E tra figure e profili, il teatro goldoniano ne contiene più che
centocinquanta. Spiego una mia parola: profili. In Italia si va
generalmente alla lesta nel parlar di caratteri; il ciarlone, per
esempio, un carattere, il pedante un altro carattere. Adagio. _Il
burbero benefico_, _Sior Todaro brontolon_, _La donna capricciosa_,
_La putta onorata_, _Il maldicente_, _Mirandolina_, _Il bugiardo_, e
via dicendo, io li veggo interi in piedi innanzi a me, conosco tutte
le loro consuetudini morali e dovunque io li conduca, qualunque sia la
condizione nella quale si trovano, indovino ciò che faranno e diranno.
Ma il ciarlone, il pedante io non li veggo che da un lato; nè so di
loro più di quanto essi stessi mi dicono. Così il ciarlone può essere
un eccellente padre di famiglia e può essere un libertino: il pedante
un galantuomo specchiatissimo e un furfante di tre cotte. Il loro
difetto non è di quelli ne' quali tutta l'indole si foggia o che tutta
foggiano l'indole d'un uomo. Il Goldoni li traccia maestrevolmente
questi profili, ma essi non basterebbero soli a tener vive nè la sua
fama nè le sue commedie.
Ben altra cosa i caratteri; alcuni de' quali rivelano nel Goldoni
non soltanto l'osservatore felice ma l'artista paziente. Perchè
s'è troppo detto e creduto che le commedie gli fluissero sotto la
penna.... Sì, cominciò una volta con lo scrivere “atto primo scena
prima„ senza sapere dove andrebbe a finire; ma fu una volta sola.... e
fece l'_Incognita_. Sì, scrisse sedici commedie in un anno, fecondità
portentosa: ma tra le sedici ci sono anche _Il giuocatore_, _L'erede
fortunata_, _L'adulatore_, _Il cavalier di buon gusto_. Chi ha in
pratica il suo teatro, a quel modo che s'avvede della facilità sua
nell'immaginare le favole, le quali nulla hanno mai di artificioso o
di stentato, anche s'avvede della cura ch'ei pone nel tratteggiare i
caratteri; ed è mirabile l'acutezza con cui egli scorge e tratteggia
le gradazioni di una stessa passione, di un vizio medesimo: testimoni
i _Rusteghi_, testimoni gli _avari_ de' quali egli ha raffigurati
parecchi e sempre con lineamenti diversi; mirabile l'acutezza con cui
egli scuopre e palesa le affinità di due vizi e le sfumature onde sono
e separati e congiunti, e i fatali pendii per i quali l'uno degrada
nell'altro. Così, per non addurre che pochi fra i moltissimi esempi,
l'adulazione diviene abito di menzogna, la maldicenza tocca da un lato
lo spirito di contradizione, la calunnia dall'altro, l'avarizia diviene
cupidigia e la cupidigia conduce all'usura ed al furto.
Ma io parlo di vizi; quante oneste figure di uomini, quante leggiadre
figure di donna! Il Guerzoni scrisse che nessuna delle donne del
Goldoni è artistica e tutte quante si posson distinguere in due
categorie; le casareccie e le ghiribizzose col capo cioè agli spassi e
a' pettegolezzi.[8] Anche lasciando stare la curiosa singolarità de'
loro nomi, queste categorie non mi persuadono; in quale collocheremo
Mirandolina che fa la ghiribizzosa per divenir casareccia, in quale
la Giannina del _Curioso accidente_ che casareccia non è perchè scappa
di casa, e ghiribizzosa non può essere perchè è innamorata. E in quale
Zelinda? E in quale quella _putta onorata_, Bettina, che è de' più alti
e forti caratteri femminili di tutti i tempi e di tutti i paesi?