BATT. — E questo è il bello! _(esce dal fondo con Pierina)_

GOLD. _(seduto con Chénier sul canapè)_. — Mio giovane amico, se tu mi

hai portato una buona notizia, ti avviso che oggi, l'anniversario del

mio matrimonio, la gusto il doppio.

CHÉN. — Stammi a sentire. Io ho combinato le cose in modo che domanderò

io stesso all'Assemblea Nazionale la restituzione della tua pensione e

non senza speranza di vedere approvata la mia proposta...

GOLD. — Sia lodato il cielo, che non posso proprio più aspettare

dell'altro.

CHÉN. — Ti farò restituire anche gli arretrati...

GOLD. — Mille lire fra pochi giorni!

CHÉN. — Ma bisogna che mi aiuti anche tu, non dimenticando che oltre

all'essere straniero sei italiano, e veneziano per giunta.

GOLD. — Veneziano per grazia di Dio e non per giunta!

CHÉN. — Lasciami finire!

GOLD. — Non parlo più.

CHÉN. — Torino e Venezia hanno ospitato, l'una il Conte di Provenza e

l'altra il Conte d'Artois, per aiutare la coalizione che si ordisce

contro di noi.

GOLD. — Io non so nulla di coalizioni; so che il Conte di Provenza è

marito di una principessa di Savoia, e che l'ospitalità è sempre stata

per noi un dovere...

CHÉN. _(interrompendo)_. — E ora è un pretesto, e perciò il ministro

Dumoriez ha cominciato col dichiarare la guerra al Piemonte, ordinando

all'esercito d'invadere senz'altro la Savoia.

GOLD. — Ma questa è una vera prepotenza a cui spero che i Piemontesi

sapranno resistere!

CHÉN. — Che cosa vuoi che facciano contro la Francia?

GOLD. — Oh per questo non sarebbe mica la prima volta!

CHÉN. — No certo; ma se è con queste idee che credi di conquistare la

grazia dell'Assemblea, ti sbagli!

GOLD. — Ma io domando un atto di giustizia e non una grazia, e se non me

lo fa l'Assemblea, sono uomo da andare dritto dal Re alle Tuileries!

CHÉN. — Alle Tuileries! Ma ora non è più col Re, è coll'Assemblea, è

colla rivoluzione che bisogna trattare!

GOLD. — Allora con quella masnada di assassini che opprime Parigi!

CHÉN. — Ma a che serve dire che la rivoluzione non è più che lo sfogo

d'ogni più feroce libidine, che ogni libertà è ora sopraffatta dalla

brutalità furiosa e selvaggia della plebe, se è con coteste furie

ubriache di vino e di sangue che bisogna fare i conti!

GOLD. — E sia; ma perchè l'aspirazione suprema di tutti gli uomini

onesti ed intelligenti, la libertà e l'uguaglianza nel diritto e nel

dovere, deve cedere il posto agli apostoli dell'incendio, del saccheggio

e della strage?

CHÉN. — Per ora; ma lo riconquisteremo, per Iddio!

GOLD. — Anzitutto Domineddio in Francia non c'è più... l'avete

abolito... Ma te lo dico io il perchè: gli è che questa rivoluzione così

cristiana nel suo fine è tutta nel cervello di uomini come te e tuo

fratello, che credete basti bandire la libertà perchè tutti gli uomini

ne approfittino soltanto per farsi migliori, perchè tutti gli istinti

perversi e feroci siano subito corretti; stupenda illusione che è la

mamma degli spropositi e degli equivoci. Appena voi bandite la libertà,

gli istinti perversi vogliono la licenza; voi protestate in nome del

popolo onesto e laborioso, in nome della società, e quelli vi rispondono

buttando a terra leggi e famiglia e religione. Fermi! voi gridate: la

libertà di tutti sta nell'ordine di tutti, e quelli non sapendo

combattervi colle ragioni troncano con un colpo la discussione e la

vostra testa. Ah! che commedia, che commedia! Altro che _Barufe

ciozote_! E che peccato che io non possa più scriverla!

CHÉN. — Ebbene sì, noi abbiamo il torto di esserci lasciato pigliare la

mano da cotesta plebe ubriaca di vino e di tumulto che trionfa nel

trasporto della sua collera brutale; ma questa plebe è pure il mondo

antico che l'ha fatta così ignorante e schiava dei piaceri bestiali; ma

questa collera è pur vendetta di leoni, che, stanchi d'essere chiusi e

percossi, rompono finalmente la gabbia!

GOLD. — Ma sono oramai quattr'anni che rompono!

CHÉN. — Sono secoli che soffrono! Ma già è inutile che io parli di

rivoluzione ad un veneziano nato in una repubblica governata col terrore

da dieci aristocratici. _(si alza)_

GOLD. — Bravo! Cinque parole, cinque spropositi; sì, perchè a Venezia il

terrore è tanto, che se il Doge ha la cattiva idea di morire di

carnevale, aspettano a dirlo che sia di quaresima; a Venezia c'è così

poca libertà, che ci si corre da ogni parte del mondo, e caffè, e

ridotti, e teatri sono giorno e notte pieni di gente allegra e senza

pensiero, fin troppo senza pensiero! Oh sicuro che nella mia Venezia la

libertà s'intende in un altro modo... Sicuro che laggiù nessuno porta

pistola e coltello, e i farabutti, non c'è politica che tenga, sono

farabutti; ma ad ogni modo, se qualche matto educato alla vostra bella

scuola sognasse di dare il fuoco a San Marco o al Palazzo ducale,

potrebbe essere sicuro che ogni veneziano correrebbe a spegnerlo, quando

non bastasse l'acqua della laguna, col suo proprio sangue!

CHÉN. — Tanto meglio per voi, tanto meglio!

GOLD. — Gli è che dura chi misura, e noi duriamo da dodici secoli; gli è

che..... io chiacchiero da mezz'ora, senza lasciarti dire quello che

devo fare... Perdonami questo sfogo, mio buon amico, e dimmi subito il

tuo consiglio.

CHÉN. — Flins des Oliviers è l'amico intimo di Collot d'Herbois; il voto

di Collot ti dà il voto di tutti i deputati di Parigi, anzi ti assicura

il voto dell'onnipotente Comitato di sorveglianza. Ora bisogna che tu

faccia a Flins des Oliviers la stessa dichiarazione che hai fatto una

volta a Diderot.

GOLD. — Dichiarare che neanche Flins mi ha rubato di sana pianta la

_Locandiera_; dire insomma una bella bugia per accaparrarsi il voto di

Collot d'Herbois, quella caricatura di Nerone, che vorrebbe tagliar la

testa a quanti l'hanno fischiato! Sono troppi, messere! Te la faccio

subito, subito; ma lascia osservare una cosa al vecchio commediografo:

quando domando il fatto mio in nome della giustizia che ha inspirato la

rivoluzione, mi si risponde picche. Faccio invece tanto di cappello ad

un mascalzone come è il Flins, per far piacere ad un birbante come è il

Collot? Tutti i deputati sono subito d'accordo per favorirmi! Bello!

Bello!

CHÉN. — No, brutto; ma così va il mondo per ora.

GOLD. — E per un pezzo, e sai perchè? Perchè i primi ad approfittare

d'una rivoluzione fatta, come la vostra, dal fiore dell'ingegno e

dell'intendimento, è quasi sempre il fiore dei Flins e dei Collot!

Gli ultimi giorni di Goldoni Le Commedie, vol. 1 · 第 19 / 97 题