LA FESTA DELLA PENTECOSTE.

Il sacerdote, mio cortese Cicerone, avvertendo ch'io notava molte cose

vedute od udite, mi disse:

--Fareste assai bene di registrare fra le vostre memorie la nostra

festa della Pentecoste, la più grata di Avigliana.

--Ben volentieri lo farò, se voi avrete la bontà di narrarmene i

particolari, gli risposi.

Allora il sacerdote mi condusse dirimpetto alla chiesa di S. Pietro

nel vasto cortile degli _Allais_, sotto la tettoia affumicata, in cui

tremolavano rami di edera, e v'erano carri e manipoli di fieno ed altre

masserizie.

--Tutto questo ingombro vien tolto la vigilia della Pentecoste, esclamò

il sacerdote. Questo luogo, abbarrato pel buon ordine, vien conceduto

ai preparativi della festa. Entro i buchi della muraglia affiggonsi

pali, cui si appendono, assicurate con uncini a ferree collane ad uso

de' bestiami, trenta lucide caldaie piene d'acqua, di fagiuoli e ceci.

--Ma, io interruppi impaziente, chi dà tutta codesta roba?

--È elemosina del popolo, ripigliò il prete. Quattro confratelli della

parrocchia di S. Giovanni, tre volle all'anno, girano per le case a

questuare grano, meliga, legna e danaro; e tutto viene convertito

nella compera de' prescritti legumi per il convito della Pentecoste. E

perchè quanti ne mangeranno abbiano la salute dell'anima e del corpo,

il parroco di S. Giovanni in rocchetto e stola e con seguito di altri

preti viene a benedire la pia imbandigione.

Compiuto il rito della benedizione, si appicca il fuoco alle legna

accatastate sotto le trenta caldaie fra la pubblica allegrezza. Dei

confratelli della parrocchia destinati a preparare il convito, chi

pensa al lardo ed ai polli, chi attende ai ceci ed ai fagiuoli, altri

alle legna ed al fuoco, e tutti sono affaccendati intorno alle caldaie

che ardono sino a mezzanotte. Nel mattino della festa il popolo

accorre impaziente con vasi di legno e di creta per avere ciascuno

la desiderata porzione. Non vi parlerò delle scodelle e marmitte che

cadono o si spezzano in quella pressa di gente, nè di qualche povera

vecchierella che a stento si fa innanzi e aspetta ansiosa il momento

propizio per alzare con mano tremante il suo recipiente ed avere la

sua porzione. Finiscono coll'averne tutti, e ai signori principali del

paese i confratelli hanno cura di portare in casa la loro parte; e così

in quel giorno solenne il popolo nostro gode fraternamente del medesimo

pasto.

Antica usanza è questa che prova, come all'ombra dell'altare cristiano

sia sempre stato protetto il diritto di congregarsi. Gerusalemme

ogni anno con banchetti celebrava l'anniversario della dedicazione

del tempio: così Avigliana col banchetto della Pentecoste celebra

annualmente la fratellanza umana.--

Registrai la festa descrittami dal sacerdote, perchè amo le religiose

costumanze che giovano a ravvivare la concordia delle genti. Ed ora

l'agape della Pentecoste mi fa ricordare l'agape dell'amicizia, che

nel 15 ottobre 1861 mi diede l'ultima volta il nostro rimpianto

Norberto Rosa nel suo amenissimo podere della natale Avigliana, da lui

denominato il _Cantamerlo_.

La Dora · 第 157 / 267 题