SANT'AMBROGIO.

--Sì signori, se la Sagra di San Michele si murò sul monte Pirchiriano

lo dobbiamo ad un miracolo.

--Ed ove invece doveva murarsi?

--In cima a quest'altro monte che gli sta a riscontro, e che chiamiamo

il _Picco di Celle_.

--Oh! narrate, di grazia, come avvenne il miracolo.

--Ecco. La Sagra, come dissi, aveva ad innalzarsi nel Caprasio, sul

Picco di Celle; ma i maestri muratori avendo quasi lavorato tutto il

primo giorno per piantare le prime fondamenta, tornati il dì dopo per

proseguire l'opera, più non trovarono traccia dei lavori del giorno

innanzi. Pietre, mattoni, sabbia, calce, attrezzi, tutto era sparito!

--Oh!

--Allora l'architetto fece ricominciare il muramento con nuovi

materiali e nuovi strumenti, e venuta la notte, ordinò che gli operai

dormissero tutti quanti sul lavoro. E così fu fatto. I maestri muratori

colla cazzuola e il martello in mano, si coricarono quali sur un

mucchio di sabbia e quali sui muri stessi; e i falegnami si sdraiarono

lunghi e distesi, chi sulle travi e chi sui loro banchi, impugnando una

sega, una pialla, e via dicendo.

--E la mattina seguente?

--Destati alla dimane, invece di trovarsi sul Picco di Celle, si

trovarono sul monte Pirchiriano in quella medesima positura, in cui si

erano addormentati la sera.

--Possibile!....

--Qual cosa è impossibile a Dio?

--Avete ragione.

--Io vi ho narrato il miracolo così alla grossa, ma saliti alla Sagra,

troverete nella chiesa, nel coro antico dei PP. Benedettini, una

pittura che vi spiegherà tutto ciò per minuto.--

Questo dialogo io raccoglieva nel borgo di Sant'Ambrogio, un mattino di

settembre del 1854, mentre stavo aspettando una cavalcatura per salire

alla Sagra; e fui ben lieto di cominciare con sì buoni auspici la pia

pellegrinazione.

Ogni angolo del mondo ha qualche cosa meritevole di ammirazione.

Ne ha pure il modesto borgo di S. Ambrogio, che è cinto di mura

diroccate, conta 1400 abitanti, sparsi in tre quartieri, divisi un

tempo da tre archi, ora caduti. Ebbe tre torri, e ne rimangono due;

e la sua chiesa parrocchiale serba in onore le ceneri del santo

patrono, Giovanni Vincenzo di Ravenna, ed arcivescovo della città

natale, stando alle notizie dei due antichi breviari in pergamena, con

miniature, conservati gelosamente nell'archivio parrocchiale. I due

breviari precedono il secolo decimoquarto, non però il mille duecento

e sessanta, quando Papa Urbano IV stabiliva l'officiatura e la festa

del _Corpus Domini_, indicata in que' codici che cominciano così: _In

nomine Domini, amen_.--_Incipit breviarium secundum consuetudinem

monasterii Sancti Michaelis de Clusa_.

Queste cose mi diede a vedere con molta cortesia Giambattista Morelli,

dal 1832 prevosto di quella parrocchia, de' più autorevoli ed eloquenti

sacerdoti in Val di Susa.

La Dora · 第 128 / 267 题