SOFIA ARNOULD

La madre era stata amica di Voltaire, di Diderot, del cardinal di

Bernis. La figlia nata nel 1740 nella stessa casa dove due secoli

innanzi era stato assassinato Coligny, fu allattata come Cloe da una

capra; e a cinque anni ceduta alla principessa di Conti, che arrivata

a una certa età, disoccupata, annoiata, prese la piccola Sofia come un

balocco o come un cagnolino, e si divertiva a vestirla secondo le mode

più capricciose, la teneva sulle ginocchia, la portava in carrozza con

sè, le insegnava a suonar la spinetta, a ballare, a cantare.

A dodici anni, ebbe a maestro di musica il celebre Jéliote, e un

giorno che essa cantò il _Miserere_ di Lalande nella chiesa di

Panthémont, eccitò un vero entusiasmo. La fama della sua voce arrivò

fino all’orecchio della regina Maria Leckzinska, che volle veder la

giovinetta _virtuosa_, la fece cantare, ne fu intenerita fino alle

lacrime, le battè sulla gota col suo gran ventaglio di piume, e le fece

dare un gelato....

Ma dietro al gelato della regina di nome, venne un biglietto della

regina di fatto, madame De Pompadour, che invitava le Arnould, madre

e figlia, a presentarsi a lei. Nuovi canti, nuovi complimenti, regalo

di una collana e di un rosignolo (_sweet_ to _sweet!_) e inscrizione

di Sofia tra le cantanti di camera di Sua Maestà la Regina. Un anno

dopo, era _attachée_, per ordine espresso del re, _à la musique de Sa

Majesté_; e particolarmente al suo teatro dell’_Opéra_.

❦

Aveva sedici anni: un corpo di fata, una voce di rosignolo. Gracile,

ma ben fatta, il volto di un perfetto ovale; due grandi occhi neri

chiedenti pietà o provocanti; magnifici capelli biondi; una bocca

socchiusa abitualmente a un sorriso di voluttà, fresca come una rosa

di maggio, dalla quale uscivano irresistibili le note languenti

dell’amore, o le supplichevoli della preghiera, o le flebili del

dolore. Il carattere e il prestigio della sua bellezza consisteva

nella voluttuosa armonia, nella delicata sveltezza della persona.

Nulla in lei di grossolano, di materiale; ma invece il vero carattere

della bellezza moderna, la grazia, la spiritualità della _fisonomia_,

l’incanto del sorriso, dello sguardo, che uniti alla magia della voce

la rendevano irresistibile....

E tutti i contemporanei sono d’accordo nel lodarne la bellezza e

la voce, tutti i contemporanei, e quel che più vale, tutte _le

contemporanee_. Per molti anni, la sua grazia seppe disarmare

l’invidia. Non ci fu che un giornale, una _Cronaca Bizantina_ del

1760, che ardì notare che «_elle a souvent la bouche pleine de salive,

ce qui fait qu’en vous parlant, elle vous envoie la crême de son

discours...._»

Oh, i Bizantini!...

❦

Esordì il 15 dicembre 1757. Attirata dalla sua fama, la folla assediava

il teatro. «_Je doute_, scrive un contemporaneo, _que l’on se donne

autant de peine pour entrer en Paradis_.» Garrick dichiarava che la

sola attrice francese che gli parlasse agli occhi e al cuore, era una

cantante, Sofia Arnould. Essa portò nella sua arte un elemento nuovo

e che fu una vera rivoluzione; l’emozione sincera, l’azione drammatica

naturale, il cuore nel canto. E quando modulava le divine note di Gluck

Je ne veux pas mourir encore,

una elettrica commozione percorreva tutto l’uditorio.... ed era un

delirio di applausi.

La sua voce non era forte, ma dolcissima e simpatica. Era una voce

che si prestava mirabilmente alle parti che rappresentava: _Psiche_,

_Lavinia_, _Ifigenia_ morente trascinata agli altari e implorante gli

Dei.... Una voce palpitante, una _voce-anima_, e che i nemici del

sentimento, i naturalisti di cento anni fa, tentarono di censurare

con questa mordace definizione dell’abate Galiani: «_C’est le plus bel

asthme que j’ai entendu chanter._»

❦

In casa della fortunata Sofia era venuto ad abitare in pensione un tale

E. Dorval. Faceva vita da gran signore. Era bello, era giovine. Una

sera, dopo aver giocato a _tric-trac_ col padre di Sofia, dà la buona

notte e si ritira in camera. Ma in camera sua, palpitante, incerta

ancora, piangente, disperata e felice, lo aspettava Sofia. Un bacio

lungo, ardente.... e poi, in punta di piedi, traversano un terribile

andito, aprono, e non richiudono, l’uscio delle scale.... e via in una

vettura che aspettava lì vicino da qualche ora....

Monsieur Dorval era il _conte_ Louis De Brancas.... coniugato! Scoperta

che fa svenire Sofia. Ma si riebbe presto. La moglie del conte era

malata, egli promette di sposar Sofia appena rimanga vedovo.... e i

signori Arnould già pregustano la voluttà di esser i genitori della

nuova _comtesse De Brancas_.

E Sofia?

Ah, Sofia era donna, ma era anche artista, fiera, capricciosa,

passionata, intollerante di umiliazioni e di freno. E com’era scappata

dalla casa paterna, riscappò dalla casa dell’amante. «Gli uomini non

sono che dei mostri egoisti (scriveva a un’amica) non voglio amare

d’ora innanzi che il teatro e la musica.» E a chi, molti anni dopo,

le chiedeva notizie di quel suo primo amore, rispondeva così: «Non

mi parlate più di quell’uomo: mi ha dato due milioni di baci, e mi ha

fatto versare quattro milioni di lacrime.»

❦

La _Festa di Pafo, Proserpina, Polissena, Alina, Ifigenia in Aulide_,

son l’opere nelle quali fece furore. Le stampe dell’epoca ce la

raffigurano vestita di veli d’argento, col tragico fazzoletto in mano,

con un enorme _échafaudage_ in testa, con un manto tigrato sulla spalla

destra, e con due grandi macchie di rossetto sulle gote. Eppure, e

nonostante, essa ci appare sempre simpatica, e ci sorride come una

soave figura contemporanea.

E badate, bisogna proprio che quelli occhi e quel sorriso sian magici,

per farcela apparir bella e simpatica con quelle _coiffures_ con

quei _paniers_, con quei _caraco_, con quelle _considérations_.... O

mode del 1770, o deliri del gusto, o epopee del capriccio! È l’epoca

in cui la duchessa di Chartres nella colossale architettura dei

suoi capelli, nel suo _pouf au sentiment_, portava un ritratto, un

pappagallo, un mazzo di ciliegie, un negro, un cagnolino, e una nave a

vele spiegate.... è l’epoca in cui nella _coiffure à la circonstance_

le donne eleganti avevano in testa un cipresso, un fascio di grano e

un giardino; e in quella alla _inoculation_ (ricordo dell’innesto del

vaiolo), un serpente, un sole levante e due olivi. È l’epoca in cui la

marchesa di Boufflers reggeva in capo un _mappamondo_ che disegnava

esattamente sui suoi capelli le cinque parti del mondo; e in cui la

contessa di Lamballe scoteva lo _Zodiaco_ fra le sue belle chiome, e

portava in testa il sole, la luna e le stelle....

È l’epoca in cui le donne galanti somigliavano a delle acquaiole

che abbian due secchie d’acqua sotto le sottane; in cui i _paniers_

e le _crinolines_ davano tali circonferenze alle signore, da render

necessario che per ogni dama fosser destinate tre sedie....

❦

Sofia Arnould, superba della sua voce e regina del palco, aveva degli

alteri dispregi per la povera orchestra, la quale nel suo antro pendeva

dai cenni imperiosi e dai capricci della _virtuosa_.

«Che vuol dir ciò, signor mio? mi pare che vi sia una vera ribellione

stasera nella vostra orchestra....»

«Ma come, madamigella?...»

«La vostra orchestra m’imbroglia e mi impedisce di cantare.»

«Tuttavia, madamigella, noi andiamo a tempo e in misura....»

«In _misura_? non so che roba sia.... Animo! via, tenete dietro a me,

e sappiate che la vostra sinfonia è l’umilissima serva dell’attrice che

canta e declama.»

E si rimise a cantare.

In questo dialogo che una sera ebbe luogo davvero fra Sofia e il

direttore d’orchestra, non vi par di sentire una protesta profetica in

favore del puro _canto_, contro le future rivoluzioni musicali? contro

il predominio (e talvolta la tirannia) della _strumentazione_?

Trionfante, senza rivali per venti anni, ebbe ai suoi piedi adoratori

di ogni ordine e di ogni qualità, dal duca al tenore, dall’ambasciatore

al sottotenente. E i molti doni l’avrebbero arricchita, se la sua

prodigalità non fosse stata eguale alla sua fortuna. Ho detto che

l’avrebbero arricchita i regali, la paga no davvero; perchè questa

Malibran del secolo XVIII guadagnò meno in dieci anni che la Patti in

_una settimana_. Sofia Arnould era scritturata a lire _tremila_ l’anno,

e la più lauta gratificazione che ricevè dall’impresa dell’_Opéra_ fu

di un migliaio di lire. Oggi si dà più a una corista!

❦

Conservar lo scettro della moda a Parigi per venti anni, fu un vero

miracolo. E l’ostracismo era inevitabile, e venne. Sofia non ebbe nè

la presenza di spirito, nè il coraggio, nè la filosofia di ritirarsi

a tempo, e farsi rammentare e desiderare. Prese il partito peggiore,

quello cioè di lottare col pubblico, sempre crudele e spietato, e

sempre vincitore. Ebbe l’umiliazione di vedersi preferita Rosalia

Levasseur, una sua allieva; e di veder Gluck, il gran maestro,

dichiararsi (ingrato!) per la sua rivale. Ahimè, la Moda è come la

Rivoluzione e come Saturno; essa divora i propri figliuoli.... Una sera

d’estate che Sofia prendeva il fresco nel giardino del _Palais-Royal_,

dei giovinetti le canticchiaron dietro sul motivo dell’_Alceste_:

_Caron t’appelle.... entends sa voix!_

E la povera Sofia dovè cedere, e ritirarsi dalla scena: non perchè la

sua voce si fosse molto alterata, ma perchè eran cresciuti i suoi anni,

perchè in questo mondo, e specialmente in Francia, _tout lasse, tout

casse, tout passe_, anche la voce più soave, la musica più dolce e la

più bella poesia....

Desolata, ebbe una velleità di devozione, e frequentò le chiese e

il confessionale. Ma fu una conversione passeggera, un capriccio;

e poche settimane dopo scriveva a una sua amica, a proposito dei

suoi confessori: «_Ces directeurs! C’est pis que les directeurs de

l’Opéra...._»

Fondò allora un _salon_ che fu uno dei più brillanti e piacevoli fra

i tanti famosi che ne contò Parigi nel secolo scorso: e i _martedì_

di mademoiselle Sophie Arnould riuscirono ciò che di più illustre e di

più _artisticamente_ elegante vantava la capitale. Rousseau, Voltaire,

Beaumarchais, Diderot, Duclos, Garrick, Bernard, Dorat, venivano a

complimentare la regina in ritiro dell’_Opéra_.

E quando scoppiò la rivoluzione, il suo salon diventò un _club_, e

Ifigenia diventò _giacobina_! Aveva cinquant’anni!... e la _Chronique

scandaleuse_ così scrive di lei, nel 1790: «.... _Elle vient de

se faire démagogue afin de recevoir chez elle la lie de l’espèce

humaine.... elle envoie étudier aux Jacobins deux enfants qu’un galant

homme lui fit jadis par mégarde...._» e sèguita di questo tenore per

mezzo giornale. Povera Sofia!

❦

Gli ultimi suoi anni furono un seguito di amarezze, di malattie, di

povertà. Si ridusse a scriver lettere, nelle quali, paragonandosi alla

cicala di Lafontaine che non ha più

_Un seul petit morceau_

_De mouche ou de vermisseau,_

chiede l’obolo per la vedova di _Castore_, per _Lavinia_, per _Didone_,

per _Ifigenia_ che regnò venti anni sul teatro dell’arte. E la cantante

famosa sul cui busto scrisse versi di lode Voltaire, colei di cui

Gluck lasciò detto che «senza l’incanto della sua voce e della sua

declamazione, _Ifigenia_ non sarebbe mai entrata in Francia,» quella

di cui Beaumarchais e il principe di Ligne ammiraron lo spirito, nel

1802 mancava dello stretto necessario per vivere, e languiva sola,

abbandonata e malata fino al ventidue di ottobre, giorno nel quale le

sopraggiunse la morte come una vera liberatrice.

Medaglioni · 第 10 / 28 题