Fra tanto fervore di nobili ingegni opportunamente nel 1842 in Torino
fu costituita la Società promotrice delle Belle Arti _che ha per iscopo
di eccitare fra gli artisti una lodevole emulazione, di propugnare le
notizie delle loro opere, e di aiutarne lo spaccio, acquistandone in
proporzione dai fondi sociali_. A tal fine nella primavera d'ogni anno
essa apre una pubblica esposizione di lavori di Belle Arti.
Promotore e primo presidente della Società fu il conte Cesare di
Benevello, amante e cultore appassionato della pittura, a cui
succedette altro mecenate, il marchese Ferdinando di Breme. Promotore
insieme col Benevello, e, a buon diritto, segretario primo di essa fu
il Paravia; ed ora, sette volte rieletto, segretario della Società è il
cav. Luigi Rocca, nome gradito, che s'incontra spesso quando in Torino
si principia e s'incoraggia un'opera buona ad onorare gl'ingegni.
La Società andò mutando seggio, ed ora ha stanza accanto al Teatro
Scribe, in via della Zecca, nel proprio palazzo, acconciamente
architettato dal cav. Mazzucchetti.
Chi desiderasse conoscere i particolari della Società narrati con brio
ed eleganza, legga le storiche pagine che Luigi Rocca nel novembre
del 1864 mandò innanzi all'_Album offerto a tutti i benemeriti che
contribuirono all'erezione dell'edificio per le esposizioni di Belle
Arti_.
Qui dunque si trovano gl'incoraggiamenti e gli onori di che altre
famose città italiane furono larghe agli artisti, non però le villane
gelosie e le cupe ire che in altre contrade disonestarono le scuole
dell'arte.
Sulla Dora non trovate, come su l'Arno, morto di ferro un Masaccio,
non un Torrigiani che d'un pugno schiaccia il naso al Buonarroti, nè i
contrasti di Baccio Bandinelli col Cellini. Qui non si ha a lamentare,
come sulle adriatiche lagune, Andrea del Castagno che colpisce Domenico
Veneziano per frodargli il segreto della pittura ad olio; nè, come
a Bologna, si incontra un Calvart, che villanamente contristò la
giovinezza del Domenichino; nè si ha a deplorare una Elisabetta Sirani,
amorosa imitatrice di Guido Reni, morta di veleno nella verde età di
ventisei anni. Qui, come a Napoli, le ribalderie dello Spagnoletto
e del Correro non intristirono mai i seguaci dell'arte; non si
attossicarono i loro conviti, siccome avvenne al Baroccio in Roma; nè,
come a Genova, fu mai veduto per orrende gelosie un Pellegro Piola
perir di pugnale.
Ai cultori dell'arte divisi e discordi altrove, in Torino rispondono
cultori uniti e concordi col Circolo degli Artisti, unico in Italia.
Torino ha l'Accademia Filarmonica e la Filodrammatica, la Società
del Tiro a segno, la Società Ginnastica, la Ippica, quella dei
Pattinatori, e quelle dei Canottieri, instituzioni dilette ed utili, ma
fra queste la più fiorente è il Circolo degli Artisti.
Nel 1854 il cav. Felice Biscarra, tornato da un viaggio per l'Europa,
narrò all'avvocato Luigi Rocca e ad altri eletti amici la soddisfazione
da lui provata nel visitare in lontane regioni i Circoli degli Artisti,
e quelli in ispecie di Brusselle e di Ginevra.
Sorse il desiderio di vedere sì bella ed utile instituzione anche in
Piemonte, imperocchè le nobili idee fra questo popolo si volgono in
atto con rara e pronta felicità, al pari de' semi che sparsi in terreno
acconcio non tardano a germogliare, fiorire e dare frutti abbondanti.
Il Biscarra e il Rocca applicarono tosto la mente a comporre gli
statuti tratti da quelli del Belgio con altri più adatti all'indole
nostra, e fu dato principio con venti soci alla novella instituzione
del Circolo che proseguì con ottanta, e, costituitasi con cento e
venti, giunse ad avere ottocento fratelli adunati sotto il libero
stendardo delle Belle Arti.
Il Circolo degli Artisti è presieduto dal Comm. Galvagno, uomo di
probità antica; e trovasi in via Bogino nel magnifico palazzo Graneri,
ora del generale Sonnaz, l'eroe di Montebello.
Quivi sono frequenti le adunanze con musiche e balli e con mostre
di Belle Arti; e non ha guari, nella sera del 16 novembre 1865, il
Circolo fra canti e suoni accoglieva festosamente il Re e la Regina di
Portogallo insieme colla nostra Real Famiglia nella memorabile aula,
ove ai tempi di Vittorio Amedeo II, fu celebrata la pace conclusa tra
Francia e Piemonte, con banchetto splendidissimo, a cui sedevano i
marescialli francesi e il Principe Eugenio di Savoia.
Il biondo Re lusitano, che amorosamente coltiva la musica e la pittura,
e che lasciò in Torino ricordi grati del suo patrocinio agli artisti
italiani, volle cortesemente dichiararsi fratello di quella artistica
famiglia, e porre fra i soci il suo nome, fulgida gemma alla corona del
Circolo, onde prova il Piemonte che qui la concordia civile preparò
l'alleanza degli artisti insieme coll'unità nazionale.