CAPITOLO XVIII.

Quel gran pregare Giuliano di starsi lungi da D..., fatto dalla

signora Maddalena, nelle due lettere che gli aveva mandate; non veniva

soltanto dai pericoli che gli potevano incontrare per via degli

Alemanni, sempre occhiuti a cercarlo; ma ancora da cosa, che essa non

gli avrebbe menzionata per nulla al mondo.

Poteva essere una settimana che egli era partito, e gli Alemanni che

accampavano a C..., venuti gli aiuti grossi di Lombardia, erano stati

tirati indietro alla retroguardia; perchè avevano avuto sulle braccia

tutti i travagli di guerra dei mesi innanzi. E la meglio parte

alloggiavano in D..., dove lo sposo di Bianca aveva menata questa sua

dolcezza; alla quale i giorni passati nella casa paterna, dopo le

nozze, erano parsi mille anni; e i commiati presi da quelle due

piagnucolone della zia e di Margherita, una noia da finirsi alla

lesta, per non arrossirne. Tanto era stato il suo desiderio di

allontanarsi, che non aveva manco pensato che D... era la patria di

Giuliano; e giunta in quel luogo, s'era messa a tutt'agio, in casa ad

una delle famiglie più riputate del castello. Riverita, ossequiata,

invidiata, credeva ogni giorno di salire più in alto: e il signor

Fedele che veniva a visitarla sovente, si mostrava rispettoso verso di

lei, da non parere più suo padre. Lo sposo si serbava beato come il

primo dì delle nozze; ma a poco a poco, le usanze del vivere diverso,

e quel non avere un linguaggio da poter barattare gli affetti e i

pensieri chiaramente nella dimestichezza coniugale, nocquero a Bianca;

e i silenzi dolcissimi ed eloquenti da fidanzati; da marito e moglie

cominciarono a parerle freddezze. S'aggiungeva che egli, per sue

bisogne di soldato, era costretto a star fuori molte ore della

giornata; e Bianca rimanendo sola, s'infastidiva di quella sorta di

libertà; s'annoiava talvolta, talvolta piangeva, e pigliava un amaro

diletto ad accusare il marito di quelle assenze, che per lui erano

doveri compiuti tra due amori; quello della donna sua, e quello della

sua spada onorata. Essa allora pensava alle tante promesse avute da

lui prima del matrimonio; e rompeva sovente in querele, chiamava lo

sposo mancator di parola, persino disegnando di fuggire a C... per

fargli dispetto. Tuttavia quelle sue collere, quei suoi disegni

finivano in nulla; ed il marito non s'era ancora accorto del mutamento

cominciato a farsi nel suo umore.

Una sera, che quel mutamento era già innanzi, essa sedeva al balcone

ricreando la vista nelle montagne azzurre dell'orizzonte, le quali a

vederle dal castello di D... parevano lì per dileguarsi nell'aria. Al

venticello che veniva soave su dalla valle, quel torrente che si

vedeva immiserito nel suo letto arido e biancheggiante; quei pioppeti

delle rive, e i campi, e le case dei due vichi giacenti al basso; a

poco a poco pigliarono agli occhi suoi un aspetto così domestico, che

sembravano volerle dire qualcosa: e come avessero vaghezza di

tentarla, le rammentavano un viso d'uomo, che essa sapeva qual fosse.

Si schermiva alla meglio contro i pensieri che l'assalivano; ma questi

come i malanni, uno sull'altro nascevano nella sua mente; ed essa dopo

molto lottare, si lasciò alfine occupare dai ricordi del suo primo

amore. In quella era entrata la fante della casa per qualche servigio:

e da donna fatta alla buona, aveva chiesto a Bianca come le piacesse

il paese.

«Molto!--rispose Bianca, e quasi senza badare alle parole che le

cascavano dalle labbra, domandò a colei--la casa di quella che voi

chiamate la signora Maddalena, dov'è?

«Costaggiù,--s'affrettò a rispondere la fante, additando il vico sulla

riva sinistra del torrente--costaggiù, quella bellina e più alta delle

altre, che ha quei comignoli murati con garbo, e quell'arco che mette

su un piazzale. Il bello è vederla dentro! sale, arredi, specchi, è

una ricchezza!»

Bianca non aggiunse parole, non ringraziò colei neppure cogli occhi,

nè le pose mente quando se n'andò: ma guardando verso quella casa,

sentì nel cuore qualcosa che si ridestava come da un lungo

assopimento, e sciolse del tutto il freno alla memoria e alla

fantasia. Rammentando quel che era stata, e immaginando quel che

avrebbe potuto essere; le pareva di vedere una donna bellissima uscire

di quella casa, venire nel borgo a braccetto di quello scuolare di don

Marco, che aveva chiesto lei in isposa: e tutti coloro che

passeggiavano sul ponte a godere il fresco, sembravano lieti di poter

salutare la coppia avventurata, che essa coll'immaginazione

accompagnava attorno, e riconduceva in quella casa, della cui vista

non si saziava. Che amore, che pace, dovevano avere quei due sposi,

sotto la tutela dolcissima della signora che viveva là dentro, e

ch'essa aveva conosciuta a C... in tempi sì poco lontani! E vedeva la

casa come era fatta, e le sale e gli appartamenti; e le massaie venir

la domenica a riverire la padrona; e gli amici raccolti a veglie e a

banchetti; e il vicinato consolarsi d'una persona nuova così bella,

cortese e felice. Felice! Gli era verissimo che essa non la era meno

di quella immaginata e di ogni altra donna; l'orgoglio glielo faceva

pensare: ma quel potersi dire tante cose soavi nel linguaggio nativo

collo sposo; e avere per tale un uomo cui nessuno potesse tenere

lontano da casa, nè comandarlo! E poi il suo aveva certi modi

soldateschi anco in casa! Glieli avrebbe fatti smettere sì, ma

intanto... quel Giuliano... oh quel Giuliano! E sospirava seguitando a

fantasticare; e chiedeva a sè stessa se questi era in D..., che cosa

avrebbe fatto, se passeggiando si fosse abbattuta in lui; ondeggiando

tra il desiderio e la tema, che questo incontro, un giorno o l'altro,

accadesse davvero. Quella sera il marito stette più dell'altre volte a

tornare, ma essa non se ne accorse, nè pensò a lagnarsi d'essere

rimasta sola troppe ore; e quando egli se ne scusò con parole

affettuose, fu facile a perdonare. Ma indi in poi, o sola o con lui,

bastava che fosse in parte donde si potesse scoprire la casa della

signora Maddalena, sempre il suo sguardo posava sopra quella; e i suoi

pensieri v'entravano tra confidenti e guardinghi. Il marito, pur non

sembrando, aveva avvertita tra sè la cosa: ma si peritava a chiederle

che vedesse di così bello da quella parte. Anzi voglioso

d'accontentarla in tutto, o forse di scoprire da sè l'animo della

donna; un giorno, disceso con essa dal colle per andare a diporto,

l'accompagnava verso quell'arco, di cui pareva tanto invaghita. Bianca

si lasciava menare, con un batticuore crescente, man mano che

s'accostava all'arco; e camminava leggera come temesse che qualcuno

udisse i suoi passi, dolendosi seco di quelli del marito troppo gravi

e sgarbati. A un tratto giunti a scoprire l'atrio in fondo al

piazzale, essa diede volta quasi spaurita, ed egli rimase a guardarla,

impensierito: poi le tenne dietro, la raggiunse, le chiese che cosa

avesse visto, ed essa rispose, che nulla. Mentiva la giovane donna, e

s'egli in cambio di crederle, accagionando di quella sua

fanciullaggine cose lontane dal vero le mille miglia, si fosse

pigliata la libertà d'entrare in casa alla signora Maddalena; forse

avrebbe colto il filo di quella storia. La madre di Giuliano stava

appunto nell'atrio mentre che gli sposi erano comparsi vicino

all'arco; e subito ravvisata Bianca, s'era rimescolata come persona

cui venga fatto un oltraggio improvviso. Senza badare se i due

venissero innanzi; entrata in casa aveva detto a Marta s'andasse a

porre nell'atrio, e se qualcuno chiedesse di lei, rispondesse che non

si sentiva il caso di far accoglienze. Marta uscì, e trovando il

piazzale deserto, corse insino all'arco, donde vide gli sposi che

s'allontanavano pel vicolo lentamente. Si mise in capo di sapere chi

fosse la giovane compagna di quel soldato: e fattasi oltre finchè

trovò le comari del vicinato, raccolte a chiaccherare, intese da esse

che quella era la figliuola d'un signore di C..., sposata a

quell'Alemanno; il quale a lor parere sarebbe stato un bellissimo

uomo, se avesse avuto sulle spalle una testa un po' meno da far paura.

Marta tornò in casa studiandosi di far viso allegro, e in verità molto

afflitta, avendo capito che quella doveva essere la donna stata

carissima a Giuliano: l'accusò tra sè per trista e sfacciata; disse

che in sul piazzale non v'era nessuno; sentì l'amarezza delle lagrime

che la padrona aveva negli occhi; ma non cercò d'appiccare discorso,

nè di consolarla. La signora non si lagnò, ma anche quest'altro

dolore, di vedersi colei ronzare attorno alla casa, l'offerse in cuor

suo a chi ha in mano le bilance d'una giustizia più alta di quella

degli uomini. E allora, benedì la persecuzione degli Alemanni, che

avea costretto Giuliano a partire; perchè s'ei fosse stato in D...

essendovi anche Bianca, non sapeva qual guaio sarebbe potuto seguire.

Appunto in quel giorno capitò l'ortolano genovese colla lettera di

Giuliano. La signora Maddalena fattosi raccontare dal messo, quanto ei

sapeva del suo figliuolo; molto lo pregò di non dirgli come l'avesse

vista sofferente; lo pagò da donna larga del suo; lo chiamò amico di

sentimento; e gli confidò la risposta che abbiamo visto, certa che

Giuliano l'avrebbe obbedita. Così contando i giorni, e tribolandosi la

vita coi pensieri mesti e tremando sempre; la povera donna finiva

l'estate senza più avere novelle di lui; e non osando manco

affacciarsi a guardare il cielo dalla parte dove egli era, dalla tema

di rivedere quella Bianca, che in verità non comparve più, ma che le

pareva venuta là per ischerno. Le donnicciuole del vicinato, non

vedendola più da tanto tempo, chiedevano a Marta se la signora fosse a

letto ammalata: e la vecchia non rispondendo nè si nè no, faceva

spallucce e alzava gli occhi al cielo, quasi volesse dir loro che ne

chiedessero a quello. Esse sospiravano, badando a tenere lontani i

fanciulli, che non facessero chiasso intorno alla casa; e se a

qualcuna bisognava qualcosa da Marta, s'accostava alla porta, e

batteva riguardosa, per non dare molestia.

Ma una volta tra l'altre fu battuto da una mano che, s'udì al suono,

non aveva tanti rispetti. Era l'indomani di quel giorno, in cui

Giuliano e Mattia, incontratisi nel campo dei Francesi, il sagrestano

aveva pigliato l'incarico di venire a D... piantando il negozio e ogni

cosa, per far servigio al giovane fuggitivo. E per monti e per borri,

cansata la via lungo la vallata, in riva alla Bormida, ingombra di

soldati, che per allora o Francesi o Alemanni gli tornavano pericolosi

all'istessa maniera; costui giungeva alle ventidue, a scoprire il

borgo, dalla parte più aspra a venirvi. Non è da credere che alla

vista di quel suo luogo quasi nativo, egli cadesse ginocchioni

sclamando: o patria, o dolce paese! perchè a questa sorta di affetti

non ci aveva fatto il cuore; e per lui la casa e la patria, erano dove

si stentava meno il boccone. Ma un tratto che parve stesse

contemplando, lo spese invece a risolvere cui avesse a presentarsi

prima, o al signor pievano, il quale chi sa di qual occhio l'avrebbe

riveduto; o alla signora Maddalena, che di certo gli sarebbe stata

gratissima delle novelle che ei le portava. Gli uomini hanno sempre

caro di essere tenuti dabbene e generosi; e Mattia messo da parte il

pievano, deliberò di visitare la signora. Di che, passo passo, per

certi orti, tra siepi e fossati, giunse non visto sino al torrente, in

quella stagione quasi secco; lo varcò, fu sul piazzale a noi noto, e

appressatosi battè alla porta, in guisa, che ne rimbombò la sala, le

stanze, e la cucina nell'angolo più lontano della casa. Qual fu la sua

maraviglia quando gli si aperse, e si trovò dinanzi una persona, che

per poco non gli fece recare le mani agli occhi, dalla tema d'avere

sbagliato! Colei che l'invitava ad entrare con tanta cortesia era

proprio la figlia di Rocco? Proprio la figlia di Rocco, che a lui

apparito a quel modo, mentre lo si credeva morto da tutto il borgo,

sapeva domandare donde venisse con parole che parevano dette da una

signora? E quella veste, che egli rammentava d'aver veduta molti anni

prima, foggiata altrimenti, indosso alla signora Maddalena; come stava

bene a quella fanciulla! E l'acconciatura com'era di garbo; e le mani

come le si erano fatte bianche! Un forastiero l'avrebbe creduta figlia

della padrona; ma Mattia aveva buona la memoria, e nel suo stupore

tempestò le domande: «o tu, tuo padre e i tuoi, che cambiamenti vedo?

«E voi chi vi ha insegnato a battere alla porta come su un tamburo, e

a dar del tu alle zitelle?» disse Marta sopravvenendo a troncare le

parole del sagrestano: ma visto costui, mutò la cera e tacque,

maravigliata di quell'apparizione d'un uomo creduto morto.

«Meritereste,--disse Mattia altezzoso--che mi voltassi addietro, e le

novelle che porto me le tenessi per me...

«No... no! Mattia!--pregò Tecla, cui il cuore aveva già promesso assai

cose solo a vedere il vecchio,--venite, venite... se sapeste come la

signora è ammalata...!

«Malata!--sclamò Mattia quasi parlando seco stesso:--allora gli è

inutile che egli le mandi a dire che la aspetta là....»

Tecla si fece di fuoco in faccia, poi come un panno lavato; capì che

Mattia non poteva recare altre novelle che di Giuliano; e corse

volando di sopra, a dirne alla signora Maddalena.

«Dunque portate notizie di Giuliano?--sclamò Marta rimasta lì sulle

brage:--O Santa Vergine! e perchè non lo avete detto subito? Levatemi

di quest'agonia; dove l'avete visto?»

Qui Mattia cominciava a sballarne di grosse; e chi sa quante lune nel

pozzo avrebbe fatto vedere a Marta; ma buon per questa che Tecla,

scendendo la scala da non toccarne i gradini per la gran fretta,

chiamava lui dalla signora. E vi salirono tutti e tre, Marta

raccomandando pianamente a Mattia di parlar basso, per non dare

molestia alla povera donna, la quale di nulla si sentiva far male.

La signora Maddalena non discendeva più dalla scala da parecchi

giorni; perchè non era più il caso a salirla, senza pigliarne un

affanno, da durare oppressa delle ore. E però usava stare nella sua

camera, dove poteva coricarsi in certi languimenti che la coglievano

di quando in quando; e nelle ore men tribolate sedeva sul divano, di

contro al ritratto del marito, di cui parlava con Tecla a lungo ogni

giorno, narrando la dolce vita avuta con esso.

A vedersi dinanzi Mattia seppellitore di morti, e creduto morto egli

stesso da lunga pezza; la povera donna sebbene non fosse ubbiosa,

provò un senso, come se la morte glielo mandasse, chiedendo per esso

se fosse pronta. Tuttavia fece segno di volerglisi fare incontro, ma

rimase seduta, perchè alle forze non le riuscì.

«Mettetevi a sedere:--gli disse dolcemente--non vi chiedo nulla di

voi, che dovete essere abbastanza felice di rivedere i vostri...; ma

il mio Giuliano? che dice? che vita mena....? Mi aspetta sempre?»

Mattia sedutosi timidamente, la guardava; e tanto era il mutamento che

la vedeva aver fatto, che quasi gli pareva di udire la voce di

persona, la quale avesse sperimentata la morte e l'eternità. E stette

così senza rispondere; finchè la signora sclamò spasimata:

«Ma dunque voi mi portate qualche trista nuova?

«No signora--rispose Mattia al quale era rimasto nell'orecchio il

suono dell'altra domanda:--egli non la aspetta più...; anzi mi manda a

dirle, che ella si levi il pensiero di andarlo a raggiungere; perchè

il disagio della via è grande; la guerra sta per ricominciare;

potrebbe capitarvi in mezzo...

«E come sa egli che la guerra sta per ricominciare...?

«Eh!... chi l'ha a sapere se non lui...?

«Dunque s'è fatto soldato?--gridò la signora levandosi a mezzo

esterrefatta.

«Soldato no!--rispose Mattia dolendosi d'aver detto troppo:--ma al

campo dei Francesi è ben veduto, e tutti lo vogliono, persino i

generali... Insomma... io debbo andarmene.... non tema, egli spera di

vederla qui e presto...»

E si levava in piedi per andarsene davvero; perchè gli pareva che di

quel passo sarebbe uscito col dire alla signora, quello appunto che

Giuliano gli aveva imposto di tacere. Ma lo rattenne Marta, perchè la

signora diceva:

«Mattia, una cosa; di qua ai luoghi dov'è mio figlio, qual'è la via

più corta, e come si può fare a trovarlo?

«Si va a Savona;--rispose Mattia--di là si tira oltre verso Finale,

finchè si trovano i campi dei Francesi: si chiede del signor Giuliano,

e tutti sanno dire dov'è... Ma se manda qualcuno da quelle parti, non

gli dica che io ho detto...

«Non temete, Mattia; mio figlio non saprà che voi m'avete detto più

ch'egli non volesse. Marta, cercate nel cantarano... datemi

quell'involtino che sapete...»

E Marta avendo obbedito, la signora cavò una moneta d'oro e porgendola

a Mattia gli disse:

«Non per pagarvi, ma perchè vi ricordiate di me...

«Grazie--rispose Mattia pigliando la moneta:--e se posso servirla mi

comandi...

«Eh!... forse presto--rispose la signora sorridendo mestamente; e

tolti gli occhi da lui che usciva accompagnato da Tecla, nascose il

viso nelle mani e disse a Marta: «io non so che stanchezza mi venga

indosso: fate un po' più scuro, mi par di morire...»

Marta corse alla finestra, guardò nel cielo splendido laggiù

all'occidente che pareva tutto una gloria; e tentennando leggermente

il capo, alzò il pensiero dolendosi a Dio con un confuso timore. Poi

accostati gli _scurini_, tornò a sedere; e rimase zitta accanto alla

padrona, pensando a quest'altro mal passo di Giuliano.

Tecla intanto, accompagnato Mattia fino all'atrio, gli poneva

anch'essa in mano alcune monete, avute già in dono dalla signora; e

fissandolo con occhio che sarebbe stato impossibile mentirle, chiese

al vecchione:

«Dunque è proprio vero che egli verrà?

«Verissimo. Ma poveretto, a vederlo come è accorato c'è da compatirlo.

Oh! ora che mi ricordo, mi ha detto di raccomandarvi tanto a sua

madre...

«Addio, Mattia,»--disse la giovinetta arrossendo; e piantandolo

confusa e piena di fantasie, tornò su dalla padrona. In punta di piedi

s'accostò a Marta; questa le accennò di sedere e di tacere, ed

entrambe stettero mute, che si sarebbe inteso un moscerino a volare.

Mattia dato il primo passo fuori del piazzale, fu scoperto da alcuni

monelli che ruzzavano al piè d'un muricciolo, giocando alle palle di

piombo. Avessero visto ciascuno il suo nonno tornare dalla fiera colle

chicche, coloro si sarebbero mostrati meno allegri, che vedendo

Mattia; e subito gli furono quali addosso, quali dinanzi; correndo e

facendo capriole; dando voce pei vicoli di quell'arrivo improvviso.

«Il malanno ai ragazzi!» tempestò tra sè il sagrestano; e non potè

andar oltre a suo modo, perchè di qua, di là, due, quattro, dieci

paesani gli si fecero attorno sclamando, chiedendo, stringendo: in

pochi istanti si vide affollato di maniera, che a dare una risposta a

tutti, non sarebbe arrivato in castello insino a sera.

Lassù don Apollinare avea in casa l'Alemanno e Bianca; i quali,

tornando dalla loro passeggiata, solevano andarsi a posare da lui,

quasi ogni giorno. E Bianca conversava con donna Placidia, alla quale

pareva persona di poco cervello, tanto era sempre assorta e tarda alle

risposte: lo sposo se ne stava in un altro lato del salotto con don

Apollinare, ascoltando i racconti che questi gli faceva, sulla caduta

dei feudatari di quelle parti. Accertava il prete, che gli uomini non

erano vissuti mai tanto felici, quanto ai tempi di quei buoni signori;

e affermava che delle anime ne andavano salve in una di quelle

generazioni, più che in dieci dei tempi di poi. Intanto per rallegrare

l'ospite, gli narrava dell'ultimo signorotto di certo castello, che si

vedeva diroccato su di un poggio poco discosto. Diceva raccontando che

colui aveva saputo essere uomo pio e insieme buontempone; e che era

arrivato cogli anni vicino agli ottanta, senza un dolor di capo. Ma,

quasi agli ultimi mesi di sua vita, gli si era innestato il capriccio

di non volere certe grinze in sulla faccia, che sapeva lui di che

danno gli fossero, e quanto avrebbe dato per potersele levare. E si

lagnava di questo guaio in guisa così noiosa; che alfine un suo

servitore si mise in capo di uccellarlo e beccarsi i quattrini. Un

giorno, mentre che il messere era nel buono del lamentarsi, gli disse

in gran segreto, che egli sapeva d'un certo unto, che gli poteva

rifare le guance fresche come a vent'anni; ma che per averlo occorreva

sciogliere i legacci alla borsa. Pigliati la borsa intera! rispose il

messere, fuori di sè dalla gioia; e dato al servitore quello che gli

parve, n'ebbe l'unto. La sera del sabbato se ne fece spalmare la

faccia per bene, proprio da lui, prima di coricarsi. Il ribaldo lo

lasciò colla buona notte, e col divieto di specchiarsi per quattro

giorni, pena di perdere il frutto del filtro: e il messere dormì

sognando il bel viso che avrebbe avuto l'indomani, giorno appunto di

festa. Uscito di buon mattino, fu grato in cuor suo al servitore, che

aveva preso cura di portar via gli specchi; e subito andò in chiesa, a

farsi ammirare dal contadiname raccolto alla messa. Gongolava

vedendosi guardato con meraviglia, e pensava che quasi non lo

ravvisassero dal tanto che era mutato: ma il cappellano quando si

volse la prima volta a dire il _dominus vobiscum_, e vide il

feudatario nero in faccia come la pece; diede in una risata così

pronta e sonora, che uomini e donne stati fino a quel punto colle

labbra tra denti, dalla tema di ridere e buscarsi dal padrone chi sa

che pena, fecero coro al sacerdote; e, salvo il rispetto dovuto al

luogo, fu una vera scenata. Il feudatario strabiliò, imbestialì, seppe

com'era concio; e quando intese che il servitore se n'era fuggito sin

dalla notte alle proprie montagne, dove egli non avrebbe potuto nulla

contro di lui, per poco non iscoppiò dalla rabbia. Ma quasi più del

mal gioco, gli spiacquero le risa del cappellano; e passata la

collera, studiò giorno e notte per trovar modo di ricattarsene con

usura. Non venendone a capo, pensò nulla essere meglio del promettere

e giurare perdono al servo gabbatore; patteggiando per via di messi

che l'avrebbe ripigliato in castello, se egli riuscisse ad uccellare

il cappellano, ma in guisa da ridere un anno. Il servitore, avuto il

giuramento, rivenne; e stette poco a macchinare una ribalderia

peggiore della prima. Abitava il cappellano in una casetta, accanto

alla chiesa a pie' del palazzo; e soleva andare a veglia dal

signorotto, donde usciva ad ora tarda, dopo aver giocato e bevuto

molto. Però prima di ritirarsi, non mancava mai di passare in chiesa a

dire l'orazione, e ad aggiungere olio nella lampada se bisognava. La

sera fissata tra il servitore e il feudatario ai danni del cappellano;

fu fatto alzare il gomito al poveretto, il quale uscito da veglia

vicino alla mezzanotte, volle tuttavia andare in chiesa; dove, fosse o

paresse, vedeva pei finestrelli i ceri tutti accesi. Appena ebbe

aperto, e messo il piede sulla soglia, fu colto da un religioso

terrore, e corso a pie' dell'altare, cadde ginocchioni adorando. I

ceri erano proprio tutti accesi; e sopra il tabernacolo, vestito di

bianco, stava coll'ali aperte un angelo, che al cappellano parve

disceso dal paradiso. «O Santo uomo--disse colui dopo essere stato un

tantino a vedere:--tu hai abbastanza pregato, ed in premio hai da

venire con me»--«Sia fatto il vostro volere!» rispose il prete, con un

filo di voce, sebbene pensasse d'andarsene in paradiso. «Ma prima, tu

lo sai, bisogna morire;--soggiunse l'altro dall'altare--però non

temere di nulla, che vedrai come la morte sia dolce.»--Il prete

s'inchinò; un'ondata di sudore gli colò dal dorso in sulle reni; diede

una capata sui gradini dell'altare e svenne. Allora il servitore del

signorotto, buttò via le ali e i panni bianchi; e fattosi adosso al

cappellano, lo ficcò in un sacco, ve lo legò dentro per bene, e se lo

recò sulle spalle; poi lesto lesto lo portò nel pollaio. Entrato là

appunto, tornava la vita al poveraccio; il quale udendo il gran

svolazzare dei polli, turbati nel bello dei loro sonni, credette

d'essere a traversare i regni dei dannati; perchè le chicchiriate, il

fetore, il buio ch'erano là dentro, gli parevano cose proprio

d'inferno. Ma qual fu il suo terrore, quando si sentì deposto in quel

luogo, e udì un passo allontanarsi, poi farsi silenzio! Un tratto

credè di morire: ma subito ricordandosi d'essere già morto una volta

poc'anzi; fu preso da tale spasimo, che menando calci e spingendo le

pugna dentro il sacco, creduto a prima giunta una nuvola in cui

l'angelo l'avesse avvolto, urlò disperato: «San Pietro, San Pietro,

aprite le porte!» Allora una gavotta suonata da strumenti noti;

un'apparire di lumi, che egli vedeva, attraverso il tessuto del sacco;

risa sgangherate e voci di gioia sguaiate, tra le quali si discerneva

alta, piena, soddisfatta quella del feudatario; fecero accorto il

cappellano ch'egli era più vicino al castello che all'inferno.

Ammutolì, prese il broncio; sciolto e cavato dal sacco, al cospetto di

mezzi gli abitanti del castello, se n'andò difilato in casa, dove si

chiuse, rodendosi dal dolore. Ma pochi giorni di poi ebbe anch'egli a

perdonare, perchè il castellano morì, forse per la gran satolla di

risa che s'era fatta.

Qui don Apollinare scoppiò in una risata; ma la novella che sebbene

grossolana d'ordito, era stata detta assai giocondamente, non potè far

muovere le labbra dell'Alemanno manco a un sorriso. Egli dal giorno in

cui Bianca aveva fatta quella misteriosa voltata, alla porta di quella

casa, guardata con tanto desiderio; s'era sentito calare sull'animo un

velo di malinconia mai più provata. Aveva stimato cosa men degna di sè

e della sposa, il tornarle a chiedere il perchè di quell'atto; ma alla

ciera, ai silenzi, allo spesso aggrottare delle ciglia, mostrava

d'avere dentro qualche rodimento segreto. Si doleva il pievano, e

quasi era mortificato di non essere riuscito a ricrearlo; e forse

stava per cavarne qualcun'altra delle tante che si udivano da quelle

parti, stando d'inverno vicino al fuoco, col bicchiere in mano: ma a

un tratto s'intese un gridìo venir su dal colle, e una folla invadere

il piazzale dinanzi al presbiterio: e «Mattia, Mattia, è tornato

Mattia!» erano le parole che suonavano più alte, urlate a squarciagola

da mezza la ragazzaglia della pieve.

«Mattia!» sclamò balzando ritto il pievano; e affacciatosi d'un salto

alla finestra, vide, rimase colle braccia aperte, stralunato;

coll'alito mozzo; poi dato un grido, corse in cima alla scala,

affollato da donna Placidia, da Bianca, dall'Alemanno. E vedendo che

il campanaro stentava a farsi far largo, urlò: «Via di costì i

monelli, via! e voi Mattia chiudete l'uscio!»

La voce del pievano fu come lo scoppio d'un'archibugiata, vicino ad un

passeraio. Tutta la baraonda spulezzò ammutolita; e Mattia potè salire

la scala accolto da don Apollinare, benedetto da donna Placidia, e

guardato da capo a piedi dall'Alemanno, cui non tornava nuovo quel

viso sgherro.

«Signor pievano,--sclamò Mattia come fu in cima, facendo segno di

volerlo abbracciare:--io non mi credeva mai più rivederlo...!

«Nè io voi,--rispose il pievano tenendolo discosto colla mano, tanto

che in faccia all'Alemanno, non avesse a vedersi usata quella

confidenza.

«Nè noi voi--ripeteva donna Placidia facendo eco al fratello; e

soggiungeva di suo:--che Dio vi benedica, quante volte vi sognai morto

nella spedizione del maggio passato!»

Don Apollinare avrebbe voluto far tornare in gola alla sorella queste

parole; perchè potevano dare appicco a Mattia per qualche discorso da

rimanerne svergognato; ma in quel mezzo l'Alemanno, riconosciuto il

campanaro per quello sciagurato tratto come spione dinanzi al suo

generale, la notte prima del fatto d'arme in cui egli aveva toccata la

sua ferita, gli chiese parlando aspro:

«Voi, da quella volta che foste preso per spia, dove siete stato?»

A quella voce, a quelle parole che gli fecero tremare le vene, Mattia

credette d'essere tornato in mano dei crudeli che l'avevano

maltrattato, e l'avrebbero moschettato quattro mesi prima, se non

sopravvenivano i Francesi, a salvarlo per caso. E dato un tuffo colla

mente per cercare qualcosa da rispondere, si trovò a dire la verità,

rispondendo:

«Oh, eccellenza! lo dica il signor pievano, se io era una spia; mandi

a chiedere alla signora Maddalena, se non le ho portate notizie del

suo Giuliano, se non sono stato fino a ieri prigioniero dei Francesi!

«Birbante!--urlò il pievano, a cui quelle parole fecero cigolare gli

orecchi, come per un tizzo ardente messovi dentro;--scommetto che voi

siete di balla con quel giacobino, vergogna della mia pieve...! Guai a

lui, e guai a voi, Mattia! se mai avreste fatto meglio a non venirmi

tra piedi...»

E così dicendo era lì per dire all'Alemanno, che quel Giuliano di cui

si parlava era stato tanto audace da innamorarsi di quell'angelica

Bianca; ma vedendo il modo con cui egli la guardava, abbuiato nel

viso, non ebbe cuore di farlo. La povera donna, al nome della signora

Maddalena e poi a quello di Giuliano, s'era fatta pallida come una

morta; e cogli occhi bassi, tremando come colomba che sente il nembo

addensarsi, stava così che, vorrei dire, le pareva d'essere un libro

aperto in cui il marito leggesse, vicino a trovarvi la parola, che

l'avrebbe fatto rompere in una sfuriata improvvisa e tremenda.

Ricordava egli colla mente i mesi passati; le lunghe riluttanze di

Bianca a concedergli la sua mano; e all'idea che si formava di quel

Giuliano a lui sconosciuto, s'univa la memoria di quel giovane

capitato a C... in sul finire delle danze la sera delle sue nozze; e

il senso fatto allora da colui su Bianca, gli pareva ora una stessa

cosa col turbamento da essa provato a udire quel nome. Combattuto in

guisa dolorosa dai ricordi, dai sospetti, dalla certezza che i

sospetti non erano mal fondati, egli non badava più ai discorsi del

pievano nè a quei di Mattia.

Il quale continuando a raccontare la vita fatta in mezzo ai Francesi e

il suo incontro con Giuliano, diceva gesticolando:

«E non conto storie, no; di là dai monti pare la valle di Giosafat! I

Francesi vi sono come le formiche; un andare e tornare da far paura.

Se ne veggono di tutti i colori; hanno cannoni, cavalli e generali,

che, io non me ne intendo, ma ho udito dire che sono terribili: e

quando comincieranno da capo a menar le mani, fanno conto d'essere qua

in quattro e quattr'otto! Allora sarà una grande tragedia; perchè

dovunque arrivano, i primi a toccarne sono i preti.

«Ode, signor barone?--diceva don Apollinare collo spasimo in faccia,

agguantando il braccio dell'Alemanno:--i Francesi verranno, e i primi

a toccarne saranno i preti!

«E vengano!--proruppe l'Alemanno con voce, che parve d'uomo cui

l'annunzio di grandi pericoli torni lo spirito; e presa la donna sua

per la mano e stringendogliela forte, soggiunse tra ironico e

addolorato, ma più basso:--vengano pure i Francesi, signor pievano, e

stia di buon animo, chè al mondo ci siamo a posta per morire, per

ammazzare, per far posto ad altri! Bianca, andiamo ad aspettare i

Francesi.»

E senza dir altro si mosse tirandosi dietro la sposa; in fondo alla

scala si volse a salutare senza cerimonie il pievano e donna Placidia,

rimasti in cima stupefatti; ed uscì. Poi condusse Bianca verso il

muricciolo che faceva riparo al sagrato, dond'essi potevano vedere la

borgata giù a piè del colle, e le chiese:

«Dove abita quella signora Maddalena?

«Laggiù--rispose Bianca timidamente, additando la casa vicino alla

quale egli l'aveva una volta menata.

«E voi--diss'egli sfolgorando collo sguardo di sotto le ciglia

agrottate:--voi in questo borgo non ci eravate venuta mai, nevvero?

«Mai!--sclamò Bianca imprimendo questa volta la voce, di tutta

l'offesa sentita dall'anima sua.

«Ritiriamoci,--mormorò il marito;--stassera dovrò montare a cavallo, e

star fuori forse tutta la notte.

«Ma che volete farmi morire?--disse la donna angosciosa.

«E che--rispose egli severo--non ho io una spada cui debbo qualche

parte di me? È una gran lama che io stimai di buona tempera la prima

volta che la vidi in Vienna dal mio spadaio; e quando l'ebbi in mano

provai che non m'era ingannato all'aspetto. Ma io vi parlo d'armi e di

tempere e vi faccio ridere...»

Bianca capì, ma non disse nulla: e lasciandosi condurre silenziosa, si

ritirò con lui nella casa dove alloggiavano. Il vecchio servitore, che

dal giorno in cui l'Alemanno s'era allogato nella palazzina del signor

Fedele, s'era tenuto in disparte; per non mettere di suo manco un

pensiero, in quel matrimonio; vedendoli entrare annuvolati a quel

modo, si ritirò nella stalla, dove, quasi parlando ai cavalli

brontolò: «siamo finalmente a' guai!»

Intanto Mattia, rimasto nel presbiterio a sbrigarsela col pievano,

detto e ridetto dei Francesi e di Giuliano da averne secca la gola;

finì promettendo che non si sarebbe più scostato dal presbiterio, e se

ne andò diffilato verso la sua catapecchia. Ponendo il piede sulla

soglia si volse addietro, allo scalpito d'un cavallo; e vide

l'Alemanno partire spronando per una via dietro la chiesa, senza dare

uno sguardo a Bianca che si era affacciata al balcone, forse per

supplicarlo con un ultimo atto. A lui quell'andata non faceva nè caldo

nè freddo, ma non potè stare senza consolarsi per questo, che grandi o

piccini, tra marito e moglie tutti avevano i loro guai. E pensava alla

gran briccona che era la sua, la quale di certo aveva saputo del suo

ritorno, e non si era mossa ad incontrarlo, anzi teneva l'uscio

accostato contro il costume. Stava essa al fuoco cuocendo un po' di

polenta, e appena Mattia ebbe aperta la porta e messo il piede sulla

soglia, la megera si volse strillando:

«Chiudete codest'uscio, che il vento mi porta via la fiamma di sotto

la pentola...!

«O moglie--diss'egli sempre ritto in sulla soglia--e non sai dirmi

altro?

«Io dico che potevate stare dove siete stato sinora!

«E un po' di polenta non me la darai?

«Mangereste il bene di sette chiese voi!

«Ah!--urlò Mattia alzando le mani, e correndo per darle le pugna nel

capo: ma si rattenne, non per paura del materello che la moglie gli

misurò fumante sulla gota; bensì pel ricordo che gli venne in quel

punto di aver visto un soldato Francese, vituperato più che alla

berlina, per uno schiaffo dato a una donna. Si rattenne, e cavando di

saccoccia le monete d'oro messe in serbo quei mesi:

«Vedi--le disse--vedi il bene delle mie sette chiese quant'è? E ne

avrei di più molto, ma il meglio l'ho perduto nell'ottava chiesa, che

è quella dove il diavolo mi ti ha condotta sposa!

«Oh il mio Mattia!--sclamò la donna a quella vista--come vi piace più

la polenta? con su un po' di cacio un po' di pepe, d'agliata, dite?

«Polli! hanno a essere bestiaccia!--gridò egli, e fatta la pace mangiò

come piacque alla donna, stupita di non aver avuto in faccia, un paio

almeno degli antichi ceffoni.

Quella sera l'avemaria suonò all'istess'ora dell'altre volte: ma

sebbene non fosse vigilia di qualche gran festa, le campane suonarono

un doppio così bello, che sin dove giunse la loro voce, si capì che

niuna mano, se non quella di Mattia, poteva concertarlo. Il campanaro

mandava in quella guisa la novella del suo ritorno pel contado. E chi

sa in quante case della campagna dove si era parlato di lui colla

pietà dovuta ai morti; si pensò, dicendo l'_ave_, alle preghiere

sciupate per l'anima sua!

Chi dimandasse qual fu il rimprovero o il castigo inflitto da don

Apollinare a Mattia, per quel disordine; mostrerebbe d'aver

dimenticato, che il prete solo a udire parlar di Francesi, perdeva

l'appetito, l'amore alla carica, la forza di farsi temere. Avessero

appiccato fuoco al presbiterio, sarebbe stato grato all'incendiario,

che gli avrebbe così porto il pretesto a cercare un asilo lungi da

quei monti, dove ogni tratto si era lì col coltello dei repubblicani

alla gola. Ma quanto al doppio delle campane, neppure lo intese.

Placidia glie ne volle parlare, ed egli le fece tremare il cuore in

corpo con un boato, come a dire «silenzio!» La poveretta tacque e si

ritirò nella sua camera, dove spese mezz'ora a chiedere perdono a Dio

pel sagrestano, pel fratello, per sè, di quello scampanìo, che a suo

sentire doveva aver fatto su in cielo cattivo senso.

Le rive della Bormida nel 1794 · 第 37 / 47 题