Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me?
SAN MATT., XXVI.
— Dio lo sa, Maddalena, s'io ti sono grata!.... Ma non posso più oltre
permettere che tu ti cavi il tuo pane di bocca per darlo a noialtri!
— Oh non pensare per me, ti scongiuro! Stà certa che il Signore
provvederà.... — Queste parole si scambiavano con mesto affetto due
giovani donne in una stanza a pian terreno nel villaggio di Osopo.
Dalle lunghe tavole, dalle panche di legno situate ai due lati della
stanza, si capiva che quel luogo in altri tempi aveva servito ad uso
di osteria; ma ora era nella solitudine, nè vi vedevi altri personaggi
che le due donne accennate: la prima, la padrona di casa, seduta
colla persona abbandonata e la testa nascosta fra le mani; una testa
languente come di un fiore appassito, le mani scarne e pallide quasi
di cera; l'altra era una bella fanciulla vivace, sorridente, le guance
fresche come un pomo, ma le solcava una lacrima. Ella aveva deposto
sulla tavola vicino all'amica un cestino di uva e una salvietta ricolma
di farina. — Questa è l'ultima uva della mia pergola, diss'ella, e
la porto a' tuoi bambini perchè a me non fa più di bisogno. Esci un
momento, Rosina mia, e vedrai che non ti dico bugie. — E presala per
il braccio, la forzava dolcemente ad uscire seco nel cortile. Il sole
era vicino al suo tramonto, un fascio di nubi tenebrose occupava la
cima del monte di Geònis, e alcune fumate di nebbia s'alzavano dal
Tagliamento e su per la brulla schiena della montagna andavano ad
agglomerarsi a quelle nubi che ogni tanto davano un lampo. — Guarda!
disse la giovinetta, questa sera senza dubbio farà temporale; e io
allora non avrò paura dei soldati, uscirò dal villaggio, anderò a
Udine, mi metterò a lavorare e non morirò più di fame. — Oh! s'io
non avessi quelle due meschine creature.... gridò la povera madre.
— Senti, Rosina, quand'io sarò a Udine cercherò di tuo marito, gli
farò sapere la vostra orribile situazione.... e chi sa ch'egli non
possa venirti a trovare e recarti qualche sussidio gettandosi più
su nelle acque del Tagliamento e capitando qui a nuoto come fanno
quegli arditi della fortezza.... — Ma Rosina scoteva la testa, e
l'altra non osava continuare, perchè sentì nel cuore raggruppato
che quell'era una troppo vana speranza, ed ahi! ella non aveva che
lacrime per consolare l'immenso dolore di questa disgraziata che già
presentiva tutti gli orrori dell'irreparabile destino. Si abbracciarono
piangendo, si divisero mute, senza neanche potersi dare un addio,
ch'entrambi pur troppo sentivano come doveva essere l'ultimo quaggiù
sulla terra. Rientrata la Rosina, tornò a sedersi nella sua seggiola,
e mestamente ripensava al suo passato. Due fanciulletti scherzavano
a' suoi piedi, innocenti creature, ignare della loro sorte, vispe ed
allegre come l'agnellino che non sa d'esser tradotto al macello. Si
arrampicavano sulle sue ginocchia, volevano ad ogni tanto baciarla, ed
ella accarezzando or l'uno or l'altro lagrimava involontaria sulla loro
candida fronte. Un vento impetuoso s'era intanto sollevato, il tuono
facevasi sentire più frequente e più romoroso, e ad intervalli appariva
illuminata dai lampi la finestrella che dietro al focolare guardava
dalla parte della montagna; alcune grosse gocce di piova cominciarono a
percuotere nei vetri, la porta si spalancò con impeto lasciando entrare
come un'ondata della bufera che imperversava al difuori. — Vien tempo
cattivo! gridavano i fanciulletti; e la donna corse a chiudere le
imposte ed accese un lumicino, poi di nuovo sedutasi pareva ascoltare
con una specie di secreto compiacimento lo scroscio della pioggia che
già cadeva a torrenti, e l'urlo e il fracasso dei tuoni. Ella pensava
all'amica, e la speranza che quel temporale valesse a proteggerne la
fuga, l'aveva per un momento rianimata. Il lumicino ch'ella aveva
acceso non bastava a rischiarare tutta la stanza piuttosto vasta e
all'antica, colle travi alla Sansovino. Illuminava le teste amorose dei
fanciulletti e quella melanconica di lei, poi dolcemente si perdeva
nelle tenebre, lasciando apparire una sola delle pareti, quella
di contra, dove col carbone, ma a tratti di mano esperta, stavano
effigiate alcune figure di grandezza naturale. Pareva una specie di
corteo nuziale, e la sposa, benchè non avesse la faccia rivolta allo
spettatore, nell'aggraziato movimento della persona, nella leggiadria
e nella sveltezza del torso, e nei molti capegli raccolti in trecce,
che con alcune linee maestrevoli erano figurati sotto il velo abbozzato
cadente sulle spalle, ricordavano così caratteristicamente la bella
persona della padrona di casa, che subito t'avvedevi com'ella aveva
dovuto servire di modello a chi aveva lì delineata quella scena. Forse
che quell'abbozzo improvvisato sull'affumicata parete senza i mezzi
dell'arte, era lo slancio amoroso di un'alma contenta della felicità
de' suoi buoni amici; forse ch'egli era stato creato tra l'allegria
dei bicchieri da un pittore, che così aveva voluto consacrare la gioia
domestica de' suoi congiunti di sangue, o fratelli di fede; e chi
sa di quai sogni dorati e di quali dolci speranze lor sorrideva in
quel giorno la mente; la mente piena della poesia dei giovani anni,
sotto l'influenza di un'ora felice nel trasporto e nell'effusione
dell'amore? L'avvenire ch'essi allora così lietamente prevedevano, era
intanto sopraggiunto; ma dov'erano adesso le persone ivi effigiate?
Dove il pittore? Una sola rimaneva ancora al suo posto, la povera
donna, ma come cangiata! Quella nobile testa eretta e così piena di
brio giovanile si piegava come rosa disfogliata a guardare la terra.
Gioia, amore, speranza, tutt'era svanito. Del suo ridente passato
non le rimanevano che queste due povere creaturine; memoria de' suoi
giorni più belli, sangue e vita del suo cuore, epilogo d'ogni suo
affetto, e destinate purtroppo ad una sorte fatale. Ella che le amava
più delle sue viscere, avrebbe dovuto tra breve vedersele morire
d'inedia.... Simili alla pianticella che il sollione aduggia in grembo
a una terra inaridita, ella le avrebbe tra poco vedute appassire
sulle sue ginocchia, senza poter loro porgere una sola stilla di
refrigerio.... Le prese fra le sue braccia, le strinse al cuore con un
impeto di disperato cordoglio, e bagnandole di lacrime le coricò nel
letticciuolo a sè dappresso, implorando per esse la misericordia di
Dio. — Passarono otto giorni. Il sussidio recatole dall'amica già era
al suo fine. Dopo quel dì nessuna nuova di lei. Doveva aver passato
la linea dei soldati senza pericolo. Oh! s'ella avesse potuto fare
altrettanto e provvedere un po' di pane a' suoi morenti figliolini!
La disperazione, la fame, l'amore di madre vinsero la sua naturale
timidezza, e s'accinse a tentare, anch'essa l'uscita. Oramai non v'era
più mezzo, lì si moriva indubitatamente. Nessun soccorso, nessun'altra
speranza; l'istinto della propria conservazione aveva già chiuso tutti
i cuori. I pianti prolungati dei fanciulletti che chiedevano pane
l'era diventato martirio insopportabile. Risolse di trapassare le
file dei soldati e di procacciar loro ad ogni costo un tozzo di pane.
Coll'ultimo pugno di farina aveva loro apparecchiato un po' di cibo.
Mentr'essi mangiavano ella piangeva. Il più grandicello se ne accorse,
e lasciato il cucchiaio s'arrampicò fra le sue braccia a baciarla, e
colla pezzuola del seno di lei s'ingegnava di tergerle le lacrime. —
Non hai più fame, Vigino? — chiese la donna colla voce soffocata. — Sì
che ho fame! ma tu piangi.... — Or via, cuor mio, finisci di cenare e
poi anderemo a far nanna, e prima diremo insieme le orazioni. — Anch'io
le orazioni, mamma, anch'io!.... — balbettò colla bocca piena l'altro
piccino. — Anche tu sì questa sera, perchè dimani io vo fuori, e voi
altri dovete esser buoni e dormir quieti nella vostra cuna finchè venga
a vestirvi la vicina Natalia. — Ci farai dire l'orazione lunga, quella
pel ritorno del babbo? — Ella non rispose; ma preso in braccio il
piccolo, saliva le scale piangendo, mentre Vigino attaccato alla gonna
le si strascinava dietro. Quando furono di sopra li fece inginocchiare
dinanzi ad una Madonna, e recitò alcune preghiere, ch'essi ripetevano
balbettando colle manine giunte e cogli occhi fitti nella santa
immagine. Poi li coricò. Non finiva mai di baciarli, accarezzava or
l'una or l'altra di quelle due bionde testoline, strigneva tra le
coltrici quei due cari corpicciuoli, e ogni volta ch'essi aprivano
gli occhi sonnacchiosi a rimirarla, sentivasi il desiderio di un
nuovo amplesso, e lor mormorava tutti quei dolci nomi e quelle parole
d'immenso amore che sono nel solo linguaggio della madre. Poi quando
le parvero assopiti s'inginocchiò ai loro piedi e pregava col cuore: —
Dormite, angioli miei, dormite tranquilli! Oh! s'io potessi alimentarvi
col mio ultimo respiro.... Mio Dio, che me li hai dati, mio Dio, che
hai santificato l'amore della mia gioventù coll'animare queste due
creature che sono sangue e vita di lui che ho tanto amato, li metto
nelle tue mani, custodiscili tu, e non permettere ch'io me li vegga
morire di fame! Madonna benedetta, per l'amore di quel bambino che
tenete fra le braccia, pietà di questi due poverini!.... Oh, guardate
che soave dormire! Essi non sanno nulla del loro crudele destino. Si
sono stesi nel loro letticciuolo tutti contenti, si sono abbandonati
al sonno in piena buona fede come se fossero i figliuoli di una ricca
regina.... e dimani neppure un briciolo di pane per nutrirli!....
Oh creature mie così belle, così amorose!.... e dovrete morire di
fame? E non vi sarà più misericordia nè in terra nè in cielo? Io non
dimando che un tozzo di pane per la vostra vita! Possibile che le
lacrime di una madre non sieno esaudite? Madonna benedetta, che avete
provato a esser madre, copriteli col vostro manto, teneteli sul vostro
seno insieme col vostro bambino finchè io torni a salvarli.... — E
tutta lacrime si alzò. Si avvolse in un bruno fazzoletto. Poi prima
di partire tornò ancora una volta vicino alle loro cune, li benedì
entrambi col segno della croce, ed uscì tacita e guardinga lasciando
semichiusa la porta.
Era la notte alta: pel villaggio un silenzio come di morte; tutte le
case all'oscuro e le vie affatto deserte. La donna fatti alcuni passi
si fermò dinanzi ad una casa e gettò un sasso nella finestra. Una
specie di fioco lamento che finiva in un rantolo come di moribondo le
rispose. Stette un momento in attenzione, ma nessuno si mosse. Allora
ella gettò un secondo sasso e, — Natalia! gridò, Natalia, venite alla
finestra. — Si rinnovò più forte il lamento, e pareva accompagnato
da parole d'impazienza; finalmente le imposte scricchiolarono, e una
voce rauca, quasi sibilante dimandava: — Avete dunque risolto? Volete
proprio andarci? — Ma sì, Natalia, altrimenti essi muoiono di fame.
— Oimè! oimè!.... e se vi fermano? Ricordatevi che la Giulia e la
comare Teresa le hanno condotte in prigione a Gemona. E v'ingannate,
continuava rialzando la voce a guisa di fischio, v'ingannate se credete
ch'io possa nutrirvi le vostre creature. Son otto giorni che non vedo
briciolo di pane, e quando non ce n'è non si può dare, capite! — Mio
Dio, Natalia, non vi domando pane! Andate solamente dimani a vedere
di loro. Io già a quest'ora sarò di ritorno. — E dimani, chiese la
vecchia, come si vivrà dimani? — Cotesti pomi basteranno a tenerli
vivi per dimani; — e tiratasi indietro le lanciò dentro della finestra
il fazzoletto raggruppato. Intanto la luna mostravasi languidamente
in cielo fra le nubi spezzate. Le due donne si salutarono, e la
povera madre rasente il muro fuggiva via silenziosa come un'ombra
cercando i luoghi più tenebrosi. L'altra coi gomiti alla finestra e
colla testa fra le mani stette ancora un pezzo a riguardarla. Il lume
della luna in quel momento la rischiarava, e quella faccia macilente,
quelle forme biancastre e puntite che si disegnavano su d'un quadrato
di tenebre, come su d'un panno mortuario, avevano un non so che
di sinistro. Pareva l'abbreviatura della morte, così come sogliono
figurarla sui catafalchi: un cranio e due ossa in croce. Erano più
giorni che la fame macerava quel povero scheletro vivente. Ora la
fragranza dei pomi lo aveva come rianimato. Appena udito il tonfo della
loro caduta sul pavimento, la sua mano scarna come un uncino corse
ad afferrarli, e per una specie d'istinto se li appressò subito alle
labbra. Poi mormorava: — Uno, due, tre, quattro pomi! Gli è un bel
dire, ella ha ancora dei pomi pe' suoi bambocci! Chi può averglieli
dati? Eh mio Dio! quando si è giovani si trova compassione; ma io
potrei picchiare a tutte le porte del villaggio che non buscherei
neppur una presa di farina. Direbbero che ho vissuto abbastanza....
Sono già più giorni che nessuno dà niente! Oh mio Dio! La fame!....
la fame!.... gli è un cane che latra nello stomaco.... — Ed appoggiò
sulle frutta le labbra inaridite. Assaporava in una specie di estasi
il loro profumo.... Tutto ad un tratto, come se si fosse innebriata,
come se le fosse svanita la mente e più in lei non potesse che il
solo istinto animale, si mise a rosicchiarli. Dimenava le mascelle
con una specie di furore, nè ristette finchè non se li ebbe affatto
ingoiati. La povera madre aveva intanto varcato l'estremo confine
del villaggio; udiva il passo monotono delle scolte austriache; più
che mai guardinga s'inoltrava lentamente studiando la via, teneva il
respiro, pregava coll'anima, e alla minima buffata di vento che movesse
le frondi o le facesse scrosciare le vesti, gettavasi per terra, un
brivido di spavento l'invadeva, e tremava perfino dei battiti del
proprio cuore, poi tornava ad avanzarsi strisciando così carpone. Aveva
appena oltrepassato il primo scaglione, quando s'accorse d'essere
discoperta; raccolse con ambe le mani la gonna e si pose a fuggire;
ma il grido della sentinella, lo strepito dell'arma che questa aveva
abbassato, e la paura d'incappare nell'altra di contro, che anch'essa
era uscita a darle la caccia, la fecero fermare benchè già fosse quasi
fuori di tiro. Vedendosi perduta, la misera donna s'inginocchiò, e
guardando all'occhio tremendo del fucile che biecamente la minacciava,
e protendendo le mani, gridava desolata: — Pane per i miei poveri
figliuoli! Io non dimando che pane!...[7] — Pane? _Kruca_! — ripetè
il croato, e mostrandole un pezzo di pane da munizione l'invitava con
un selvaggio sorriso a venirlo a prendere dalle sue mani. Sorse la
donna, e non aveva fatto due passi che fischiò la palla e la colpì
nella fronte. Cadde supina, e le lunghe chiome arrovesciate fecero
origliere a quella pallida faccia, su cui anche dopo fuggita l'anima
errava il pensiero dei figliolini traditi e morenti di fame. — Alcuni
giorni dopo, cacciate dal lungo digiuno, strillavano per la strada di
Osopo due meschine creature. In camicia, cogli occhi infossati, coi
capelli irti, sparuti e colore di cenere, chiedevano della mamma, e
la loro voce sempre più languida ed infiochita diveniva una specie
di gemito che passava l'anima. Quelle membra istecchite, quel collo
lungo e sottile per cui vedevi a passare quasi il respiro, quelle ossa
che potevi ad uno ad uno dinumerare, erano uno spettacolo d'infinita
compassione. Dopo molto aggirarsi, guidati da una specie d'istinto,
essi si strascinarono sul cadavere della povera donna. Nella loro
innocenza credevano che dormisse, e, — Su, mamma! le gridavano,
su, svégliati! — Andiamo a casa, mamma! — La Natalia non è stata a
vestirci. Nessuno è stato a vedere di noi.... — Nessuno ci ha dato
niente!... — Mamma! su via, moviti una volta!... — Oh! se a cotesta
scena di lacrime fosse stato presente l'uomo che li aveva generati!
Verrà forse un giorno in cui, dopo molte e inenarrabili sventure,
tratto dal desiderio de' suoi monti nativi, ei tornerà a rivedere
questa povera terra tradita. Ei tornerà!... e dinanzi al villaggio
desolato dalle fiamme e dalla rapina, dinanzi alla smantellata
fortezza,[8] sulla pianura che dicono Campo una piccola croce di
legno gli additerà tutto ciò ch'egli aveva di più caro quaggiù sulla
terra.... Ma allora il suo cuore esulcerato dovrà piangere per ben
altri e più tremendi disastri!