-- «_Mesi fa, Ella, per ispronarmi, a scrivere, sulle poesie d'Aleardo
Aleardi, mi fu cortese dell'ultima edizione fiorentina, impressa da
Gaspare Barbèra, nel MDCCCLXIV. Veramente, percorse, io le aveva, già,
non tutte, altra volta, e quando la fama dell'autore era bambina,
accogliendone un'impressione, ma senza badare a formarmene un criterio
proprio. Non mi pareva roba da badarci più che tanto. Stavolta,... La lo
sa, La lo sa, son fanatico per l'incisione: baratterei tutta l'incolore
scuola pittorica lombarda, per un'acquaforte del Rembrandt! Oh
s'immagini, dunque! Quel ritrattaccio dell'Aleardi impomatato e
stregghiato, che sta rimpetto al frontespizio, come drago sul sogliare
d'orti incantati. All'adocchiarlo, raccapricciai; ed il volume ruzzolò,
per le terre._» --
-- «_Sicchè, non ha letto?_» --
-- «_Anzi! Raccattai l'opera; la spolverai; tagliai, con la stecca, i
fogli; e, poi, mi dissi: Coraggio! Avanti, marsc'! E lessi, rilessi,
studiai, postillai, da cima a fondo, il cosiddetto e sedicente poeta
civile. Ma..._». --
-- «_Ma che?_». --
-- «_Ferma un'opinione in capo, esito a porla in carta! L'impegno
assunto, duolmi, oltre ogni dire, per un giusto riguardo. Maledettissimi
riguardi! Inceppano, precludono qualunque libero moto, al malcapitato
estetico. Sono mostri, che_ non lasciano altrui passar per la sua via.
_Stai, per isnocciolare quattro verità, forse, dure, ma che stimi utili
e che ti costan fatica, quando ti si para davanti una considerazione,
uno scrupolo di convenienza; ed o t'imbavaglia o ti sforza a balbettare
qualche scempiaggine menzognera e lusinghiera. Non se la pigli, con
l'amico, che ommise d'avvertirla, quand'Ella, ierdassera, sedette a
carteggiare, con quel baro: caspita! egli tacque, per onesti riguardi.
E, sempre, per qualche buon riguardo, che mogli e drude c'infinocchiano;
e che i ministri.... ne sballan tante. Qual meraviglia, quindi, se, per
convenienza, per delicatezza, un critico anch'esso s'inducesse a mentire
od almanco ad ammutolire?_». --
-- «_Pure, abbiamo dietro le spalle i tempi, quando si pagava in busse
od a pugnalate le giuste riprensioni. Ma comprendo! Il quieto vivere è
desiderabile; e, talvolta, si teme, che gli scrittori
biasimati....._». --
-- «_No, giuraddio! Temere? Un corno. Temere chi? La mi farebbe attaccar
moccoli e ceri! O ch'io mi spiego male o ch'Ella m'ha franteso. Potrà
darsi, che, altrove, allignino, tuttavia, scribacchini, a' quali imporre
silenzio, con l'intimidazione; ma quì, tra noi, mi giova crederne spenta
la razza. I riguardi ci s'impongono non dalla violenza, anzi dalla
seduzione, ch'è vera forma di violenza, come sclama l'Emilia Gallotti,
nel povero dramma lessinghiano. Sempronio ci pare un imbrattacarte:
foss'egli efferato e potente, al pari del tiranno siracusano, glielo
spiattelleremmo, sul muso, lì. Ma c'è, che, quantunque imbrattacarte, ha
congiunti e congiunte, amici ed amiche, ammiratori ed ammiratrici; ed il
critico meschinello (guarda combinazione!) sarà congiunto, ammiratore od
amico od altro di alcuna od alcuno fra loro. C'è, che visceri d'uomo, ne
abbiamo, ancor, noi, checchè blaterino gli scrittorelli tartassati.
Abbiamo le debolezze della carne; ed_, al postutto, non siamo angeli,
_come piagnucolava l'anima candida di Tartufo. Crocifiggeteci e non
ritratteremo la menoma scioccheriuola, rivaleggiando coi fanatici
(politici e religiosi), i quali si saranno, pur, talvolta, accorti delle
assurdità, che perfidiavano nel confessare, per amor proprio malinteso.
Ma non oseremmo affermare, che, a mezzogiorno, il sole sta, nel punto
zenitale, ove dubitassimo di contristare persona cui ci leghi affetto;
di attirarci, puta, occhiatacce bieche, da quel par d'occhi bruni, tanto
gentili quando sorridono..... Ecco, io mi trovo, ad un simil bivio: o
non dar parola al mio concetto d'Aleardo Aleardi; o calpestare riguardi
e rispetti di non piccol momento_». --
-- «_Che? Un par d'occhi bruni.... eh?_» --
-- «_Nossignore: una barba grigia. Si tratta d'uno di que' pochi
Italiani, esuli, tuttora, sul territorio del Regno d'Italia; d'un uomo,
che ha mezza logora la vita negli studî e mezza per la patria;
ambasciadore della seconda efimera repubblica veneta alla seconda
efimera repubblica gallica; del quale ho sperimentata la solerte
benevolenza. Come non volergli bene? Ed egli, intimo dell'Aleardi lo ha
incuorato a poetare; ne ha ricorretti gli stracciafogli; e si compiace
della celebrità, che altri, forse, chiamerà facile ed usurpata, ch'egli
rèputa, appena, adeguata, a' meriti dell'amico. Quest'uomo è la Signoria
Sua. So, che Le dorrà, ch'io scriva, come sto per iscrivere. Me ne
spiace, assai; pure....._» --
-- «_Pure?_» --
-- «_Scrivo! certo, ch'Ella mi perdonerà. Le debbe esser noto a pruova,
che, per l'onesto scrittore, quando ha la penna in mano, è giuocoforza
scarabocchiare sotto la dettatura di quell'accattabrighe della
coscienza. Il solo giornalista di qualche merito in Italia, Ruggiero
Bonghi, dice (non so se sinceramente, ma, certo, congruamente):_ Io non
vedo altro compenso dello scrivere, che giovare, dicendo il vero. Quando
lo scrittore o non sa o non può vincere le difficoltà, che gli si
oppongono a ciò, meglio tacere; e scegliere soggetti, ne' quali non
debba mentire o dissimulare, a sè medesimo. _Ma il galantuomo, la penna
non può non recarsela in mano, quando ha qualcosa da bandire. Chi stima
di posseder la verità e non si sbraccia per acquistarle fautori,
aderenti, proseliti, partigiani, mi fa schifo. Al levita, capitato in
mezzo ad un sinedrio di crisomoscolatri e che si sa provvisto di saldi
muscoli abduttori ed adduttori, la sindèresi non concederebbe, mai, pace
o tregua, s'egli non iconoclasteggiasse un tantino. Conoscendo quanto io
La riverisca, Ella comprenderà, quanto mi affligga, il dover porre alla
berlina un verseggiatore mediocre, ma protetto da Lei. E da un tale atto
e dalla presente dedica, che ad uomo volgare parrebbe impertinenza,
trarrà motivo, per confermarmi quella Sua stima, che tanto ambisco_». --
Angosce finse e simulò letizie
Con quell'accento che non vien dal core.
_Aleardo Aleardi_ -- _Accanto a Roma_.