Mi strinsi volentieri in conoscenza con quel sacerdote per raccorre
notizie religiose da aggiungere alle guerresche d'Exilles. Era egli
il buon curato del paese, e mi diede a leggere in un opuscolo quanto
segue[6]:
«Correva l'anno 1453, e Renato, duca d'Angiò, disegnava calare in
Italia con tre mila e cinquecento cavalli, quando Ludovico, duca di
Savoia, gli contrastò il passo ne' suoi Stati. Per questa opposizione
e per certi altri dissapori, tra Ludovico ed il Delfino di Francia,
i paesi limitrofi dovettero andar soggetti a frequenti trambusti.
Messi furono a sacco alcuni villaggi sul confine degli Stati savoiardi
verso il Delfinato, fra' quali Exilles, o Issilie, ultima terra della
provincia di Susa. Avvenne ora, che ritornando cert'uni da quella
guerra, passarono per Torino il sei di giugno, circa l'ora ventesima
dei giorno, conducendo seco sur un mulo le spoglie del saccheggiato
Exilles, fra le quali si celava la sacra pisside ed ostensorio tolto
alla chiesa parrocchiale di quel paese. Giunti di rimpetto alla
chiesa allora dedicata a San Silvestro, ad un tratto il mulo si
ferma, stramazza al suolo, nè punto valgono a smuoverlo le minaccie
e le percosse. Si apre di per sè stessa la salma, fuori ne svola
l'ostensorio contenente l'ostia santa, ed in alto poggiando, d'insolita
luce risplende.»
Lascio il miracolo sotto le arcate della chiesa parrocchiale, perchè
la mia operetta non si vada a pungere fra i pruni delle controversie
religiose e le requisitorie del fisco, come toccò al Guerrazzi; e
ringrazio il buon curato d'avermi nella sua chiesa condotto alla
cappella di San Rocco, ove è tradizione venisse rapita la sacra
pisside: e quivi mi additò sull'altare un quadro ch'esso miracolo
rappresenta.