Ma questo padre di romantici, questo romantico in potenza, come
ha dallo studio de' classici tanto derivato di virtù e d'eleganza
all'eloquio e al verso, che è tutto classico, e avrà discepolo il
classico Foscolo, così ha audacie di realismo sano che tra i romantici
nostri nessuno poi vorrà e saprà osare. In più luoghi del _Giorno_ le
potrei additare: evidenti sono nelle odi. Se non avessimo innanzi ciò
che il poeta seppe fare, e che è spesso un capolavoro, si direbbe che
egli volesse vincere bizzarre scommesse: prese i metri della canzonetta
anacreontica o dell'ode oraziana, quali gli Arcadi le avevano foggiate,
e vi trattò delle fogne, e peggio, che impestavano Milano; trattò
dell'innesto del vaiolo, dell'evirazione, della chinachina. Perchè, con
le odi innanzi, non pensiamo più, neppur da lontano, alla singolarità
di tali argomenti? Ciò accade perchè il poeta non li ha cercati e
scelti a prova di virtuosità tecnica e d'ingegno sottile, ma essi
son venuti spontanei a lui filantropo che pensava il pubblico bene, a
lui artista che dentro ogni aspetto della vita, per umile che fosse,
sentiva la vita inesausta, grande, immortale, che empie ed anima tutte
quante le cose.
Nè meno arrischiate le espressioni; e pur quanto appropriate, vive,
efficaci! Le vaganti latrine con spalancate gole che ammorbano la
città, il ladro per fame che mangia i rapiti pani con sanguinose
mani, il cappello insudiciato di fango e il vano bastone che raccoglie
dalla via e restituisce al vecchio poeta quel pietoso cittadino, sono
immagini e frasi delle quali la poesia europea, non che l'italiana, non
aveva da un pezzo le eguali per energia ed efficacia. Roberto Burns, lo
schietto contadino scozzese, non nacque che nel 1759.