O desolata Susa! io piango su le tue memorie. Fosti illustre e misera,
perchè di rado la gloria va scompagnata dalla sventura. Vera fenice
delle Alpi, più volte morta e risorta, predata ed arsa dagli avidi
stranieri, che da' tuoi gioghi colle armi si apersero la via fra noi,
fosti giustamente appellata _Chiave d'Italia, Porta della guerra_.
Poche ma eloquenti reliquie ci rimangono dell'antico tuo stato: le
lapidi inscritte, che il dotto canonico Sacchetti raccolse nell'atrio
del tuo seminario vescovile: le urne sepolcrali in casa dell'onorevole
deputato Chiapusso, ed illustrate dal chiarissimo cav. Ponsero: e i due
marmorei torsi loricati, memorie di Agrippa e Donno, che furono tanto
ammirati dal Canova, e ora sono insigne decoro all'atrio dell'ateneo
torinese. Rimane pure la cospicua mole alzata ad Augusto, il marmoreo
arco, il quale colle superbe colonne scannellate ai quattro angoli,
e i leggiadri capitelli adorni di foglie d'acanto, e la iscrizione
latina e la scoltura ritraente un sacrifizio, simbolo di alleanza
fra i re delle Alpi e gli imperatori del Campidoglio, mirabilmente
ci testimonia l'onore in che le arti erano tenute presso gli antichi
Segusini, e fa argomento di quanta eccellenza dovevano essere le terme
diocleziane e gli altri monumenti, dispersi non tanto dalla forza del
tempo quanto dalla barbarie degli uomini.