Quel convento dei PP. Cappuccini, sormontato da una cupola, sorge su
d'un poggio verde di cipressi, salici ed olmi; e un'alta croce di legno
gli sta d'innanzi guardiana della preghiera e della penitenza. Entro
una nicchia difesa da cancello di ferro mormora perenne fontana, le cui
acque si accolgono in petroso bacino. I villici assetati vi trovano
ristoro usando della tazza assicurata al cancello e pendente da una
catenella. Così come i Dervissi d'Oriente, i buoni frati d'Occidente
accanto al romito ospizio offrono agli stanchi pellegrini il beneficio
di acque desiderate.
Io ne bevetti con soddisfazione; e le trovai fresche e grate come
quelle che nell'Epiro attinsi alle fonti del Pindo, al di là del lago
di Giannina. Ma le acque di Avigliana non hanno, come quelle del
Pindo, la virtù vivificatrice de' carmi; perchè entrato nel Convento
per una cancellata di legno, sulle pareti del vestibolo lessi a grandi
caratteri quattro sonetti, dai quali ci è lecito argomentare che quivi
i frati dalle loro acque non attingano la poetica inspirazione.
Torcendo lo sguardo da quei quattro peccati di poesia, nel mio quaderno
presi a notare la bella veduta di quei siti pittoreschi e le cose
pregevoli del convento. Ma i frati mal sospettarono di me.
In Manfredonia, nell'antica chiesa Sipontina, mentre si facevano scavi
dispendiosi per trovare un sognato tesoro, ed io notando raccoglieva le
notizie del luogo, fui preso dal volgo per un mago francese, esperto
di nascosti tesori, e fui investito da sì indiscrete e minacciose
interrogazioni, che a liberarmi dovettero intromettersi uffiziali di
polizia, e una cospicua famiglia mi tutelò ospitalmente. Nel convento
di Avigliana i frati nel 1854 non mi credettero un mago, ma un Delegato
del Governo, andato a registrare le riposte loro ricchezze, sicchè il
Padre Vicario con modi bruschi non cessava di ripetermi:
--Nulla v'ha qui che meriti di essere notato, nulla, nulla.
--Ma pure, o molto reverendo, io gli diceva, merita di essere visitata
la chiesa del convento. È prezioso su l'altar maggiore il tabernacolo
coperto di tartaruga, preziosa la tavola in cui sono effigiati Maria
e i santi Rocco e Sebastiano. Mi permetta, ottimo Vicario, ch'io qui
rimanga ancora qualche istante ad ammirare il _Cristo in croce_ del
Caravaggio e gli altri due dipinti, che voglionsi di Lionello Spada.
I frati si avvidero dell'errore e tosto lo emendarono, illuminandomi
con due ceri l'altar maggiore, ond'io potei davvicino guardare la
Madonna, alla quale in ogni secolo si aggiunge una corona d'argento con
pompa solenne. Ne ha tre la Madonna; l'ultima le fu tributata con festa
di otto giorni nel 22 agosto del 1852.