Molto, come è noto, si discute ora del partito radicale; e molti
maligni sorridono e motteggiano da tutti i canti d'Italia. Ma nello
stesso criticarlo e motteggiarlo che si fa, vengon poi messe
involontariamente in rilievo dagli avversarii le caratteristiche e le
funzioni di esso.
Notate, innanzi tutto. Il grido: dagli al radicale, fu gettato da una
sala del patriarcato di Venezia, in quel famigerato discorso del conte
Dalla Torre che rinnovava procacemente l'ipoteca del Vaticano su Roma
e su tutta la nostra vita pubblica. Giova ricordare le precise parole
del conte padovano:
«È a questo nemico più pericoloso d'ogni altro che noi non possiamo e
non dobbiamo dar tregua. Dobbiamo ricordare che l'azione del
radicalismo è subdola quanto il suo programma di adattamenti e
d'infingimenti, atti a farlo apparire quasi il partito del giusto
mezzo; e se osa ufficialmente proclamarsi anticlericale, sa
privatamente trovare anche per ciò il giusto mezzo, promettendo
neutralità... per giungere al potere, ove non tarderà al tradimento.
Ricordiamo che il radicalismo è l'agente politico della massoneria¹,
più e meglio che il socialismo non ne sia l'agente sociale; ricordiamo
che chi precipitò l'êra del laicismo, chi determinò la laicità della
scuola, chi proporrà qualsiasi attentato ai nostri diritti ed ai
nostri principi fu e sarà, questo organismo, indefinibile nel suo
intento e nel suo programma, ma tenace ed inconvertibile quanto lo può
essere l'ambizione dei suoi, prima ed unica sua ragione di essere»².
¹ La Massoneria fu per lungo tempo ed è lo spauracchio del quale i
clericali si servono per commuovere i loro; ed oggi trovano
opportuno riagitarlo. In questi ultimi tempi si ebbe alla Camera e
al Senato una levata di scudi, da parte di clericali e moderati,
contro la Massoneria; ed altri (nazionalisti, giovani socialisti,
Unità) si uniscono nell'assalto. E, dall'altro lato, un notevole
risveglio della Massoneria va avvenendo; non avviene all'aperto,
ma lo si scuopre a numerosi indizi.
Certo a noi dispiace che la questione della libertà religiosa sia
posta in Italia come questione fra clericalismo e massoneria; e
tutti sanno il lungo sforzo che andammo e andiamo facendo per
porla su di un terreno più largo, scevro d'ombre e di pregiudizi.
Ma parecchie cose sono da notare: e, prima, la solita ipocrisia
clericale, che s'adombra e si allarma del tentativo di conquista
dei poteri pubblici e dell'esercito da parte della Massoneria,
quando i clericali stanno facendo altrettanto. Il segreto, che si
rimprovera a quella, non muta sostanza alla cosa; e ad esso fa
riscontro l'abuso della protezione che i cattolici godono come
Chiesa per avvantaggiarsi come partito. La Massoneria, inoltre,
non ha mai figurato nelle graduazioni dei partiti e delle dottrine
politiche come cosa a sè; essa va dal partito democratico
costituzionale--se pure non si spinge, saltando i clericali, sino
all'Estrema destra--ai socialisti. Quello che in taluni luoghi la
Massoneria ha fatto e va ora facendo: blocco delle forze popolari,
risveglio dei partiti di sinistra, propaganda anticlericale, è,
evidentemente, negli interessi della democrazia.
La questione della Massoneria è quindi piuttosto una questione di
metodi e di mezzi. Se, per opera di essa, la lotta contro il
clericalismo dovesse un giorno assumere forme giacobine ed andare
oltre le intenzioni di quelli i quali hanno cura di distinguere il
clericalismo e l'azione politica della gerarchia cattolica (ai
quali non va data tregua) dalla fede popolare, che dalla scuola, e
non dalla politica, attende le sue rinnovazioni, la colpa non sarà
nostra.
² Parecchi radicali del Mezzogiorno mi esprimevano l'opinione che
non convenisse al partito prendere un più energico atteggiamento
in materia di anticlericalismo per non complicare situazioni
elettorali delicate e pericolose. Ecco, ora, che cosa rispondono i
cattolici.
Il _Giornale d'Italia_, il 12 giugno, dava, sull'atteggiamento dei
cattolici nelle elezioni, un'intervista con un cattolico,
evidentemente bene informato, nella quale si legge:
«--Dunque guerra anche ai radicali?
«--Come e anche più che agli altri bloccardi. Anzi, sono i più
pericolosi, poichè sono facili a vestirsi con la pelle
dell'agnello nei Collegi salvo a tramutarsi in lupi alla
Camera. Le dirò che specialmente nel Mezzogiorno si è dovuta
richiamare l'attenzione dei cattolici sul pericolo appunto di
lasciar riuscire dei candidati che reggono magari il baldacchino
nelle processioni al paese e viceversa si schierano col blocco
anticlericale a Roma. Si è raccomandato a tutti di non lasciarsi
sedurre da simpatie personali e d'inspirarsi esclusivamente ad un
criterio politico. Ormai non è più il tempo di trastullarsi;
bisogna difendersi».
Poi, dopo il noto discorso Giolitti del 15 marzo alla Camera, sono i
giornali del _trust_ cattolico, recenti dalla confessione e dalla
assoluzione papale e ancora in debito della penitenza, che diguazzano
allegramente e si dilettano nella critica al radicalismo, in una lunga
serie di interviste debitamente commentate. Prima e non spregevole
indicazione, dunque: _il radicalismo è il partito che i clericali
papali sentono il dovere di combattere furiosamente, prima che ogni
altro avversario antico o recente_.