"La giornata passò rapidissima; il piacere ha le ali leggiere, e corre
veloce innanzi agli occhi dei mortali. Ritornammo a Milano dopo il
tramonto.
Clelia non si saziava di dirmi che s'era divertita.
--Quanto sarei mai felice se potessi essere sempre con te in campagna!"
mi ripeteva ad ogni tratto.
Le promisi che vi saremmo andati presto per fermarci alcun tempo.
--Soli?
Questa insistenza in un'idea che feriva ingiustamente il mio buon
Eugenio mi afflisse. Tuttavia non me ne offesi.
--Soli, le risposi, e non altro.
--Così va bene, soggiunse Clelia; ma questa volta impensierita, come se
temesse di aver ridestato il mio malumore e se ne pentisse, e scendendo
in cuor suo comprendesse per la prima volta d'essere ingiusta.
--Oggi che non l'ho visto, sono più disposta a perdonargli, mi disse
qualche tempo dopo scherzando.
--A chi? domandai distratto.
--E a chi se non al tuo amico, al signor Eugenio?
Le risposi con un sorriso; e finsi di non porvi gran fatto mente
continuando a sfogliazzare un antico albo di paesaggi svizzeri, ma in
segreto me ne compiacqui, e dissi a me stesso che se Clelia m'aveva
detto quelle parole, doveva aver pensato fino a quel punto ad Eugenio; e
che se vi aveva pensato, non poteva andar molto che anch'essa avrebbe
apprezzato le virtù di quell'anima gentile.
Però mi lusingai che si sarebbe ravveduta.