Senza dubbio l'augusta città della Dora, ampliata e raddoppiata di
popolo nel corrente secolo, è cresciuta in fiore più d'ogni altra
italiana, ed ha fatto il più glorioso progresso.
Uno degli amici torinesi, ai quali soglio leggere le mie pagine della
Dora, a questo punto mi disse:
--Ora aspetto da te più che un cenno delle nostre belle chiese. Mi
descriverai la Metropolitana col Santuario della SS. Sindone, il
tempio più vasto della città, ossia quello di S. Filippo, e il più
strano, quello di S. Lorenzo colla cupola ardita e leggiadra. Vorrei
pure descritto il tempio di S. Massimo e il magistrale dell'Ordine
Mauriziano, ove il Morgari, sui concetti del conte Cibrario, dipinse
poeticamente nella cupola _Il trionfo della Croce_. Gli Israeliti
vorranno da te illustrata la nuova loro Sinagoga, e i Protestanti la
loro chiesa di recente edificata; ed io buon cattolico e cittadino ti
raccomando di non dimenticare nel tuo volume il Santuario prodigioso
della Consolata; la chiesa di S.ª Giulia, di forma gotica, fondata
dalla pietà della marchesa Barolo; quella in questi giorni dedicata
ai Ss. Pietro e Paolo, e la celebre Basilica di Superga. Un altro
bizzarramente lo interruppe, dicendomi:
--Io sono un profano, e lascio ai divoti la storia delle chiese.
Per me desidero nelle tue pagine la vivace descrizione de' festosi
teatri di Torino, principiando dal Regio e dal Vittorio Emanuele,
due massimi delubri di Euterpe e Tersicore. Dovresti pur narrarci i
trionfi dell'ingegno italiano, quando sulle scene del Carignano e del
d'Angennes si davano le prime rappresentazioni delle tragedie dei
nostri Alfieri, Pellico e Marenco e del ligure Ippolito D'Aste, e le
commedie dei nostri Nota e Brofferio e del ligure Chiossone. Ricordaci
il bel teatro del cortese amico cav. Gerbino, e il teatro Rossini
in cui con applaudite prove Bersezio, Garelli, Pietracqua e Zoppis
mantengono in onore la commedia nel dialetto e ne' costumi del Piemonte.
Non basterebbe un grosso volume, io risposi, a descrivere tutti
codesti monumenti di cielo e di terra; ma io non faccio la storia nè
l'itinerario di questa città. Chi voglia averne contezza, ricorra
alle opere del Paroletti, del Cibrario e del Ricotti, legga la
_Descrizione di Torino_ del Bertolotti e quella del Giuria, e ne cerchi
i particolari nel _Dizionario storico-statistico_ del Casalis, ed anche
nelle _Passeggiate autunnali_ del Baruffi.
Io sono un paesista che trovandosi in cospetto di maravigliosa città,
irrigata da fiumi, cinta da côlli, maestosa di vie, teatri, templi e
palagi, e abitata da popolo industre, dotto e belligero, coglie questo
e quel punto di veduta per ritrarre sinteticamente in tela il complesso
delle cose ammirate.
Peccato ch'io non possegga la tavolozza ed i colori di Massimo
d'Azeglio!
Ed eccomi senza quasi avvedermene entrato a parlar di pittura e delle
altre arti, argomento che si affaccia a quanti vengono a visitare le
città italiane.