I Longobardi, questi barbari dalle lunghe barbe e dalle lunghe labarde,
condotti dal feroce Alboino, insignoritisi di molta parte d'Italia,
ebbero a lottare colla potenza de' papi e per essa caddero. Ariani
dapprima, furono ostili ai papi. Divenuti cattolici nel florido
regno di Teodolinda e di Agilulfo, dopo qualche tempo di pace,
tornarono ad aperte ostilità contro i papi, che invocarono l'aiuto
de' Franchi, i quali due volte capitanati da Pipino valicarono il
Moncenisio, superarono le Chiuse, e vittoriosi in Pavia imposero
tributi ai Longobardi e l'obbligo di restituire le conquiste fatte
sopra la Chiesa. Accettarono i vinti le condizioni della pace; ma
Desiderio, ultimo dei re longobardi, associatosi al regno il figlio
Adelchi o Adelgiso, non le attenne; anzi corse coll'armi le città
papali. Carlomagno, il figlio di Pipino, invocato da Roma, con
poderoso esercito per le note vie del Cenisio e della Novalesa si fece
alle Chiuse, che afforzate di torri e di muraglie dal Pirchiriano
al Caprasio, serravano lo sbocco della valle. Caduto di animo, già
stava per rivalicare le Alpi, quando, secondo strane leggende, un
giullare lombardo, e secondo il racconto della Cronaca Novaliciense,
confermatoci da prezioso documento conservato in Cremona[19], un tal
Martino, diacono di Ravenna, per reconditi cammini giunto al campo
della Novalesa, insegnò a Carlomagno la via ch'egli tenne; per la quale
una schiera di Franchi potè sorprendere i Longobardi alle spalle, in
tanto che il grosso dell'esercito fra lo scompiglio e la paura li
vinceva facilmente alle Chiuse. Importante vittoria, che diede ai
Franchi le chiavi d'Italia, e una ingerenza, non cessata per anco,
nelle faccende dei pontefici romani, coll'assicurarne le conquiste ed
accrescerne l'autorità.