Nel libro _Un italiano in America,_ pubblicato nel 1892 dai fratelli
Treves, dopo aver raccontato i viaggi e i casi occorsi ad un ragazzo
spensierato, che ero io, prima sulla costa atlantica e poi nel lontano
ovest nord-americano, narravo come fossi stato invitato a tornare a
New-York per assumere la direzione del _Progresso Italo-Americano_.
E chiudevo il volume con queste parole:
«Feci le valigie, presi il treno quel giorno medesimo e tornai alla
metropoli dove mi fermai più di tre anni, fino a quando, cioè, la
nostalgia mi richiamò in patria.
«Di quegli ultimi miei tre anni d'America molte cose avrei da dire; ma
il racconto è già diventato troppo lungo, e sarà bene, per non abusare
della pazienza dei lettori, troncarlo qui. Parlerò forse in un altro
libro della vita giornalistica americana e delle impressioni che si
provano tornando in Italia dopo aver vissuto per qualche anno negli
Stati Uniti.»
Le pagine che seguono sono appunto i ricordi di quell'ultimo triennio
passato nell'isola di Manhattan su cui sorge New-York.