Il più maraviglioso degli instituti di carità è in Borgo Dora, la
_Piccola Casa della Divina Provvidenza_, che si può definire colle
parole del Baricco, _il compendio di tutte le umane miserie ed il
trionfo della cristiana beneficenza_[42].
Fondatore ne fu il canonico Giuseppe Cottolengo da Chieri. Egli eresse
una casa, nella quale, ripeteremo volentieri con Defendente Sacchi,
_come nel_ Panteon _degli antichi stavano le immagini di tutti gli
Dei, sono eretti tutti gl'instituti di beneficenza_.
Giova ricordare l'origine della _Piccola Casa_. Una povera donna
straniera, da Milano moveva per Lione col marito e tre figliuoli; e
passando per Torino, nel due settembre 1827, infermò nell'albergo
della _Dogana Vecchia_. Fu portata qua e là per ricoverarla in
qualche spedale, ma priva de' titoli richiesti non fu accolta, onde,
travagliata dai disagi del trasporto, presto morì la infelice in
quell'albergo fra le smanie della famiglia desolata.
A spettacolo sì compassionevole trovossi presente il canonico
Cottolengo, che di conforti religiosi avea soccorso la inferma
straniera nelle ultime ore di vita. Egli, adempiuto l'ufficio di
sacerdote e rattristato del caso doloroso, andò a conferire colla
Congregazione del _Corpus Domini_, di cui era socio, intorno alla
deliberazione da lui presa di preparare un ricovero ai miseri
abbandonati per le vie, ed agli infelici privi di aiuto, come la
inferma straniera della _Dogana Vecchia_.
La Congregazione lodò ed agevolò la pia proposta, onde il Cottolengo,
semplice e retto di cuore, innamorato del maggior bene degli uomini,
e fidente nella suprema Provvidenza, cominciò l'opera benefica nel
1828 da una piccola infermeria, aperta nella casa della _Volta rossa_.
La infermeria, nel 1831, da lui trasferita, dove ora si trova, nella
regione di Valdocco, fu il fondamento alla _Piccola Casa della Divina
Provvidenza sotto gli auspìci di San Vincenzo de' Paoli_.
Non è più piccola ma vasta casa di carità quella del Cottolengo,
che accoglie poveri di ogni condizione e d'ogni età, dal bambino al
decrepito, dal sano all'incurabile. Ma come il Cottolengo procacciò
i mezzi a mantenere dodici istituzioni da lui fondate e insieme
congiunte? Come potè creare spedali, farmacie, scuole, asili d'infanzia
ed officine di arti e mestieri per una famiglia di duemila e più poveri?
Sua ricchezza e possanza fu la fede nella divina Provvidenza, la
fede viva, colla quale Pietro l'Eremita predicò le Crociate, la fede
accompagnata dalle opere, senza cui sarebbe inutile; perciò in uno dei
cortili della Piccola Casa, sulla parete di rincontro alla statua di
San Vincenzo de' Paoli, leggesi: _Fides sine operibus mortua est_.
Il fondatore della Piccola Casa morì nell'aprile del 1842 e Monsignor
Lorenzo Renaldi, vescovo di Pinerolo, che ne dettò con sacra facondia
l'_Elogio storico_[43], pubblicandolo, giustamente lo intitolava al
canonico Luigi Anglesio, che al fondatore succedette nelle virtù e
nella direzione dell'Opera benedetta.
Visitando la _Piccola Casa_ andai ad inchinarmi alla tomba del
Cottolengo. Egli è sepolto, come desiderò, sotto l'altare di Maria
Vergine, innanzi a cui, fra cento e cento quadretti in cui sono
effigiati i tanti santuari di Maria sparsi pel mondo, il piissimo
uomo soleva prostrarsi ed invocare a pro degli infelici la celeste
misericordia. Egli riposa nella casa da lui edificata, tra i poveri da
lui protetti, come padre fra' diletti figliuoli.
In Londra Cristoforo Wren è sepolto nella Basilica di San Paolo da
lui architettata. In Malta l'armigero pittore delle Calabrie, Mattia
Preti, dorme fra i sepolcri della soglia blasonica nella cavalleresca
chiesa di S. Giovanni, da lui dipinta. In Catania nel monastero dei
PP. Benedettini il celebre organo versa le armonie sulla tomba del suo
autore. In Stresa il sodalizio della Carità inneggia sulle ceneri del
suo fondatore, Antonio Rosmini; e così pure al sepolcro del Cottolengo
è monumento la sua stessa opera, la Piccola Casa della divina
Provvidenza. Sulle sue ceneri suona la perenne preghiera di due mila
poveri, mentre in Roma si tratta la causa della beatificazione di lui.
Gli uomini, come il Cottolengo, sono santi in tutte le religioni, e li
canonizza l'umanità riconoscente.