Insomma come debbo dire? «Souplesse!»

_E ridiscenderà dal Palcoscenico._

_La prima attrice._ «No, signore...»

_Il primo attore._ «C'è venuta qualche altra volta? Più d'una?»

_Il capocomico._ Ma, no, aspetti! Lasci far prima a lei

_indicherà la Prima Attrice_

il cenno di sì. «C'è venuta qualche altra volta?»

_La Prima Attrice solleverà un po' il capo socchiudendo penosamente;

come per disgusto, gli occhi, e poi a un «Giù» del Capocomico

crollerà due volte il capo._

_La figliastra (irresistibilmente)._ Oh Dio mio!

_E subito si porrà una mano sulla bocca per impedire la risata._

_Il capocomico (voltandosi)._ Che cos'è?

_La figliastra (subito)._ Niente, niente!

_Il capocomico (al Primo Attore)._ A lei, a lei, seguiti!

_Il primo attore._ «Più d'una? E dunque, via... non dovrebbe più

esser così... Permette che le levi io codesto cappellino?»

_Il Primo Attore dirà quest'ultima battuta con un tal tono, e la

accompagnerà con una tal mossa, che la Figliastra, rimasta con le

mani sulla bocca, per quanto voglia frenarsi, non riuscirà più a

contenere la risata, che le scoppierà di tra le dita

irresistibilmente, fragorosa._

_La prima attrice (indignata, tornandosene a posto)._ Ah, io non sto

mica a far la buffona qua per quella lì!

_Il primo attore._ E neanch'io! Finiamola!

_Il capocomico (alla Figliastra, urlando)._ La finisca! la finisca!

_La figliastra._ Sì, mi perdoni... mi perdoni...

_Il capocomico._ Lei è una maleducata! ecco quello che è! Una

presuntuosa!

_Il padre (cercando d'interporsi)._ Sissignore, è vero, è vero; ma la

perdoni.

_Il capocomico (risalendo sul palcoscenico)._ Che vuole che perdoni!

È un'indecenza!

_Il padre._ Sissignore, ma creda, creda, che fa un effetto così

strano--

_Il capocomico._ ...strano? che strano? perché strano?

_Il padre._ Io ammiro, signore, ammiro i suoi attori: il Signore là,

_indicherà il Primo Attore_

la Signorina,

_indicherà la Prima Attrice_

ma, certamente... ecco, non sono noi...

_Il capocomico._ Eh sfido! Come vuole che sieno, «loro», se sono gli

attori?

_Il padre._ Appunto, gli attori! E fanno bene, tutti e due, le nostre

parti. Ma creda che a noi pare un'altra cosa, che vorrebbe esser la

stessa, e intanto non è!

_Il capocomico._ Ma come non è? Che cos'è allora?

_Il padre._ Una cosa, che... diventa di loro; e non più nostra.

_Il capocomico._ Ma questo, per forza! Gliel'ho già detto!

_Il padre._ Sì, capisco, capisco... --

_Il capocomico._--e dunque, basta!

_Rivolgendosi agli Attori:_

Vuol dire che faremo poi le prove tra noi, come vanno fatte. È stata

sempre per me una maledizione provare davanti agli autori! Non sono

mai contenti!

_Rivolgendosi al Padre e alla Figliastra:_

Su, riattacchiamo con loro; e vediamo se sarà possibile che lei non

rida più.

_La figliastra._ Ah, non rido più, non rido più! Viene il bello

adesso per me; stia sicuro!

_Il capocomico._ Dunque: quando lei dice: «Non badi la prego, a

quello che ho detto... Anche per me--capirà!»--

_rivolgendosi al Padre:_

bisogna che lei attacchi subito: «Capisco, ah capisco...» e che

immediatamente domandi--

_La figliastra (interrompendo)._--come! che cosa?

_Il capocomico._ La ragione del suo lutto!

_La figliastra._ Ma no, signore! Guardi: quand'io gli dissi che

bisognava che non pensassi d'esser vestita così, sa come mi rispose

lui? «Ah, va bene! E togliamolo, togliamolo via subito, allora,

codesto vestitino!»

_Il capocomico._ Bello! Benissimo! Per far saltare così tutto il

teatro?

_La figliastra._ Ma è la verità!

_Il capocomico._ Ma che verità, mi faccia il piacere! Qua siamo a

teatro! La verità, fino a un certo punto!

_La figliastra._ E che vuol fare lei allora, scusi?

_Il capocomico._ Lo vedrà, lo vedrà! Lasci fare a me adesso!

_La figliastra._ No, signore! Della mia nausea, di tutte le ragioni,

una più crudele e più vile dell'altra, per cui io sono «questa»,

«così», vorrebbe forse cavarne un pasticcetto romantico sentimentale,

con lui che mi chiede le ragioni del lutto, e io che gli rispondo

lacrimando che da due mesi m'è morto papà? No, no, caro signore!

Bisogna che lui mi dica come m'ha detto: «Togliamo via subito allora,

codesto vestitino!». E io, con tutto il mio lutto nel cuore, di

appena due mesi, me ne sono andata là, vede? là, dietro quel

paravento, e con queste dita che mi ballano dall'onta, dal ribrezzo,

mi sono sganciato il busto, la veste...

_Il capocomico (ponendosi le mani tra i capelli)._ Per carità! Che

dice?

_La figliastra (gridando, frenetica)._ La verità! la verità, signore!

_Il capocomico._ Ma sì, non nego, sarà la verità... e comprendo,

comprendo tutto il suo orrore, signorina; ma comprenda anche lei che

tutto questo sulla scena non è possibile!

_La figliastra._ Non è possibile? E allora, grazie tante, io non ci

sto!

_Il capocomico._ Ma no, veda...

_La figliastra._ Non ci sto! non ci sto! Quello che è possibile sulla

scena ve lo siete combinato insieme tutti e due, di là, grazie! Lo

capisco bene! Egli vuol subito arrivare alla rappresentazione

_caricando_

dei suoi travagli spirituali; ma io voglio rappresentare il mio

dramma! il mio!

_Il capocomico (seccato, scrollandosi fieramente)._ Oh, infine, il

suo! Non c'è soltanto il suo, scusi! C'è anche quello degli altri!

Quello di lui,

_indicherà il Padre_

quello di sua madre! Non può stare che un personaggio venga, così,

troppo avanti, e sopraffaccia gli altri, invadendo la scena. Bisogna

contener tutti in un quadro armonico e rappresentare quel che è

rappresentabile! Lo so bene anch'io che ciascuno ha tutta una sua

vita dentro e che vorrebbe metterla fuori. Ma il difficile è appunto

questo: farne venir fuori quel tanto che è necessario, in rapporto

con gli altri; e pure in quel poco fare intendere tutta l'altra vita

che resta dentro! Ah, comodo, se ogni personaggio potesse in un bel

monologo, o... senz'altro... in una conferenza venire a scodellare

davanti al pubblico tutto quel che gli bolle in pentola!

_Con tono bonario, conciliativo:_

Bisogna che lei si contenga, signorina. E creda, nel suo stesso

interesse, perché può anche fare una cattiva impressione, glielo

avverto, tutta codesta furia dilaniatrice, codesto disgusto

esasperato, quando lei stessa, mi scusi, ha confessato di essere

stata con altri, prima che con lui, da Madama Pace, più di una volta!

_La figliastra (abbassando il capo, con profonda voce, dopo una pausa

di raccoglimento)._ È vero! Ma pensi che quegli altri sono egualmente

lui, per me.

_Il capocomico (non comprendendo)._ Come, gli altri? Che vuol dire?

_La figliastra._ Per chi cade nella colpa, signore, il responsabile

di tutte le colpe che seguono, non è sempre chi, primo, determinò la

caduta? E per me è lui, anche da prima ch'io nascessi. Lo guardi; e

veda se non è vero!

_Il capocomico._ Benissimo! E le par poco il peso di tanto rimorso su

lui? Gli dia modo di rappresentarlo!

_La figliastra._ E come, scusi? dico, come potrebbe rappresentare

tutti i suoi «nobili» rimorsi, tutti i suoi tormenti «morali», se lei

vuol risparmiargli l'orrore d'essersi un bel giorno trovata tra le

braccia, dopo averla invitata a togliersi l'abito del suo lutto

recente, donna e già caduta, quella bambina, signore, quella bambina

ch'egli si recava a vedere uscire dalla scuola?

_Dirà queste ultime parole con voce tremante di commozione._

_La Madre, nel sentirle dire così, sopraffatta da un émpito

d'incontenibile ambascia, che s'esprimerà prima in alcuni gemiti

soffocati, romperà alla fine in un pianto perduto. La commozione

vincerà tutti._

_Lunga pausa._

_La figliastra (appena la Madre accennerà di quietarsi, soggiungerà,

cupa e risoluta)._ Noi siamo qua tra noi, adesso, ignorati ancora dal

pubblico. Lei darà domani di noi quello spettacolo che crederà,

concertandolo a suo modo. Ma lo vuol vedere davvero, il dramma?

scoppiare davvero, com'è stato?

_Il capocomico._ Ma sì, non chiedo di meglio, per prenderne fin d'ora

quanto sarà possibile!

_La figliastra._ Ebbene, faccia uscire quella madre.

_La madre (levandosi dal suo pianto, con un urlo)._ No, no! Non lo

permetta, signore! Non lo permetta!

_Il capocomico._ Ma è solo per vedere, signora!

_La madre._ Io non posso! non posso!

_Il capocomico._ Ma se è già tutto avvenuto, scusi! Non capisco!

_La madre._ No, avviene ora, avviene sempre! Il mio strazio non è

finito, signore! Io sono viva e presente, sempre, in ogni momento del

mio strazio, che si rinnova, vivo e presente sempre. Ma quei due

piccini là, li ha lei sentiti parlare? Non possono più parlare,

signore! Se ne stanno aggrappati a me, ancora, per tenermi vivo e

presente lo strazio: ma essi, per sè, non sono, non sono più! E

questa,

_indicherà la Figliastra_

signore, se n'è fuggita, è scappata via da me e s'è perduta,

perduta... Se ora io me la vedo qua è ancora per questo, solo per

questo, sempre, sempre, per rinnovarmi sempre, presente, lo strazio

che vivo e ho sofferto anche per lei!

_Il padre (solenne)._ Il momento eterno, com'io le ho detto, signore!

Lei

_indicherà la Figliastra_

è qui per cogliermi, fissarmi, tenermi agganciato e sospeso in

eterno, alla gogna, in quel solo momento fuggevole e vergognoso della

mia vita. Non può rinunziarvi, e lei, signore, non può veramente

risparmiarmelo.

_Il capocomico._ Ma sì, io non dico di non rappresentarlo: formerà

appunto il nucleo di tutto il primo atto, fino ad arrivare alla

sorpresa di lei--

_indicherà la Madre._

_Il padre._ Ecco, sì. Perché è la mia condanna, tutta signore: tutta

la nostra passione, che deve culminare nel grido finale di lei!--

_Indicherà anche lui la Madre._

_La figliastra._ L'ho ancora qui negli orecchi! M'ha reso folle quel

grido!--Lei può rappresentarmi come vuole signore: non importa! Anche

vestita, purché abbia almeno le braccia--solo le braccia--nude,

perché, guardi, stando così,

_si accosterà al Padre e gli appoggerà la testa sul petto_

con la testa appoggiata così, e le braccia così al suo collo, mi

vedevo pulsare qui, nel braccio qui, una vena; e allora, come se

soltanto quella vena viva mi facesse ribrezzo, strizzai gli occhi,

così, così, ed affondai la testa nel suo petto!

_Voltandosi verso la Madre:_

Grida, grida, mamma!

_Affonderà la testa nel petto del Padre, e con le spalle alzate come

per non sentire il grido, soggiungerà con voce di strazio soffocato:_

Grida, come hai gridato allora!

_La madre (avventandosi per separarli)._ No! Figlia, figlia mia!

_E dopo averla staccata da lui:_

Bruto, bruto, è mia figlia! Non vedi che è mia figlia?

_Il capocomico (arretrando, al grido; fino alla ribalta, fra lo

sgomento degli Attori)._ Benissimo; sì, benissimo! E allora, sipario,

sipario!

_Il padre (accorrendo a lui, convulso)._ Ecco, sì: perché è stato

veramente così, signore!

_Il capocomico (ammirato e convinto)._ Ma sì, qua, senz'altro!

Sipario! Sipario!

_Alle grida reiterate del Capocomico, il Macchinista butterà giù il

sipario, lasciando fuori, davanti alla ribalta, il Capocomico e il

Padre._

_Il capocomico (guardando in alto, con le braccia alzate)._ Ma che

bestia! Dico sipario per intendere che l'Atto deve finir così, e

m'abbassano il sipario davvero!

_Al Padre, sollevando un lembo della tenda per rientrare nel

palcoscenico:_

Sì, sì, benissimo! benissimo! Effetto sicuro! Bisogna finir così.

Garantisco, garantisco, per questo Primo Atto!

_Rientrerà col Padre._

* * * *

_Riaprendosi il sipario si vedrà che i Macchinisti e Apparatori

avranno disfatto quel primo simulacro di scena e messo su, invece,

una piccola vasca da giardino._

_Da una parte del palcoscenico staranno seduti in fila gli Attori e

dall'altra i Personaggi. Il Capocomico sarà in piedi, in mezzo al

palcoscenico, con una mano sulla bocca a pugno chiuso in atto di

meditare._

_Il capocomico (scrollandosi dopo una breve pausa)._ Oh, dunque:

veniamo al Secondo Atto! Lascino, lascino fare a me, come avevamo

prima stabilito, che andrà benone!

_La figliastra._ La nostra entrata in casa di lui

_indicherà il Padre_

a dispetto di quello lì!

_indicherà il Figlio_

_Il capocomico (spazientito)._ Sta bene; ma lasci fare a me, le dico!

_La figliastra._ Purché appaja chiaro il dispetto!

_La madre (dal suo canto tentennando il capo)._ Per tutto il bene che

ce n'è venuto...

_La figliastra (voltandosi a lei di scatto)._ Non importa! Quanto più

danno a noi, tanto più rimorso per lui!

_Il capocomico (spazientito)._ Ho capito, ho capito! E si terrà conto

di questo in principio sopratutto! Non dubiti!

_La madre (supplichevole)._ Ma faccia che si capisca bene, la prego,

signore, per la mia coscienza ch'io cercai in tutti i modi--

_La figliastra (interrompendo con sdegno, e seguitando)._--di

placarmi, di consigliarmi che questo dispetto non gli fosse fatto!

_Al Capocomico:_

La contenti, la contenti, perché è vero! Io ne godo moltissimo;

perché, intanto, si può vedere: più lei è così supplice, più tenta

d'entrargli nel cuore, e più quello lì si tien lontano: «as-sen-te»!

Che gusto!

_Il capocomico._ Vogliamo insomma cominciarlo, questo Secondo Atto?

_La figliastra._ Non parlo più. Ma badi che svolgerlo tutto nel

giardino, come lei vorrebbe, non sarà possibile!

_Il capocomico._ Perché non sarà possibile?

_La figliastra._ Perché lui

_indicherà di nuovo il Figlio_

se ne sta sempre chiuso in camera, appartato! E poi, in casa, c'è da

svolgere tutta la parte di quel povero ragazzo lì, smarrito, come le

ho detto.

_Il capocomico._ Eh già! Ma d'altra parte, capiranno, non possiamo

mica appendere i cartellini o cambiar di scena a vista, tre o quattro

volte per Atto!

_Il primo attore._ Si faceva un tempo...

_Il capocomico._ Sì, quando il pubblico era forse come quella bambina

lì!

_La prima attrice._ E l'illusione, più facile!

_Il padre (con uno scatto, alzandosi)._ L'illusione? Per carità, non

dicano l'illusione! Non adoperino codesta parola, che per noi è

particolarmente crudele!

_Il capocomico (stordito)._ E perché, scusi?

_Il padre._ Ma sì, crudele! crudele! Dovrebbe capirlo!

_Il capocomico._ E come dovremmo dire allora? L'illusione da creare,

qua, agli spettatori--

_Il primo attore._--con la nostra rappresentazione--

_Il capocomico._--l'illusione d'una realtà!

_Il padre._ Comprendo, signore. Forse lei, invece, non può

comprendere noi. Mi scusi! Perché--veda--qua per lei e per i suoi

attori si tratta soltanto--ed è giusto--del loro giuoco.

_La prima attrice (interrompendo sdegnata)._ Ma che giuoco! Non siamo

mica bambini! Qua si recita sul serio.

_Il padre._ Non dico di no. E intendo, infatti, il giuoco della loro

arte, che deve dare appunto--come dice il signore--una perfetta

illusione di realtà.

_Il capocomico._ Ecco, appunto!

_Il padre._ Ora, se lei pensa che noi come noi

_indicherà sè e sommariamente gli altri cinque Personaggi_

non abbiamo altra realtà fuori di questa illusione!

_Il capocomico (stordito, guardando i suoi Attori rimasti anch'essi

come sospesi e smarriti)._ E come sarebbe a dire?

_Il padre (dopo averli un po' osservati, con un pallido sorriso)._ Ma

sì, signori! Quale altra? Quella che per loro è un'illusione da

creare, per noi è invece l'unica nostra realtà.

_Breve pausa. Si avanzerà di qualche passo verso il Capocomico, e

soggiungerà:_

Ma non soltanto per noi, del resto, badi! Ci pensi bene.

_Lo guarderà negli occhi._

Mi sa dire chi è lei?

_E rimarrà con l'indice appuntato su lui._

_Il capocomico (turbato, con un mezzo sorriso)._ Come, chi

sono?--Sono io!

_Il padre._ E se le dicessi che non è vero, perché lei è me?

_Il capocomico._ Le risponderei che lei è un pazzo!

_Gli Attori rideranno._

_Il padre._ Hanno ragione di ridere: perché qua si giuoca;

_al Direttore:_

e lei può dunque obbiettarmi che soltanto per un giuoco quel signore

là,

_indicherà il Primo Attore_

che è «lui», dev'esser «me», che viceversa sono io, «questo». Vede

che l'ho colto in trappola?

_Gli Attori torneranno a ridere._

_Il capocomico (seccato)._ Ma questo s'è già detto poco fa! Daccapo?

_Il padre._ No, no. Non volevo dir questo, infatti. Io la invito anzi

a uscire da questo giuoco

_guardando la Prima Attrice, come per prevenire_

--d'arte! d'arte!--che lei è solito di fare qua coi suoi attori; e

torno a domandarle seriamente: chi è lei?

_Il capocomico (rivolgendosi quasi strabiliato, e insieme irritato,

agli Attori)._ Oh, ma guardate che ci vuole una bella faccia tosta!

Uno che si spaccia per personaggio, venire a domandare a me, chi sono!

_Il padre (con dignità, ma senza alterigia)._ Un personaggio,

signore, può sempre domandare a un uomo chi è. Perché un personaggio

ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è

sempre «qualcuno». Mentre un uomo--non dico lei, adesso--un uomo così

in genere, può non esser «nessuno».

_Il capocomico._ Già! Ma lei lo domanda a me, che sono il Direttore!

il Capocomico! Ha capito?

_Il padre (quasi in sordina, con melliflua umiltà)._ Soltanto per

sapere, signore, se veramente lei com'è adesso, si vede... come vede

per esempio, a distanza di tempo, quel che lei era una volta, con

tutte le illusioni che allora si faceva; con tutte le cose, dentro e

intorno a lei, come allora le parevano--ed erano, erano realmente per

lei!--Ebbene, signore: ripensando a quelle illusioni che adesso lei

non si fa più, a tutte quelle cose che ora non le «sembrano» più come

per lei «erano» un tempo; non si sente mancare, non dico queste

tavole di palcoscenico, ma il terreno, il terreno sotto i piedi,

argomentando che ugualmente «questo» come lei ora si sente, tutta la

sua realtà d'oggi così com'è, è destinata a parerle illusione domani?

_Il capocomico (senza aver ben capito, nell'intontimento della

speciosa argomentazione)._ Ebbene? E che vuol concludere con questo?

_Il padre._ Oh, niente, signore. Farle vedere che se noi (indicherà

di nuovo sè e gli altri Personaggi) oltre la illusione, non abbiamo

altra realtà, è bene che anche lei diffidi della realtà sua, di

questa che lei oggi respira e tocca in sè, perché--come quella di

jeri--è destinata a scoprirlesi illusione domani.

_Il capocomico (rivolgendosi a prenderla in riso)._ Ah, benissimo! E

dica per giunta che lei, con codesta commedia che viene a

rappresentarmi qua, è più vero e reale di me!

_Il padre (con la massima serietà)._ Ma questo senza dubbio, signore!

_Il capocomico._ Ah sì?

_Il padre._ Credevo che lei lo avesse già compreso fin da principio.

_Il capocomico._ Più reale di me?

_Il padre._ Se la sua realtà può cangiare dall'oggi al domani...

_Il capocomico._ Ma si sa che può cangiare, sfido! Cangia

continuamente, come quella di tutti!

_Il padre (con un grido)._ Ma la nostra no, signore! Vede? La

differenza è questa! Non cangia, non può cangiare, né esser altra,

mai, perché già fissata--così--«questa»--per sempre--(è terribile,

signore!) realtà immutabile, che dovrebbe dar loro un brivido

nell'accostarsi a noi!

_Il capocomico (con uno scatto, parandoglisi davanti per un'idea che

gli sorgerà all'improvviso)._ Io vorrei sapere però, quando mai s'è

visto un personaggio che, uscendo dalla sua parte, si sia messo a

perorarla così come fa lei, e a proporla, a spiegarla. Me lo sa dire?

Io non l'ho mai visto!

_Il padre._ Non l'ha mai visto, signore, perché gli autori nascondono

di solito il travaglio della loro creazione. Quando i personaggi son

vivi, vivi veramente davanti al loro autore, questo non fa altro che

seguirli nelle parole, nei gesti ch'essi appunto gli propongono, e

bisogna ch'egli li voglia com'essi si vogliono; e guai se non fa

così! Quando un personaggio è nato, acquista subito una tale

indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti

immaginato in tant'altre situazioni in cui l'autore non pensò di

metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l'autore

non si sognò mai di dargli!

_Il capocomico._ Ma sì, questo lo so!

_Il padre._ E dunque, perché si fa meraviglia di noi? Immagini per un

personaggio la disgrazia che le ho detto, d'esser nato vivo dalla

fantasia d'un autore che abbia voluto poi negargli la vita, e mi dica

se questo personaggio lasciato così, vivo e senza vita, non ha

ragione di mettersi a fare quel che stiamo facendo noi, ora, qua

davanti a loro, dopo averlo fatto a lungo a lungo, creda, davanti a

lui per persuaderlo, per spingerlo, comparendogli ora io, ora lei,

_indicherà la Figliastra_

ora quella povera madre...

_La figliastra (venendo avanti come trasognata)._ È vero, anch'io,

anch'io signore, per tentarlo, tante volte, nella malinconia di quel

suo scrittojo, all'ora del crepuscolo, quand'egli, abbandonato su una

poltrona, non sapeva risolversi a girar la chiavetta della luce e

lasciava che l'ombra gl'invadesse la stanza e che quell'ombra

brulicasse di noi, che andavamo a tentarlo...

_Come se si vedesse ancora là in quello scrittojo e avesse fastidio

della presenza di tutti quegli Attori:_

Se loro tutti se n'andassero! se ci lasciassero soli! La mamma lì,

con quel figlio--io con quella bambina--quel ragazzo là sempre

solo--e poi io con lui

_indicherà appena il Padre_

--e poi io sola, io sola... --in quell'ombra

_balzerà a un tratto, come se nella visione che ha di sè, lucente in

quell'ombra e viva, volesse afferrarsi_

ah, la mia vita! Che scene, che scene andavamo a proporgli!--Io, io

lo tentavo più di tutti!

_Il padre._ Già! Ma forse è stato per causa tua; appunto per codeste

tue troppe insistenze, per le tue troppe incontinenze!

_La figliastra._ Ma che! Se egli stesso m'ha voluta così!

_Verrà presso al Capocomico per dirgli come in confidenza:_

Io credo che fu piuttosto, signore, per avvilimento o per sdegno del

teatro, così come il pubblico solitamente lo vede e lo vuole...

_Il capocomico._ Andiamo avanti, andiamo avanti, santo Dio, e veniamo

al fatto, signori miei!

_La figliastra._ Eh, ma mi pare, scusi, che di fatti ne abbia fin

troppi, con la nostra entrata in casa di lui!

_Indicherà il Padre._

Diceva che non poteva appendere i cartellini o cangiar di scena ogni

cinque minuti!

_Il capocomico._ Già! Ma appunto! Combinarli, aggrupparli in

un'azione simultanea e serrata, e non come pretende lei, che vuol

vedere prima il suo fratellino che ritorna dalla scuola e s'aggira

come un'ombra per le stanze, nascondendosi dietro gli usci a meditare

un proposito, in cui--com'ha detto?--

_La figliastra._--Si dissuga, signore, si dissuga tutto!

_Il capocomico._ Non ho mai sentito codesta parola! E va bene:

«crescendo soltanto negli occhi», è vero?

_La figliastra._ Sissignore: eccolo lì!

_Lo indicherà presso la Madre._

_Il capocomico._ Brava! E poi, contemporaneamente, vorrebbe anche

quella bambina che giuoca, ignara, nel giardino. L'uno in casa, e

l'altra nel giardino, è possibile?

_La figliastra._ Ah, nel sole, signore, felice! È l'unico mio premio,

la sua allegria, la sua festa, in quel giardino; tratta dalla

miseria, dallo squallore di un'orribile camera dove dormivamo tutti e

quattro--e io con lei--io, pensi! con l'orrore del mio corpo

contaminato, accanto a lei che mi stringeva forte forte coi suoi

braccini amorosi e innocenti. Nel giardino, appena mi vedeva, correva

a prendermi per mano. I fiori grandi non li vedeva; andava a scoprire

invece tutti quei «pittoli pittoli» e me li voleva mostrare, facendo

una festa, una festa!

_Così dicendo, straziata dal ricordo, romperà in un pianto lungo,

disperato, abbattendo il capo sulle braccia abbandonate sul tavolino.

La commozione vincerà tutti. Il Capocomico le si accosterà quasi

paternamente, e le dirà per confortarla:_

_Il capocomico._ Faremo il giardino, faremo il giardino, non dubiti:

e vedrà che ne sarà contenta! Le scene le aggrupperemo lì!

_Chiamando per nome un Apparatore:_

Ehi, calami qualche spezzato d'alberi! Due cipressetti qua davanti a

questa vasca!

_Si vedranno calare dall'alto del palcoscenico due cipressetti. Il

Macchinista, accorrendo, fermerà coi chiodi i due pedani._

_Il capocomico (alla Figliastra)._ Così alla meglio, adesso, per dare

un'idea.

_Richiamerà per nome l'Apparatore._

Ehi, dammi ora un po' di cielo!

_L'apparatore (dall'alto)._ Che cosa?

_Il capocomico._ Un po' di cielo! Un fondalino, che cada qua dietro

questa vasca!

_Si vedrà calare dall'alto del palcoscenico una tela bianca._

_Il capocomico._ Ma non bianco! T'ho detto cielo! Non fa nulla,

lascia: rimedierò io.

_Chiamando:_

Ehi, elettricista, spegni tutto e dammi un po' di atmosfera...

atmosfera lunare... blu, blu alle bilance, e blu sulla tela, col

riflettore... Così! Basta!

_Si sarà fatta, a comando, una misteriosa scena lunare, che indurrà

gli Attori a parlare e muoversi come di sera, in un giardino, sotto

la luna._

_Il capocomico (alla Figliastra)._ Ecco, guardi! E ora il giovinetto,

invece di nascondersi dietro gli usci delle stanze, potrebbe

aggirarsi qua nel giardino, nascondendosi dietro gli alberi. Ma

capirà che sarà difficile trovare una bambina che faccia bene la

scena con lei, quando le mostra i fiorellini.

_Rivolgendosi al Giovinetto:_

Venga, venga avanti lei, piuttosto! Vediamo di concretare un po'!

_E poiché il ragazzo non si muove:_

Avanti, avanti!

_Poi, tirandolo avanti, cercando di fargli tener ritto il capo che

ogni volta ricasca giù:_

Ah, dico, un bel guajo, anche questo ragazzo... Ma com'è?... Dio mio,

bisognerebbe pure che qualche cosa dicesse...

_Gli s'appresserà, gli poserà una mano sulla spalla, lo condurrà

dietro allo spezzato d'alberi._

Venga, venga un po': mi faccia vedere! Si nasconda un po' qua...

Così... Si provi a sporgere un po' il capo, a spiare...

_Si scosterà per vedere l'effetto: e appena il Giovinetto eseguirà

l'azione tra lo sgomento degli Attori che resteranno

impressionatissimi:_

Ah, benissimo... benissimo...

_Rivolgendosi alla Figliastra:_

E dico, se la bambina, sorprendendolo così a spiare, accorresse a lui

e gli cavasse di bocca almeno qualche parola?

_La figliastra (sorgendo in piedi)._ Non speri che parli, finché c'è

quello lì!

_Indicherà il Figlio._

Bisognerebbe che lei mandasse via, prima, quello lì.

_Il figlio (avviandosi risoluto verso una delle due scalette)._ Ma

prontissimo! Felicissimo! Non chiedo di meglio!

_Il capocomico (subito trattenendolo)._ No! Dove va? Aspetti!

_La Madre si alzerà sgomenta, angosciata dal pensiero che egli se ne

vada davvero, e istintivamente leverà le braccia quasi per

trattenerlo, pur senza muoversi dal suo posto._

_Il figlio (arrivando alla ribalta, al Capocomico che lo tratterrà)._

Non ho proprio nulla, io, da far qui! Me ne lasci andare, la prego!

Me ne lasci andare!

_Il capocomico._ Come non ha nulla da fare?

_La figliastra (placidamente, con ironia)._ Ma non lo trattenga! Non

se ne va!

_Il padre._ Deve rappresentare la terribile scena del giardino con

sua madre!

_Il figlio (subito, risoluto, fieramente)._ Io non rappresento nulla!

E l'ho dichiarato fin da principio!

_Al Capocomico:_

Me ne lasci andare!

_La figliastra (accorrendo, al Capocomico)._ Permette, signore?

_Gli farà abbassare le braccia, con cui trattiene il Figlio._

Lo lasci!

_Poi, rivolgendosi a lui, appena il Capocomico lo avrà lasciato:_

Ebbene, vattene!

_Il Figlio resterà proteso verso la scaletta, ma, come legato da un

potere occulto, non potrà scenderne gli scalini; poi, tra lo stupore

e lo sgomento ansioso degli Attori, si moverà lentamente lungo la

ribalta, diretto all'altra scaletta del palcoscenico; ma giuntovi,

resterà anche lì proteso, senza poter discendere. La Figliastra, che

lo avrà seguito con gli occhi in atteggiamento di sfida, scoppierà a

ridere._

--Non può, vede? non può! Deve restar qui, per forza, legato alla

catena, indissolubilmente. Ma se io che prendo il volo, signore,

quando accade ciò che deve accadere--proprio per l'odio che sento per

lui, proprio per non vedermelo più davanti--ebbene, se io sono ancora

qua, e sopporto la sua vista e la sua compagnia--si figuri se può

andarsene via lui che deve, deve restar qua veramente con questo suo

bel padre, e quella madre là, senza più altri figli che lui...

_Rivolgendosi alla Madre:_

--E su, su, mamma! Vieni...

_Rivolgendosi al Capocomico per indicargliela:_

--Guardi, s'era alzata, s'era alzata per trattenerlo...

_Alla Madre, quasi attirandola per virtù magica:_

--Vieni, Vieni...

_Poi al Capocomico:_

--Immagini che cuore può aver lei di mostrare qua ai suoi attori

quello che prova; ma è tanta la brama d'accostarsi a lui,

che--eccola--vede? è disposta a vivere la sua scena!

_Difatti la Madre si sarà accostata, e appena la Figliastra finirà di

proferire le ultime parole, aprirà le braccia per significare che

acconsente._

_Il figlio (subito)._ Ah, ma io no! Io no! Se non me ne posso andare,

resterò qua; ma le ripeto che io non rappresento nulla!

_Il padre (al Capocomico, fremendo)._ Lei lo può costringere, signore!

_Il figlio._ Non può costringermi nessuno!

_Il padre._ Ti costringerò io!

_La figliastra._ Aspettate! Aspettate! Prima, la bambina alla vasca!

_Correrà a prendere la Bambina, si piegherà sulle gambe davanti a

lei, le prenderà la faccina tra le mani._

Povero amorino mio, tu guardi smarrita, con codesti occhioni belli:

chi sa dove ti par d'essere! Siamo su un palcoscenico, cara! Che

cos'è un palcoscenico? Ma, vedi? un luogo dove si giuoca a far sul

serio. Ci si fa la commedia. E noi faremo ora la commedia. Sul serio,

sai! Anche tu...

_L'abbraccerà, stringendosela sul seno e dondolandosi un po'._

Oh amorino mio, amorino mio, che brutta commedia farai tu! che cosa

orribile è stata pensata per te! Il giardino, la vasca... Eh, finta,

si sa! Il guajo è questo, carina: che è tutto finto, qua! Ah, ma già

forse a te bambina, piace più una vasca finta che una vera; per

poterci giocare, eh? Ma no, sarà per gli altri un gioco; non per te,

purtroppo, che sei vera, amorino, e che giochi per davvero in una

vasca vera, bella, grande, verde, con tanti bambù che vi fanno

l'ombra, specchiandovisi, e tante tante anatrelle che vi nuotano

sopra, rompendo quest'ombra. Tu la vuoi acchiappare, una di queste

anatrelle...

_Con un urlo che riempie tutti di sgomento:_

no, Rosetta mia, no! La mamma non bada a te, per quella canaglia di

figlio là! Io sono con tutti i miei diavoli in testa... E quello lì...

_Lascerà la Bambina e si rivolgerà col solito piglio al Giovinetto:_

Che stai a far qui, sempre con codest'aria di mendico? Sarà anche per

causa tua, se quella piccina affoga: per codesto tuo star così, come

se io facendovi entrare in casa non avessi pagato per tutti!

_Afferrandogli un braccio per forzarlo a cacciar fuori dalla tasca

una mano:_

Che hai lì? Che nascondi? Fuori, fuori questa mano!

_Gli strapperà la mano dalla tasca e, tra l'orrore di tutti, scoprirà

ch'essa impugna una rivoltella. Lo mirerà un po' come soddisfatta:

poi dirà, cupa:_

Ah! Dove, come te la sei procurata?

_E poiché il Giovinetto, sbigottito, sempre con gli occhi sbarrati e

vani, non risponderà:_

Sciocco, in te, invece d'ammazzarmi, io, avrei ammazzato uno di quei

due; o tutti e due: il padre e il figlio!

_Lo ricaccerà dietro al cipressetto da cui stava a spiare; poi

prenderà la Bambina e la calerà dentro la vasca, mettendovela a

giacere in modo che resti nascosta; infine, si accascerà lì, col

volto tra le braccia appoggiate all'orlo della vasca._

_Il capocomico._ Benissimo!

_Rivolgendosi al Figlio:_

E contemporaneamente...

_Il figlio (con sdegno)._ Ma che contemporaneamente! Non è vero,

signore! Non c'è stata nessuna scena fra me e lei!

_Indicherà la Madre._

Se lo faccia dire da lei stessa, come è stato.

_Intanto la Seconda Donna e l'Attor Giovane si saranno staccati dal

gruppo degli Attori e l'una si sarà messa a osservare con molta

attenzione la Madre che le starà di fronte, e l'altro il Figlio, per

poterne poi rifare le parti._

_La madre._ Sì, è vero, signore! Io ero entrata nella sua camera.

_Il figlio._ Nella mia camera, ha inteso? Non nel giardino!

_Il capocomico._ Ma questo non ha importanza! Bisogna raggruppar

l'azione, ho detto!

_Il figlio (scorrendo l'Attor Giovane che l'osserva)._ Che cosa vuol

lei?

_L'attor giovane._ Niente; la osservo.

_Il figlio (voltandosi dall'altra parte, alla Seconda Donna)._ Ah--e

qua c'è lei? Per rifar la sua parte?

_Indicherà la Madre._

_Il capocomico._ Per l'appunto! Per l'appunto! E dovrebbe esser

grato, mi sembra, di questa loro attenzione!

_Il figlio._ Ah, si! Grazie! Ma non ha ancora compreso che questa

commedia lei non la può fare! Noi non siamo mica dentro di lei, e i

suoi attori stanno a guardarci da fuori. Le par possibile che si viva

davanti a uno specchio che, per di più, non contento d'agghiacciarci

con l'immagine della nostra stessa espressione, ce la ridà come una

smorfia irriconoscibile di noi stessi?

_Il padre._ Questo è vero! Questo è vero! Se ne persuada!

_Il capocomico (all'Attor Giovane e alla Seconda Donna)._ Va bene, si

levino davanti!

_Il figlio._ È inutile! Io non mi presto.

_Il capocomico._ Si stia zitto, adesso, e mi lasci sentir sua madre!

_Alla Madre:_

Ebbene? Era entrata?

_La madre._ Sissignore, nella sua camera, non potendone più. Per

votarmi il cuore di tutta l'angoscia che m'opprime. Ma appena lui mi

vide entrare--

_Il figlio._--nessuna scena! Me ne andai; me n'andai per non fare una

scena. Perché non ho mai fatto scene, io; ha capito?

_La madre._ È vero! È così. È così!

_Il capocomico._ Ma ora bisogna pur farla questa scena tra lei e lui!

È indispensabile!

_La madre._ Per me, signore, io sono qua! Magari mi desse lei il modo

di potergli parlare un momento, di potergli dire tutto quello che mi

sta nel cuore.

_Il padre (appressandosi al Figlio, violentissimo)._ Tu la farai! per

tua madre! per tua madre!

_Il figlio (più che risoluto)._ Non faccio nulla!

_Il padre (afferrandolo per il petto, e scrollandolo)._ Per Dio,

obbedisci! Obbedisci! Non senti come ti parla! Non hai viscere di

figlio?

_Il figlio (afferrandolo anche lui)._ No! No! e finiscila una buona

volta!

_Costernazione generale. La Madre, spaventata, cercherà di

interporsi, di separarli._

_La madre (c.s.)._ Per carità! Per carità!

_Il padre (senza lasciarlo)._ Devi obbedire! Devi obbedire!

_Il figlio (colluttando con lui e alla fine buttandolo a terra presso

la scaletta, tra l'orrore di tutti)._ Ma che cos'è codesta frenesia

che t'ha preso? Non ha ritegno di portare davanti a tutti la sua

vergogna e la nostra! Io non mi presto! non mi presto! E interpreto

così la volontà di chi non volle portarci sulla scena!

_Il capocomico._ Ma se ci siete venuti!

_Il figlio (additando il Padre)._ Lui, non io!

_Il capocomico._ E non è qua anche lei?

_Il figlio._ C'è voluto venir lui, trascinandoci tutti e prestandosi

anche a combinare di là insieme con lei non solo quello che è

realmente avvenuto; ma come se non bastasse, anche quello che non c'è

stato!

_Il capocomico._ Ma dica, dica lei almeno che cosa c'è stato! Lo dica

a me! Se n'è uscito dalla sua camera, senza dir nulla?

_Il figlio (dopo un momento d'esitazione)._ Nulla. Proprio, per non

fare una scena!

_Il capocomico (incitandolo)._ Ebbene, e poi? che ha fatto?

_Il figlio (tra l'angosciosa attenzione di tutti, muovendo alcuni

passi sul palcoscenico)._ Nulla... Attraversando il giardino...

S'interromperà, fosco, assorto.

_Il capocomico (spingendolo sempre più a dire, impressionato dal

ritegno di lui)._ Ebbene? attraversando il giardino?

_Il figlio (esasperato, nascondendo il volto con un braccio)._ Ma

perché mi vuol far dire, signore? È orribile!

_La Madre tremerà tutta, con gemiti soffocati, guardando verso la

vasca._

_Il capocomico (piano, notando quello sguardo, si rivolgerà al Figlio

con crescente apprensione)._ La bambina?

_Il figlio (guardando davanti a sè, nella sala)._ Là, nella vasca...

_Il padre (a terra, indicando pietosamente la Madre)._ E lei lo

seguiva, signore!

_Il capocomico (al Figlio, con ansia)._ E allora, lei?

_Il figlio (lentamente, sempre guardando davanti a sè)._ Accorsi; mi

precipitai per ripescarla... Ma a un tratto m'arrestai, perché dietro

quegli alberi vidi una cosa che mi gelò: il ragazzo, il ragazzo che

se ne stava lì fermo, con occhi da pazzo, a guardare nella vasca la

sorellina affogata.

_La Figliastra, rimasta curva presso la vasca a nascondere la

Bambina, risponderà come un'eco dal fondo, singhiozzando

perdutamente._

_Pausa._

Feci per accostarmi; e allora...

_Rintronerà dietro gli alberi, dove il Giovinetto è rimasto nascosto,

un colpo di rivoltella._

_La madre (con un grido straziante, accorrendo col Figlio e con tutti

gli Attori in mezzo al subbuglio generale)._ Figlio! Figlio mio!

_E poi, fra la confusione e le grida sconnesse degli altri:_

Ajuto! Ajuto!

_Il capocomico (tra le grida, cercando di farsi largo, mentre il

Giovinetto sarà sollevato da capo e da piedi e trasportato via,

dietro la tenda bianca)._ S'è ferito? s'è ferito davvero?

_Tutti, tranne il Capocomico e il Padre, rimasto per terra presso la

scaletta, saranno scomparsi dietro il fondalino abbassato, che fa da

cielo, e vi resteranno un po' parlottando angosciosamente, poi, da

una parte e dall'altra di esso, rientreranno in iscena gli Attori._

_La prima attrice (rientrando da destra, addolorata)._ È morto!

Povero ragazzo! È morto! Oh che cosa!

_Il primo attore (rientrando da sinistra, ridendo)._ Ma che morto!

Finzione! finzione! Non ci creda!

_Altri attori da destra._ Finzione? Realtà! realtà! È morto!

_Altri attori da sinistra._ No! Finzione! Finzione!

_Il padre (levandosi e gridando tra loro)._ Ma che finzione! Realtà,

realtà, signori! realtà!

_E scomparirà anche lui, disperatamente, dietro il fondalino._

_Il capocomico (non potendone più)._ Finzione! realtà! Andate al

diavolo tutti quanti! Luce! Luce! Luce!

_D'un tratto, tutto il palcoscenico e tutta la sala del teatro

sfolgoreranno di vivissima luce. Il capocomico rifiaterà come

liberato da un incubo, e tutti si guarderanno negli occhi, sospesi e

smarriti._

Ah! Non m'era mai capitata una cosa simile! Mi hanno fatto perdere

una giornata!

_Guarderà l'orologio._

Andate, andate! Che volete più fare adesso? Troppo tardi per

ripigliare la prova. A questa sera!

_E appena gli Attori se ne saranno andati, salutandolo:_

Ehi, elettricista, spegni tutto!

_Non avrà finito di dirlo, che il teatro piomberà per un attimo nella

più fitta oscurità._

Eh, perdio! Lasciami almeno accesa una lampadina, per vedere dove

metto i piedi!

_Subito, dietro il fondalino, come per uno sbaglio d'attacco,

s'accenderà un riflettore verde, che proietterà, grandi e spiccate,

le ombre dei Personaggi, meno il Giovinetto e la Bambina. Il

Capocomico, vedendole, schizzerà via dal palcoscenico, atterrito.

Contemporaneamente si spegnerà il riflettore dietro il fondalino, e

si rifarà sul palcoscenico il notturno azzurro di prima. Lentamente,

dal lato destro della tela verrà prima avanti il Figlio, seguito

dalla Madre con le braccia protese verso di lui; poi dal lato

sinistro il Padre. Si fermeranno a metà del palcoscenico, rimanendo

lì come forme trasognate. Verrà fuori, ultima, da sinistra, la

Figliastra che correrà verso una delle scalette; sul primo scalino si

fermerà un momento a guardare gli altri tre e scoppierà in una

stridula risata, precipitandosi poi giù per la scaletta; correrà

attraverso il corridojo tra le poltrone; si fermerà ancora una volta

e di nuovo riderà, guardando i tre rimasti lassù; scomparirà dalla

sala, e ancora, dal ridotto, se ne udrà la risata. Poco dopo calerà

la tela._

Sei personaggi in cerca d'autore · 第 11 / 12 题