Queste pie memorie io raccoglieva nell'autunno del 1854, allorchè la
prima volta per un viale di salici, fra 'l mormorio delle acque cadenti
e 'l canto de' pastori e dei coloni, saliva il poggio del Monastero
della Novalesa.
Le cronache lo ricordano coronato di splendore sotto i Carolingi, fra
i monasteri che dovevano provvedere _dona et militiam_. Carlo Magno,
quando venne a prostrare il regno de' Longobardi, vi dimorò parecchi
giorni con dimostrazioni di particolare affetto. Suo figlio Ugone
si fe' monaco e fu assunto alla dignità di Abate del Monastero; nel
quale crebbero a dismisura le ricchezze e i titoli di giurisdizione, e
fiorirono uomini segnalati per dottrina e santità.
Il monastero toccò la maggiore sua prosperità al sorgere del secolo
nono. Ricco e potente, talvolta peccò di cupidigie mondane, e nel 906,
predato e distrutto dai Saraceni di Frassineto, giacque miserabile
rovina.
Risorto sullo scorcio del secolo X, si mantenne in umile condizione
sino al 1601, quando nella persona di Antonio Provana rivestì l'antica
dignità abbaziale.