_Detti_, SIGNORA JNGER GYLDENLÖVE.
JNGER. Che volete da me?
HUK. Vi cercavamo, signora, per...
JNGER. Ebbene, parlate!
HUK. È un affare d’onore. Breve,... veniamo per pregarvi di un
permesso, e di darci delle armi.
JNGER. Permesso ed armi?
HUK. È venuta una nuova dalla Svezia che il popolo a Dalekarlia si è
sollevato contro il re Gustavo.
JNGER. Il popolo si è sollevato?
HUK. Sì, così si dice, e dev’essere certo.
JNGER. Ebbene — se fosse vero — che c’entrate voi colla rivolta dei
Dalekarliani?
I CONTADINI. Vogliamo unirci. Vogliamo essere con loro, e liberare noi
stessi!
JNGER. (piano) Ah! che sia venuto il momento!
HUK. Da tutti i villaggi norvegesi i contadini accorrono a Dalekarlia.
I proscritti, che erano da anni nelle montagne, adesso osano
rivoltarsi, radunano gente ed affilano le loro armi arruginite.
JNGER. (dopo una pausa) Sentite.... Ditemi, avete ben pensato prima
d’agire? Avete calcolato tutto ciò, che vi costerebbe, se vincessero i
soldati di re Gustavo?
BJÖRN. (piano ad Jnger). Pensate ciò che sarebbe dei Danesi, se i
soldati di Gustavo perdessero.
JNGER. (in tono sdegnoso) Questo non mi riguarda. (si rivolge ai
contadini e ai servi) Voi sapete che re Gustavo può contare sopra
l’aiuto della Danimarca. Re Federico è suo amico e non vorrà lasciarlo
solo nel pericolo.
HUK. Ma se tutti i contadini norvegesi si sollevassero!? Se ci unissimo
tutti? Nobili e popolani? Sì, signora Gyldenlöve, adesso credo quasi
che l’occasione propizia sia venuta; approfittiamone e si scaccino gli
stranieri dal paese.
JNGER. (piano) Di coraggio ne hanno — ma, ma...
BJÖRN. (fra sè) È indecisa (a Elina) Sentite, signorina Elina? Voi
avete giudicato male vostra madre.
ELINA. Björn! Io potrei strapparmi gli occhi dalla testa se questi mi
hanno ingannato.
HUK. Vedete, nobile signora, prima di tutto bisogna agire contro
Gustavo; quando lo avremo reso impotente, allora non potranno i Danesi
restare qui lungamente...
JNGER. E poi?
HUK. Allora saremo liberi, non avremo più signori stranieri, e potremo
sceglierci noi stessi un re, come gli Svedesi prima di noi hanno sempre
fatto.
JNGER. Noi stessi un re! Pensate alla famiglia degli Sturi?
HUK. Re Cristiano ed altri dopo di lui si sono occupati per trovare
degli eredi. I nostri migliori signori sono smarriti nelle nostre
montagne; ma potrebbe darsi il caso che qualcuna delle antiche
famiglie...
JNGER. (presto) Basta, Ejnar Huk! Basta! (a parte) O mia cara speranza!
(si volge verso i contadini ed i familiari) Io vi ho sconsigliato
quanto ho potuto. Vi ho detto a quali difficoltà andate incontro. Ma
voi siete fissi nella vostra idea e sarebbe una pazzia da parte mia
l’impedirvi d’agire.
HUK. Abbiamo dunque il vostro consenso?
JNGER. Voi avete la vostra libera volontà. Procurate di servirvene con
prudenza. Come vi dico, sarete tormentati e perseguitati. Io non me ne
intendo di queste cose. Non voglio nemmeno saperne niente. Che cosa
posso fare io donna e sola? Se voi volete saccheggiare la sala dei
cavalieri, vi sono delle armi buone ed utili, voi oggi siete potenti
qui in Östrot. Potete fare ciò che volete. Buona notte. (vuol andare).
LA FOLLA. (emette dei gridi di evviva e urrah! I servi accendono dei
lumi e vanno a cercare le armi).
BJÖRN. (trattiene Jnger) Grazie, nobile e generosa signora! Io che vi
conosco da fanciulla, non ho mai dubitato di voi.
JNGER. Taci, Björn, è un’azione piena di pericoli, quella cui mi
avventuro questa sera. Per gli altri non si tratta che della vita, ma
per me mille volte di più, credimi.
BJÖRN. Come? Voi temete per la vostra potenza?
JNGER. La mia potenza? Dio del cielo!
UN SERVO. (viene dalla sala con una grossa spada) Vedete, ecco un
vero dente di lupo. Con questo io farò la caccia nel sangue dei nostri
nemici.
HUK. (ad un servo) Che cosa hai trovato?