Abbastanza toccammo dei tristi casi della Maddalena Rumiana. Andiamo a
confortarci l'animo a tre miglia dalla città, in una amena frugifera
valle, chiusa fra le Alpi Cozzie e le Graie, colle falde del
Rocciamelone al nord-est, e le acque della Cenisia, che in cascate
pittoresche biancheggiano su gli erbosi Banchi delle circostanti rupi,
e vanno a crescere gli argentei tesori della nostra Dora.
Siamo nella valle della Novalesa, dove ridono tre villaggi: _Venaus_,
dal latino _venatio_, perchè nei tempi romani era luogo di caccia; la
_Ferriera_, i cui gagliardi abitanti un tempo su lettighe trasportavano
i viaggiatori dall'altra parte del Moncenisio con istraordinaria forza
e coraggio: e la _Novalesa_, con poco più di mille abitanti, che dà
il nome alla valle, e che anticamente fu chiamata _Novalicium_, cioè
_nova lex_, _nova lux_, perchè santi uomini sino dai primi tempi del
cristianesimo diffusero la nuova luce del Vangelo, vivendo fra le rupi
nella solitudine e nella preghiera.
Diede pure il nome all'antico monastero della regola di S. Benedetto,
fondato a breve distanza dal paese in cima d'un poggio nel 726, da
Abbone, ricco patrizio di Francia, al quale obbedivano le città di
Moriana e di Susa.