GLI ATTORI DELLA COMPAGNIA

Il direttore-capocomico

La prima attrice

Il primo attore

La seconda donna

L'attrice giovane

L'attor giovane

Altri attori e attrici

Il direttore di scena

Il suggeritore

Il trovarobe

Il macchinista

Il segretario del capocomico

L'uscere del teatro

Apparatori e servi di scena

_Di giorno, su un palcoscenico di teatro di prosa._

_N.B. La commedia non ha atti né scene. La rappresentazione sarà

interrotta una prima volta, senza che il sipario s'abbassi; allorché

il Direttore Capocomico e il capo dei personaggi si ritireranno per

concertar lo scenario e gli attori sgombreranno il palcoscenico; una

seconda volta, allorché per isbaglio il Macchinista butterà giù il

sipario._

_Troveranno gli spettatori, entrando nella sala del teatro, alzato il

sipario, e il palcoscenico com'è di giorno, senza quinte né scena,

quasi al bujo e vuoto, perché abbiano fin da principio l'impressione

d'uno spettacolo non preparato._

_Due scalette, una a destra e l'altra a sinistra, metteranno in

comunicazione il palcoscenico con la sala. Sul palcoscenico il

cupolino del suggeritore, messo da parte, a canto alla buca._

_Dall'altra parte, sul davanti, un tavolino e una poltrona con

spalliera voltata verso il pubblico, per il Direttore-Capocomico.

Altri due tavolini, uno più grande, uno più piccolo, con parecchie

sedie attorno, messi lì sul davanti per averli pronti, a un bisogno,

per la prova. Altre sedie, qua e lì: a destra e a sinistra, per gli

Attori; e un pianoforte in fondo, da un lato, quasi nascosto._

_Spenti i lumi nella sala, si vedrà entrare dalla porta del

palcoscenico il macchinista in camiciotto turchino e sacca appesa

alla cintola; prendere da un angolo in fondo alcuni assi

d'attrezzatura; disporli sul davanti e mettersi in ginocchio e

inchiodarli. Alle martellate accorrerà dalla porta dei camerini il

Direttore di scena._

_Il direttore di scena._ Oh! Che fai?

_Il macchinista._ Che faccio? Inchiodo.

_Il direttore di scena._ A quest'ora?

_Guarderà l'orologio._

Sono già le dieci e mezzo. A momenti sarà qui il Direttore per la

prova.

_Il macchinista._ Ma dico, dovrò avere anch'io il mio tempo per

lavorare!

_Il direttore di scena._ L'avrai, ma non ora.

_Il macchinista._ E quando?

_Il direttore di scena._ Quando non sarà più l'ora della prova. Su,

su, portati via tutto, e lasciami disporre la scena per il secondo

atto del «Giuoco delle parti.»

_Il macchinista, sbuffando, borbottando, raccatterà gli assi e andrà

via. Intanto dalla porta del palcoscenico cominceranno a venire gli

attori della Compagnia, uomini e donne, prima uno, poi un altro, poi

due insieme, a piacere: nove o dieci, quanti si suppone che debbano

prender parte alle prove della commedia di Pirandello «Il giuoco

delle parti», segnata all'ordine del giorno. Entreranno, saluteranno

il Direttore di scena e si saluteranno tra loro augurandosi il buon

giorno. Alcuni si avvieranno ai loro camerini; altri, fra cui il

Suggeritore che avrà il copione arrotolato sotto il braccio, si

fermeranno sul palcoscenico in attesa del Direttore per cominciar la

prova, e intanto, o seduti a crocchio, o in piedi, scambieranno tra

loro qualche parola; e chi accenderà una sigaretta, chi si lamenterà

della parte che gli è stata assegnata, chi leggerà forte ai compagni

qualche notizia in un giornaletto teatrale. Sarà bene che tanto le

Attrici quanto gli Attori siano vestiti d'abiti piuttosto chiari e

gai, e che questa prima scena a soggetto abbia, nella sua

naturalezza, molta vivacità. A un certo punto, uno dei comici potrà

sedere al pianoforte e attaccare un ballabile; i più giovani tra gli

Attori e le Attrici si metteranno a ballare._

_Il direttore di scena (battendo le mani per richiamarli alla

disciplina)._ Via, smettetela! Ecco il signor Direttore!

_Il suono e la danza cesseranno d'un tratto. Gli Attori si volteranno

a guardare verso la sala del teatro, dalla cui porta si vedrà entrare

il Direttore-Capocomico, il quale, col cappello duro in capo, il

bastone sotto il braccio e un grosso sigaro in bocca, attraverserà il

corridojo tra le poltrone e, salutato dai comici, salirà per una

delle due scalette sul palcoscenico. Il Segretario gli porgerà la

posta: qualche giornale, un copione sottofascia._

_Il capocomico._ Lettere?

_Il segretario._ Nessuna. La posta è tutta qui.

_Il capocomico (porgendogli il copione sottofascia)._ Porti in

camerino.

_Poi, guardandosi attorno e rivolgendosi al Direttore di scena:_

Oh, qua non ci si vede. Per piacere, faccia dare un po' di luce.

_Il direttore di scena._ Subito.

_Si recherà a dar l'ordine. E poco dopo il palcoscenico sarà

illuminato in tutto il lato destro, dove staranno gli Attori, d'una

viva luce bianca. Nel mentre, il Suggeritore avrà preso posto nella

buca, accesa la lampadina e steso davanti a sè il copione._

_Il capocomico (battendo le mani)._ Su, su, cominciamo.

_Al Direttore di scena:_

Manca qualcuno?

_Il direttore di scena._ Manca la Prima Attrice.

_Il capocomico._ Al solito!

_Guarderà l'orologio._

Siamo già in ritardo di dieci minuti. La segni, mi faccia il piacere.

Così imparerà a venire puntuale alla prova.

_Non avrà finito la reprensione, che dal fondo della sala si udrà la

voce della Prima Attrice._

_La prima attrice._ No, no, per carità! Eccomi! Eccomi!

_È tutta vestita di bianco, con un cappellone spavaldo in capo e un

grazioso cagnolino tra le braccia; correrà attraverso il corridojo

delle poltrone e salirà in gran fretta una delle scalette._

_Il capocomico._ Lei ha giurato di farsi sempre aspettare.

_La prima attrice._ Mi scusi. Ho cercato tanto una automobile per

fare a tempo! Ma vedo che non avete ancora cominciato. E io non sono

subito di scena.

_Poi, chiamando per nome il Direttore di scena e consegnandogli il

cagnolino:_

Per piacere, me lo chiuda nel camerino.

_Il capocomico (borbottando)._ Anche il cagnolino! Come se fossimo

pochi i cani qua.

_Batterà di nuovo le mani e si rivolgerà al Suggeritore:_

Su, su, il secondo atto del «Giuoco delle parti».

_Sedendo sulla poltrona:_

Attenzione, signori. Chi è di scena?

_Gli Attori e le Attrici sgombreranno il davanti del palcoscenico e

andranno a sedere da un lato, tranne i tre che principieranno la

prova e la Prima Attrice, che, senza badare alla domanda del

Capocomico, si sarà messa a sedere davanti ad uno dei due tavolini._

_Il capocomico (alla Prima Attrice)._ Lei dunque è di scena?

_La prima attrice._ Io, nossignore.

_Il capocomico (seccato)._ E allora si levi, santo Dio!

_La Prima Attrice si alzerà e andrà a sedere accanto agli altri

Attori che si saranno già tratti in disparte._

_Il capocomico (al Suggeritore)._ Cominci, Cominci.

_Il suggeritore (leggendo nel copione)._ «In casa di Leone Gala. Una

strana sala da pranzo e da studio.»

_Il capocomico (volgendosi al Direttore di scena)._ Metteremo la sala

rossa.

_Il direttore di scena (segnando su un foglio di carta)._ La rossa.

Sta bene.

_Il suggeritore (seguitando a leggere nel copione)._ «Tavola

apparecchiata e scrivania con libri e carte. Scaffali di libri e

vetrine con ricche suppellettili da tavola. Uscio in fondo per cui si

va nella camera da letto di Leone. Uscio laterale a sinistra per cui

si va nella cucina. La comune è a destra.»

_Il capocomico (alzandosi e indicando)._ Dunque, stiano bene attenti:

di là, la comune. Di qua, la cucina.

_Rivolgendosi all'Attore che farà la parte di Socrate:_

Lei entrerà e uscirà da questa parte.

_Al Direttore di scena:_

Applicherà la bussola in fondo, e metterà le tendine.

_Tornerà a sedere._

_Il direttore di scena (segnando)._ Sta bene.

_Il suggeritore (leggendo c.s.)._ «Scena Prima. Leone Gala, Guido

Venanzi, Filippo detto Socrate.»

_Al Capocomico:_

Debbo leggere anche la didascalia?

_Il capocomico._ Ma sì! si! Gliel'ho detto cento volte!

_Il suggeritore (leggendo c.s.)._ «Al levarsi della tela, Leone Gala,

con berretto da cuoco e grembiule, e intento a sbattere con un

mestolino di legno un uovo in una ciotola. Filippo ne sbatte un

altro, parato anche lui da cuoco. Guido Venanzi ascolta, seduto.»

_Il primo attore (al Capocomico)._ Ma scusi, mi devo mettere proprio

il berretto da cuoco in capo?

_Il capocomico (urtato dall'osservazione)._ Mi pare! Se sta scritto

lì!

_Indicherà il copione._

_Il primo attore._ Ma è ridicolo, scusi!

_Il capocomico (balzando in piedi sulle furie)._ «Ridicolo!

ridicolo!» Che vuole che le faccia io se dalla Francia non ci viene

più una buona commedia, e ci siamo ridotti a mettere in iscena

commedie di Pirandello, che chi l'intende è bravo, fatte apposta di

maniera che né attori né critici né pubblico ne restino mai contenti?

_Gli Attori rideranno. E allora egli alzandosi e venendo presso il

Primo Attore, griderà:_

Il berretto da cuoco, sissignore! E sbatta le uova! Lei crede, con

codeste uova che sbatte, di non aver poi altro per le mani? Sta

fresco! Ha da rappresentare il guscio delle uova che sbatte!

_Gli Attori torneranno a ridere e si metteranno a far commenti tra

loro ironicamente._

Silenzio! E prestino ascolto quando spiego!

_Rivolgendosi di nuovo al Primo Attore:_

Sissignore, il guscio: vale a dire la vuota forma della ragione,

senza il pieno dell'istinto che è cieco! Lei è la ragione, e sua

moglie l'istinto: in un giuoco di parti assegnate, per cui lei che

rappresenta la sua parte è volutamente il fantoccio di se stesso. Ha

capito?

_Il primo attore (aprendo le braccia)._ Io no!

_Il capocomico (tornandosene al suo posto)._ E io nemmeno! Andiamo

avanti, che poi mi loderete la fine!

_In tono confidenziale:_

Mi raccomando, si metta di tre quarti, perché se no, tra le

astruserie del dialogo e lei che non si farà sentire dal pubblico,

addio ogni cosa!

_Battendo di nuovo le mani:_

Attenzione, attenzione! Attacchiamo!

_Il suggeritore._ Scusi, signor Direttore, permette che mi ripari col

cupolino? Tira una cert'aria!

_Il capocomico._ Ma sì, faccia, faccia!

_L'Uscere del teatro sarà intanto entrato nella sala, col berretto

gallonato in capo e, attraversato il corridojo fra le poltrone, si

sarà appressato al palcoscenico per annunziare al

Direttore-Capocomico l'arrivo dei Sei Personaggi, che, entrati

anch'essi nella sala, si saranno messi a seguirlo, a una certa

distanza, un po' smarriti e perplessi, guardandosi attorno._

_Chi voglia tentare una traduzione scenica di questa commedia bisogna

che s'adoperi con ogni mezzo a ottenere tutto l'effetto che questi

«Sei Personaggi» non si confondano con gli Attori della Compagnia. La

disposizione degli uni e degli altri, indicata nelle didascalie,

allorché quelli saliranno sul palcoscenico, gioverà senza dubbio;

come una diversa colorazione luminosa per mezzo di appositi

riflettori. Ma il mezzo più efficace e idoneo, che qui si suggerisce,

sarà l'uso di speciali maschere per i personaggi: maschere

espressamente costruite d'una materia che per il sudore non

s'afflosci e non pertanto sia lieve agli Attori che dovranno

portarle: lavorate e tagliate in modo che lascino liberi gli occhi,

le narici e la bocca. S'interpreterà così anche il senso profondo

della commedia. I «Personaggi» non dovranno infatti apparire come

«fantasmi», ma come «realtà create», costruzioni della fantasia

immutabili: e dunque più reali e consistenti della volubile

naturalità degli Attori. Le maschere ajuteranno a dare l'impressione

della figura costruita per arte e fissata ciascuna immutabilmente

nell'espressione del proprio sentimento fondamentale, che è il

«rimorso» per il Padre, la «vendetta» per la Figliastra, lo «sdegno»

per il Figlio, il «dolore» per la Madre con fisse lagrime di cera nel

livido delle occhiaje e lungo le gote, come si vedono nelle immagini

scolpite e dipinte della «Mater dolorosa» nelle chiese. E sia anche

il vestiario di stoffa e foggia speciale, senza stravaganze, con

pieghe rigide e volume quasi statuario, e insomma di maniera che non

dia l'idea che sia fatto d'una stoffa che si possa comperare in una

qualsiasi bottega della città e tagliato e cucito in una qualsiasi

sartoria._

_Il Padre sarà sulla cinquantina: stempiato, ma non calvo, fulvo di

pelo, con baffetti folti quasi acchiocciolati attorno alla bocca

ancor fresca, aperta spesso a un sorriso incerto e vano. Pallido,

segnatamente nell'ampia fronte; occhi azzurri ovati, lucidissimi e

arguti; vestirà calzoni chiari e giacca scura: a volte sarà

mellifluo, a volte avrà scatti aspri e duri._

_La Madre sarà come atterrita e schiacciata da un peso intollerabile

di vergogna e d'avvilimento. Velata da un fitto crespo vedovile,

vestirà umilmente di nero, e quando solleverà il velo, mostrerà un

viso non patito, ma come di cera, e terrà sempre gli occhi bassi._

_La Figliastra, di diciotto anni, sarà spavalda, quasi impudente.

Bellissima, vestirà a lutto anche lei, ma con vistosa eleganza.

Mostrerà dispetto per l'aria timida, afflitta e quasi smarrita del

fratellino, squallido Giovinetto di quattordici anni, vestito

anch'egli di nero; e una vivace tenerezza, invece, per la sorellina,

Bambina di circa quattro anni, vestita di bianco con una fascia di

seta nera alla vita._

_Il Figlio, di ventidue anni, alto, quasi irrigidito in un contenuto

sdegno per il Padre e in un'accigliata indifferenza per la Madre,

porterà un soprabito viola e una lunga fascia verde girata attorno al

collo._

_L'uscere (col berretto in mano)._ Scusi, signor Commendatore.

_Il capocomico (di scatto, sgarbato)._ Che altro c'è?

_L'uscere (timidamente)._ Ci sono qua certi signori, che chiedono di

lei.

_Il Capocomico e gli Attori si volteranno stupiti a guardare dal

palcoscenico giù nella sala._

_Il capocomico (di nuovo sulle furie)._ Ma io qua provo! E sapete

bene che durante la prova non deve passar nessuno!

_Rivolgendosi in fondo:_

Chi sono lor signori? Che cosa vogliono?

_Il padre (facendosi avanti, seguito dagli altri, fino a una delle

due scalette)._ Siamo qua in cerca d'un autore.

_Il capocomico (fra stordito e irato)._ D'un autore? Che autore?

_Il padre._ D'uno qualunque, signore.

_Il capocomico._ Ma qui non c'è nessun autore, perché non abbiamo in

prova nessuna commedia nuova.

_La figliastra (con gaja vivacità, salendo di furia la scaletta)._

Tanto meglio, tanto meglio, allora, signore! Potremmo esser noi la

loro commedia nuova.

_Qualcuno degli attori (fra i vivaci commenti e le risate degli

altri)._ Oh, senti, senti!

_Il padre (seguendo sul palcoscenico la Figliastra)._ Già, ma se non

c'è l'autore!

_Al Capocomico:_

Tranne che non voglia esser lei...

_La Madre, con la Bambina per mano, e il Giovinetto saliranno i primi

scalini della scaletta e resteranno lì in attesa. Il Figlio resterà

sotto, scontroso._

_Il capocomico._ Lor signori vogliono scherzare?

_Il padre._ No, che dice mai, signore! Le portiamo al contrario un

dramma doloroso.

_La figliastra._ E potremmo essere la sua fortuna!

_Il capocomico._ Ma mi facciano il piacere d'andar via, che non

abbiamo tempo da perdere coi pazzi!

_Il padre (ferito e mellifluo)._ Oh, signore, lei sa bene che la vita

è piena d'infinite assurdità, le quali sfacciatamente non han neppure

bisogno di parer verosimili; perché sono vere.

_Il capocomico._ Ma che diavolo dice?

_Il padre._ Dico che può stimarsi realmente una pazzia, sissignore,

sforzarsi di fare il contrario; cioè, di crearne di verosimili,

perché pajano vere. Ma mi permetta di farle osservare che, se pazzia

è, questa è pur l'unica ragione del loro mestiere.

_Gli Attori si agiteranno, sdegnati._

_Il capocomico (alzandosi e squadrandolo)._ Ah sì? Le sembra un

mestiere da pazzi, il nostro?

_Il padre._ Eh, far parer vero quello che non è; senza bisogno,

signore: per giuoco... Non è loro ufficio dar vita sulla scena a

personaggi fantasticati?

_Il capocomico (subito facendosi voce dello sdegno crescente dei suoi

Attori)._ Ma io la prego di credere che la professione del comico,

caro signore, è una nobilissima professione! Se oggi come oggi i

signori commediografi nuovi ci danno da rappresentare stolide

commedie e fantocci invece di uomini, sappia che è nostro vanto aver

dato vita--qua, su queste tavole--a opere immortali!

_Gli Attori, soddisfatti, approveranno e applaudiranno il loro

Capocomico._

_Il padre (interrompendo e incalzando con foga)._ Ecco! benissimo! a

esseri vivi, più vivi di quelli che respirano e vestono panni! Meno

reali, forse; ma più veri! Siamo dello stessissimo parere!

_Gli Attori si guardano tra loro, sbalorditi._

_Il direttore._ Ma come! Se prima diceva...

_Il padre._ No, scusi, per lei dicevo, signore, che ci ha gridato di

non aver tempo da perdere coi pazzi, mentre nessuno meglio di lei può

sapere che la natura si serve da strumento della fantasia umana per

proseguire, più alta, la sua opera di creazione.

_Il capocomico._ Sta bene, sta bene. Ma che cosa vuol concludere con

questo?

_Il padre._ Niente, signore. Dimostrarle che si nasce alla vita in

tanti modi, in tante forme: albero o sasso, acqua o farfalla... o

donna. E che si nasce anche personaggi!

_Il capocomico (con finto ironico stupore)._ E lei, con codesti

signori attorno, è nato personaggio?

_Il padre._ Appunto, signore. E vivi, come ci vede.

_Il Capocomico e gli Attori scoppieranno a ridere, come per una

burla._

_Il padre (ferito)._ Mi dispiace che ridano così, perché portiamo in

noi, ripeto, un dramma doloroso, come lor signori possono argomentare

da questa donna velata di nero.

_Così dicendo porgerà la mano alla Madre per aiutarla a salire gli

ultimi scalini e, seguitando a tenerla per mano, la condurrà con una

certa tragica solennità dall'altra parte del palcoscenico, che

s'illuminerà subito di una fantastica luce. La Bambina e il

Giovinetto seguiranno la Madre; poi il Figlio, che si terrà discosto,

in fondo; poi la Figliastra, che s'apparterà anche lei sul davanti,

appoggiata all'arcoscenico. Gli Attori, prima stupefatti, poi

ammirati di questa evoluzione, scoppieranno in applausi come per uno

spettacolo che sia stato loro offerto._

_Il capocomico (prima sbalordito, poi sdegnato)._ Ma via! Facciano

silenzio!

_Poi, rivolgendosi ai Personaggi:_

E loro si levino! Sgombrino di qua!

_Al Direttore di scena:_

Perdio, faccia sgombrare!

_Il direttore di scena (facendosi avanti, ma poi fermandosi, come

trattenuto da uno strano sgomento)._ Via! Via!

_Il padre (al Capocomico)._ Ma no, veda, noi...

_Il capocomico (gridando)._ Insomma, noi qua dobbiamo lavorare!

_Il primo attore._ Non è lecito farsi beffe così...

_Il padre (risoluto, facendosi avanti)._ Io mi faccio maraviglia

della loro incredulità! Non sono forse abituati lor signori a vedere

balzar vivi quassù, uno di fronte all'altro, i personaggi creati da

un autore? Forse perché non c'è là

_indicherà la buca del Suggeritore_

un copione che ci contenga?

_La figliastra (facendosi avanti al Capocomico, sorridente,

lusingatrice)._ Creda che siamo veramente sei personaggi, signore,

interessantissimi! Quantunque, sperduti.

_Il padre (scartandola)._ Sì, sperduti, va bene!

_Al Capocomico subito:_

Nel senso, veda, che l'autore che ci creò, vivi, non volle poi, o non

potè materialmente, metterci al mondo dell'arte. E fu un vero

delitto, signore, perché chi ha la ventura di nascere personaggio

vivo, può ridersi anche della morte. Non muore più! Morrà l'uomo, lo

scrittore, strumento della creazione; la creatura non muore più! E

per vivere eterna non ha neanche bisogno di straordinarie doti o di

compiere prodigi. Chi era Sancho Panza? Chi era don Abbondio? Eppure

vivono eterni, perché--vivi germi--ebbero la ventura di trovare una

matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire, far

vivere per l'eternità!

_Il capocomico._ Tutto questo va benissimo! Ma che cosa vogliono loro

qua?

_Il padre._ Vogliamo vivere, signore!

_Il capocomico (ironico)._ Per l'eternità?

_Il padre._ No, signore: almeno per un momento, in loro.

_Un attore._ Oh, guarda, guarda!

_La prima attrice._ Vogliono vivere in noi!

_L'attor giovane (indicando la Figliastra)._ Eh, per me volentieri,

se mi toccasse quella lì!

_Il padre._ Guardino, guardino: la commedia è da fare;

_al Capocomico:_

ma se lei vuole e i suoi attori vogliono, la concerteremo subito tra

noi!

_Il capocomico (seccato)._ Ma che vuol concertare! Qua non si fanno

di questi concerti! Qua si recitano drammi e commedie!

_Il padre._ E va bene! Siamo venuti appunto per questo qua da lei!

_Il capocomico._ E dov'è il copione?

_Il padre._ È in noi, signore.

_Gli Attori rideranno._

Il dramma è in noi; siamo noi; e siamo impazienti di rappresentarlo,

così come dentro ci urge la passione!

_La figliastra (schernevole, con perfida grazia di caricata

impudenza)._ La passione mia, se lei sapesse, signore! La passione

mia... per lui!

_Indicherà il Padre e farà quasi per abbracciarlo; ma scoppierà poi

in una stridula risata._

_Il padre (con scatto iroso)._ Tu statti a posto, per ora! E ti prego

di non ridere così!

_La figliastra._ No? E allora mi permettano: benché orfana da appena

due mesi, stiano a vedere lor signori come canto e come danzo!

_Accennerà con malizia il «Prends garde à Tchou-Thin-Tchou» di Dave

Stamper ridotto a Fox-trot o One-Step lento da Francis Salabert: la

prima strofa, accompagnandola con passo di danza._

Les chinois sont un peuple malin,

De Shangai à Pekin,

Ils ont mis des criteaux partout:

Prenez garde à Tchou-Thin-Tchou!

_Gli Attori, segnatamente i giovani, mentre ella canterà e ballerà,

come attratti da un fascino strano, si moveranno verso lei e

leveranno appena le mani quasi a ghermirla. Ella sfuggirà e, quando

gli Attori scoppieranno in applausi, resterà, alla riprensione del

Capocomico, come astratta e lontana._

_Gli attori e le attrici (ridendo e applaudendo)._ Bene! Brava!

Benissimo!

_Il capocomico (irato)._ Silenzio! Si credono forse in un

caffè-concerto?

_Tirandosi un po' in disparte il Padre, con una certa costernazione:_

Ma dica un po', è pazza?

_Il padre._ No, che pazza! È peggio!

_La figliastra (subito accorrendo al Capocomico)._ Peggio! Peggio! Eh

altro, signore! Peggio! Senta, per favore: ce lo faccia rappresentar

subito, questo dramma, perché vedrà che a un certo punto, io--quando

questo amorino qua

_prenderà per mano la Bambina che se ne starà presso la Madre e la

porterà davanti al Capocomico_

--vede com'è bellina?

_la prenderà in braccio e la bacerà_

cara! cara!

_La rimetterà a terra e aggiungerà, quasi senza volere, commossa:_

ebbene, quando quest'amorino qua, Dio la toglierà d'improvviso a

quella povera madre: e quest'imbecillino qua

_spingerà avanti il Giovinetto, afferrandolo per una manina

sgarbatamente_

farà la più grossa delle corbellerie, proprio da quello stupido che è

_lo ricaccerà con una spinta verso la Madre_

--allora vedrà che io prenderò il volo! Sissignore! prenderò il volo!

il volo! E non mi par l'ora, creda, non mi par l'ora! Perché, dopo

quello che è avvenuto di molto intimo tra me e lui

_indicherà il Padre con un orribile ammiccamento_

non posso più vedermi in questa compagnia, ad assistere allo strazio

di quella madre per quel tomo là

_indicherà il Figlio_

--lo guardi! lo guardi!--indifferente, gelido lui, perché è il figlio

legittimo, lui! pieno di sprezzo per me, per quello là,

_indicherà il Giovinetto_

per quella creaturina; ché siamo bastardi--ha capito? bastardi.

_Si avvicinerà alla Madre e l'abbraccerà._

E questa povera madre--lui--che è la madre comune di noi tutti--non

la vuol riconoscere per madre anche sua--e la considera dall'alto in

basso, lui, come madre soltanto di noi tre bastardi--vile!

_Dirà tutto questo, rapidamente, con estrema eccitazione e arrivata

al «vile» finale, dopo aver gonfiato la voce sul «bastardi», lo

pronunzierà piano, quasi sputandolo._

_La madre (con infinita angoscia al Capocomico)._ Signore, in nome di

queste due creaturine, la supplico...

_si sentirà mancare e vacillerà_

--oh Dio mio...

_Il padre (accorrendo a sorreggerla con quasi tutti gli Attori

sbalorditi e costernati)._ Per carità una sedia, una sedia a questa

povera vedova!

_Gli attori (accorrendo)._--Ma è dunque vero?--Sviene davvero?

_Il capocomico._ Qua una sedia, subito!

_Uno degli Attori offrirà una sedia; gli altri si faranno attorno

premurosi. La Madre, seduta, cercherà d'impedire che il Padre le

sollevi il velo che le nasconde la faccia._

_Il padre._ La guardi, signore, la guardi...

_La madre._ Ma no, Dio, smettila!

_Il padre._ Lasciati vedere!

_Le solleverà il velo._

_La madre (alzandosi e recandosi le mani al volto, disperatamente)._

Oh, signore, la supplico d'impedire a quest'uomo di ridurre a effetto

il suo proposito, che per me è orribile!

_Il capocomico (soprappreso, stordito)._ Ma io non capisco più dove

siamo, né di che si tratti!

_Al Padre:_

Questa è la sua signora?

_Il padre (subito)._ Sissignore, mia moglie!

_Il capocomico._ E com'è dunque vedova, se lei è vivo?

_Gli Attori scaricheranno tutto il loro sbalordimento in una

fragorosa risata._

_Il padre (ferito, con aspro risentimento)._ Non ridano! Non ridano

così, per carità! È appunto questo il suo dramma, signore. Ella ebbe

un altro uomo. Un altro uomo che dovrebbe esser qui!

_La madre (con un grido)._ No! No!

_La figliastra._ Per sua fortuna è morto: da due mesi, glie l'ho

detto. Ne portiamo ancora il lutto, come vede.

_Il padre._ Ma non è qui, veda, non già perché sia morto. Non è qui

perché--la guardi, signore, per favore, e lo comprenderà subito!--Il

suo dramma non potè consistere nell'amore di due uomini, per cui

ella, incapace, non poteva sentir nulla--altro, forse, che un po' di

riconoscenza (non per me: per quello!)--Non è una donna, è una

madre!--E il suo dramma--(potente, signore, potente!) consiste tutto,

difatti, in questi quattro figli dei due uomini ch'ella ebbe.

_La madre._ Io, li ebbi? Hai il coraggio di dire che fui io ad

averli, come se li avessi voluti? Fu lui, signore! Me lo diede lui,

quell'altro, per forza! Mi costrinse, mi costrinse ad andar via con

quello!

_La figliastra (di scatto, indignata)._ Non è vero!

_La madre (sbalordita)._ Come non è vero?

_La figliastra._ Non è vero! Non è vero!

_La madre._ E che puoi saperne tu?

_La figliastra._ Non è vero!

_Al Capocomico:_

Sei personaggi in cerca d'autore · 第 3 / 12 题