_(scritto dall'Autore stesso e detto dal Direttore di scena.)_
_Il Direttore di scena_
_(a sipario calato, esce dalle quinte e, con una certa emozione, si
rivolge al pubblico.)_
Per voi, piccol gran pubblico, per voi, «mondo dorato»,
Roberto Bracco e Mario Costa hanno improvvisato
una celia che abbonda di note e di parole,
uno spettacolino riboccante di fole.
Come il burattinaio, dinanzi ai bimbi attenti,
fa muovere i fantocci, prestando lor gli accenti
d'un estro infantilmente disinvolto, così
i nostri cari autori han fatto lì per lì,
accogliendo l'invito di questa Direzione
che non chiedeva fiabe, ma un gioco da salone,
con un profumo d'arte, per uso delle dame
e delle damigelle. Quasi foste uno sciame
di scolarette a spasso, sotto il pretesto della
estemporaneità, ecco la marachella
d'ammannirvi, in istrofe fanciullesche e neglette,
le vicende fantastiche di certe marionette.
E il peggio è che si allude a cose che sul serio
vi seccano, benchè... vecchie come il salterio:
_l' amore delle donne, le donne nell'amore._
_le signorine ansiose di diventar signore,_
_i falsi voti avversi alla_ _maschilità_,
_sognata da ogni donna, qual meta e qual metà...._
Insomma, io penso e dico che i due burattinai,
facendo questa burla, sono maligni assai,
e che il trattar da bimbi persone come voi,
per ingannarle prima, per punzecchiarle poi,
è... _un atto_ che, anche in musica, non merita clemenza.
Ed io, che, in qualità di _régisseur_, ma senza
aver nessuna colpa, mi trovo qui, sul banco,
per dir così, dei rei, vo' almeno parlar franco
e protestare contro Roberto Bracco e Mario
Costa, pria che davanti a voi s'alzi il sipario.
Per quel poco che c'entro in queste «Disilluse»,
mie dame e damigelle, io v'offro le mie scuse.
Ed un consiglio v'offro per... _gl'improvvisatori_.
Applauditeli all'ultimo, ma, appena vengon fuori,
lasciando cader pigre le manine guantate,
aprite le boccucce gentili e... sbadigliate.
_(via)_