Presso a Foresto veggonsi cave di marmi bianchi e verdi, che servono
all'arte: e in quel paese come a Carrara, di frammenti di marmo
splendono anco le più umili case.
Andammo alla villa dell'avvocato Luciano Genin sindaco del paese:
ella ride fra le reliquie d'un tempio sacro alle Dee matrone, secondo
si ritrae dalle iscrizioni di parecchie lapidi scoperte ivi in un
giardino. Trovai già memorie di queste divinità salutari sulle cime del
Monginevra; ma in Foresto direbbesi che duri tuttavia il loro culto, e
il risorto loro santuario sia la villa Genin.
In sull'imbrunire, stando noi per accommiatarci, i nostri gentili
ospiti, in compagnia del gioviale parroco del paese, ci condussero fino
a notte fra i meandri de' boschetti e le aiuole del giardino, e quindi,
come per caso, ci fecero riuscire in un pergolato sotto la cupola
fronzuta d'un verde pinacolo, che rischiarato da molte faci, offerse
la vista d'una lauta cena, quasi per virtù d'incanto imbanditaci e
presieduta dall'amabile consorte del sindaco, vera dea matrona del
luogo.
Sedemmo a mensa, e venuti a discorrere d'agricoltura, il sindaco mi
comunicò un suo molto bene studiato progetto per assicurare al paese
l'abbondanza dell'acque anche ne' tempi di più ostinata siccità. Egli
vorrebbe derivare dal Rocciamelone per un traforo di non oltre a
180 metri, ne' gioghi adiacenti al villaggio, parte delle acque de'
ghiacciai, le quali servirebbero così a meglio irrigare non solo i
campi di Foresto e di Mompantero ai tempi asciutti, ma ad accrescere
il volume delle acque della Dora, talvolta scarsa anch'essa ai bisogni
dell'agricoltura; il che tornerebbe a grande benefizio delle lontane
campagne, principalmente del territorio di Torino, e gioverebbe
eziandio e precipuamente alle macchine degli opificii e all'igiene
della capitale.
Stupii che la spesa di questa altrettanto utile quanto desiderata opera
non verrebbe ad eccedere i sessantamila franchi; di che l'utilità
grande accoppiata all'economia dovrebbe raccomandare l'impresa agli
amministratori della cosa pubblica.
Mentre il sindaco ragionava dei vantaggi dell'acqua, noi sperimentavamo
quelli del vino. I vini generosi di Sant'Eusebio, spesso cantati
dal mio Norberto, e quelli di Foresto, che pur dovrebbe cantare,
diffondevano l'ilarità nel convito, talchè i severi quesiti di
pubblica economia diedero luogo alle ingenue arguzie del parroco,
allegro servo del Signore, che coll'assiduo suo intercalare _quel che
è, è_, troncava ogni controversia, e ci invitava a toccare i bicchieri.
--Come ti piace questo parroco? mi domandò Norberto.
--Mi pare, rispos'io, che il versetto servite _Domino in laetitia_, e
l'altro _jugum suave est_, siano scritti per lui.
--Hai ragione, mi replicò egli. Se tutti i preti gli somigliassero, il
cielo non ci perderebbe nulla, e la terra ci guadagnerebbe moltissimo.--