XIV.

Senza dubbio l'augusta città della Dora, ampliata e raddoppiata di

popolo nel corrente secolo, è cresciuta in fiore più d'ogni altra

italiana, ed ha fatto il più glorioso progresso.

Uno degli amici torinesi, ai quali soglio leggere le mie pagine della

Dora, a questo punto mi disse:

--Ora aspetto da te più che un cenno delle nostre belle chiese. Mi

descriverai la Metropolitana col Santuario della SS. Sindone, il

tempio più vasto della città, ossia quello di S. Filippo, e il più

strano, quello di S. Lorenzo colla cupola ardita e leggiadra. Vorrei

pure descritto il tempio di S. Massimo e il magistrale dell'Ordine

Mauriziano, ove il Morgari, sui concetti del conte Cibrario, dipinse

poeticamente nella cupola _Il trionfo della Croce_. Gli Israeliti

vorranno da te illustrata la nuova loro Sinagoga, e i Protestanti la

loro chiesa di recente edificata; ed io buon cattolico e cittadino ti

raccomando di non dimenticare nel tuo volume il Santuario prodigioso

della Consolata; la chiesa di S.ª Giulia, di forma gotica, fondata

dalla pietà della marchesa Barolo; quella in questi giorni dedicata

ai Ss. Pietro e Paolo, e la celebre Basilica di Superga. Un altro

bizzarramente lo interruppe, dicendomi:

--Io sono un profano, e lascio ai divoti la storia delle chiese.

Per me desidero nelle tue pagine la vivace descrizione de' festosi

teatri di Torino, principiando dal Regio e dal Vittorio Emanuele,

due massimi delubri di Euterpe e Tersicore. Dovresti pur narrarci i

trionfi dell'ingegno italiano, quando sulle scene del Carignano e del

d'Angennes si davano le prime rappresentazioni delle tragedie dei

nostri Alfieri, Pellico e Marenco e del ligure Ippolito D'Aste, e le

commedie dei nostri Nota e Brofferio e del ligure Chiossone. Ricordaci

il bel teatro del cortese amico cav. Gerbino, e il teatro Rossini

in cui con applaudite prove Bersezio, Garelli, Pietracqua e Zoppis

mantengono in onore la commedia nel dialetto e ne' costumi del Piemonte.

Non basterebbe un grosso volume, io risposi, a descrivere tutti

codesti monumenti di cielo e di terra; ma io non faccio la storia nè

l'itinerario di questa città. Chi voglia averne contezza, ricorra

alle opere del Paroletti, del Cibrario e del Ricotti, legga la

_Descrizione di Torino_ del Bertolotti e quella del Giuria, e ne cerchi

i particolari nel _Dizionario storico-statistico_ del Casalis, ed anche

nelle _Passeggiate autunnali_ del Baruffi.

Io sono un paesista che trovandosi in cospetto di maravigliosa città,

irrigata da fiumi, cinta da côlli, maestosa di vie, teatri, templi e

palagi, e abitata da popolo industre, dotto e belligero, coglie questo

e quel punto di veduta per ritrarre sinteticamente in tela il complesso

delle cose ammirate.

Peccato ch'io non possegga la tavolozza ed i colori di Massimo

d'Azeglio!

Ed eccomi senza quasi avvedermene entrato a parlar di pittura e delle

altre arti, argomento che si affaccia a quanti vengono a visitare le

città italiane.

La Dora · 第 229 / 267 题