Come _Sant'Antonino_ divenne allegro ed agiato provvedendo alla
pubblica salute, così il vicino paese di _Condove_, a sinistra della
Dora, crebbe in prosperità col suo mercato del mercoledì, il più
frequente di commercio in Val dì Susa.
Una volta i montanari dalle ville circostanti, colle loro patate, i
latticini, la segale, le castagne e frutta e derrate di ogni specie,
scendevano la sera del mercoledì in Condove per avviarsi nel giorno
seguente di buon mattino al florido mercato di Avigliana. La sera,
ragionando quivi delle loro faccende, iniziavano e talvolta terminavano
i loro negozi, onde a poco a poco si conobbe che il mercato aviglianese
del giovedì si faceva per buona parte nella sera antecedente in
Condove. Pertanto venne quivi sancito il mercato di mercoledì, al quale
aggiunse eziandio importanza la via nuova che dalla strada provinciale
mette al paese.
Un sereno mercoledì d'autunno mi aggirai sotto i portici e per le
vie liete di commercio e stipate di popolo che danno manifesto
indizio della nuova vita di Condove. Passai fra panieri di patate
e di castagne, e sacchi di segale addossati l'uno all'altro, fra
alte pertiche uncinate, da cui pendevano nastri di ogni colore, fra
tavolati carichi di tele e di sete sotto tende sorrette da pali, e
in mezzo all'affaccendarsi di chi va e di chi viene, di chi vende
e di chi compera, incontrai, presso una fontana, su d'un carro, un
nuovo Dulcamara, un uomo di strane sembianze, che, schiamazzando con
rauca voce, traea intorno a sè la moltitudine e raccomandava i suoi
cerotti, i suoi rimedi per tutti i malanni del mondo; e frattanto sul
vicino prato, a pochi passi dalla chiesetta del cimitero, un povero
cieco cantava i miracoli d'una Madonna e vendeva pie canzoncine. Così
ciascuno spacciava la sua merce nel mercato di Condove, ed io scriveva
la mia pagina.
Stanco di urti e di schiamazzi, a tramontana del paese salii il poggio
di _Molaretto_ (che non va confuso con quello del Moncenisio) e quivi
dalla casa del capitano Perodo, che mi è stato assai cortese, ho goduto
d'incantevole vista. Fertili e vasti piani, e monti verdeggianti di
vigneti e di selve mi stavano d'intorno, e a ponente le giogaie delle
Alpi nell'estremo orizzonte biancheggiavano di nevi. Il monte che
attirava maggiormente il mio sguardo era a sud-est, il Pirchiriano.
Su la cima v'ha la _Sagra di San Michele_, alle falde le _Chiuse_
de' Longobardi. Quante memorie di religione e di guerra si accolgono
intorno a quel monte, aspro a chi lo guarda, sublime a chi lo medita!