La stanza intitolata la _Grotta de' Leoni_ è dipinta come grotta,
animata da un getto d'acqua assai elevato, che ricade in ampia vasca,
cui stanno ai lati due leoni colossali, fra cui signoreggia la statua
di Mercurio Trismegisto, inventore dei caratteri.
Sull'orlo della vasca stanno diversi augelli palustri imbalsamati, che
imitano il vero e rendono più vera e gaia l'apparenza della grotta
fantastica.
Presso un vestibolo dipinto a notte, dove sono le statuette d'Amore e
Psiche, il pittore filosofo volle pure consacrare una camera a Lodovico
Ariosto; e convertì l'antica prigione del castello nella grotta e nel
sepolcro del mago Merlino, secondo la descrizione che quegli ne fece
nel canto terzo del suo svariato inimitabile poema.
Vi ha la maga Melissa con uno spettro appiè della tomba, donde un
organo spande musiche misteriose. La grotta acquista solennità
eziandio da notturni augelli, dal busto del re Arturo e dal ritratto
dell'Ariosto, a cui sulla parete l'artista consacrò versi di grande
ammirazione.
Se il gran Lodovico, fra i centomila volumi della preziosa biblioteca
ferrarese, sorgesse per poco dal suo marmoreo sepolcro e si
trasportasse nelle nostre valli subalpine, piene delle memorie di Carlo
e dei paladini da lui cantati, cred'io che si piacerebbe di trovare nel
fantastico castello di Alpignano rappresentate sì al vivo le facili ed
insuperabili sue ottave!