IL CAMICIOTTO ROSSO.

Un discorde mugliare: richiami angusti di vitelli, come impediti da un

soffocamento; aperte, disperate invocazioni di madri; risposte lunghe,

come estratte dal torace profondo, di buoi. E uno strepito di campanacci

e un romore di voci umane.

Sotto l'ombria dei tigli e delle acacie arboree l'agitazione delle

bestie e degli uomini da lontano appariva confusa di bianco e di scuro;

lenta, folta. Ma a penetrarvi si scorgeva un comporsi e uno scomporsi di

gruppi nelle vicende del mercato; un diradar della folla quando, a ogni

prova di compera, si facevan andare le paia che i garzoni tiravano per

le mordacchie. I sensali schioccavan le fruste; frustavano seguendo per

alcuni passi; e arrestandosi nel dar l'ultimo colpo, piegavano innanzi

la persona e la risollevavano quasi a ritirarsi dagli animali lasciati

in libero movimento.

-- Guardate!

Cominciava l'esaltazione dei pregi; la speculazione dubitosa dei difetti

e dei vizi; e mentre i venditori attendevano con le braccia conserte o

le mani aperte sul petto, il pollice entro i giri del panciotto, i

compratori esaminavano a fatica i denti, sorridevano al vecchio inganno

delle corna ingiallite e lustrate con olio e mallo di noce, scostavan le

moscaiuole per veder del tutto la quiete degli occhi, tastavano le gambe

ai malleoli se non celassero vesciconi, raccoglievano in pugno la pelle

del fianco per accertarne la morbidezza, accostavano l'orecchio ad

ascoltar il respiro e il cuore. E venivan, dopo, le chiassose richieste

e le proposte commentate da bestemmie, da risate, da gioconde

contumelie. Finchè il sensale tratteneva per un braccio l'acquirente che

fingeva di voler scappare; afferrava sotto il braccio o col braccio

dietro al dorso il venditore, che si fingeva irremovibile, e

trascinatolo in disparte, gli parlava sottovoce e lo riconduceva

all'altro. Nuova richiesta; nuova proposta.

E si ripeteva la disamina; e si trovavano non abbastanza diritte o

asciutte le gambe, non perfetto l'appaiamento. Intorno, i curiosi

aspettavano. Poi, all'ultima proposta del sensale, avanzavano

faccendieri e amici a sospingere il braccio del venditore, il braccio

del compratore; e le due destre s'impalmavano che l'accordo non era

ancora pieno. Con dinieghi aspri si svincolavano le mani; con qualche

piccolo rialzo e ribasso di prezzo, concesso a stento, si riprendevano.

E se, dopo tanto, il contratto era concluso, che strapponi lo

consacravano! Il sensale da un lato, gli amici dall'altro, con ambedue

le mani premevano alla poderosa, imprescindibile stretta finale.

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Fra i paltonieri che al mercato cercavano di buscar qualche soldo e tra

gli spettatori più attenti lo Scricco non mancava mai, da poi che era

tornato in paese. Ma non infastidiva nessuno. Là in mezzo sentiva meno

la fame e si saziava di innocua invidia e di una speranza che solo nel

suo segreto si arrovellava in minaccia. Perchè, uscito dal penitenziario

dopo la lunga condanna, non l'avevano commosso troppo i mutamenti del

mondo: i traffici intravveduti alle stazioni ferroviarie, i transiti

delle biciclette e delle automobili per ogni strada, le fabbriche sorte

anche nel paese nativo non gli avevano distolto l'animo dalle

rimembranze per amareggiarlo con lo spettacolo di ricchezze e

soddisfazioni impensate, di una felicità ignorata. Per lui i beni grandi

e invidiabili restavan quelli per cui aveva ceduto alla colpa e

sopportata la pena; erano i campi verdi e solatii; erano le case ove i

sacchi di frumento, di frumentone e sementi si addossavano lungo la

loggia ed ove fermentava l'uva nei tini enormi; erano le stalle ove non

una delle dodici poste si lasciava mai vuota.

Ah, il sogno della sua giovinezza! Accumular denaro che bastasse

all'acquisto di un pezzo di terra, e di là estendere possedimento e

fortuna, e conquistar la ricchezza che non muta per mutar di tempi e di

progressi e di macchine; ed essere felice!

Invece, ecco: ricettando e rivendendo le cose rubate, aveva perduto

tutto; resistendo alla forza, aveva aggravato il delitto; tacendo

ostinatamente, sempre, il nome dei complici e salvando il maggior

colpevole, aveva aggravata la condanna su di sè. Diciotto anni! E

intanto Sandro Molenda, Sandro il ladro, il maggior colpevole che egli

aveva salvato col silenzio, si era fatto ricco lui. Possedeva fondi e

bestiame!

E tutti lo rispettavano. E scorgendo al mercato chi l'aveva salvato

dalla galera, non dava segno di riconoscerlo. Temeva. Ma verrebbe l'ora

di comparirgli dinanzi, guardarlo in faccia e dirgli: -- Son qui!

L'occasione venne il dì che Sandro Molenda contrattava un bel paio di

bestie con un contadino di Romagna bassa. Quando chiese: -- Son fidi?

--, il venditore rispose: -- Fidi --; e, volto l'occhio in giro, fe'

cenno a quello che tra i presenti gli parve prestarsi meglio alla prova.

Poco più alto di un ragazzo, spelazzato nella faccia strana, in testa un

cappellaccio da risaiolo, lo Scricco si avvicinò. Con vecchia esperienza

palpò nel collo, l'un dopo l'altro, i mirabili buoi; li grattò tra le

corna; avvicinò il volto ai musi abbassati tirando la cavezza; tolse le

mordacchie: non si muovevano. Fidi! Guardavano lontano, come in uno

stupore di sogno perduto.

Il diavolo nell'ampolla · 第 7 / 29 题