"Non so se altri possa comprendere qual fosse lo stato della mia anima
in quel tempo; nè se gli uomini possano giudicare con giustizia della
natura dei miei sentimenti; so bene che i facili motteggiatori ricercano
avidamente il marito e lo espongono alle beffe degli sfaccendati, e
dimenticano l'uomo che s'agita e soffre, non pensando che se quella
gelosia è meschina e ridevole che nasce da orgoglio, la gelosia che
piange l'amore è cosa santa. E poi che gli uomini non conoscono il
virtuoso benefizio della compassione, o sdegnano porgere questa
elemosina che si dà senza impoverire e si riceve senza vergogna,
dovrebbero almeno rintuzzare il sogghigno che avvelena il loro labbro
mordace.
In quel tempo ho provato tutte le miserie della gelosia; piccole lame
che mi passavano il petto e giungevano al cuore.
Un giorno mi venne sott'occhio un _albo_ di ritratti che, siccome
conteneva l'immagine di _lui_, io aveva puerilmente sottratto tempo
prima, e collocato più tardi sopra uno scaffale in un angolo della
camera. Era stato spesso a rivedere quell'albo, attratto non so se più
da istinto di curiosità o di sospetto--nissuno l'aveva mai toccato, però
conservava da qualche tempo la stessa posizione, e la polvere vi si era
addensata a strati; in quel giorno l'albo era capovolto; i fermagli
erano stati aperti, e non si aveva pensato a rinchiuderli; la polvere vi
era meno densa e serbava tuttora le traccie della mano che l'aveva
afferrato. Mi venne in mente Clelia, e ch'ella avesse voluto contemplare
il ritratto di Eugenio. Quel giorno piansi come un fanciullo."