Spesso in poveri alberghi e in picciol tetti,
Nelle calamitadi e nei disagi,
Meglio s'aggiungon d'amicizia i petti,
Che fra ricchezze invidïose ed agi
Delle piene d'insidie e di sospetti
Corti regali e splendidi palagi,
Ove la caritade è in tutto estinta,
Nè si vede amicizia se non finta.
Questa ottava dell'Ariosto un bel mattino mi suonò più che bella e
soave in Bussoleno, paesello diviso dalla Dora, con vecchie mura
merlate e case di stile gotico. Ad una balza vicina, cinto di quattro
torri, gli si atterga pittorescamente il Castel Borello, abitato
beatamente da un caro ex-arciprete.
Un cortese dottore di medicina, che mi accompagnava e trametteva le
sue notizie al continuo mormorar della Dora, mi additava a mezzogiorno
i monti della _Balmetta_, e alle loro falde le cave di _San Basilio_,
cave di serizzo, specie di granito, e verso tramontana l'alpe di
_Balmafol_ colla miniera di calcopirite ramifera, somigliante a quella
delle cave svedesi, e la _Faucimagna_, gola di esteso monte che vantasi
della _Fuggiera_, cava di marmo verde serpentino, quello che più si
approssima al verde antico. Ivi giganteggia l'arido picco de' _Tre
denti_, così chiamato da tre punte che si dispiccano al vertice della
_Faucimagna_. Visitammo la chiesa parrocchiale, sormontata da un antico
campanile, e nel ritornare ci abbattemmo in una allegra compagnia di
villani e villanelle, che, adorna di rosse nappe alle cuffie ed ai
cappelli, e con mazzolini di fiori al petto ed in mano, iva alternando
canti e danze al suono d'un violino.
--Che cosa è questo tripudio? io chiesi al mio cicerone.
--È una pastorella dei monti di Cesana, che va a sposarsi con un
giovane qui delle vicine borgate di _Mattie_.
Intanto che il mio cicerone mi dava questa notizia, la sposa spiccatasi
dalla comitiva, e lesta come una camozza delle sue montagne, era venuta
ad attaccarmi un roseo fiocco sul petto.
--Che fate, mia bella sposa! gridai io alla vista di quella strana
decorazione.
--Che? Non conosce più la Lucia di Bousson?
--La Lucia di Bousson! La figlia del pastore Giacomo, che con tanta
cortesia mi accolse ospitalmente nella sua capanna, quand'io, malconcio
da pioggia dirotta, scendeva dal Monginevra? Oh! sì, sì che ti
riconosco agli occhi cilestri ed al labbro di corallo, ed alle trecce
d'oro che oggi, siccome quel giorno, si diffondono fra i gigli e le
rose del vivace sembiante.
Dietro alla sposa era pur venuto, non senza sospetto, lo sposo; se non
che appena seppe che io conosceva il padre di Lucia, fece vive istanze
perchè andassi a prender parte al convito nuziale.
Lo ringraziai del cortese invito, perchè la gita era troppo lunga, e io
desiderava visitare il villaggio di Chianocco, per dove c'incamminammo,
lasciando che gli sposi, coll'allegra comitiva, si godessero tutto
quanto _il più bel giorno della vita_, come lo chiama lo Scribe.