Vi parlo, non perchè io pensi che non sarebbe compiuta senza le mie
parole questa cara festa dedicata a voi; ma per prolungare a me di
qualche momento il piacere vivissimo di vedervi.
Quanto vi potrei dire di più opportuno e di più degno ve lo dicono
ogni giorno le vostre brave insegnanti, e con assai maggiore autorità
che non possa esser la mia; perchè esse vi esortano al lavoro e ve ne
dànno le prime l'esempio; vi raccomandano la bontà e vi dimostrano con
gli atti che cosa sia l'esser buone; vi dicono:--Studiate, educatevi
per la famiglia e per la patria--e alla patria, alle famiglie rendono
con l'opera loro un servigio che soverchia ogni ricompensa e ogni
gratitudine.
A me non resta che rallegrarmi con voi per il premio che avete
meritato e che abbiamo avuto la gioia di porgervi.
Ma il dire che v'abbiamo dato un premio non è l'espressione propria
della verità. Il vostro premio non è nel modesto ricordo che, per
nostra mano, vi ha offerto la vostra città natale, per dimostrarvi che
ha a cuore i vostri studi e che v'è grata della gloria che dànno alle
sue scuole, dell'onore che fanno al suo nome gli sforzi vittoriosi
della vostra volontà e del vostro ingegno.
Il vostro premio è nella serenità della vostra coscienza, nella stima
delle vostre compagne, nella compiacenza delle vostre maestre, nel
bacio dei vostri parenti; è nel raddoppiato vigore di volontà che
questo trionfo delle vostre fatiche v'infonde; è nella dolce memoria,
che v'accompagnerà per tutta la vita, d'aver ricompensato degnamente
tutti coloro che vi hanno amate e educate, che hanno lavorato e
palpitato per voi.
Sì, il vostro miglior premio l'avrete, nell'avvenire, quando questo
tempo vi parrà tanto lontano da confondersi quasi nella vostra mente
con quello della primissima infanzia. Anche allora, fra molti e molti
anni, ricordandovi della vostra fanciullezza, voi rivedrete sovente
col pensiero questa sala affollata, i visi delle vostre compagne e
delle vostre maestre, e la vostra piccola immagine sorridente, col
premio stretto sul cuore, illuminata dalla stessa luce che in questo
momento v'illumina, e ogni minima cosa come in questo punto la
vedrete, come se riviveste in questo giorno. E direte tra voi:--Che
bel giorno! La mia maestra era contenta, mia madre era commossa, mio
padre m'aspettava a casa col cuore pieno di gioia e d'alterezza, ed
io.... quant'ero felice!--E rimarrete maravigliate di risentirne
ancora tanta dolcezza. E se in quell'ora avrete il cuore amareggiato
da un'offesa, vi sentirete più disposte a perdonarla. E se avrete da
compiere uno sforzo per mettere in atto un proposito gentile o per
fare un sacrificio generoso, vi riuscirà più facile di compierlo. E se
avrete sotto gli occhi il ritratto di vostra madre lo bacierete con
più affettuosa tenerezza perchè vi parrà di vederla sorridere per
ringraziarvi di questa giornata luminosa che le avete data.
Continuate dunque a studiare e a esser buone per aver nell'avvenire
molti di questi ricordi che migliorano l'animo e abbelliscono la vita.
Un solo consiglio vi dò ancora. Per proseguire sempre più rapidamente e con
più lieto animo il cammino che avete incominciato con tanto onore, destate
in voi un impulso allo studio anche più forte di quello del sentimento del
dovere. Sia il sentimento del dovere la vostra scorta, diventi lo studio il
vostro amico; abbellite questo così nella vostra immaginazione che egli vi
attragga con tanta forza da rendervi superfluo ogni sforzo della volontà;
cercate in ogni modo di suscitarvi in petto questa passione nobilissima
che, accesa una volta, non s'estingue più, ed è alimento e premio a sè
medesima per la vita intera; perchè anche nel campo del lavoro
intellettuale, anzi in questo più che in ogni altro, se la volontà fa
maraviglie, la passione fa miracoli. Sapete che cosa rispose un grande uomo
di scienza, ammirato dal mondo, a chi gli domandò in qual maniera, non
concedendogli la salute malferma che poche ore d'occupazione ogni giorno,
egli avesse potuto compiere tante scoperte, scrivere tante opere utili e
gloriose, a cui pareva che appena sarebbero bastate le fatiche assidue di
una lunga vita vigorosa?--Vi riuscii--rispose--convertendo il lavoro
forzato in lavoro spontaneo;--che era quanto dire: facendo con amore, quasi
per diletto e per bisogno dello spirito, più che per forza di proposito e
per iscopo di vantaggio proprio ed altrui, tutto quello che fece. E così
potete far voi pure nel vostro piccolo campo scolastico; ma rammentandovi
sempre, badate, che per studiare con facilità e con profitto bisogna aver
la mente serena, che non s'ha la mente serena se non s'ha il cuore in pace,
e che per avere il cuore in pace dovete adempiere con pari zelo tutti i
doveri: esser riverenti coi genitori, rispettose con le insegnanti,
affabili con le compagne, pietose con gl'infelici, buone con tutti.
E vedrete sempre alla prova, care fanciulle, che per lavorare ed esser
buone non avrete da fare due sforzi distinti, perchè dal lavoro esce
la bontà, come dal moto il calore, perchè dalla bontà sorge il lavoro
come dalla luce la vita, perchè lavoro e bontà sono due virtù gemelle
che non si scompagnano nelle anime elette se non quando le disgiungono
a forza l'infermità e la vecchiezza, e tendono a ricongiungersi sempre
per trarre l'una dall'altra ardore e vigore, e se non vincono ogni
avversità e non sfuggono alla legge del dolore, ad ogni dolore trovano
un grande conforto e ogni avversità sostengono nobilmente, quando
quello e queste affrontano insieme.
Sì, siate buone, perchè dovete agli altri la bontà che loro chiedete e
che, anche senza merito, per semplice virtù dell'età vostra, ottenete
da tutti; perchè la bontà apre ed affina l'intelletto come il fuoco
dilata e purifica l'aria; perchè è la sorgente inesausta dei
sentimenti soavi e delle idee grandi; perchè è la madre e la nutrice
di tutte le passioni più nobili, più operose, più benefiche, di cui si
onori l'anima umana. E lavorate perchè il lavoro vuol dire allegrezza
e coraggio, è attività del sangue e pace dello spirito, è sicurezza
della coscienza e dignità della vita; perchè chi lavora, prega, spera,
combatte, semina e costruisce, per sè e per gli altri, per il presente
e per l'avvenire, e spande intorno con lo esempio, come fiore il
polline fecondo, e trasfonde nel petto altrui l'onestà, la salute, la
forza dell'anima sua.
Ma voi, d'animo e d'ingegno eletto, non avete bisogno d'intender da
noi questi consigli. Questi vi son dati continuamente da mille voci,
da mille forze più potenti della nostra parola. È lo spettacolo del
lavoro immenso e perpetuo della natura, della grande forza operosa,
come dice il poeta dei «Sepolcri», che affatica le cose di moto in
moto, è il procedere non interrotto di ogni scienza, è il trasformarsi
continuo d'ogni istituto sociale, è la notizia quasi quotidiana d'una
scoperta nuova, d'una nuova via dischiusa al progresso civile, d'un
nuovo ardimento dell'ingegno umano, è l'incessante, multiforme,
infaticabile agitarsi di tutti gli esseri viventi per conservar
l'esistenza propria e migliorarla per sè e prepararla migliore ai
futuri, è tutto questo che vi dice con mille voci, ad ogni ora, ad
ogni momento del giorno:--Lavorate!
È l'azzurro infinito che vi si stende sul capo, è l'alba che imbianca
il mondo, il tramonto che lo imporpora e la primavera che lo infiora,
è lo splendore degli astri, l'immensità del mare, il riso dei campi,
la grazia dell'infanzia, sono i lampi divini che mandano dal volto le
anime belle e le visioni celesti che v'apre al pensiero la musica e
l'incanto sovrano che vi versa nel cuore la poesia, è questo grande
linguaggio misterioso ed eterno della bellezza, che alla vostra anima
pura, ancora tutta aperta ad accoglierlo e a sentirlo, vi dice da
tutte le parti, ad ogni ora, ad ogni momento del giorno:--Siate buone!
Ma a che ripetervi queste parole in questo momento in cui la bontà vi
splende nello sguardo e nel sorriso così dolce e limpida che ciascuna
di voi ci pare della bontà un'immagine vivente, la quale desta nel
nostro cuore tutti i sentimenti gentili che vorremmo infonder nel
vostro?
Andate, non avete che da serbarvi in codesto stato d'animo per esser
felici voi e fare intorno a voi tutti felici. Portate a casa i vostri
premi e la vostra gioia; noi portiamo in cuore le vostre care
immagini, l'eco del vostro canto e la dolce speranza di ritrovarvi fra
un anno in questa scuola e di rivedervi ancora, come oggi siete,
fiorenti di salute e raggianti di contentezza, festeggiate dalla
famiglia, onorate dalla città, benedette dalla patria.