BELLE ARTI.

«Non ha il Piemonte un'antica successione di scuola pittorica come

altri Stati, nè perciò ha men diritto di aver luogo nella storia della

Pittura[44]».

Così scrisse il Lanzi. Ma oggi Torino acquistò tali elementi di vita

artistica da gareggiare colle più illustri città sorelle, onde stimo

bene d'indagare le origini di questa sua crescente gloria.

Fino dal 1652 in Torino si era creata una Società di Artisti,

denominata Università di pittori, scultori ed architetti, detta anche

Compagnia di S. Luca, la quale nel 1675 cominciò ad acquistar fama

aggregandosi all'Accademia Romana dello stesso nome. Crebbe di autorità

ai tempi della Reggente Duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia, che

nel decreto del 29 agosto 1678 la prese a proteggere in singolar modo e

le assegnò sede nei reali palagi.

Nel 1716 l'Accademia di scultori, pittori ed architetti ebbe a suo

uso dal Governo parecchie sale nel palazzo della R. Università, e

nel 1778 il re Vittorio Amedeo III, _riconoscendo le Arti liberali

altrettanto utili quanto gloriose in ogni Governo_, decretò e promulgò

nuovi regolamenti, fondò premi e concorsi, ed all'Accademia conferi

il titolo di _Regia_. Nobili instituzioni, che vennero meritamente

illustrate con medaglie a bella posta coniate.

Le arti, trascurate poi dalla bellicosa dominazione francese, al

ritorno dei Reali di Savoia ripresero vita.

Nel 1821 il re Carlo Felice creò direttore della R. Accademia Giovanni

Battista Biscarra, nominandolo ad un tempo suo primo pittore, capo e

maestro delle scuole di pittura e di disegno.

Il Biscarra portò da Roma su le rive della Dora i severi precetti

della scuola classica e i nobili esempi del suo pennello nel quadro il

_Caino_, che adorna le pareti della nostra Accademia; e nuovi progressi

si prepararono alle Arti.

Nel 1833 re Carlo Alberto donò all'Accademia il palazzo che oggi occupa

nell'isolato di S. Francesco di Paola. Allora all'Accademia fu aggiunto

il titolo di Albertina, nè invano, perchè re Carlo Alberto aperse un

periodo nuovo alle arti protette, sì per la sua munificenza, come per

le felici disposizioni degli ingegni subalpini.

La Dora · 第 231 / 267 题