Sono assiomi filosofici e filologici, onde muove la Scienza Nuova,
entro la quale scorrono, dice Vico, come nel _corpo animato il sangue_.
Filologici e filosofici sono, ma portano sempre contemperati questi
due termini — il Vero e il Certo — dovendo i filosofi _accertare_ e i
filologi _avverare_.
Ciò che nell'ordine speculativo è integrare il _Vero_ nel _Certo_
(_accertare, sperimentare_), nell'ordine pratico è integrare la
_sentenza_, nel _responso_ (_avverare, indurre_).
Il responso è l'espressione assoluta del diritto universale; la
sentenza è l'espressione relativa dell'utile momentaneo; l'uno è dato
dal giureconsulto, l'altro dal politico.
La dignità che contempera il Vero col Certo, il responso con la
sentenza, è data dal giureconsulto politico, che è filosofo della
storia nato.
La suprema espansione del responso fu data dal giureconsulto romano:
_Libertas summis infimisque acquanda_. La suprema espressione della
sentenza fu data dal politico per eccellenza, da Machiavelli: _Ei
convien bene che accusandolo il fatto, l'effetto lo scusi_. La suprema
espressione della dignità è la _comunione di tutte le civili utilità
conformi alla natura degli uomini governati_.
Queste tre nature di uomini pratici sorgono tipiche in Italia, il
giureconsulto quando lo Stato è forte, il politico quando lo Stato è
caduto, il giureconsulto politico quando lo Stato risorge. Ed esprimono
il genio del tempo e de' luoghi: il giureconsulto è romano; il politico
è fiorentino; il giureconsulto politico è napolitano. Tenete occhio ai
tempi ed ai luoghi e vi spiegherete questi tre tipi etici.
Signori, io vedo che dopo Vico il circolo de' ricorsi si apre nella
retta di Herder, indicante la continuità del progresso, e poi nella
spira di Hegel, che sale per volute sempre più larghe, a ciascuna delle
quali Ferrari tenta sovrapporre il numero. Il medio evo mal noto a
Vico e il mondo moderno, quasi negletto, si vendicano. Pur egli resta
un titano in mezzo ai contemporanei, anche quando _bacia i santissimi
piedi a Clemente XII_, mentre il Comazzi, il Radicati, il Giannone
protestano contro le usurpazioni pontificie.
Ma questi altri erano consiglieri e Vico fondava la Filosofia della
storia, innanzi alla quale l'età de' consiglieri politici finisce.
Che vuole Comazzi? — Flagella la divisione de' poteri, e torna,
ridendo, a Machiavelli e a Campanella. Il Radicati vuole armato il
potere civile contro le usurpazioni pontificie, delle quali Giannone
dimostra le frodi. Illustrare la lupa dantesca era inutile, quando il
tempo chiedeva sapere ciò che le leggi della storia potevano permettere
sotto il destino delle date e lo svolgersi fatale delle necessità
umane.
Questo fece Vico a cui potete perdonare le convulsioni del genio contro
la continua ribellione de' fatti mal noti a lui; perdonare, ammirando
un uomo tanto modesto e tanto audace che, postosi contro le tradizioni
contemporanee, osa ricomporre i fatti contro le date naturali, o
decapitare gli eroi della storia, se contrastano al suo pensiero.
Continuando l'indagine sulle leggi storiche, possiamo trarne alimento
al carattere e alla fede civile. Molte cose ci sanno di reazione, ma
nessuna può accennare alla possibilità di un ricorso. Alcuni possono
tentare patti segreti o palesi con la Chiesa; ma nessuno può ritrarci
all'età dei vescovi. Si moltiplichino pure quanti ordini cavallereschi
possono confortare la vanità borghese, ma nessuno può ripetere la
storia de' feudi. Potete invocare ora Dio ora la Dea Ragione, ma non
farete nè una crociata nè una rivoluzione francese. Ripetete pure
una _Sainte-Barthèlemy_, una _dragonnade_ contro i socialisti, non
sopprimerete la quistione sociale, come i socialisti non sopprimeranno
le necessità politiche. La Filosofia della storia indica la successione
degl'ideali, integra l'antecedente nel susseguente, destina il proprio
posto a ciascun istituto, a ciascuna forma, e non consiglia ma traccia
il cammino ai partiti, ai Governi, ai popoli, aprendo le storie
particolari verso la storia universale.
E questo destino delle cose ci compensa de' disastri momentanei che
avviliscono gli animi deboli o sorpassati da' fatti. Perciò Oantù
rovesciò il cono e fece più strette le volute come più la storia si
accostava ai tempi nostri, sostituendo l'elegia al carme secolare.
No: io posso esser vinto oggi; ma se sotto la mia fronte si agita
un'idea, le coalizioni avverse non sono più forti di me, e gli eventi
non sono chiamati a sconfessarmi. Quest'idea mi salva dalle diverse
congiure e malizie e mi mette sulla via per la quale dovranno passare i
più fortunati di noi.
La forza di quell'uomo non deriva dal numero o dalle clientele, e
neppure da' partiti; ma dal posto e dal grado che la sua idea occupa
nell'ordine delle cose. Se le ripulse esteriori respingono Vico dentro
sè stesso, ei diverrà il Cristoforo Colombo della sua coscienza e
scoprirà il mondo delle nazioni. Voi credete di averlo superato, e ne'
progressi vostri ei diviene il maggiore de' vostri contemporanei.
In nome delle leggi scoperte ammonisce i banditori di programmi che
non promettano da deputati ciò che da ministri non manterranno, perchè
l'età nostra non tollera una politica d'inganni. Agli altri dice
che chi violento contrasta al cammino delle cose, lo affretta, e chi
troppo lo incalza, lo stanca o devia. Il moto delle cose uniformemente
accelerato sconcerta i circoli di Vico, l'isocronismo di Ferrari e
la boria nazionale di Hegel; ma illustra più rapidamente le idee e,
attraverso le gelosie degli Stati, conserta le mani delle nazioni.
Con tutte queste diversioni io sono pur rimasto sul campo generale
delle idee. Desiderate una qualche applicazione viva e pratica ai casi
presenti, alla storia dell'ultimo triennio, al Governo, al capitale,
alla religione, alle arti? Bisognerà più coraggio a voi a chiamarmi che
a me a parlare.
Se in questa città Machiavelli potè scrivere le più terribili
sentenze della politica, è segno che qui si possono dire le più ardite
espressioni della libertà.