SCENA V.

=Mario= _ed_ =Emma=.

(_Emma si affaccia venendo dalla porta di fondo; ha un cappellino

di paglia da forosetta in capo e porta una gran bracciata di fiori.

Sulla soglia si sofferma e contempla Mario con isguardo indefinibile,

tra commossa e pensosa; poi si avvicina pian piano, inavvertita,

dietro la sedia di lui chino sul suo lavoro, guarda per qualche

istante sorridendo, il disegno, sopra le spalle di lui, poi gli lascia

d’improvviso cadere in pioggia, sulla carta che ha davanti e sul

tavolo, i fiori e dà in una risata_)

_Mario_. (_voltandosi brusco_) Cos’è?

_Emma_. (_con grazia_) Fiori!... Per lo zio!... (_ridendo_) (_Mario fa

un gesto di spalle, di malumore_)

_Mario_. Con quel cappellaccio!... (_gettandole un’occhiata senza

distogliersi dal lavoro_)

_Emma_. Sto male? (_va a guardarsi allo specchio con aria civettuola_)

Meglio così?... (_si leva il cappello stando allo specchio,

aggiustandosi la pettinatura e consultando Mario_)

_Mario._ (_dopo di averla guardata ancora di sottecchi e proseguendo a

disegnare_) Siete scappata via!...

_Emma_. C’era qui quel signore... che v’ha preso per mio zio....

Parlavate d’affari.... sono andata in giardino a cogliere fiori.

_Mario_. (_sempre disegnando_) E non c’è il giardiniere?

_Emma_. (_con grazia ingenua_) Oh, sì che lui se ne intende!... Lui

conosce le semenze, sa i nomi latini dei fiori, dell’erbe, e delle

piante... ma quando i fiori discorrono, lui non capisce niente.

_Mario._ I fiori discorrono!

_Emma._ (_mentre parla con Mario che non si muove dal suo lavoro,

ella va riponendo e aggiustando i fiori entro i vasi_) Sicuro... e

i poveretti hanno un bell’affannarsi a sussurrargli dolci paroline,

a mandargli sorrisi e profumi; lui passa via impassibile, butta

dell’acqua addosso a tutti senza distinzione, e una rosa e un fior

d’asparago per lui è la stessa cosa.... Guardate questi come son

belli....

_Mario._ (_volgendosi appena_) Tutta una serra!

_Emma_. (_proseguendo a riporre i fiori_) Ma oggi forse avrem visite...

e poi... è la festa della vecchia Maddalena... Le ho preparato un

bell’abito e una bella cuffiona nuova in regalo... di quelle che

piacciano a lei... dei tempi di Noè. (_va a prendere da una scatola di

cartone che è sul pianoforte una cuffia da vecchia_) Povera vecchia!...

come sarà contenta... A proposito... (_va al tavolino dove Mario

lavora, e gli si siede dirimpetto; poi con preghiera carezzevole_) Mi

date un bigliettino piccolo?

_Mario_. Per che farne? (_estraendo il portafoglio_)

_Emma._ Per completare il regalo. Glielo appunto qui dentro la

cuffia... Quando lo trova, veder che smorfia di gioia! (_prende il

biglietto che le dà Mario_) Così poco?.... Spilorcione!...

_Mario_. Grazie..... va bene questo?.... (_gliene dà un altro_)

_Emma_. Oh adesso sì!.... Povera Maddalena!... (_si alza e passeggiando

si ferma sul davanti della scena, come parlando fra sè_) Mi ha portata

in braccio piccina, mi ha visto nascere. Dal dì che le è morto il

suo uomo, non sa darsi pace..... Un giorno anch’io sarò vecchia come

lei.... metterò anch’io sui capelli bianchi una cuffia così.... (_si

mette la cuffia_) ma io non sarò sola.... Voi sarete un bel vecchietto

colla testa pelata, il mento in fuori.... così.... (_accompagna

con mimica buffa le parole_) tanto di tabacchiera..... e occhiali

d’oro... e un bel fazzolettone da naso di quelli a quadretti colorati

così grandi... E la sera la passeremo accoccolati vicino al fuoco

(_contraffà la voce e le smorfie dei vecchi_) — _Tesoro..... senti che

freddo!_ Allora ci daremo del tu. Brrr!!! _Dammi una presa!... Che ora

è? — Le otto! — Di già?... Sarà ora di scaldare il letto.... — Ma sì...

angelo mio..._ (_imita colle labbra il baciucchiarsi dei vecchi e rompe

in una risata_) Ah! ah!

_Mario._ (_ha smesso da un po’ di disegnare e ammaliato dalla

graziosa festività di lei, sta a guardarla e sentirla sorridendo_) Che

matta!.... Che matta!.... E... (_si alza e le s’avvicina_)

_Emma._ (_lo guarda ilare, civettuola, tenendosi alquanto discosta_)

Cosa?

_Mario._ Se anticipassimo.... su quel giorno...

_Emma._ (_con grazia maliziosa_) Che saremo vecchi?... Eh?...

_Mario_. (_incoraggiato avvicinandosi_) Me lo date adesso... per

allora... un bacio?...

_Emma_. (_scandalizzandosi, con fare ingenuo e civettuolo, ma senza

allontanarsi_) Ohiboooo!....

_Mario_. (_sempre più incoraggiato fa per cingerle d’un braccio il

fianco e baciarla_) Uno solo!... (_Emma rapidissima gli scivola di mano

e gli scappa_)

_Emma_. (_mentre fugge, e con accento stavolta vibratissimo_) Ohibò!...

_Mario_. (_inseguendola_) Emma!... Emma!... Non far la cattiva...

_Emma_. (_con accento energico_) Zitto!.... Alto là... I nostri patti.

Se fate un passo, torno da papà...

_Mario._ Sempre il papà!... Ma... ma...

_Emma_. (_con piglio risoluto di bambina impuntigliata_) Non c’è ma.

Stia lì fermo, e parliamo di affari serii.... (_si è riparata dietro il

pianoforte_)

_Mario_. Si potrebbe parlarne più vicino...

_Emma_. No, no... Anche lì si sente benissimo (_Mario stizzito, con

un gesto di dispetto, ritorna al suo lavoro: Emma sempre da dietro

il pianoforte lo guarda un po’, indi ripiglia con voce ridivenuta

insinuante_) Mi son permessa di trattenere fino a nuovo ordine il

domestico che avete licenziato...

_Mario_. Chi? Gaetano!... quell’impertinente!

_Emma_. (_ha lasciato il suo posto, e girando dietro il pianoforte,

adagio, un po’ per volta, mentre parla, si viene avvicinando verso

Mario seduto al lavoro_) Un vecchio servitore con famiglia... tre

figli piccoli... poi fedele... affezionato alla casa... metterlo

sulla strada!... ha mancato... non farà più, me l’ha promesso. Ma dove

trovarne uno più onesto?...

_Mario_. (_tra brusco e commosso_) Emma!...

_Emma._ Se aveste visto il poveretto come piangeva!... e i suoi bambini

che strillavano e gli si aggrappavano alle ginocchia. Come è triste

essere poveri! stentare servendo la vita!

_Mario._ (_commosso dall’accento di lei, a parte_) (Che cuore d’angelo!)

_Emma_. (_continuando a poco a poco ad appressarglisi_) Ditemi che ho

fatto bene!...

_Mario._ (_combattuto_) Emma!...

_Emma_. (_gli si è fatta ormai vicina, e gli parla con fare grazioso,

con preghiera, carezzevole_) Non lo mandate più via.... nevvero?

_Mario_. E... se non lo mando via? (_voltandosi verso di lei con

espressione di desiderio e di lusinga_)

_Emma_. (_con semplice naturalezza, leggermente scostandosi_) Grazie!...

_Mario._ (_con disappunto_) Null’altro?... in ricompensa?...

_Emma._ D’una buona azione? Non vi basta che v’ho levato un rimorso?

(_con ingenuità graziosa_) Con un rimorso di quel genere sull’anima, un

qualche dì il diavolo vi portava via! Andar laggiù ad abbrustolire...

Ohibò... Tanto più la moglie dovendo seguire lo sposo.

_Mario_. (_disarmato dal far comico di lei, si alza scherzando a sua

volta_) E in paradiso... insieme a braccetto... ci verreste?...

_Emma_. Ah, là sì!... Ma non adesso...

_Mario_. Però.... a braccetto? Che San Pietro, vedendoci venire,

capisca subito che siamo marito e moglie...

_Emma._ S’intende.

_Mario_. Supponiamo, quella è la porta... Più in qua (_Emma, si

avvicina sorridente e come stando allo scherzo, per dargli il braccio.

Mario con gesto rapido ne approfitta per ritentare di cingerle il

fianco e di baciarla_)

_Emma_. (_rapidissima, svincolandosi e fuggendogli di mano un’altra

volta_) Alto là... ho detto! Vado da papà...

_Mario_. (_impazientito, stuzzicato dal desiderio, inseguendola_) Dalli

col papà.... oh... ma insomma... (_la rincorre per la stanza_)

_Emma_. (_sfuggendogli per la stanza, quando sta per essere raggiunta

da lui, dà in un grido, come si fosse punta allo spillo di una

poltrona_) Ahi!... (_Mario al grido di lei s’arresta sgomentato, a

distanza. Emma si ferma a sua volta, e, sempre a distanza, si guarda

e tocca il dito, borbottando contra Mario_) Mancator di parola!

cattivo... per causa vostra!

_Mario_. (_inquietissimo, senza osare d’avanzarsi_) Sangue?...

_Emma_. (_brontolando, con civetteria e musoneria_) Già.... Brutto

sanguinario! Adesso lo voglio lasciar uscir tutto!... Così diventerò

la dama bianca. Oppure mi verrà il tétano!... (_parla seguitando a

esaminare e toccare il dito_)

_Mario_. (_impazientito e inquieto_) Ma che tétano!... lasciatemi

vedere... (_fa atto d’appressarsele_)

_Emma_. (_scostandosi_) No, no..... In là..... Tanto che ve

n’importa?!....

_Mario_. (_con rimprovero affettuoso_) Emma!...

_Emma_. Se anche morissi... un imbarazzo di meno per voi!... E così, in

questo _carnet_ (_va a un piccolo stipo a prenderlo_) che giusto oggi

volevo regalarvi, colle cifre ricamate di mia mano...

_Mario._ Oh... grazie...

_Emma._ Ci scriverete qui in prima pagina l’epigrafe per la mia

tomba... (_parlando come a sè stessa senza guardar lui_)

_Mario._ Che brutti discorsi!...

_Emma._ (_c. s._) Ci metterete: _Alla povera Emma — moglie brava,

virtuosa, ubbidiente_ — questo sì potrete dirlo senza scrupolo

— _nell’aprile degli anni rapita — il suo Mario inconsolabile_ —

bugiardo! — _O Emma, mio angelo — a rivederci nel Cielo._

_Mario._ (_sorridendo le si appressa_) Ma non s’era intesi poco fa

di andarci insieme.... il più tardi possibile... da quelle parti?...

Via... smettiam le fanciullaggini!.... O finirò ad andare in collera!

Vediamo il dito...

_Emma_. (_con grazia di bambina, soffiando sul dito_) Marcia-sparisci.

Bell’è guarito!... Non andate nevvero, in collera?...

_Mario._ (_con musoneria_) Sempre bambina!... che cosa sono queste

storie?!...

_Emma_. E voi che cosa m’avete promesso un mese e mezzo fa?

_Mario._ (_con malumore_) Un capriccio da collegiale...

_Emma_. Ebbene, foss’anche, che cosa vi costa? a voi?... Non ne siete

dimagrato... E io per voi che cosa sono?... Bella, già no...... Mai

una volta me l’abbiate detto. Sono una ragazza ignorante che fa i

capriccietti, nient’altro...

_Mario_. E se io vi dicessi...

_Emma_. (_interrompendolo_) No, no, non dite bugie. Parliamo d’altro.

(va a sedersi) A proposito, vi ho detto che oggi avremo visite?

_Mario_. Chi?...

_Emma_. La baronessa di Villalba. (_gesto vivissimo di Mario, di cui

Emma finge di non accorgersi_)

_Mario_. (_esterrefatto_) La baronessa di Villalba... qui?...

_Emma_. (_con far naturalissimo_) Non è nostra vicina di campagna? E

poi non era nello stesso collegio mio, tre classi avanti di me?... le

ho scritto ricordandole la sua piccola compagna antica e chiedendole di

andarla a trovare. Lei gentilmente mi ha risposto che sarebbe venuta la

prima...

_Mario_. (_turbatissimo, a parte_) (Lei qui!...) Che sciocchezza vi è

saltata in mente?...

_Emma_. Che male c’è?...

_Mario_. (_imbarazzato_) Nessuno.... Ma sapete che io non amo

le visite... i complimenti... le noje... Poi le visite bisogna

restituirle...

_Emma_. E che importa? Arsenia è tanto buona! Povera Arsenia!... e dir

che tanti le voglion male!... hanno avuto perfino il coraggio di dire

che ingannasse suo marito!... suo marito che l’adora!... Bisogna essere

ben cattivi per pensare delle azioni così negre!... Quando è così

bello, fa così bene il credere gli altri tutti sinceri, tutti buoni

come noi... Perchè io, n’è vero, che sono buona?...

_Mario_. (_agitato e commosso insieme dalle ultime parole di Emma_) Voi

siete un angelo! (_fa per abbracciarla; essa lo previene scostandosi

d’un passo_)

_Emma._ (_tenendolo a distanza_) Gli angeli non si toccano. (_Mario fa

un gesto vivo d’impazienza stizzita e torna a sedersi al suo tavolino,

puntandovi i gomiti con musoneria, voltate ad Emma le spalle. Emma lo

lascia fare pur restando a guardarlo, fra seria e commossa, come al

principio della scena quando entrò; poi adagio adagio va al pianoforte.

Lunga pausa di silenzio fra i due che si voltano le spalle. Emma suona

un’aria melanconicissima, che va facendosi man mano più triste, più

languida e fievole. Mario a poco a poco si volge, gettando dalla parte

di Emma occhiate furtive e prestando attenzione alla musica_)

_Mario_. (_a parte, mentre Emma sta suonando_) (Che aria triste!...)

(_il suono si fa più mesto e si affievolisce sempre più; Mario in

ascolto osserva furtivamente Emma che volge le spalle a lui; gli par

di vederla portar la mano agli occhi_) È commossa!.... (_a un certo

punto, il suono vieppiù affievolendosi, cessa del tutto, ed Emma

poggiando il gomito sul piano, vi china sopra il capo e resta immobile,

la mano sugli occhi. Mario fra inquieto e intenerito si alza e la

chiama affettuosa sotto voce_) Emma!... (_Emma resta immobile nel suo

atteggiamento senza rispondere_) Piange?!.... (_in punta di piedi,

adagio, Mario si avvicina a lei. Sul di lui volto appare l’ansia,

la commozione, il desiderio trepido. Quand’egli appressatosi sta per

chinarsi sul capo di lei, Emma senza mostrare di essersene accorta, si

scuote e balza in piedi_)

_Emma_. (_con un piccolo grido allegro: Mario contrariato si ferma di

botto_) Ah! una carrozza... È lei!.... Corro a vestirmi.... (_s’avvia

correndo alle sue stanze senza badare a Mario_)

_Mario_. (_correndo dietro_) No, Emma.... no, senti prima, io t’a...

(_mentre egli sta per raggiungerla, Emma dalla soglia volgendoglisi

sorridente, graziosa, si mette il dito sulle labbra, per interdirgli di

finir la parola; gli fa una riverenza piena di grazia, poi ratta fugge

via_)

La figlia di Jefte · 第 11 / 18 题