_Ni._ Che fai tu costì, Doria? Clizia è quietata?
_Do._ Messer si, e ha promesso a Sofronia di voler fare ciò che voi
volete. Egli è ben vero che Sofronia giudica sia bene che voi e Pirro
non gli capitiate innanzi, acciocché non se le riaccendesse la collera;
poi, messa che la fia a letto, se Pirro non la saprà dimesticare, suo
danno.
_Ni._ Sofronia ci consiglia bene, e così faremo. Ora vattene in casa;
e perché gli è cotto ogni cosa, sollecita che si ceni. Pirro ed io
ceneremo a casa Damone; e come egli hanno cenato, fai che la menino
fuora. Sollecita, Doria, per l'amor di Dio, che son già sonate le tre
ore, e non è ben star tutta notte in queste pratiche.
_Do._ Voi dite il vero; io vo.
_Ni._ Tu, Pirro, rimani qui; io andrò a bere un tratto con Damone. Non
andar in casa, acciocché Clizia non s'infuriasse di nuovo: e se cosa
alcuna accade, corri a dirmelo.
_Pir._ Andate, io farò quanto m'imponete. Poiché questo mio padrone
vuole ch'io stia senza moglie e senza cena, io son contento, né credo
che in un anno intervengano tante cose quante sono intervenute oggi;
e dubito non me ne intervengano delle altre, poiché io ho sentito per
casa certi sghignazzamenti che non mi piacciono. Ma ecco io veggo
apparir un torchio: e' debbe uscir fuora la pompa; la sposa ne debbe
venire. Io voglio correre per il vecchio. Nicomaco, o Damone, vienne da
basso, da basso; la sposa ne viene.
[IV. 10]
NICOMACO, DAMONE, SOFRONIA, SOSTRATA, SIRO _vestito da donna, che
piange._
_Ni._ Eccoci; vanne, Pirro, in casa, perché io credo che sia bene che
la non ti vegga. Tu, Damone, paramiti innanzi, e parla tu con queste
donne. Eccole tutte fuora.
_Sofr._ Oh, povera fanciulla, la ne va piangendo! Vedi che la non si
lieva il fazzoletto dagli occhi.
_Sostr._ Ella riderà domattina; cosi usano di fare le fanciulle. Dio vi
dia la buona sera, Nicomaco e Damone.
_Da._ Voi siate le benvenute. Andatevene su, voi donne, mettete a letto
la fanciulla, e tornate giù; intanto Pirro sarà a ordine anch'egli.
_Sostr._ Andiamo col nome di Dio.
[IV. 11]