LA DONNA DI OSOPO.[6]

Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me?

SAN MATT., XXVI.

— Dio lo sa, Maddalena, s'io ti sono grata!.... Ma non posso più oltre

permettere che tu ti cavi il tuo pane di bocca per darlo a noialtri!

— Oh non pensare per me, ti scongiuro! Stà certa che il Signore

provvederà.... — Queste parole si scambiavano con mesto affetto due

giovani donne in una stanza a pian terreno nel villaggio di Osopo.

Dalle lunghe tavole, dalle panche di legno situate ai due lati della

stanza, si capiva che quel luogo in altri tempi aveva servito ad uso

di osteria; ma ora era nella solitudine, nè vi vedevi altri personaggi

che le due donne accennate: la prima, la padrona di casa, seduta

colla persona abbandonata e la testa nascosta fra le mani; una testa

languente come di un fiore appassito, le mani scarne e pallide quasi

di cera; l'altra era una bella fanciulla vivace, sorridente, le guance

fresche come un pomo, ma le solcava una lacrima. Ella aveva deposto

sulla tavola vicino all'amica un cestino di uva e una salvietta ricolma

di farina. — Questa è l'ultima uva della mia pergola, diss'ella, e

la porto a' tuoi bambini perchè a me non fa più di bisogno. Esci un

momento, Rosina mia, e vedrai che non ti dico bugie. — E presala per

il braccio, la forzava dolcemente ad uscire seco nel cortile. Il sole

era vicino al suo tramonto, un fascio di nubi tenebrose occupava la

cima del monte di Geònis, e alcune fumate di nebbia s'alzavano dal

Tagliamento e su per la brulla schiena della montagna andavano ad

agglomerarsi a quelle nubi che ogni tanto davano un lampo. — Guarda!

disse la giovinetta, questa sera senza dubbio farà temporale; e io

allora non avrò paura dei soldati, uscirò dal villaggio, anderò a

Udine, mi metterò a lavorare e non morirò più di fame. — Oh! s'io

non avessi quelle due meschine creature.... gridò la povera madre.

— Senti, Rosina, quand'io sarò a Udine cercherò di tuo marito, gli

farò sapere la vostra orribile situazione.... e chi sa ch'egli non

possa venirti a trovare e recarti qualche sussidio gettandosi più

su nelle acque del Tagliamento e capitando qui a nuoto come fanno

quegli arditi della fortezza.... — Ma Rosina scoteva la testa, e

l'altra non osava continuare, perchè sentì nel cuore raggruppato

che quell'era una troppo vana speranza, ed ahi! ella non aveva che

lacrime per consolare l'immenso dolore di questa disgraziata che già

presentiva tutti gli orrori dell'irreparabile destino. Si abbracciarono

piangendo, si divisero mute, senza neanche potersi dare un addio,

ch'entrambi pur troppo sentivano come doveva essere l'ultimo quaggiù

sulla terra. Rientrata la Rosina, tornò a sedersi nella sua seggiola,

e mestamente ripensava al suo passato. Due fanciulletti scherzavano

a' suoi piedi, innocenti creature, ignare della loro sorte, vispe ed

allegre come l'agnellino che non sa d'esser tradotto al macello. Si

arrampicavano sulle sue ginocchia, volevano ad ogni tanto baciarla, ed

ella accarezzando or l'uno or l'altro lagrimava involontaria sulla loro

candida fronte. Un vento impetuoso s'era intanto sollevato, il tuono

facevasi sentire più frequente e più romoroso, e ad intervalli appariva

illuminata dai lampi la finestrella che dietro al focolare guardava

dalla parte della montagna; alcune grosse gocce di piova cominciarono a

percuotere nei vetri, la porta si spalancò con impeto lasciando entrare

come un'ondata della bufera che imperversava al difuori. — Vien tempo

cattivo! gridavano i fanciulletti; e la donna corse a chiudere le

imposte ed accese un lumicino, poi di nuovo sedutasi pareva ascoltare

con una specie di secreto compiacimento lo scroscio della pioggia che

già cadeva a torrenti, e l'urlo e il fracasso dei tuoni. Ella pensava

all'amica, e la speranza che quel temporale valesse a proteggerne la

fuga, l'aveva per un momento rianimata. Il lumicino ch'ella aveva

acceso non bastava a rischiarare tutta la stanza piuttosto vasta e

all'antica, colle travi alla Sansovino. Illuminava le teste amorose dei

fanciulletti e quella melanconica di lei, poi dolcemente si perdeva

nelle tenebre, lasciando apparire una sola delle pareti, quella

di contra, dove col carbone, ma a tratti di mano esperta, stavano

effigiate alcune figure di grandezza naturale. Pareva una specie di

corteo nuziale, e la sposa, benchè non avesse la faccia rivolta allo

spettatore, nell'aggraziato movimento della persona, nella leggiadria

e nella sveltezza del torso, e nei molti capegli raccolti in trecce,

che con alcune linee maestrevoli erano figurati sotto il velo abbozzato

cadente sulle spalle, ricordavano così caratteristicamente la bella

persona della padrona di casa, che subito t'avvedevi com'ella aveva

dovuto servire di modello a chi aveva lì delineata quella scena. Forse

che quell'abbozzo improvvisato sull'affumicata parete senza i mezzi

dell'arte, era lo slancio amoroso di un'alma contenta della felicità

de' suoi buoni amici; forse ch'egli era stato creato tra l'allegria

dei bicchieri da un pittore, che così aveva voluto consacrare la gioia

domestica de' suoi congiunti di sangue, o fratelli di fede; e chi

sa di quai sogni dorati e di quali dolci speranze lor sorrideva in

quel giorno la mente; la mente piena della poesia dei giovani anni,

sotto l'influenza di un'ora felice nel trasporto e nell'effusione

dell'amore? L'avvenire ch'essi allora così lietamente prevedevano, era

intanto sopraggiunto; ma dov'erano adesso le persone ivi effigiate?

Dove il pittore? Una sola rimaneva ancora al suo posto, la povera

donna, ma come cangiata! Quella nobile testa eretta e così piena di

brio giovanile si piegava come rosa disfogliata a guardare la terra.

Gioia, amore, speranza, tutt'era svanito. Del suo ridente passato

non le rimanevano che queste due povere creaturine; memoria de' suoi

giorni più belli, sangue e vita del suo cuore, epilogo d'ogni suo

affetto, e destinate purtroppo ad una sorte fatale. Ella che le amava

più delle sue viscere, avrebbe dovuto tra breve vedersele morire

d'inedia.... Simili alla pianticella che il sollione aduggia in grembo

a una terra inaridita, ella le avrebbe tra poco vedute appassire

sulle sue ginocchia, senza poter loro porgere una sola stilla di

refrigerio.... Le prese fra le sue braccia, le strinse al cuore con un

impeto di disperato cordoglio, e bagnandole di lacrime le coricò nel

letticciuolo a sè dappresso, implorando per esse la misericordia di

Dio. — Passarono otto giorni. Il sussidio recatole dall'amica già era

al suo fine. Dopo quel dì nessuna nuova di lei. Doveva aver passato

la linea dei soldati senza pericolo. Oh! s'ella avesse potuto fare

altrettanto e provvedere un po' di pane a' suoi morenti figliolini!

La disperazione, la fame, l'amore di madre vinsero la sua naturale

timidezza, e s'accinse a tentare, anch'essa l'uscita. Oramai non v'era

più mezzo, lì si moriva indubitatamente. Nessun soccorso, nessun'altra

speranza; l'istinto della propria conservazione aveva già chiuso tutti

i cuori. I pianti prolungati dei fanciulletti che chiedevano pane

l'era diventato martirio insopportabile. Risolse di trapassare le

file dei soldati e di procacciar loro ad ogni costo un tozzo di pane.

Coll'ultimo pugno di farina aveva loro apparecchiato un po' di cibo.

Mentr'essi mangiavano ella piangeva. Il più grandicello se ne accorse,

e lasciato il cucchiaio s'arrampicò fra le sue braccia a baciarla, e

colla pezzuola del seno di lei s'ingegnava di tergerle le lacrime. —

Non hai più fame, Vigino? — chiese la donna colla voce soffocata. — Sì

che ho fame! ma tu piangi.... — Or via, cuor mio, finisci di cenare e

poi anderemo a far nanna, e prima diremo insieme le orazioni. — Anch'io

le orazioni, mamma, anch'io!.... — balbettò colla bocca piena l'altro

piccino. — Anche tu sì questa sera, perchè dimani io vo fuori, e voi

altri dovete esser buoni e dormir quieti nella vostra cuna finchè venga

a vestirvi la vicina Natalia. — Ci farai dire l'orazione lunga, quella

pel ritorno del babbo? — Ella non rispose; ma preso in braccio il

piccolo, saliva le scale piangendo, mentre Vigino attaccato alla gonna

le si strascinava dietro. Quando furono di sopra li fece inginocchiare

dinanzi ad una Madonna, e recitò alcune preghiere, ch'essi ripetevano

balbettando colle manine giunte e cogli occhi fitti nella santa

immagine. Poi li coricò. Non finiva mai di baciarli, accarezzava or

l'una or l'altra di quelle due bionde testoline, strigneva tra le

coltrici quei due cari corpicciuoli, e ogni volta ch'essi aprivano

gli occhi sonnacchiosi a rimirarla, sentivasi il desiderio di un

nuovo amplesso, e lor mormorava tutti quei dolci nomi e quelle parole

d'immenso amore che sono nel solo linguaggio della madre. Poi quando

le parvero assopiti s'inginocchiò ai loro piedi e pregava col cuore: —

Dormite, angioli miei, dormite tranquilli! Oh! s'io potessi alimentarvi

col mio ultimo respiro.... Mio Dio, che me li hai dati, mio Dio, che

hai santificato l'amore della mia gioventù coll'animare queste due

creature che sono sangue e vita di lui che ho tanto amato, li metto

nelle tue mani, custodiscili tu, e non permettere ch'io me li vegga

morire di fame! Madonna benedetta, per l'amore di quel bambino che

tenete fra le braccia, pietà di questi due poverini!.... Oh, guardate

che soave dormire! Essi non sanno nulla del loro crudele destino. Si

sono stesi nel loro letticciuolo tutti contenti, si sono abbandonati

al sonno in piena buona fede come se fossero i figliuoli di una ricca

regina.... e dimani neppure un briciolo di pane per nutrirli!....

Oh creature mie così belle, così amorose!.... e dovrete morire di

fame? E non vi sarà più misericordia nè in terra nè in cielo? Io non

dimando che un tozzo di pane per la vostra vita! Possibile che le

lacrime di una madre non sieno esaudite? Madonna benedetta, che avete

provato a esser madre, copriteli col vostro manto, teneteli sul vostro

seno insieme col vostro bambino finchè io torni a salvarli.... — E

tutta lacrime si alzò. Si avvolse in un bruno fazzoletto. Poi prima

di partire tornò ancora una volta vicino alle loro cune, li benedì

entrambi col segno della croce, ed uscì tacita e guardinga lasciando

semichiusa la porta.

Era la notte alta: pel villaggio un silenzio come di morte; tutte le

case all'oscuro e le vie affatto deserte. La donna fatti alcuni passi

si fermò dinanzi ad una casa e gettò un sasso nella finestra. Una

specie di fioco lamento che finiva in un rantolo come di moribondo le

rispose. Stette un momento in attenzione, ma nessuno si mosse. Allora

ella gettò un secondo sasso e, — Natalia! gridò, Natalia, venite alla

finestra. — Si rinnovò più forte il lamento, e pareva accompagnato

da parole d'impazienza; finalmente le imposte scricchiolarono, e una

voce rauca, quasi sibilante dimandava: — Avete dunque risolto? Volete

proprio andarci? — Ma sì, Natalia, altrimenti essi muoiono di fame.

— Oimè! oimè!.... e se vi fermano? Ricordatevi che la Giulia e la

comare Teresa le hanno condotte in prigione a Gemona. E v'ingannate,

continuava rialzando la voce a guisa di fischio, v'ingannate se credete

ch'io possa nutrirvi le vostre creature. Son otto giorni che non vedo

briciolo di pane, e quando non ce n'è non si può dare, capite! — Mio

Dio, Natalia, non vi domando pane! Andate solamente dimani a vedere

di loro. Io già a quest'ora sarò di ritorno. — E dimani, chiese la

vecchia, come si vivrà dimani? — Cotesti pomi basteranno a tenerli

vivi per dimani; — e tiratasi indietro le lanciò dentro della finestra

il fazzoletto raggruppato. Intanto la luna mostravasi languidamente

in cielo fra le nubi spezzate. Le due donne si salutarono, e la

povera madre rasente il muro fuggiva via silenziosa come un'ombra

cercando i luoghi più tenebrosi. L'altra coi gomiti alla finestra e

colla testa fra le mani stette ancora un pezzo a riguardarla. Il lume

della luna in quel momento la rischiarava, e quella faccia macilente,

quelle forme biancastre e puntite che si disegnavano su d'un quadrato

di tenebre, come su d'un panno mortuario, avevano un non so che

di sinistro. Pareva l'abbreviatura della morte, così come sogliono

figurarla sui catafalchi: un cranio e due ossa in croce. Erano più

giorni che la fame macerava quel povero scheletro vivente. Ora la

fragranza dei pomi lo aveva come rianimato. Appena udito il tonfo della

loro caduta sul pavimento, la sua mano scarna come un uncino corse

ad afferrarli, e per una specie d'istinto se li appressò subito alle

labbra. Poi mormorava: — Uno, due, tre, quattro pomi! Gli è un bel

dire, ella ha ancora dei pomi pe' suoi bambocci! Chi può averglieli

dati? Eh mio Dio! quando si è giovani si trova compassione; ma io

potrei picchiare a tutte le porte del villaggio che non buscherei

neppur una presa di farina. Direbbero che ho vissuto abbastanza....

Sono già più giorni che nessuno dà niente! Oh mio Dio! La fame!....

la fame!.... gli è un cane che latra nello stomaco.... — Ed appoggiò

sulle frutta le labbra inaridite. Assaporava in una specie di estasi

il loro profumo.... Tutto ad un tratto, come se si fosse innebriata,

come se le fosse svanita la mente e più in lei non potesse che il

solo istinto animale, si mise a rosicchiarli. Dimenava le mascelle

con una specie di furore, nè ristette finchè non se li ebbe affatto

ingoiati. La povera madre aveva intanto varcato l'estremo confine

del villaggio; udiva il passo monotono delle scolte austriache; più

che mai guardinga s'inoltrava lentamente studiando la via, teneva il

respiro, pregava coll'anima, e alla minima buffata di vento che movesse

le frondi o le facesse scrosciare le vesti, gettavasi per terra, un

brivido di spavento l'invadeva, e tremava perfino dei battiti del

proprio cuore, poi tornava ad avanzarsi strisciando così carpone. Aveva

appena oltrepassato il primo scaglione, quando s'accorse d'essere

discoperta; raccolse con ambe le mani la gonna e si pose a fuggire;

ma il grido della sentinella, lo strepito dell'arma che questa aveva

abbassato, e la paura d'incappare nell'altra di contro, che anch'essa

era uscita a darle la caccia, la fecero fermare benchè già fosse quasi

fuori di tiro. Vedendosi perduta, la misera donna s'inginocchiò, e

guardando all'occhio tremendo del fucile che biecamente la minacciava,

e protendendo le mani, gridava desolata: — Pane per i miei poveri

figliuoli! Io non dimando che pane!...[7] — Pane? _Kruca_! — ripetè

il croato, e mostrandole un pezzo di pane da munizione l'invitava con

un selvaggio sorriso a venirlo a prendere dalle sue mani. Sorse la

donna, e non aveva fatto due passi che fischiò la palla e la colpì

nella fronte. Cadde supina, e le lunghe chiome arrovesciate fecero

origliere a quella pallida faccia, su cui anche dopo fuggita l'anima

errava il pensiero dei figliolini traditi e morenti di fame. — Alcuni

giorni dopo, cacciate dal lungo digiuno, strillavano per la strada di

Osopo due meschine creature. In camicia, cogli occhi infossati, coi

capelli irti, sparuti e colore di cenere, chiedevano della mamma, e

la loro voce sempre più languida ed infiochita diveniva una specie

di gemito che passava l'anima. Quelle membra istecchite, quel collo

lungo e sottile per cui vedevi a passare quasi il respiro, quelle ossa

che potevi ad uno ad uno dinumerare, erano uno spettacolo d'infinita

compassione. Dopo molto aggirarsi, guidati da una specie d'istinto,

essi si strascinarono sul cadavere della povera donna. Nella loro

innocenza credevano che dormisse, e, — Su, mamma! le gridavano,

su, svégliati! — Andiamo a casa, mamma! — La Natalia non è stata a

vestirci. Nessuno è stato a vedere di noi.... — Nessuno ci ha dato

niente!... — Mamma! su via, moviti una volta!... — Oh! se a cotesta

scena di lacrime fosse stato presente l'uomo che li aveva generati!

Verrà forse un giorno in cui, dopo molte e inenarrabili sventure,

tratto dal desiderio de' suoi monti nativi, ei tornerà a rivedere

questa povera terra tradita. Ei tornerà!... e dinanzi al villaggio

desolato dalle fiamme e dalla rapina, dinanzi alla smantellata

fortezza,[8] sulla pianura che dicono Campo una piccola croce di

legno gli additerà tutto ciò ch'egli aveva di più caro quaggiù sulla

terra.... Ma allora il suo cuore esulcerato dovrà piangere per ben

altri e più tremendi disastri!

Racconti(#49510) · 第 58 / 90 题