L'insegnamento universitario e le accademie sono lustro antico delle
principali città d'Italia. Ma negli atenei e nelle accademie la scienza
rimane come infeudata a beneficare soltanto le classi superiori della
civile compagnia. La scienza, sole delle menti, deve essere universale
come la luce, e la tenebrosa ignoranza dovrà snidarsi dalle officine
degli operai, nè più essere sciagurato retaggio del colono, che per noi
dissoda la terra.
A tale scopo la moderna civiltà diede largo impulso all'istruzione
popolare. Già Vittorino da Feltre, Guarino il Veronese, Enea Silvio
Piccolomini, il Casalanzio e l'Emiliani aveano in Italia sperimentato
le scuole del popolo. Succedettero nell'arduo aringo altri valenti
uomini nostri e stranieri. I nomi del Loke, del Rollin, del Girard, del
Pestalozzi, dell'astigiano Goltieri, del Milde saranno sempre benedetti
dagli educatori del popolo; nè meno di quelli saranno benedetti
Raffaele Lambruschini e Nicolò Tommaseo, che tanta virtù infusero cogli
stupendi loro scritti nei metodi dell'insegnamento.
Le dottrine sparse in que' libri trovarono in Torino campo acconcio a
radicarsi e fruttificare, coltivate da maestri valorosi. Il popolo si
mostrò disposto a riceverle, imperocchè qui era viva la memoria del
sacerdote Ghetto, che nel mezzo del secolo passato sotto i portici e
nei chiostri della piazza di S. Carlo, e nella chiesa del monastero
di santa Pelagia, radunava nei giorni festivi i fanciulli da lui
incontrati nelle vie per catechizzarli. Qui era viva la memoria del
sacerdote Giulio Sineo, che ad esempio dell'evangelico Ghetto, ed
a continuazione dell'opera di lui, sul principio di questo secolo
catechizzava nella chiesa di santa Pelagia in idioma piemontese, e con
tale eloquenza, che ad ascoltarlo non soltanto i mendici e gl'idioti
accorrevano, ma eziandio i ricchi e i dotti. Era viva la memoria del
canonico Clemente Pino, che, un anno dopo la compianta morte del
Sineo, nel 1831 apriva nelle sue stanze la _Società letteraria_, che
sì vivamente giovò a diffondere ne' giovani il culto de' buoni studi e
delle virtù civili.
Ora ci piace ricordare Vincenzo Troya, Lorenzo Valerio, Antonio
Rayneri, Domenico Berti, e non pochi altri, pei quali dapprima le
scuole di metodo qui lodatamente crebbero e s'ampliarono. Nella
Università fu creata una cattedra di pedagogica ora occupata dal cav.
Antonio Rayneri, che ne fece studio speciale, come si argomenta da'
suoi eccellenti cinque libri della _Pedagogica_; e furono create scuole
normali, da cui escono i maestri e le maestre, che deggiono distribuire
il pane dell'istruzione elementare in ogni angolo dello Stato. In
questi provvedimenti molto fecero in Torino il Governo, il Municipio e
i cittadini[37].
Ma a dir vero, il beneficio delle scuole di metodo andò scemando,
perchè sorsero fazioni a screditare la savia instituzione, e più ancora
perchè non pochi usciti da quelle scuole lasciarono le orme degli
insigni maestri di pedagogia, facendosi autori di trattatelli e di
sistemi, che intenebrano gl'ingegni de' giovanetti.
Deploro il caos degl'incomposti rudimenti nelle scuole
dell'adolescenza, e vado a salutare la luce serena nelle scuole
dell'infanzia.