GIAVENO.

Lasciando per qualche ora le acque della Dora, nell'autunno del 1857 mi

condussi lontano tre miglia al sud-est da Avigliana; e giunto alle rive

del Sangone mi annunziarono Giaveno le mura cadenti de' tempi feudali e

tre torri merlate, e il torrente Alasio che, scorrendo per le vie del

paese, ricrea col murmure e colla lucidezza delle acque i sette mila

abitanti, come un tempo la Dora Riparia per l'ampie arginate vie di

Torino.

Visitai il seminario, poi collegio vescovile, di ventiquattro alunni,

e vidi nel refettorio i ritratti dei cardinali Ferrero e Gerdil, e una

lodata tela in cui è raffigurato Cristo che lava i piedi a S. Pietro;

e quivi ricordai monsignor Lorenzo Renaldi, vescovo di Pinerolo, che

proponeva nel 1854 di convertire quel seminario in sede della Missione

italiana per i cristiani d'Oriente. Concetto altamente religioso e

civile fu quello del Renaldi, e, quando l'Italia e la Chiesa torneranno

in pieno accordo, dovunque esso metta radice, sarà sempre potentissimo

mezzo perchè la nostra nazione eserciti la sua civiltà in Oriente col

protettorato dei Cristiani, degnamente emula della Francia.

Due scritte trassero la mia attenzione in Giaveno. L'una sulla chiesa

parrocchiale intorno al quadrangolare campanile che dice: _Jam venit

specula Poenus_, con le quali parole Giaveno dà l'etimologia del suo

nome, asserendo colà Annibale essersi fermato non appena ebbe superato

il passo delle Alpi.

Lascio agli archeologi le indagini intorno a tale asserto, e lascio

di buon grado a Gaudenzio Claretta[27], zelante illustratore di quei

luoghi, il provare che la leggenda _Jam venit_ non è sancita dalla

critica. Con affetto io mi volgo all'altra scritta, _Asilo infantile_,

che spicca sulla facciata di un bel fabbricato con verone di ferro.

Quell'Asilo fu aperto colla rendita di circa tre mila lire, che si

traggono da legati ed azioni di soscrittori. Il teologo prevosto

Arduino donò a tale scopo quarantaquattro mila franchi, e il Cav. G. B.

Franco concesse per alcuni anni gratuitamente l'uso d'una sua casa al

pio instituto.

Il teologo Morelli, additandomi quella scritta, ben altrimenti che col

_Jam venit_ della cattedrale, mi prediceva la futura vita intellettuale

di quattrocento fanciulli di ambo i sessi, che si sarebbero accolti

nell'Asilo, diretto da tre monache dell'instituto Cottolengo.

Per tal modo le manifatture di ferro, le concie di pelli, le filature

di seta e le cartiere, mantenute dalla forza motrice del Sangone,

industria e ricchezza di Giaveno, saranno frequentate da operai onesti

e intelligenti.

Queste osservazioni io faceva nella principale cartiera del Cav. G. B.

Franco, fra cento operai, presso la bellissima macchina ivi posta fin

dal 1839; e perchè l'esempio di Giaveno trovasse imitatori, queste cose

io ripeteva tornando dal Sangone alla Dora per visitare un antico Asilo

di carità cristiana.

La Dora · 第 162 / 267 题