ora, Giuliano l'avrebbe fatto, e di che cuore!
Con questi pensieri che gli si azzuffavano nella mente, e col cuore
trambasciato, Giuliano si volse per chiedere all'uffiziale ancora
qualcosa. Ma questi se n'era andato, e i soldati con lui, nel
convento; dove scale e corridoi suonavano di passi e di colpi menati
co' calci degli schioppi, a sfondare gli usci alle celle. Allora egli
si avviò da quella parte, e affacciandosi ad una porticina che
dall'orto, per un andito, metteva nel chiostro; vide come il terrore
della morte scolorava i volti d'una moltitudine di frati, di villani,
di donne e di gentiluomini, che parevano cadaveri, tenuti ritti l'uno
dall'altro tant'erano stipati. Costoro erano la più parte persone che
s'erano venute a rifugiare nel convento; e sebbene sapessero dei
Francesi arrivati in C..., credendo che anche per costoro la notte
fosse fatta per dormire, s'erano lasciati cogliere, come uno stormo
d'allocchi presi alle paretelle. E non avevano avuto tempo
d'accorgersi che i repubblicani venivano a quella volta, che già gli
schioppi dei villani erano stati strappati dalle loro mani e rotti ai
pilastrini dei pergolati; le schiene rimbombarono percosse dalle
pugna; le bocche cessarono i guai, per le grandi palmate che vi
calarono sopra. A urti, a spintoni erano stati chiusi tutti nel
chiostro, dove il rumor delle schiopettate che avevano morto Mattia e
i due compagni; loro era parso il segno della fine imminente.
Giuliano guardò quella folla dolorosa, e (non per profanare una
credenza) gli pareva d'essere giunto al Limbo, tanti furono gli occhi
che si volsero a lui pieni di speranza, forse per qualche segno di
somma dolcezza e di mestizia che aveva nel viso. A un certo moto che
egli vide farsi in un punto fra quei miseri, ne scoprì due che si
stringevano e si turavano nei panni, quasi per nascondersi a lui.
Erano il padre Anacleto ed il signor Fedele, i quali avrebbero dato la
loro parte di paradiso, pur di non vedere là in mezzo quel giovine,
terribile a loro più d'ogni francese. L'aveva pur detto il pievano di
D...! Colui veniva a pigliarsi una vendetta, che niuno, salvo uno
scellerato par suo, avrebbe saputo pensare! Così sussurrava il signor
Fedele al frate; il quale osando allora fissare un tantino Giuliano,
credette di vederlo fare il viso d'un beccaio, che affilando i suoi
coltellacci, cercasse nel branco un par di pecore, da scannare le
prime. Tremavano come foglie di pioppo; fiato non ne avrebbero avuto
tanto da levarsi un bruscolo dalle labbra; e il cuore faceva loro tali
schianti nel petto, che sarebbe stata crudeltà non ucciderli d'un
tratto, o non mandarli liberi a dirittura.
Un senso, che non seppe mai dire di poi se fosse più di pietà o di
spregio, si dipinse sul viso a Giuliano; perchè occhi più umiliati non
s'erano mai chinati dinanzi a lui. Se gli archi del chiostro,
squallidi come oggi sono, serbassero alcun segno delle occhiate di chi
in quella notte credè vederli l'ultima volta, certo sarebbe dei
quattro occhi del frate e del signor Fedele. Il giovane si rivolse
all'uffiziale francese che stava anch'egli in mezzo alla folla, e gli
disse: «Capitano, se me li date, questi due gli acconcio io.»
«Ah! ah!--rispose il Francese--avete le vostre vendette da fare? Già
siamo nei vostri paesi! Accomodatevi; due più, due meno non fanno
caso.»
Giuliano, in mezzo a un gran bisbiglio, prese quei due, li trasse
fuori, attraversò la cucina saccheggiata; e uscendo per la postierla
di questa, si mise con essi sulla via che menava alla palazzina del
signor Fedele. Camminavano muti, essi dinanzi, egli di dietro; e i
disgraziati credevano ad ogni passo di sentirsi dar nelle spalle
qualche arma, veduta con certo occhio che loro pareva d'aver nella
nuca. A un tratto Giuliano si fermò e disse:
«Chi sa dirmi che cosa fosse venuto a far qui quel Mattia che fu
fucilato?
«Era venuto per me...,--cominciò il signor Fedele.
«Anzi per me;--interruppe il padre Anacleto--mi portò una lettera...
«Una lettera che parlava di me--» protestò il signor Fedele, subito
mordendosi la lingua per l'imprudenza che stava per commettere.
«E per avventura, disse nulla di mia madre...?--incalzò Giuliano,
troncando quella brutta gara.
«Oh..... sua madre la vedemmo noi stamane, che veniva a fare una
scarrozzata verso C...--rispose il frate facendo la voce rispettosa.
«Grazie!--disse Giuliano; e con quelle due consolazioni di sapere che
sua madre stava bene, e che Mattia non era venuto a morire al convento
mandato da lei; dava di volta per piantare quei due. Ma allora avvenne
cosa che gli fece alzare gli orecchi subitamente.
I colpi di moschetto da cui erano stati uccisi Mattia e gli altri due
miseri, avevano messo in sospetto una grossa avvisaglia d'Alemanni,
che velettavano i monti di là del convento verso D..., ed erano corsi
a quel tetro richiamo. Buon pei Francesi, che avevano posto assai
innanzi le loro scolte, le quali diedero voce del nemico vicino:
perchè appunto in quella che Giuliano era lì per allontanarsi dal
frate e dal signor Fedele, che quasi gli erano cascati ai piedi dallo
stupore; le schioppettate incominciarono, le fiamme si levarono alte
sopra il convento cui i Francesi avevano appiccato il fuoco, e non si
udirono più che grida d'Alemanni accorrenti, grida di Francesi che si
ritiravano; voci di poveracci che si chiamavano tra loro fuggendo dal
chiostro; e dai monti vicini, urli di villani, e persino qualche suono
di nicchio marino, ma rado e restio. Parte degli Alemanni si
arrestarono a spegnere l'incendio, parte inseguirono i Francesi, i
quali facendo testa quando potevano, rispondevano di grandi
schioppettate; e ai lampi di queste si capiva dov'erano gli uni e gli
altri; e per l'aria scura solcata da tante palle era un sibilio, che
pareva una zuffa di serpenti foiosi.
Giuliano non avendo più nulla a fare in quel tafferuglio, pigliò la
via di C... Il signor Fedele e il padre Anacleto, sebbene non
invitati, gli tenevano dietro come due bambini timorosi di essere
abbandonati in un bosco; e per vigneti e per campi inciampando,
ruzzolando, ma sempre alle sue calcagna, in capo a un'ora videro le
porte del borgo.
Il grosso dell'esercito Francese vi era giunto sul far della sera, ed
aveva posto il campo sul greto del torrente, sotto gli olmi intorno
alle mura, come per stringere d'assedio la terra. E riposava sicuro,
essendosi buon nerbo di cavalli spinto innanzi sulla via di D..., a
fronteggiare gli Alemanni, se qualcosa avessero voluto tentare.
Per certi chiassi a lui noti, Giuliano mise nel borgo quei due
paurosi; poi se ne scompagnò per cercare don Marco, col quale erano
d'accordo di rivedersi la notte.
Essi non osarono ringraziarlo; ma muro muro il signor Fedele condusse
il frate alla porta di casa sua. Salendo le scale, udirono damigella
Maria, Margherita e don Marco che parlavano del cognato, del convento,
dei Francesi che erano andati a farvi chi sa che tragedia. Esse
parevano disperarsi; e il prete si studiava di confortarle, dicendo
che anche Giuliano era andato laggiù, ma con animo generoso.
«Margherita, Maria, son qui! son qui!--entrò gridando il signor
Fedele; e la fanciulla e la cieca si lanciarono verso di lui; e
abbracciamenti e baci e lagrime mescolarono a parole d'affetto, mai
più dette là dentro.
«E sono qui per lui!--proseguiva il signor Fedele:--son vivo per quel
bravo giovane di D... che mi ha salvata la vita tre o quattro
volte!...»
«Oh!... alla fine delle fini,--interruppe il padre Anacleto, stizzito
da certe occhiate di trionfo dategli da don Marco:--lodare è bene, ma
se non fosse stato colui, tanto ci salvavano gli Alemanni...
«Ingrato!--urlò il signor Fedele; e per la collera non potè manco
accorgersi di don Marco, che se n'andava di quella casa, per non dire
al frate le amare parole che meritava.--«Dio perdona tutti, ma agli
ingrati no!»
E qui cominciò tra loro una contesa, in cui si dissero a vicende
parole acerbe, risentite, ingiuriose; rifacendo la storia, dal
rabbuffo toccato al frate quel mattino dallo sposo di Bianca, sino
alle prime cure poste da lui, a stornar l'animo della fanciulla
dall'amare Giuliano.
Intanto don Marco coll'anima piena di gioia per il bel fatto del suo
scolaro; giungeva in piazza, dove alla luce di lanternoni e di
schiappe di pino accese, vide alcuni cavalieri splendenti d'oro,
semplici negli atti e fieri nei volti, i cui lineamenti risaltavano
illuminati vivamente da quelle torce strane. Uno di essi discorreva
imperioso con qualcuno, che doveva stargli dinanzi, ma che non si
vedeva, per essere di certo a piedi e corto della persona.
«Voi non siete venuto ad incontrarci;--rimproverava il Francese,
continuando un discorso cominciato prima che Giuliano arrivasse--voi
vi ho dovuto scovare come un lupo; voi avete lasciato fuggire la gente
dal borgo come se noi si venisse a divorarvi; e forse i paesani vostri
che corrono la campagna, gli avete armati voi. Ma ho già fatti punire
i frati del vostro convento di laggiù, che invece di Cristi maneggiano
tromboni: e se ne ricordino bene, la repubblica Francese vuol bene a
tutti, ma guai a chi le contrasta! Voi intanto sarete custodito,
finchè mi abbiate fatto trovare cinquanta bovi, cento botti di vino,
ventimila pani...
«E in grazia,--rispose ardito colui che non si poteva vedere, ma che
don Marco riconobbe alla voce pel Sindaco; un omicciattolo che a
pagarlo un quattrino, sarebbe parso buttar via la moneta;--in grazia,
signor generale, tutta questa roba dove la piglio?
«Ingegnatevi!
«Ma il buono e il migliore, se l'han portato via gli Alemanni!
«Dovevate opporvi...
«Già... per farmi accoppare da loro, perchè tutt'una mi accopperete
voi...!
«Arrestatelo! domani la roba, o faccio appiccar il fuoco al villaggio!
«Ed io vi porterò il tizzo![1]
[1] È storia.
«Bravo!--fu lì per esclamare don Marco, ammirando il Sindaco che se la
sbrigava così da valent'uomo; ma buon per costui che Giuliano capitava
a porsi di mezzo, che se no il Francese l'avrebbe conciato come si
poteva immaginare alla rabbia, che gli sbuzzava dagli occhi. Il
Sindaco e il Francese che si lasciò chetare da Giuliano, rimasero, che
uno avrebbe dato, l'altro si sarebbe accontentato, di quel che si
poteva trovare; e quando quella adunanza si sciolse, il giovane si
sentì pigliare per la mano, e dire: «ora poi, mi pare che tu abbia
fatto anche troppo. Andiamo a casa mia, che tu caschi della
stanchezza.».
Chi gli parlava a quel modo era don Marco, che di maraviglia in
maraviglia, cominciava a provare per lui un po' di venerazione.... E
Giuliano si lasciava menare non badando dove; ma quando fu nel vicolo
del prete, come fumea di bevande acri e stupefacenti, sentì levarsi le
immagini delle cose vedute di fresco, mescolate alle memorie
rinascenti alla vista di quella casa. Entrando da don Marco
s'abbandonò spossato sul vecchio divano; e il prete si diede attorno
per ammanirgli un po' di cena, con pane ed uva, che s'era procacciato
a fatica. Ma quando ebbe apparecchiato e chiamò l'ospite, per
offrirgli quella grazia di Dio, e farsi raccontar meglio le cose
avvenute al convento; lo trovò addormentato di sonno così profondo,
che manco una cannonata l'avrebbe svegliato. Egli allora s'ingegnò ad
assettare i cuscini del divano, in guisa che non dormisse a disagio;
poi fatto coll'indice un cenno, come per fare star zitto qualcuno,
tolse di là il lume, e in punta di piedi andò a porsi nella stanza
vicina. Ivi chiuse gli occhi anch'esso, e come li riaperse, credè di
avere dormicchiato forse un'ora. Ma se gli fosse venuto in mente
d'affacciarsi a guardare il tempo, avrebbe udito un rumore venir di
lontano, somigliante a quello di mare che si franga tranquillo alla
riva. Era l'esercito della repubblica, che ripigliate le armi, si
riponeva in via alle sue grandi venture.