CAPITOLO XV.

Difatti a D..., in casa alla signora Maddalena, la giornata era corsa

mesta, come quello squillo di campana che la chiudeva; udito così da

lungi.

Giuliano, avendo le membra tronche dal gran cavalcare, non s'era

potuto togliere il sonno di dosso, sino a mezzodì; e poi destatosi,

aveva covato il letto a guisa di persona che medita e si riposa. Fatti

e rifatti i conti, aveva veduto più chiaramente i casi suoi, dolorosi

per ogni verso. Oramai non vi cadeva più dubbio: la marchesa di G...

l'aveva ingannato, pietosamente ingannato, ma per farlo fuggire da

Torino. E forse a quell'ora, i suoi amici erano tutti in carcere,

d'onde non sarebbero usciti che per essere appiccati alle forche; e

chi sa? qualcuno morendo in quella guisa, avrebbe lanciato a lui

lontano, l'accusa di codardo e di traditore. Che gli rimaneva a fare?

Deluso dalla donna amata, non provò senso d'odio o desiderio di

vendetta; ma una sete di sventure, una voluttà di patimenti grandi,

lunghi, gli allagò il cuore; e colla fantasia vedendo sè stesso sui

gradini del patibolo, gli parve d'intuonare un inno, un inno che

avrebbe fatto piangere un mondo. Si levò col proposito di ripartire

per Torino prima di notte; e impresso di calma severa nel viso, negli

atti, in tutto il portamento, discese in sala.

Sua madre, vedendolo venire, s'affrettò a far viso allegro; e Marta

uscita di cucina gli passò dinanzi colla tazza di latte, e colla

focaccia, che odorava lungi a venti passi, cotta per lui.

«Sì--disse Giuliano--un sorso di latte, e il petto del montanaro è

ristorato!»

E andatosi a sedere a mensa mangiò, quasi non si avvedendo di sua

madre, la quale gli spezzava il pane, e gliene poneva nella tazza

timidamente; paurosa di rompere quella quiete dell'animo, che gli

vedeva nell'aspetto sereno.

Quand'ebbe finito egli si levò in piedi; e tesa la mano a lei

rispettosa, le disse che andava a dar due passi pei campi.

«Ben pensato;--sclamò la signora, credendo che a un tratto egli si

fosse messo il passato dietro le spalle, disposto a non più

pensarvi:--mi vuoi? vengo anch'io...»

«Il caldo è troppo:--rispose Giuliano--ed io sento una smania di

camminare, una smania di correre tutte le montagne che abbiamo

intorno!»

Queste parole dette con accento diverso da quel di prima, fecero dar

giù l'animo della signora; la quale quasi per iscoprir marina,

soggiunse interrogando sommessamente:

«E intanto non potrei far trovare qualcuno, da ricondurre in Alba il

cavallo che hai menato?

«Lo ricondurrò da me, perchè stasera sul fresco ripartirò per Torino.»

La signora chinò il capo un istante, e quando lo rialzò tendendo le

braccia verso di lui, egli era già fuori. Ma essa non vedeva più lume,

e:

«Tu non partirai!--proruppe--non partirai, o verrò anch'io a vedere

qual misera fine tu vorrai fare! Che tu credi che io non abbia capito;

e che per me non sia tutt'uno, mi scoppi il cuore in questa casa tua,

o in mezzo alla via come una mendica?»

Così esclamando si metteva una mano sul cuore, e a sentirne lo

scompiglio dei moti la ritraeva, recandosela alla fronte lavata di

sudore. E allora Marta che dal dolore di veder la padrona in quello

stato, si sentiva la lingua in fondo alla gola, le veniva accosto:

«E glielo chiegga una volta;--diceva--gli chiegga se vuole vederla

morta; chè già da pasqua in qua, mi pare che non cerchi altro!

«Egli... egli vuol morire! vuol tornare a Torino; e di là, me lo dice

il cuore, non uscirà più...!»

«Torino! Quanto a questo, noi faremo menare altrove il cavallo da

nolo, e la giumenta di casa. Se sarà viso da pigliarsela a piedi da

qui a là..., lo vedremo!»

E così com'era, colle maniche rimboccate, uscì, fu nella stalla, tolse

a cavezza le due bestie; e spigliata come un palafreniere, le condusse

a Rocco, tornato un'ora prima da Santa G..., comandandogli di menarle

alla cascina dei padroni, la più discosta dal borgo, di segreto quanto

potesse. Il colono obbedì, strologando su questi fatti alla sua

maniera.

Marta, si rifece in casa a reggere l'animo della signora, la quale da

quel partito della fantesca, pareva aver pigliato un poco di sicurtà.

E quando Giuliano, dato un lunghissimo giro, tornò; la trovò quieta,

intenta a mettere in tavola le tovaglie di bucato, il vasellame della

festa, le boccie, che a vederle appannate al di fuori, si sentiva la

freschezza dell'acqua cavata allora. Su per giù era l'ora del

desinare.

«Qui non si fa che sedersi a mensa!» diss'egli, che, tornategli le

forze, se non di voglia, si sentiva disposto a mangiare per bisogno. E

parlando delle biche, dell'aia, e dell'uve che aveva viste

copiosissime sui vigneti; faceva cuore a sua madre, che non si

lasciasse cogliere dalla malinconia e mangiasse.

Ma a un certo segno, il suo viso parve rannuvolarsi. Appoggiato un

gomito sulla mensa, e reggendosi colla mano la guancia, rimase fisso a

guardare la tovaglia dinanzi a sè, e moveva le labbra come chi parla

con qualche sua immaginazione. La povera madre non osava dirgli nulla;

ma alfine, vedendo come quel pensare durasse di troppo; lo toccò

lievemente nel braccio, chiamandolo a nome, come persona che volesse

destare.

«Ah!--sclamò egli riscosso--perdoni, mamma; pensava che il mondo è

tutto una commedia; e mi pareva d'essere a C..., ad una mensa

lautissima, e che il mio bicchiere urtasse in quello d'un'altra

persona.

«Ma falla finita con coteste tue fantasie! O che alla fine non v'hanno

più fanciulle al mondo? Dà retta: pensava qualche cosa anch'io. Di là

dai monti, nell'altra vallata, in M..., ci ho una figlioccia. Saranno

dieci anni che non l'ho riveduta; ma a quel che era, di certo a

quest'ora s'è fatta bella come un sole. Va a vederla..., odila... e se

ti parrà...

«Ah! non parliamo di matrimonio, mamma,--rispose il giovane--io non mi

sposerò mai!»

A queste parole la signora rimase muta. E intanto veniva Marta recando

un cacio della parti di Santa G..., dove le greggie pascendo erbe

odorose e timi alpestri, danno latte a dovizia e squisito. Mettendolo

in tavola, coperto d'alcune foglie di viti, disse:

«Quei parenti di Rocco, hanno accolto Tecla assai bene, e mandano

questo presente.

«Appunto,--uscì a dire Giuliano rischiarandosi un poco in viso--Tecla

non l'ho ancora veduta: mamma, non mi scriveva che se l'aveva tirata

in casa?»

Marta che era lì appena fuori della stanza, strizzò l'occhio

nell'udirlo, e ricordando che la sua pensata di dar Tecla per isvago

al signorino, aveva mosso a sdegno la padrona; si fece tutta orecchi

per sentir questa, che pronta rispose:

«Non hai inteso? Tecla è a Santa G..., in casa ai parenti di sua

madre...

«Già--disse Giuliano--ricchi o poveri son tutti compagni! Andate pure,

o fanciulle fuori degli occhi delle vostre madri; l'innocenza è una

cosa, che una volta uscita, può tornare a casa con voi sicura e

sempre...!»

La signora Maddalena provò una stretta dolorosa al cuore, pensando che

quelle parole toccavano in parte anche lei; e subito chiamò Marta. La

quale umiliata dall'onesto dire del giovine, stava così ristretta in

sè e confusa, che pareva frugasse chi sa in qual fondo della sua

coscienza, e non vi trovasse tanta sicurtà da farsi avanti. Ma la

signora la chiamò una seconda volta; e come allo scricchiolar della

scranna parve alla vecchia che si movesse per venirla a cercare,

presentandosi sulla soglia, balbettò; «comandi.»

«Dite a Rocco, che prima di sera torni a Santa G..., e rimeni qui la

figliuola.»

Giuliano pensava intanto a quell'ultima volta che aveva vista la

villanella sul prato a ricogliere la tela; e quel canto malinconico

alla rondinella, gli tornava nell'orecchio e nell'anima, come uno dei

più soavi ricordi della sua vita. Oh! quanto gli si erano mutati i

casi da quella volta! E l'immagine di Tecla, mescolata alle sue

rimembranze d'amore, gli riusciva cara, come a dire un fiore, un

nonnulla avuto dalla donna amata; che lo si serba, lo si contempla, lo

si porta sul cuore, e fin si pensa di farlo mettere nella bara, la

quale nelle mestizie della giovinezza, torna così spesso e così

desiderata alla mente. La signora Maddalena poi, pensava anch'essa a

Tecla, vi pensava con un desio strano; e se egli fosse uscito a dirle:

«madre, voglio sposare la figlia di Rocco» forse gli avrebbe risposto:

«se ti pare, domani.»

Marta apparve di nuovo sulla soglia, ad annunciare rimescolata, che

qualcuno voleva la padrona.

«Chi è?--sclamò questa levandosi sollecita e correndo in sala.»

La fantesca le additò in fondo; ed essa attraverso l'uscio socchiuso,

vide nell'atrio donna Placidia, turata nella sua guarnacca, a guisa di

persona che volesse andare sconosciuta.

«Oh...! ma venga, venga oltre...--disse alla sorella del pievano,

affrettandosi verso di lei per tirarla dentro.

Ma donna Placidia non si sarebbe risicata per nulla al mondo, a porre

il piede dove di certo avrebbe incontrato Giuliano. Chè anzi, se non

fosse stata la tema di offendere la signora, l'avrebbe pregata di

chiudere quell'uscio, da cui, le pareva venisse fuori un odore di

zolfo. Tante ne aveva intese pur allora sul conto dello scuolaro, che

essa, quasi non osava toccar le mani della signora. Ma vinta la

riluttanza, la trasse verso il piazzale, e in fretta in fretta

bisbigliò queste parole:

«Su nel presbiterio, ho lasciato il generale alemanno e il signor

pievano che si consigliano. Gli ho uditi parlare di molti

carceramenti, fatti non so se ieri o ieri l'altro a Torino; ho veduto

per la toppa certi fogli, che il generale diceva di aver ricevuti

caldi caldi di là. Oh! quel che devono aver fatto i giacobini! Delle

chiese bisogna che ne abbiano incendiate, e dei preti ammazzati

molti... Basta!... Il generale e il signor pievano parlavano di suo

figlio, fuggito alla giustizia di laggiù..., e questa notte

verranno... ad acchiapparlo. Io non so nulla, non dico nulla, lei è

avvisata...»

E detto appena, come fossero state d'accordo, diedero di volta, donna

Placidia per un verso a togliersi da quel luogo; la signora Maddalena

a rientrare in casa, mezza fuori di sè. E se non fosse stata la tema

di far parere il figliuol suo colpevole davvero, sarebbe corsa a

gettarsi a' piedi del pievano e a chiedere pace, baciando la polvere

dove egli metteva le piante. Ma da questo lato non v'era nulla a

sperare; di che fattasi innanzi risoluta:

«Giuliano,--disse a lui, spaurito di vederla così mutata--sii sincero,

che avete fatto a Torino, tu e i tuoi amici?

«Nulla!--rispose il giovane.

«Meglio! Ma se non vuoi vedermi morire prima che sia notte, parti... e

non parlar più di Torino... Tu sai la via della montagna, a due ore di

qui si varca il confine della repubblica di Genova...: là ti riposerai

a tuo agio... Non dirmi di no, perchè sono tua madre, e te ne

pentiresti tutta la vita... Rocco verrà con te, danari in casa ne

abbiamo...; o Giuliano, quella bella riviera vicino a Savona...! Io vi

passai con tuo padre una volta, e mi rimase negli occhi quel paradiso!

Dammi la consolazione di vivere alcuni mesi teco, in una di quelle

casette, sorridenti... affacciate tra quei cigli di rupi, tra gli

aranci e gli olivi, col mare in vista e il cielo! Sì, sì, Giuliano, tu

la cercherai una di quelle casette; non baderai a spese, e vedrai,

come vi staremo bene...: accontenta tua madre, perchè da un giorno

all'altro..., mi sento vicina a morire...!»

Non le sarebbe bisognato che quest'ultima parola, per avere da lui

tutto quello che bramava. Al pensiero di doverla veder morire un

qualche giorno; Giuliano si era sempre sentito come un navigante, che

rotta la nave in mare per fortuna, fosse sbattuto dall'onde sovra uno

scoglio; e là, solo, assiderato, di notte, sentisse una voce tuonar

dall'abisso: «tu aspetti il sole, e il sole non spunterà mai più!»

Questa immaginazione lo assaliva di quando in quando, e durava fatica

a torsela dalla mente; sicchè molte volte ne aveva pianto. Adesso

udire quelle parole dalle labbra di sua madre, e dire addio a Torino,

ai compagni, ad ogni disegno fatto, fu un punto solo, e rispose:

«Partirò.

«E che il Signore ti benedica!--aggiunse essa, e strettosi al seno

quel suo unico amore, lo baciò e ribaciò, come non aveva più fatto da

quando era bambino. Poi salì con esso nella sua stanza, dove gli diede

quant'oro aveva in serbo.

Marta, che s'era tenuta in disparte, e aveva inteso il discorso di

donna Placidia, e quello della signora; aveva fatto presto a correre

da Rocco, ma non per dirgli che andasse a Santa G..., a ripigliar

Tecla; bensì che venisse per accompagnare il signorino sul Genovesato.

Il pover'uomo, tornato da menar i cavalli, credè questa volta d'esser

pigliato di mira per canzonatura, e già perdeva la pazienza; senonchè

l'aspetto di Marta lo accertò che si faceva sul serio. Pensando che

s'usciva dal territorio, e che il domani era festa, salì di sopra, si

mise indosso i migliori suoi panni e in capo una sorta di

cappellaccio, che si poteva assomigliare a una filucca capovolta, e

sarebbe tuttavia paragone gentile. Così conciato, prese congedo dalla

moglie, e fu in casa alla padrona, dove sedette vicino all'uscio della

sala; aspettando che essa e il signorino discendessero dalle stanze,

dove Marta gli aveva seguiti.

«Oh la bella musica!--diceva egli tra sè--si direbbe che in questa

casa non si può vivere colla pace di Dio! Proprio, chi ha pane, si

cava da sè i denti per non mangiarlo...!»

E volgeva gli occhi in sù, come parlasse allo scarpiccìo che s'udiva

nelle stanze sopra il suo capo.

Intanto Marta discese, ed egli, levandosi, le chiese se il signorino

avesse roba a portare.

«Credo che no--rispose la vecchia--perchè portando roba si farebbe

scorgere...»

Rocco arricciò il naso, quasi a una ventata di cattivo odore, ma non

parlò; perchè giù delle scale venivano Giuliano e la signora, la quale

proseguendo il discorso fatto di sopra, diceva:

«Dunque siamo d'accordo: la casetta sia pur modesta quanto vorrai, ma

trovala in un bel sito; e la stanza dove mi metterai a dormire, guardi

il mare. Spaccerai qualcuno a dirmi quando dovrò venire a

raggiungerti...: ho proprio bisogno d'un'altr'aria... d'un altro

cielo...!»

Rocco intenerito a quelle parole, andò fuori ad aspettare; e già,

pensando alla casa della padrona disabitata, alle finestre, alla porta

sempre chiusa, immaginava le meste risposte, che avrebbe dovuto dare a

chi fosse per capitarvi.

Giuliano usciva colla madre e con Marta; e stringendo ad esse le mani,

come a persone che di certo avrebbe rivedute di là a pochi giorni;

lasciava che quella desse a Rocco gli ordini per quell'andata.

«Pigliate il sentiero lungo la gora--diceva essa--e fate come se

accompagnaste mio figlio a dare un'occhiata ai poderi; quando vi

sarete allontanati, trovate la via più corta, e state sempre con lui,

finchè abbiate varcato il confine. Questo è un po' di danaro per voi

se vi abbisognasse...

«Mio padre era contrabbandiere:--rispose Rocco, brancicando le monete

che la signora gli porgeva;--e le vie dei monti le so meglio del

lupo.»

Mentre la povera donna aggiungeva a queste, parecchie altre

raccomandazioni; Giuliano stava aspettando sul balzo tagliato a filo

sopra il torrente, in capo al piazzale. Faceva notte, e il rumore

delle acque cadenti dalla pescaia del mulino, ridestavano in lui

memorie lontane e soavi. Soleva da fanciullo addormentarsi a quel

suono d'acque monotono e dolce, talvolta assomigliandolo al canto

d'una processione udito da lungi; tal'altra al rumore del mare, di cui

aveva inteso dire da suo padre, come fosse maraviglioso. Avrebbe

voluto rimanere là a pensare; ma ecco Rocco a dirgli che bisognava

porsi in cammino. In quelle corte notti d'estate, si torna a rivedere

l'alba assai presto; e poteva incontrare di dover disviare chi sa

quante volte, per non dare nelle guardie alemanne, che guardavano

tutti i varchi. Di che giovava molto avere d'avanzo qualche ora di

buio; e a dirla schietta, avendo saputo dalla padrona che il signorino

sarebbe cercato dai birri, Rocco voleva fare ogni sua possa, per

menarlo in salvo; ma intanto bramava di uscire dal territorio prima di

giorno, per non essere visto a trafugarlo.

Mossero, e la notte era bella. Su pel cielo cominciava la pioggia di

stelle cadenti, copiosa, che pareva vi fosse lassù qualche gran festa.

I grilli trillavano nei prati, i rospi gracidavano; e nelle altissime

regioni dell'aria, si udivano le strida degli ultimi rondoni tardi a

migrare.

«Ode?--diceva Rocco a Giuliano,--i grilli cantano per farci maturare

le uve; e lassù tutte quelle stelle si staccano dal cielo, per

festeggiare la Madonna degli Angeli, che cade domani.»

Il giovane non volle togliere all'uomo semplice di cuore, quel tantino

di poesia che gli raggiava nell'anima; perchè sarebbe stato come

rubare ad un mendico il tozzo accattato per amor di Dio. Ma quell'udir

menzionare la Madonna degli Angeli fu per lui un gran che; e rammentò

come la prima volta ch'egli s'era aperto colla madre sull'amor suo,

questa avea detto d'aver visto Bianca appunto a quella sagra. Subito

l'immagine della fanciulla gli apparve bella e sdegnosa, a

rimproverarlo di averla creduta infida, senza essersi curato di

sincerarsi qual fosse più, o colpevole o sventurata.

«E tu,--gli diceva quell'immagine--tu te ne vai con codesto amaro

nell'anima, spregiando o maledicendo la donna che amasti! Ma, chi ti

disse che tu non faresti a tempo per avermi tua?»

Queste voci della fantasia, gli parvero dolci, come quelle d'un

usignolo, il quale già dal principio del viaggio, accompagnava i due

camminanti, avanzandoli di lunghi voli, e sempre fermandosi ad

aspettarli e salutarli col suo canto. Allora si pentì d'aver perduto

in casa quel giorno e la notte innanzi; sperò che Bianca non fosse

ancora sposata; e quel pensiero venutogli tante volte a Torino, di

correre a C... e sposa o rapita, portare, la fanciulla anco in capo al

mondo; rinacque in lui così urgente, che tutto quel ch'era stato sino

a quel punto, gli parve nulla.

Di questa guisa aveano varcato il torrente su d'una palancola, e sulla

destra di questo s'erano innoltrati per la strada maestra, sin dove si

spiccano da essa due sentieri; dei quali uno, piegando a mancina,

verso le montagne a levante, era quello per cui dovevano porsi. Rocco

passò innanzi al signorino, per andare primo, ora che la via diveniva

disagevole; ma quegli volgendo a destra, si mise nel sentiero opposto,

pel quale si scendeva di bel nuovo al torrente, o a dirla in una

parola era lo scorciatoio per andare a C...

«Che fa?--chiese Rocco soffermandosi a guardare--cotesta non è la

nostra via.

«Venite--rispose il giovane--venite dietro a me.»

Il colono capì all'accento che quello non era tempo da ridire al

signorino una cosa; e taciturno gli tenne dietro immaginando che la

signora Maddalena, gli avrebbe di certo seguiti col pensiero

sull'altra via; e provava di ciò una sorta di rimorso, come a saperla

a quell'ora, sola in una boscaglia.

«Eccoci al ponte di San Giovanni!--disse il giovane, arrivando sul

ponte antichissimo, che è in un lato di quella campagna, dove nessuno

dei vecchi o dei giovani ha mai capito a che vi fosse e per agio di

chi. I suoi archi e le sue pigne, sono uguali a quelle di tutti i

ponti, che per la vallata si specchiano nella Bormida; e pare sia

stato messo là in serbo, a godersi l'ombra d'un pioppeto che lo

nasconde, e a servire intanto alle foresi, che vi passano in autunno,

colle ceste in capo, colme d'uve deliziose, maturate sui colli

dell'altra riva. I quali subito s'innalzano, offrendo a chi vuol

guadagnarne la cima, una salita tutta a petto; che a Rocco ed a

Giuliano, sebbene gagliardi, diede quella notte tanto affanno, da

costringerli a sostare in sulla vetta per ricogliere fiato.

Di lassù se fosse stato giorno, s'avrebbero vista dinanzi la pianura

di C.... che fa di lontano un assai bello vedere; ma a quell'ora,

nulla invitava a star là, più di quanto bisognasse a ripigliar lena. E

i due ripresero la via, lungo una costiera, che ad un certo punto

metteva ai lembi più alti della selva del convento di San Francesco, a

quell'ameno sito, che noi sappiamo. Rasentando la selva, si trovarono,

di là a mezz'ora, ad essere discesi dove incominciano i prati, a piè

delle piaggie più basse. E l'edificio del convento biancheggiò, alla

loro destra, informe nell'ombra, come una nebbia che si levasse da una

fondura paurosa; e i pilastrini dei pergolati, somigliavano ad una

processione di morti, che usciti di quella nebbia andassero in volta

per penitenza.

Giuliano si fermò a guardare. E se in cambio di Rocco avesse avuto

seco un uomo da poter discorrergli assieme; avrebbe parlato delle alte

cose, che gli venivano in mente in quella quiete. Pensava con affetto,

con doloroso affetto, a Francesco d'Assisi; il quale dalla sua Umbria,

era venuto mendicando a trovare quel lembo di terra, a farvi sorgere

quelle mura; coll'opera volonterosa degli oppressi, colla promessa del

regno dei poveri e di Dio. Pensava a quella promessa mancata, ai

secoli venuti dopo il Santo, ai frati vissuti in quel convento, che

subito furono più amici dei castellani oppressori, che dei popoli

languenti all'ombre di quei castelli; e vedeva l'immagine di Francesco

andare afflitta, tra gli spiriti di coloro, che amarono gli uomini e

furono grandemente delusi. Quell'edificio che aveva dinanzi, al cui

nascimento avevano presieduto chi sa che alti pensieri; gli pareva

d'età in età venuto basso, quasi tempio che si muti in ricovero di

sfaccendati.

Rocco in piedi, dietro di lui, non osava disturbarlo, ma già gli

pareva, che un tratto qua un tratto là, si sarebbero indugiati tanto

da non poter passare, di notte, il confine: e cominciando a far segno

di spazientarsi, stava per dire aperto di voler tirare innanzi.

Senonchè s'udì rompere un gridìo confuso e discorde dal convento; e

lumi apparirono alle finestre, e lumi negli orti; indi subito un

rumore di pedate come di parecchie persone inseguite si fece sentire;

e risa represse, e parole rotte, che venivano per un sentiero del

bosco, appunto verso il signorino e lui.

«Chi va di notte?--gridò Rocco, piantandosi dinanzi a Giuliano, e

levando in alto il bastone.

«Chetati, villano, o t'ha a coglier male!---rispose una voce; e

quattro giovani sbucarono dalla macchia, pronti per l'abbrivo che

avevano, a buttar a terra Rocco, Giuliano ed anco un par d'altri, che

gli avessero voluti fermare. Ma riconosciuti da quest'ultimo e

chiamati a nome, gli si fecero attorno, molto stupiti di trovarlo a

quell'ora in quel sito; e interrogando, e rispondendo, e sempre

rompendo in risa che non volevano finire, stati un pezzo a vedere il

seguito della loro avventura, si unirono a lui, per guadagnare la via

di C....

Erano quattro suoi condiscepoli, dei bei tempi in cui era stato

scuolare di don Marco; e già s'ha bell'e capito che uscivano dalla

cella del padre Anacleto; nella quale gli avevamo lasciati a fare buon

tempo. Il frate aveva mesciuto, e tornato a mescere dei suoi fiaschi,

sino a che i loro umori s'erano scaldati; poi da smanioso giuocatore

di tarocchi gli aveva costretti a giocar seco una partita. Ed essi

dapprima di mala voglia, quindi con ardore, gioca e bevi, ribevi e

gioca, erano andati innanzi parecchie ore; in capo alle quali il frate

dormiva gomitoni sulla tavola, e due di loro non avevano più in tasca

il becco d'un quattrino, ed era vicina la mezzanotte. Allora si

ricordarono di C.... della sposa, e del ballo cui erano aspettati.

«Ah frate! Tu mi hai fatto perdere il ballo e i quattrini; stai pure

che t'ha a costar cara....!--disse tra denti uno dei due

perditori:--amici, spegniamo il lume, facciamo le viste di continuar

la giocata, e vorremo ridere!»

Così dicendo, spense la candela, e rimasero come in gola a un lupo. E

messisi a picchiare con garbo, a bisbigliare di semi e di figure, e

delle mille scioccherie di cui si parla giocando, fecero che alfine il

frate si riscosse. Alzò la testa.... udiva...., e non vedeva nessuno.

Si fregò gli occhi col dorso della mano, ma venne a dir niente...:

tornò a fregarseli.... buio. Sentì per la schiena un sudore

ghiacciato; stette a bocca aperta un tratto, sperando che si fosse in

sulla burla; poi colla voce e col cuore tremanti, osò dire:

«Figliuoli, accendete il lume.

«Abbia pazienza un tantino;--rispose uno dei quattro--si finisce la

partita e si va via.

«Che tu accenda il lume!--gridò allora arrangolato il padre Anacleto;

e colle sue agguantò tre o quattro mani sul tavolino, stringendole

come fosse stato con una morsa.

«Gesù Maria!--sclamò quello dei quattro, che era l'autore della

crudele pensata:--o vedete il padre!... che cosa ha padre, che i suoi

occhi paiono di cristallo?

«Ah!--urlò il frate dandosi due gran palmate nella fronte:--oh!

disgraziato a me! correte, chiamate il cerusico, il barbiere, venga

padre Anselmo, a cavarmi sangue...., l'ho tutto nel capo, me lo sento

come un'otre.... sono cieco!»

E rovesciando panca e scranne, e dalla rapina non accorgendosi dello

sbellicarsi che i quattro facevano; si trascinò fino all'uscio,

tempestando colpi colle mani e coi piedi, da parere un dannato.

Pei corritoi si sentirono i passi frettolosi dei padri che

accorrevano; e un aprirsi di celle, e un interrogarsi da un capo

all'altro che fosse; tutta la frateria fu in un baleno sossopra. Ai

quattro giovani, cominciarono a tremare le gambe, per lo sbarraglio

cui s'erano posti; ma fattisi animo, aprirono la finestra della cella,

un dopo l'altro saltarono nell'orto, e all'ultimo mise l'ali un grido

selvaggio, del padre Anacleto. Perchè un raggio di lume dal corritoio,

si era posato per la toppa sul ventre del frate; il quale capita a un

tratto la brutta canzonatura, si volse imbestialito per acciuffare il

primo dei ribaldi che gli fosse caduto tra l'ugne. Ma i birboni non

v'erano più.... Ahimè! E la frateria affollava l'uscio; la voce del

guardiano, chiedeva al padre Anacleto che aprisse; i guatteri, il

cellaio, i cuochi, andavano di su, di giù, bracaloni pel chiostro; e

si fu appena a tempo di fermare il sagrestano che già entrava in

chiesa, per dare nella campana gridando: ai ladri!

Intanto che il padre Anacleto, aperto l'uscio, s'ingegnava a dare ai

frati chi sa qual ragione del caso suo; i quattro amici camminavano

verso C..., narrandolo a Giuliano per filo e per segno. E Rocco

ascoltando, annuvolava fieramente, e provava nelle braccia tale un

prurito, che se non fosse stata la tema d'offendere il signorino,

agguantati volta a volta due dei quattro nequitosi, gli avrebbe

sbattuti l'uno contro l'altro, come ciabatte vecchie e polverose.

Canzonare a quel modo un frate, gli pareva cosa da essere punita con

un buon abisso spalancato improvviso sotto i piedi; e a tratti si

turava le orecchie per non udire quel racconto. Nè di questo pigliava

diletto Giuliano, troppo occupato dalle proprie cure; ma quando in

riga di commiato alla narrazione, uno dei quattro parlò della festa

nuziale, seguita quel giorno, e pel padre Anacleto finita con quella

burletta; egli si sentì arricciare la vita. E udì da essi, che il

frate aveva menato vanto d'essere stato lui a raddurre Bianca

nell'obbedienza del padre; a farle preferire l'Alemanno a un tale che

amava da morirne; e udendo, colla destra nello sparato della camicia

s'abbrancava le carni per modo, che maggior dolore non gli avrebbe

recato l'artiglio d'uno sparviero. Gli altri continuavano a dire della

cerimonia, dello sposo e della sposa; parevano gli amici di Giobbe

intenti a straziare l'amico; ed egli guardando in alto, quasi a

chiedere consiglio a qualcuno di lassù: più degli astri che

risplendevano silenziosi e tranquilli; più dell'inno che si levava

dalla natura verso il regno dell'anime; più dell'amore com'egli

l'aveva sempre inteso, gli parve bella la morte. Dunque, colui che gli

aveva tolta la donna sua, non era quel soldato straniero, ma un uomo

della sua terra, della sua lingua, un frate; quel frate che aveva

predicato a D.... la quaresima, e che sua madre aveva tanto lodato?

Oh! se non fosse stato il pensiero di lei cui aveva già dati troppi

scontenti; se non fossero state quelle sue parole di morte, che solo a

rammentarle gli toglievano ogni forza; che sì che sarebbe tornato al

convento, e aspettato tanto che quel frate venisse fuori, gli avrebbe

insegnato a leggere nel vangelo! Ma sua madre...., sua madre l'aveva

nella fantasia, nell'atto in cui era rimasta sulla soglia di casa sua,

ad accennargli colla mano di tirare innanzi; e ne udiva la voce

gridare: «pace, pace, perdono; va alla tua ventura» e volle obbedire.

«Vieni tu con noi, a vedere il ballo?--disse finalmente uno degli

amici a Giuliano, fermandosi a mezzo il borgo, in capo a un vicolo,

dal quale s'udiva venire un suono di strumenti festoso.

«O perchè no?--sclamò egli provocato da quel suono come da

un'ingiuriosa parola:--andiamo e vediamo la sposa!

«Signorino--disse Rocco, accostandosi a lui in guisa da non farsi

udire dagli altri:--sua madre mi raccomandò di accompagnarlo oltre il

confine, prima che sia giorno....

«Ho io ucciso qualcuno?--rispose il giovine--stai pure, mia madre a

quest'ora è tranquilla.»

Fosse stata a vederla; povera signora Maddalena! Una mano di soldati

Alemanni le mandavano in quell'ora la casa sossopra; chiedendole del

figlio, come se loro avesse avvelenato l'acqua e l'aria, e rubato la

corona al loro Imperatore. Ed essa, non badando allo strazio che le

facevano d'ogni cosa; camminava col pensiero dietro a Giuliano, e lo

stimava arrivato in terra della repubblica; e benediceva donna

Placidia, venuta a farle la carità d'avvisarla.

Marta, non potendo altro, fece le corna agli Alemanni tutto il tempo

che stettero a frugare; e per la prima volta trovò che Giuliano non

aveva avuto torto a maledirli, quella tal sera della pasqua passata. E

anche don Apollinare, le pareva scaduto di molto: ond'essa guardando a

squarciasacco dalla banda del castello, pregava di tanto in tanto

ch'ei fosse nei panni della signora, egli che sapeva dire dal pulpito

al popolo della pieve tante parole di carità.

In quell'istessa ora, il pievano seduto sul suo seggiolone, con una

gamba accavallata e dondollata sull'altra, se la faceva colla sorella,

raccontandole come Sua Eccellenza il generale Alemanno, avesse saputo

da Torino, che il figlio della signora Maddalena era fuggito alla

giustizia, la quale lo cercava per congiurato ai danni del re e della

religione; e che confidatosi a lui del carico datogli di farlo

acchiappare se mai si fosse rifugiato a D..., egli l'aveva supplicato

a far di notte, per minor vergogna, non del reo, ma di sua madre.

Queste cose, egli diceva a Donna Placidia; la quale ascoltando, un po'

accennava col capo come a dire che sapeva; un po' niegava: come per

dire: «Giuliano non l'acchiapperanno.»

Un tratto queste due parole le fuggirono dette a mezza voce, di tra le

labbra.

«Oh come non l'acchiapperanno, gridò don Apollinare levandosi in

piedi.

«Ma--rispose donna Placidia, vi fu chi ne fece avvisata la signora

Maddalena.

«E chi, se non voi, può avere ascoltato ciò che il generale non disse

ad altri che a me?

«E voi non dite sovente dal pulpito, che bisogna fare il bene al

prossimo? Ora la carità non si fa tutta di pane.»

Don Apollinare le diede un'occhiata bieca; e senza parlar oltre, tolto

il suo lume da mano, s'andò a chiudere in camera, per non farsi

trovare dal generale. Il quale rimasto a mani vuote, chi sa come

sarebbe venuto a tempestare nel presbiterio bell'e a quell'ora.

«Tanto e tanto,--diceva spogliandosi in fretta--mi sapeva male che uno

della mia pieve cascasse in mano a questi signori. Ma to! questa mia

sorella come me l'ha appioppata! Bella coppia essa e don Marco!

Proprio il dettato è giusto; «chi fa quel che noi preti si dice..., va

in paradiso diritto, come colomba al nido, e come io in questo mio

letto...»

Si coricò disteso; e contento come quella sera, non aveva più giaciuto

da parecchio tempo.

Le rive della Bormida nel 1794 · 第 34 / 47 题