XI. LA LETTERA.

L'Oliva dopo che ebbe assistito ai funerali della sua povera cugina

tornava a casa col cuore saturato di lacrime, impaziente di abbracciare

il marito e' figlioletti, di rivedere la buona fraile; e adesso che

aveva tanto patito, ella sentiva come bisogno di confortarsi un poco

nel loro affetto. Quando fu vicina al villaggio, vide nella casa del

barone chiuse le finestre dell'appartamento della fraile. Un sinistro

presentimento le fece tremar l'anima. Fosse ammalata?.... E prima della

propria famiglia corse a vedere di lei. In cortile i cavalli attaccati,

e sulla porta del salotto il barone afflitto in vista e così stralunato

ch'ella non ardì abbordarlo, tanto più che quella fisonomia rimastale

sinistramente impressa nella sera di N.... le aveva sempre inspirato

una specie di ritrosía: tutta la servitù mostravasi mesta, come se

fosse accaduta in casa qualche grande disgrazia. In cucina trovò la

Menica che piangeva.

— Per carità, Menica, che cosa è avvenuto? dov'è la fraile?

— Oh, non la rivedremo mai più! disse la gastalda accorata. Io credeva

che fosse andata a Gorizia.... Il padrone è venuto, e la lettera

ch'ella ci ha lasciato per lui, palesa che ci ha abbandonati per sempre

e che si è ritirata in un convento.

A questa notizia l'Oliva fu percossa come da un fulmine, e non sapeva

rinvenire la parola. — Ah ch'io doveva prevederlo! continuò la Menica

afflittissima. Quando mi disse addio, ella pianse tanto!.... e poi

quel raccomandarmi di salutare i suoi amici.... quel ricordarsi di

ognuno.... Quell'anima santa ha voluto fin nell'ultimo momento far

del bene a tutti quelli che conosceva; e anche di te, Oliva, si è

ricordata; anche del tuo ultimo bambino.... — E la condusse disopra per

consegnarle i doni che le aveva destinati e per ripeterle le ultime

parole di affetto con cui si era divisa da quelle persone e da quei

luoghi che aveva tanto amato.

La lettera ch'ella aveva lasciata allo zio diceva così:

«Mio buon Padre!

»Permettete che nel dividermi per sempre da voi, io faccia ancora

uso di questo nome benedetto che mi concesse la vostra tenerezza. È

l'orfana che voi avete raccolta, la creatura che vi piacque ricolmare

dei vostri benefizj, la figliuola del vostro amore, la vostra Cati,

o mio buon padre, che ora viene a darvi il suo ultimo addio! Indarno

ho cercato dissimulare a me stessa la ferita crudele che questa

lettera recherà al vostro cuore amoroso. Oh tutti i miei giorni

dovevano esservi consacrati! e io avrei voluto domare il dolore che mi

distrugge, perchè l'aspetto della mia felicità compensasse in qualche

maniera il tanto bene che voi mi avete fatto. Ma un destino, contro

al quale oramai io più non valgo a lottare, mi comanda di ritirarmi

nel santuario del Signore a pregare e a piangere per il mio povero

paese. — Mi sta dinanzi la vostra santa immagine paterna, e intendo

di parlarvi senza velo, anzi di aprirvi tutto il mio cuore, come se

fossi inginocchiata a' vostri piedi e voi mi deste la vostra ultima

benedizione.

»Nata di sangue italiano, nulla ha potuto cancellare l'affetto grande

che mi legava alla mia terra, qualunque si fossero i suoi destini.

Lontana, unica consolazione della mia vita erano le sue memorie;

tornata, non vissi che delle sue speranze. Se Iddio le avesse

benedette, e la mia nazione fosse adesso libera ed indipendente,

forse io avrei potuto accettare lo sposo, che credendo di farmi

felice voi mi avevate destinato. Tra i figli di due paesi egualmente

liberi, egualmente potenti, bella l'unione del sangue! Ella è

preludio di quella santa alleanza, che nel cospetto di Dio stringerà

un giorno come altrettante sorelle tutte le nazioni della terra.

Ma finchè v'è chi abusa della forza e chi patisce, cotesta fraterna

eguaglianza non esiste, e tra gli oppressi e gli oppressori sorge un

muro di separazione che non si può varcare senza delitto. Le ultime

terribili vicende mi hanno insegnato che io appartengo alla stirpe

dei conculcati, ed ho veduto nelle file dei nostri padroni l'uomo

che mi sceglieva a compagna della sua vita.... La mano ch'egli mi

offeriva era bagnata nel sangue dei miei.... l'alloro della sua fronte

grondava delle nostre lacrime!.... Da quel momento un profondo orrore

s'impadronì della mia anima, e abborrii da una unione, il cui solo

progetto mi parve imperdonabile. Voi rispettaste il mio dolore, nè

più mi parlaste di quelle nozze di peccato. Fu delicatezza di cui vi

sarò grata in eterno: nè mai dimenticherò le cure amorose di cui mi

circondaste, quando afflitta dalle tante sciagure che desolavano il mio

paese io caddi ammalata; nè la vostra generosa pietà che mi permise di

rifugiarmi in questa tranquilla solitudine, lungi dalla gioia oscena di

chi poteva godere dell'esterminio dei propri fratelli!

»E la pace dei campi e i semplici costumi e l'amore di questa buona

gente nel ridonarmi la salute mi avrebbero anche riconciliata col

mondo, se il mondo potesse avere qualche attrattiva per l'anima che ha

veduto svanire l'unica speranza che ancora l'attaccava alla vita! Vi

confesso: al rompersi della lotta io mi era guardata intorno e aveva

veduto i miei fratelli in quelli che pativano. Sentii simpatia, non pei

favoriti dalla cieca fortuna, ma per l'imprescrittibile diritto di un

popolo calpestato; non pe' vittoriosi, ma pei vinti! e amai la misera

donna che vi chiedeva l'elemosina in nome dell'incendio, i feriti

strascinati a Gorizia in mezzo agl'insulti, il prigioniero che aveva

combattuto per la sacrosanta causa della Italia! Allora la mia vita si

legò alla sorte della mia povera patria, e sperai che tante lacrime e

tanto sangue non fossero indarno versati.

»A Dio non piacque ch'io vedessi il suo giorno. — Forse non è ancora

colma la tremenda misura dei patimenti che ce lo devono meritare, e

ad affrettarlo egli mi comanda di offrirgli in ostia di propiziazione

questa povera mia vita. Sia fatta la sua santa volontà! Chino la testa

rassegnata, e dico per sempre addio a voi, mio buon padre, ai luoghi

che mi videro nascere, a' miei cari poverelli che metto nelle vostre

mani.... a tuttociò che amai quaggiù sulla terra! Fra pochi giorni,

recise le chiome e indossato l'abito di penitenza, io avrò pronunziato

il voto solenne che mi dividerà dal mondo. Allora sarà come se più non

esistessi.... Se qualche volta vi ricorderete di me, oh sia, non per

maledirmi, ma per compiangere al mio destino e per perdonare alla mia

memoria.

Racconti(#49510) · 第 55 / 90 题