Era una bella sera d'autunno; l'ultimo riflesso del sole dava nelle
invetriate, e faceva sorridere le rose del Bengala, che in leggiadri
mazzolini penzolavano dinanzi alla finestra, leggermente commosse
dalla brezza vespertina. Dinanzi a quella finestra stava seduta al
lavoro Teresa, ma, colle mani abbandonate sul grembo, si aveva lasciato
cadere il ricamo, e la sua bella fronte corrugata pareva ravvolgesse
tristi pensieri. Sul sofà a lei dirimpetto era adagiata la suocera,
e finiva di recitare l'ufficiuolo della Vergine. La dolce poesia di
quell'ora passava inavvertita ad entrambe. La vecchia, nel fervore
della sua divozione, non aveva occhi per guardare alle bellezze del
tramonto, o forse dinanzi alle sue chiuse pupille splendevano imagini
di un tramonto più bello consolato da celesti speranze. Ma qual era la
spina che trafiggeva il cuore della giovane? La luce queta, che così
amabilmente le accarezzava la bionda testa, perchè non aveva potere
in quella sera di rasserenarla e aprirle sulle labbra il consueto
sorriso? — Ell'era la compagna del primo dei figli della suocera; di
fresco s'era ammogliato anche il secondogenito, ed ella aveva accolto
in casa la cognata col cuore e colle braccia aperte. I fratelli fra
loro si amavano, ed amavano la madre, e tutti i progetti di felicità
della Teresa consistevano nel conservare questa dolce armonia, e
nel trattarsi con confidenza e con reciproca amicizia. Il suo marito
aveva dovuto la mattina recarsi alla città, e la nuova venuta, con
poco delicato riguardo, aveva concertato per quel giorno una gita di
piacere, ed era uscita collo sposo senza dirlo a lei; anzi, quasi
mostrando di schivarne la compagnia. Al suo cuore amoroso, che non
sapeva godere se non in unione de' suoi cari, quest'era una crudele
ferita. E perchè il dolore è come fonte perenne che a disseccare
non giova l'attignere, così ella, meditandolo, s'empieva l'anima di
sempre nuove amarezze. Riandava tutti gli atti, tutte le parole della
cognata; e ciò che prima aveva interpretato a bene, adesso le aveva un
senso funesto. Le pareva, che quella giovane non fosse venuta in casa
coll'idea di fondersi nella famiglia, che con tanto affetto l'aveva
ricevuta nel suo seno; che non avesse l'intenzione di far suoi nè i
loro dolori, nè le loro gioie. Scopriva adesso che il suo contegno era
studiato, e che sotto il velo di modi gentili e benigni si nascondeva
una crudele freddezza. Si ricordava di un giorno in cui avevano
ricevuta la visita di alcuni cari amici, ed ella, nell'effusione della
sua anima contenta, s'era lasciata andare a stendere le braccia alla
cognata come per istringerla al cuore, e farla partecipare a quella
pura gioia di famiglia: era stata civilmente respinta, e il ghiaccio
di quell'atteggiamento, schivo e quasi disprezzante, le tornava adesso
in mente, ed era come mettere il dito in ferita che non abbia ancora
rimarginato.
Dopo che vivevano insieme, esse si avevano dato assai pochi baci.
Qualche rara volta per convenienza, per dovere; ma colla tenerezza,
coll'espansione di due amorose sorelle, oh cotesto ella non osava
neanche sperarlo! Avevano comune la vita, ma no l'affetto. E quella
povera vecchia ch'ella vedeva lì pregare, oh! anch'ella non era
amata. Attenzioni, premure suggerite dalla riflessione, ma non dal
cuore. Forse quando si avrà bilanciato il diritto e il rovescio dello
stato che si abbracciava, nel novero dei pesi a cui bisognava pur
rassegnarsi, saranno entrate la suocera e la cognata!... Forse quando
la campana del villaggio suonerà il mortorio di quest'affettuosa madre
di famiglia, e i suoi figli piangeranno la sua ultima dipartenza, e
la casa sarà nel lutto, in mezzo alle lagrime, troverassi un cuore
che potrà sentirsi sollevato d'una parte de' suoi pesi...! E l'anima
contristata lasciavasi andare a sempre più meste fantasie, e non vedeva
l'ora che tornasse il marito, per poter piangere tra le sue braccia
e disfogare un poco l'amarezza da cui sentivasi così crudelmente
oppressa.
Picchiano, ed entra una donna, curva per gli anni, macilente,
imbacuccata la testa in un sudicio fazzoletto, e la misera veste, che
la copriva, lasciava trasparire la forma della magra persona. Credevano
che volesse l'elemosina; ma ella chiese di parlare colla padrona.
Quando fu nella stanza, guardava intorno a sè curiosa tutti gli
oggetti, e le sue labbra ammencite si componevano ad un impercettibile
riso d'ironia, che tradiva l'umiltà de' suoi atti e l'affettata
mansuetudine del suo volto. La Teresa, che più d'una volta aveva veduto
con quanta benevolenza la suocera accoglieva i poverelli e lasciava
che venissero a narrarle le loro disgrazie, accostò una sedia, e fe
segno alla mendica che vi si accomodasse. Questa si mise in faccia alla
padrona di casa, e per alcuni istanti si fissarono entrambe con grande
attenzione.
— Non mi conosci?
— No, davvero!
E continuava ad osservarla attraverso gli occhiali.
— Non ti ricordi più di me? Guardami bene.... sono passati tanti anni,
tante sventure! nondimeno, possibile ch'io ti sia affatto uscita dalla
memoria?
— E siete...?
— Paola! la tua cognata!...
A questo nome la suocera diè un grido, e gettati gli occhiali, si
guardarono entrambe con una così tremenda espressione di odio, che
la giovine si sentì rabbrividire. L'una, sotto la maschera di un
viso pietoso, composto a forzata dolcezza, pareva il serpente che già
pregusta gli spasimi della vittima, ch'è venuto ad avvelenare; l'altra,
percossa all'improvviso da una funesta memoria, non aveva avuto tempo
da domare l'impeto dell'anima conturbata, e quel nome, come scintilla
caduta in mezzo alla polvere, aveva in un momento rideste le antiche
passioni del suo cuore; e quella faccia accesa, quegli occhi quasi
fuori dell'orbita, quella persona tutta tremante per l'ira, incutevano
spavento. Sul tavolo stava ancora aperto l'ufficiuolo della Madonna;
la sua mano convulsa, teneva ancora il rosario che con tanta devozione
aveva poc'anzi recitato; i suoi capelli bianchi indicavano già vicino
il sepolcro: erano entrambe sull'ultimo confine della vita, e l'odio
tuttora vivo.... Cinquant'anni di lontananza e di sventura, non avevano
avuto forza di placarlo: erano tornate giovani entrambe per risentir
tutto il furore di questa brutta passione; e la sola morte poteva forse
quietare il battito di que' due cuori esulcerati.
Esse avevano vissuto un tempo insieme in quella medesima casa. La
Paola vi era nata: vide con occhio invidioso entrarvi la sposa del
fratello prima ch'ella s'avesse trovato un marito. La bellezza della
cognata, i riguardi che le si usavano, infine il suo ricco corredo
nuziale, che non le lasciava in nessuna maniera la speranza di poterla
eguagliare, le erano tante trafitture. Cominciò a vendicarsi col far
ricorso a tutti quei piccioli dispetti che sanno soltanto le donne. La
malevolenza fu reciproca, e per alcuni anni, esse divennero il martirio
l'una dell'altra. Finalmente la Paola trovò marito; si lasciarono
senza che il rancore dei loro cuori fosse estinto. Parve che la fortuna
s'incaricasse ben presto della punizione d'entrambe, perchè l'una in
capo a pochi anni rimase vedova; la Paola, andata a vivere in paese
lontano, senza amicizie di sorta, nel seno d'una numerosa famiglia
che l'accolse come una straniera, pagò ad usura le lagrime che aveva
fatto versare. Dovette uscirne col marito e co' figli. Dopo molte
crudeli disavventure, dopo aver cambiato più volte di domicilio, si
trovò, negli ultimi anni della sua vita, vedova, senza figli, e ridotta
a mendicare un tozzo di pane. Allora si ricordò della casa paterna,
e risolse di finalmente subire la tremenda umiliazione d'implorare
la carità della cognata. La sola religione potè indurre questa a
non negarle soccorso; ma era uno sforzo di virtù, a cui il cuore
terribilmente ripugnava, e il beneficio stesso, fatto senza affetto,
senza nessuna compassione, diveniva tanto amaro, che pareva una specie
di vendetta.
La Teresa, testimonio di questa scena deplorabile, intravide l'abisso,
dove potevano condurla i suoi propri sentimenti. Fremette di orrore,
e si propose di estirpar subito dalla sua anima il germe funesto
dell'odio, e di aprirla in quella vece alle dolcezze ineffabili di un
generoso perdono.
Quando tornò suo marito, uscirono insieme incontro a' cognati. La
notte era placida, lo splendore della luna si diffondeva amorosamente
sul verde dei campi già irrorati dalla rugiada, come la carezza di un
amante che perdona alle lagrime della sua bella pentita.
Le loro anime assaporavano la soave voluttà del trovarsi di nuovo
insieme dopo un giorno di assenza. La dolce effusione dell'amore li
faceva buoni, e discorrevano del come rendere meno amara la sorte
della sventurata ch'era venuta a rifugiarsi nella loro famiglia. Non
vedevano l'ora d'incontrare gli altri due per metterli a parte del loro
progetto. Finalmente li videro venire, e la Teresa corse ad abbracciare
la cognata e a raccontarle la venuta della infelice. Si unirono tutti e
quattro nel pensiero del bene, e l'affetto e il benefizio, che volevano
insieme versar su quel misero capo disgraziato, strinsero fra essi i
santi legami del sangue. In quell'ora si sentirono veramente fratelli,
e fu il principio della domestica felicità che il Signore aveva loro
riserbata.